<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205</id><updated>2011-07-28T05:30:49.393-07:00</updated><title type='text'>Patrik Pen</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>246</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117584013733926436</id><published>2007-04-05T23:14:00.000-07:00</published><updated>2007-04-05T23:15:37.396-07:00</updated><title type='text'>SE IL MERCATO E' LIBERO L'ITALIA VINCE</title><content type='html'>In queste ore, la globalizzazione assomiglia ad un suk in cui non è chiaro quale sarà l’esito finale dei costi e dei ricavi per l’azienda Italia, il cui sviluppo è stato caratterizzato dal trainare la crescita interna tramite l’espansione nel mercato mondiale. Da un lato, l’azionista di controllo della la Telecom sembra sia sul punto di diventare un’accoppiata d’oltreatlantico- l’americana AT&amp;T in partnership con la messicana America Movìl. Da un altro, un’altra grande impresa italiana, l’Alitalia, potrebbe finire sotto il controllo o del Texas Pacific Group alleato con MartlinPatterson o sotto quello di Aeroflot. Al tempo stesso, però, Enineftegaz, il consorzio formato da Eni ed Enel, ha vinto l' asta per alcune delle principali attività del fallito gigante energetico privato russo Yukos. Inoltre, dopo una fase in cui l’export italiano ha perso punti in termini di quote del mercato mondiale, le piccole e medie imprese (Pmi) stanno mostrando una forte capacità innovativa ; sono riuscite a tenere (ed in certi casi) ad ampliare le posizioni del “made in Italy” sul mercato mondiale (specialmente nel comparto delle 4A - Abbigliamento, Arredo, Automazione, Alimentazione); hanno contribuito all’equilibrio della bilancia commerciale (al netto dell’eximport energetico); manifestano voglia di espandersi e di rinnovarsi.&lt;br /&gt; Questo quadro mostra le contraddizioni e della politica economica italiana (nonché delle imprese nei confronti delle trasformazioni strutturali in atto) e del processo di globalizzazione  Per quanto riguarda le imprese, molte tra quelle di maggiore dimensioni invece di cogliere le opportunità offerte dalle privatizzazioni, hanno scelto la strada apparentemente comoda di sedersi sulla rendita: le guerre delle Opa per il controllo di Telecom hanno bruciato valore e, se non ci sarà un colpo di scena, pare concludersi con il controllo da parte di stranieri (e non di un campione europeo in cui l’Italia abbia voce in capitolo). Analogamente, Alitalia ha risposto alla sfida delle low cost con protezionismi di corto respiro che ne hanno preparato la fine come compagnia di bandiera. I Governi che hanno gestito le privatizzazioni degli Anni Novanta- hanno fatto poco o nulla per scoraggiare queste strade . L’alleanza Eni-Enel (messa in atto alla fine della scorsa legislatura) ha, invece, consentito di garantire la totalità di Oao Artic Gas Company, di Zoao Urengoil e di Naeftegaztechnologia, oltre al 20% di Oao Gazprom Neft - in breve sicurezza dei rifornimenti di metano e di altri idrocarburi tramite accesso diretto alle fonti di produzione. La vitalità delle Pmi (date solo un paio di anni fa in via di massiccia delocalizzazione) indica che il “made in Italy” ha ancora carte vincenti.&lt;br /&gt; Occorre, però, una chiara politica per l’internazionalizzazione , unitamente a regole dl gioco trasparenti nella globalizzazione. La prima ha evidenziato incertezze : l’alleanza Eni-Enel e il rilancio delle Pmi mostra ci sono le condizioni di successo (per chi sa coglierle), mentre le vicende Telecom ed Alitalia indicano che chi non sa muoversi nel mercato mondiale prima o poi paga pegno. Lo stesso mercato mondiale (la settimana prossima si riuniscono a Washington i “grandi” per riflettere su questi temi) ha urgente esigenza di punti fermi: lo sottolineano da prospettive diverse la giurista laica Maria Rosaria Ferrarese nel saggio “Diritto sconfinato” ed il Segretario della Pontificia Commissione Justitia et Pax Giampaolo Crepaldi nel libro “Globalizzazione – una prospettiva cristiana”. Due voci che il Governo farebbe bene ad ascoltare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117584013733926436?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117584013733926436/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117584013733926436' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117584013733926436'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117584013733926436'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/04/se-il-mercato-e-libero-litalia-vince.html' title='SE IL MERCATO E&apos; LIBERO L&apos;ITALIA VINCE'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117584003707138816</id><published>2007-04-05T23:12:00.000-07:00</published><updated>2007-04-05T23:13:57.403-07:00</updated><title type='text'>BERSANI STUDIO LO SVILUPPO DELLE PMI</title><content type='html'>Navigando su Internet, il Ministro per lo Sviluppo Economico Pierluigi Bersani ha scoperto che l’Unità di Valutazione degli Investimenti Pubblici del Dipartimento per le Politiche di Sviluppo (del dicastero di cui è alla guida) ha appena diramato un utile lavoro “Analisi finanziario e grandi opere: lo schema tipo di Piano economico-finanziario (Pef) per l’attuazione delle legge obiettivo”. Il testo, disponibile al sito &lt;a href="http://www.dps.mef.gov.it/materialiuval"&gt;www.dps.mef.gov.it/materialiuval&lt;/a&gt; , è stato curato da Raffaele Cervini, ora in Banca Mondiale, e da due componenti dell’Uval (Piero Rubino e Sara Savastano). Il lavoro merita una diffusione più vasta (ed a stampa) al pari della “Guida operativa per la valutazione della spesa pubblica per le pubbliche amministrazioni dello Stato, le Regioni e le autonomie locali” in rete sul sito della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione (Sspa) e distribuita nell’ambito dei corsi nel Mezzogiorno condotti sempre dalla Sspa. Bersani ha un forte senso operativo: documenti di questo genere servono a banche ed ad imprese, oltre che a dirigenti e funzionari pubblici perché illustrano in modo chiaro anche aspetti difficili di metodo nell’approntare un Pef e nel valutarlo sotto il profilo economico e finanziario.&lt;br /&gt;Lo conforta un’analisi di Fabio Sabatini dell’Università di Roma la Sapienza , pubblicata (in inglese) dallo Spes develoment studies research center: “Educational Qualification, Work Status and Entrepreneurship in Italy: An Exploratory Analysis" (“Livello di istruzione , status professionale ed imprenditorialità in Italia: un’analisi esplorativa”). Sulla base di dati dell’inchiesta Bankitalia sui redditi delle famiglie per il 1995, 1998, 2002 e 2004, Sabatini sottolinea come i lavoratori dipendenti tendano sia ad avere qualifiche formative più elevate di quelle dei loro datori di lavoro sia a non sostituire gli imprenditori. Lo preoccupa, invece, un’analisi della Camera do Commercio di Milano (pubblicata nel periodico “Impresa e Stato”) documenta che un sesto delle imprese lombarde è guidata da imprenditori ultra-settantenni; tra il 2003 ed il 2005, nell’arco di 12 mesi 5000 imprese lombarde hanno cessato l’attività, nel 41% dei casi per problemi di successione (i figli non prendono il posto dei padri). Dagli Usa, Matthew Rutherford, Loria Muse e Sharon Oswald, in un saggio nell’ultimo numero della “Family Business Review”, sottolinea (sulla base di un campione di 934 imprese familiari americane, che tali aziende (che costellano l’Italiana) possono svilupparsi ed ingrandirsi (quindi, competere sul mercato internazionale) unicamente se gli imprenditori si impadroniscono di tecniche moderne di analisi finanziaria , del tipo di quello dei lavori del dicastero da lui presieduto e della Sspa.&lt;br /&gt;Un’ulteriore indicazione si ha da uno studio comparato di come le imprese italiane (e francesi) fronteggiano l’offensiva da paesi a basso costo del lavoro ed a bassa protezione sociale. Ne sono autori Giorgio Barba Navaretti e Davide Castellani dell’Università di Milano, unitamente Anne-Cellia Disdier dell’Istituto francese di economia agricola ed è apparso come CEPR discussion paper n. 5765. Utilizzando una tecnica statistica raffinata, lo studio dimostra che, se l’impresa prende spunto dall’internazionalizzazione per modernizzarsi, l’attacco dai paesi a basso costo ne migliora l’efficienza ed induce ad ampliarne le dimensioni tramite investimenti con forti economie di scala che prima o poi influenzano positivamente occupazione e produttività.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117584003707138816?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117584003707138816/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117584003707138816' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117584003707138816'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117584003707138816'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/04/bersani-studio-lo-sviluppo-delle-pmi.html' title='BERSANI STUDIO LO SVILUPPO DELLE PMI'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117558825654330984</id><published>2007-04-03T01:16:00.000-07:00</published><updated>2007-04-03T01:17:36.623-07:00</updated><title type='text'>OTELLO , MORO NOVECENTESCO</title><content type='html'>Otello, generale veneziano (ma moro), coniugato con la giovane aristocratica Desdemona, viene nominato Governatore di Cipro, dove, con insinuazioni ed indizi costruiti ad arte, viene spinto a gelosia sempre più ossessiva dal suo alfiere Jago. Convinto che Desdemona lo tradisce con Cassio, Otello la uccide . Per suicidarsi quando ha prova dell’innocenza della giovane sposa.&lt;br /&gt; Le tragedie di Shakespeare hanno attirato per decenni l’ispirazione di Verdi, che solo in età ormai tarda trovò un librettista (Boito) in grado di trasformarle in drammi in musica. “Otello” rappresenta, al tempo stesso, il culmine ed il superamento del melodramma verdiano. Non ci sono più numeri chiusi (come arie, duetti, concertati) ma l’opera si articola in quattro grandi scene, con flusso orchestrale continuo, in cui dal declamato si scivola naturalmente in cantabili ad una o più voci.. Il coro è presente (da protagonista) all’azione sin dall’inizio in cui i ciprioti assistono alla tempesta di mare mentre attendono il loro nuovo Governatore.&lt;br /&gt;La messa in scena dell’opera presenta grandi difficoltà: pochi tenori sono in grado di affrontare il difficile ruolo di Otello (l’unico “tenore eroico” della tradizione italiana), sono essenziali un coro di alto livello ed una concertazione che sappia cogliere sia il legame con il melodramma ottocentesco sia la carica innovativa, precorritrice del Novecento. Al Regio di Parma è in scena sino al 15 aprile un nuovo allestimento – coprodotto con l’Opéra di Montecarlo el’Opera di Los Angeles (dove approderà in autunno). L’impianto scenico è scarno ed efficace: i vari ambienti sono suggeriti più che mostrati in un quadro unico dove dominano due colori (il blu del mare sempre presente ed il rosso). L’enfasi è sulla recitazione, di ottimo livello. Perché, però, effettuare tre intervalli (come ai tempi di Verdi) mentre ormai “Otello” viene rappresentato quasi sempre in due sole parti, scorciando la durata complessiva della serata ed accentuandone la tensione?&lt;br /&gt;In orchestra, Bruno Bartoletti dà la priorità alla spinta innovativa con una lettura quasi novecentesca della partitura, non apprezzata, però, dai loggionisti più tradizionali. Vladimir Goulazine è da dieci anni l’Otello più gettonato; ha il timbro, il fraseggio, l’ampiezza del registro. Tuttavia, è umorale: alla prima il suo livello non ha deluso le aspettative che di un gruppo di loggionisti. Svetla Vassileva è una Desdemona attraente e dai legato di grande qualità. Due giovani scoperte: Marco Vratogna uno Jago luciferino e Blagoj Nacoski (Cassio, presunto amante di Desdemona), un tenore lirico che promette di fare strada. Da encomio, il coro.&lt;br /&gt;Otello, dramma lirico in quattro atti di Arrigo Boito, musica di Giuseppe Verdi&lt;br /&gt;Regia John Cox&lt;br /&gt;Scene e costumi  Joan Engels&lt;br /&gt;Maestro concertatore Bruno Bartoletti&lt;br /&gt;Protagonisti: Vladimir Galouzine, Marco Vratogna, Svetla Vassileva, Blagoj Nacoski.&lt;br /&gt;Al Teatro Regio di Parma sino al  15 aprile e successivamente alla Los Angeles Opera.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117558825654330984?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117558825654330984/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117558825654330984' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117558825654330984'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117558825654330984'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/04/otello-moro-novecentesco.html' title='OTELLO , MORO NOVECENTESCO'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117558604384848084</id><published>2007-04-03T00:39:00.000-07:00</published><updated>2007-04-03T00:40:43.900-07:00</updated><title type='text'>IL GOVERNO PRODI E LE PMI</title><content type='html'>Il primo (e, secondo i suoi colleghi universitari più cattivelli, l’unico) lavoro scientifico dell’attuale Presidente del Consiglio Romano Prodi riguarda le piccole e medie imprese (Pmi): un libro di circa 40 anni fa in cui elaborava il modello dinamico di crescita del distretto di Pmi a Sassuolo. Anche il Ministro dello Sviluppo Economico, il piacentino Pierluigi Bersani, viene da terra di Pmi. Quindi, è difficile comprendere come siano rimasti “insensibili al grido di dolore” che manifestato più volte negli ultimi mesi, è diventato molto forte al Convegno organizzato dalla Confindustria a Genova a fine marzo. Le Pmi – ricordiamolo – hanno mostrato una forte capacità innovativa in tre lustri in cui l’Italia ha avuto una crescita rasoterra; hanno tenuto (ed in certi casi) ampliato le posizioni del “made in Italy” sul mercato mondiale (specialmente nel comparto delle 4° - Abbigliamento, Arredo, Automazione, Alimentazione); hanno contribuito all’equilibrio della bilancia commerciale (al netto dell’eximport energetico); hanno manifestato voglia di crescere. Lamentano disattenzione e soprattutto asimmetria. Il Governo ha mostrato molto interesse per il futuro delle grandi imprese (ad esempio Telecom e Fiat); le liberalizzazioni (che avrebbero dovuto dire semplificazione , flessibilità e minori carichi per tutti) hanno favorito le Pmi a struttura cooperativa ed esposto a maggiori pressioni competitive le altre.&lt;br /&gt;A chi fa presente il “grido di dolore”, i consiglieri di Palazzo Chigi replicano che non si intende tornare a politiche industriali di stampo dirigista. Evitare di cadere nei trabocchetti dirigisti non vuole dire, però, non fare politica industriale , ma elaborarne una che corregga quelle imperfezioni (prima tra tutte l’eccesso di adempimenti, di rigidità e di oneri) che penalizzazioni principalmente chi è più piccolo. In tal senso, la politica industriale viene riabilitata alla grande in una rassegna appena pubblicata dalla Banca mondiale nel World Bank Policy Research Working Paper No. 3839 , specialmente per le realtà nel cui tessuto manifatturiero dove predominano le Pmi.&lt;br /&gt; A riguardo sono particolarmente interessanti due lavori relativi alle Pmi - prodotti il primo da un gruppo di studio della Bocconi ed il secondo da team di ricerca dell’Univesità di Roma La Sapienza. Ambedue hanno avuto poca attenzione nei Palazzi (forse perché pubblicati in inglese –il primo come CEPR Discussion Paper No. 5786 ed il secondo nel Journal of Applied Economics). Il primo misura i risultati delle aziende familiari quotate in Borsa nel 1998-2003 utilizzando sia dati contabili che dati di mercato; mentre sulla base dei dati contabili, le aziende familiari mostrano un andamento migliore alla media settoriale, ciò non viene confermato dai dati di mercato. Il secondo offre una spiegazione interessante sulla base di un campione di 1900 imprese nel periodo 1989-94 : i sussidi/incentivi pubblici avrebbero funzionato efficacemente nel ridurre il vincolo agli investimenti dal lato dell’accesso al credito. Ciò solleva interrogativi di politica industriale in materia degli effetti della revisione dei sussidi/incentivi (da contributi a fondo perduto a credito agevolato). L’Isae, ha appena pubblicato  una prima valutazione quantitativa dell’impatto del fondo di garanzia per il credito agevolato alle Pmi (Isae working paper n. 75) Vengono condotti numerosi test econometrici per raffrontare i risultati aziendali delle imprese che hanno avuto accesso al fondo con le altre. La conclusione è che l’impatto è stato positivo, ma modesto a ragione della ristretta base in conto capitale del fondo e della eccessiva selettività. C’è, quindi, su un piatto d’argento l’occasione di fare politica industriale efficiente ed efficace per le Pmi coniugando liberalizzazioni non a senso unico con un graduale ampliamento del fondo di garanzia per il credito agevolato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117558604384848084?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117558604384848084/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117558604384848084' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117558604384848084'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117558604384848084'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/04/il-governo-prodi-e-le-pmi.html' title='IL GOVERNO PRODI E LE PMI'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117558595533868511</id><published>2007-04-03T00:38:00.000-07:00</published><updated>2007-04-03T00:39:15.406-07:00</updated><title type='text'>I GIOVANI E IL TESORETTO DI TPS</title><content type='html'>La Pasqua dovrebbe essere periodo di riconciliazione  e di pace. Invece, all’interno del sinedrio della sinistra, ci si sta scannando su cosa fare con quello che , in gergo giornalistico-parlamentare, viene chiamato il “tesoretto”, ossia il gettito affluito nella casse dello Stato in questi mesi in misura ben al di là delle dimensioni previste. La querelle è offuscata da quella (più appariscente) sulla politica estera.&lt;br /&gt;Le dimensioni del tesoretto Il primo argomento di lite riguarda la consistenza del “tesoretto”. Secondo il Ministero dell’Economia e delle Finanze di tratta di appena 9,3 miliardi di euro. Secondo altre stime sfiora i 24 miliardi di euro. E’fin troppo ovvio che a Via Venti Settembre si tende a sottostimare (anche al fine di difendersi da  un vero e proprio assalto alla diligenza già avviato in questi giorni). I dicasteri di spesa tendono a sopravvalutarlo per ottenerne parte per i loro legittimi propositi (pure quando si tratta meramente di accontentare gli elettori dei titolari dei Ministeri). Per l’opposizione un “tesoretto” cospicuo vuole dire che le lacrime e sangue della manovra dello scorso autunno sono state frutto di puro sadismo. Inoltre, il “tesoretto” ricorda la promessa fatta da Prodi quando nel 1996 introdusse l’eurotassa (un’addizionale all’Irpef per facilitare il raggiungimento degli obiettivi del Trattato di Maastricht) impegnandosi a restituirla agli italiani al più presto. Promessa  mantenuta, solo in parte: stiamo ancora aspettando il 40% della restituzione. Un’analisi dettagliata (e riservata) delle voci di entrata porta il “tesoretto” a 15 miliardi di euro.&lt;br /&gt;Gli impegni con l’Ue. Se si volesse osservare lettera e spirito dei trattati europei, specialmente in questi giorni di euroricorrenze, il “tesoretto” dovrebbe essere destinato a ridurre lo stock di debito pubblico , ancora al 105,4% del pil – ossia molto lontano del 60% del pil, livello a cui, nel 1992, ci siamo impegnati a portarlo entro il 2020 o giù di lì. Tuttavia, nel Palazzo, pare che unicamente il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Tomaso Padoa-Schioppa se ne preoccupi ma che nessuno gli dia retta.&lt;br /&gt;Gli impegni con gli elettori. Se non si vogliono assolvere quelli con l’Ue, sarebbe sensato che il Prodi del 2007 non ripeta ciò che ha fatto il Prodi del 1996 (con il citato caso dell’eurotassa). Ciò eviterebbe anche una parcellizzazione a pioggia del tesoretto tra dicasteri di spesa grintosi, facendo vincere chi strilla di più. Quindi, si dovrebbero ridurre le tasse, cominciando con il depennare l’imposta di successione (vedi Il Tempo del 19 marzo).&lt;br /&gt;Gli impegni con i giovani. Ammesso che non ci voglia curare né dell’Ue (razzolando malissimo a fronte delle prediche di questi giorni) né degli elettori (nonostante sondaggi che dovrebbero provocare notte insonni a tutto il sinedrio della sinistra) sarebbe buon senso incanalare il “tesoretto” verso un obiettivo solo (per massimizzare l’impatto dell’impiego di risorse scarse). Lo si devolva ai giovani abrogando subito il vero e proprio scippo delle somme da accantonarsi per il trattamento di fine rapporto, tfr, che finirebbero all’Inps. E’ uno scippo che danneggia le imprese, fonte di lavoro e di reddito per i giovani. E’ uno scippo che rischia di essere destinato a tamponare la falle di dinosauri di Stato (sotto forma di s.p.a. controllate da Pantalone) dando a questi ultimi la tentazione di aprire altri pozzi senza fondo (nella speranza di nuovi interventi). E’ un scippo che non si sa da chi verrà gestito in quanto il sinedrio dell’Unione sta pensando di fondere l’Inps con altri istituti di previdenza in un maxi-ente di cui nessuno pare conoscere missione e contorni. Quella delineata sarebbe non il male minore ma la soluzione al tempo stesso più efficiente e più equa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117558595533868511?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117558595533868511/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117558595533868511' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117558595533868511'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117558595533868511'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/04/i-giovani-e-il-tesoretto-di-tps.html' title='I GIOVANI E IL TESORETTO DI TPS'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117558542851080750</id><published>2007-04-03T00:29:00.000-07:00</published><updated>2007-04-03T00:30:28.840-07:00</updated><title type='text'>SULL'AMBIENTE PECORARO SCANIO RIFA' I CONTI</title><content type='html'>Ministro dell’Ambiente, del Territorio e (pure) del Mare, il 48enne Alfonso Percorro Scanio è, in un Governo la cui età mediana si aggira sui 63 anni, un giovane che non si piega e non si spezza. Ne sanno qualcosa gli altri titolari di dicasteri (specialmente Di Pietro e, tra una trasferta a Parigi e l’altra, Padoa-Schioppa, TPS per l’ordine della stampa a cui Pecoraro appartiene in quanto pubblicista); con una certa frequenza si scontrano con lui (per compatibilità ambientali delle infrastrutture, per finanziamenti alle “sue” politiche). E’ un duro sin dai tempi della “Vigilanza Verde” da lui creata nel lontano 1982 (quando era poco più di un ragazzo). Le pene del Ministero (anche a ragione dei conflitti di competenza con le Regioni) sono molteplici.&lt;br /&gt; Laureato in giurisprudenza, nonché avvocato del foro di Salerno, Pecoraro ha trovato conforto in un giurista americano Zygmunt Plater che in un saggio pubblicato come  Boston College Law School Research Paper No. 109 (“Law, Media, &amp; Environmental Policy: A Fundamental Linkage in Sustainable Democratic Governance", “Diritto, media e politica ambientale : un nesso fondamentale per la governance democratica sostenibile”). Secondo Plater c’è una stretta (anche se nascosta) alleanza tra inquinatori (di tutti i tipi) e grande stampa; negli Usa (e non solo) tale alleanza si è rafforzata negli ultimi 35 anni. E’ compito dei “giuristi ambientalisti” – argomenta il saggio – spezzarla. Soprattutto se hanno responsabilità di governo. Una copia viene spedita per direttissima a Ricky Levi (che gestisce, tra l’altro, le sovvenzioni ai media).&lt;br /&gt;Lo raffredda, invece, un vasto lavoro della Banca mondiale sulla misura in cui il Protocollo di Kyoto influenza gli investimenti (in direzione ambientale o almeno di compatibilità ambientale). E’ il World Bank Policy Research Working Paper No. 4131 (ignorato, pare, al Ministero – lo ha ricevuto da un amico che ha lavorato a lungo in Banca mondiale) ; ne sono autori Donald F. Larson e Gunnar Breustedt. Al di là del gergo economico, il messaggio è che la selezione dei progetti pilota varati per sperimentare nuove tecnologie viene influenzata più da obiettivi nazionali e retaggi culturali che dai dettami del Trattato (nel cui nome , pur tuttavia, vengono finanziati). Quindi, una presa in giro di cui Padoa-Schioppa , è responsabile dei rapporti tra Italia e Banca Mondiale, non si interessa neanche nel tragitto tra “La Pérouse” e “La Brasserie Lipp”.&lt;br /&gt;Viene dalla Fondazione Eni Enrico Mattei, invece, un lavoro che dovrebbe indurre Di Pietro (e Bianchi) a fare un atto di contrizione: un manuale per valutare le politiche dei trasporti per ridurne l’impatto sul cambiamento di clima. E’ il documento di lavoro n. 12/2007 della Fondazione. Ne sono autori un’équipe della Università di Palermo (Maria Berrittella, Antonio Certa, Mario Enea, Pietro Zito) che meriterebbero di sostituire al Ministero di cui è responsabile dirigenti da affidare alla cure del giurista (come lui) Pietro Ichino. Di particolar rilievo, il disegno di tassazione ambientale proposto nel lavoro; lo invia a Vincenzo Visco perché dia direttive appropriate a TPS.&lt;br /&gt;Perfetto secondo Pecoraro Scanio, il documento di lavoro n. 11/2007 della Fondazione Eni Enrico Mattei, frutto di collaborazione tra ricercatori dell’istituto (Aline Chiabai) , dell’Università del Maryland (Anna Alberini) e dell’Università di Venezia (Margherita Turvani e Stefania Tunin). Lo studio riguarda l’atteggiamento dell’opinione pubblica italiana nei confronti delle politiche pubbliche per lo smaltimento di detriti ed il disinquinamento di siti contaminati. Non solo il supporto è forte, diffuso e radicato ma anche a favore di rimedi permanenti , anche se più costosi di quelli a breve e medio termine. Altro messaggio a Visco: dica al “tecnico” TPS di essere più generoso con la finanza ambientale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117558542851080750?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117558542851080750/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117558542851080750' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117558542851080750'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117558542851080750'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/04/sullambiente-pecoraro-scanio-rifa-i.html' title='SULL&apos;AMBIENTE PECORARO SCANIO RIFA&apos; I CONTI'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117515371311139952</id><published>2007-03-29T00:33:00.000-07:00</published><updated>2007-03-29T00:35:13.480-07:00</updated><title type='text'>NEGLI USA L’HIGH TECH HA IL FRENO TIRATO A MANO</title><content type='html'>Lo studio andava avanti anni. Non solo in America. Anche ai tempi della sbolla della net economy, qualcuno la aveva presa in considerazione in alcuni lavori. Nella fase di introduzione di una nuova tecnologia a utilizzazione generalizzata si ha un rallentamento della produttività multifattoriale e della crescita da attribuirsi alla necessità di apprendere le nuove tecniche e padroneggiarla. Adesso, però, nell’ultimo fascicolo dell’American Economic Review (la rivista più prestigiosa della professione a livello mondiale). Susanto Basu (Boston College), John G. Ferland (Federal Reserve Bank of San Francisco) e Miles S. Kimball (University of Michigan) pubblicano uno studio quantitativo rigoroso e molto contrarian (ossia divergente dalla dottrina dominante) che corona loro lavori precedenti: utilizzando un vasto apparato statistico (sia aggregato sia disaggregato nei principali 29 comparti industriali) e dati sull’economia americana dal 1949 al 1996, giungono alla conclusione che quando la tecnologia migliora (o per aggiornamento di tecnologie già esistenti oppure per l’introduzione di nuove tecnologie) , si ha una brusca caduta nell’utilizzazione degli input (non solamente del fattore lavoro) e degli investimenti (unica eccezione: l’edilizia residenziale). L’output ( il valore aggiunto) cambia in modo impercettibile, spesso anzi si contrae. Soltanto dopo molti anni, l’utilizzazione degli input, il livello degli investimenti ed i rendimenti ai primi ed agli tornano a livelli da considerare normale . L’output riprende a crescere, anche in misura consistente e significativa. Il lavoro sottolinea anche che nel 1949-1996, la politica monetaria americana (e del resto del mondo) è stata eccessivamente restrittiva poiché non ha metabolizzato l’effetto contrazionario del progresso tecnologico (caratteristica della seconda metà del Novecento).&lt;br /&gt;Lo studio mette in questione , in primo luogo, la strategia di Lisbona su cui si basa, in gran misura, la politica europea per rilanciare la crescita nel vecchio continente: non che la linea di puntare sulla tecnologia per rendere l’Europa l’area più dinamica dell’economia internazionale sia errata ma richiede tempi molto lunghi e avrebbe dovuto mettere in conto l’andamento raso-terra che si è effettivamente verificato dal 2000 (quando la strategia di Lisbona venne lanciata). Per dare corpo alla strategia di Lisbona, il Governo italiano ha messo a punto il Pico (Piano per l’innovazione, competitività ed occupazione) che è ancora la stessa polare di vari Ministeri. Sarebbe interessante sapere se Emma Bonino, Luigi Nicolais e Pierluigi Bersani (od i loro collaboratori) hanno letto il lavoro di Basu, Ferland e Kimball e cosa ne pensano; il Pico verrà o non verrà riorientato per tenerne conto? E soprattutto come si conciliano le previsioni ottimistiche di TPS con questa analisi che fa tanto discutere, in queste settimane, negli Usa, in Gran Bretagna, in Francia e Germania? Dobbiamo ipotizzare che la fase della contrazione da tecnologia è superata e possiamo goderci i frutti di una crescita sostenuta? Cosa ne pensano la Bce e la Banca d’Italia che escono piuttosto male dallo studio? Cosa faranno, soprattutto, in futuro:terranno strette le briglie od utilizzeranno anche il frustino per fare galoppare i destrieri dell’economia reale?&lt;br /&gt;Gli interrogativi sono molteplici. E’ banale (e dannoso) rispondere con un’alzata di spalle, come fatto da un alto burocrate della Commissione Europea . I tre stanno facendo proseliti di rango (Olivier Blanchard, Danny Quah, Matthew Shapiro, Jordi Galì, Valerie Ramey) che, con metodi differenti, giungono a conclusioni analoghe. La tattica dello struzzo sarebbe errata.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117515371311139952?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117515371311139952/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117515371311139952' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117515371311139952'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117515371311139952'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/03/negli-usa-lhigh-tech-ha-il-freno.html' title='NEGLI USA L’HIGH TECH HA IL FRENO TIRATO A MANO'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117506191529598945</id><published>2007-03-28T00:04:00.000-07:00</published><updated>2007-03-28T00:05:15.366-07:00</updated><title type='text'>BANCHE ALLA PROVA DI UN TORO UN PO' SFIATATO</title><content type='html'>Negli ultimi anni – dice Mark Breedon di Investec Asset Management a Londra, specializzato nell’analisi dell’azionario dei servizi finanziari- le banche hanno avuto il vento in poppa: un contesto economico generalmente favorevole (anche nel vecchio mondo dell’Europa continentale) coniugato con un boom pluriennale del mattone e del calcestruzzo hanno permesso loro di ammortizzare facilmente le perdite in vari comparti commerciali ed industriali (nonché nel campo dei prestiti personali) ed ad avere fiducia a concedere prestiti con relativa facilità. Invece di ingrassarsi sulla propensione al rischio altrui – aggiunge Comrad de Aenlle, columnist finanziario con base a New York – hanno cominciato a prendere rischi in prima persona. A credere, dunque, nella retorica della loro stessa pubblicità, a considerare i loro manager ed i loro addetti più bravi degli altri – soggiunge Rob Sellars della Abardeen Asset Management a Filadelfia. Come se la caveranno adesso che soffia il vento dell’orso nei mercati finanziari? Tale vento avrà effetti anche sulle loro azioni?  Che contributo ha dato il processo di riorganizzazione e di concentrazione in Europa (anche e soprattutto in base allo stimolo del mercato unico) a renderle più efficienti ed a rafforzarle?&lt;br /&gt;Le analisi che vengono dal mondo accademico non sono incoraggianti. Bharat N. Anand e Alexander Galetovic della Unità di Strategia e Concorrenza dell’Università di Harvard hanno pubblicato sul Journal of Industrial Economics un modello che analizza come, specialmente nel settore delle banche di investimento, l’accresciuta concorrenza può indebolire quelle relazioni particolari con i clienti che spesso sono il nerbo dell’attività degli istituti di credito. Il modello mostra che si forma una struttura piramidale con pochi grandi giocatori in cima (legati l’uno all’altro da un nesso oligopolitisco) e molto piccole banche negli scalini inferiori. Barbara Casu e Claudia Girardone , due economiste italiane che lavorano presso università britanniche, hanno preso spunto da un modello analogo per condurre un lavoro empirico su un vasto campione di banche dell’Ue nel periodo 1997-2003 , utilizzando come principale strumento di analisi i bilanci consuntivi. I risultati sono stati pubblicati nel periodico Manchester School: la concorrenza induce, gradualmente, ad una maggiore efficienza, ma l’efficienza non rende le banche più competitive.&lt;br /&gt;Queste analisi aiutano a meglio comprendere i punti di vista degli operatori. Marcate, innanzitutto, le differenze tra Usa ed Europa. Di fronte ai timori di un orso in agguato a ragione specialmente della situazione nel comparto delle ipoteche immobiliari, da Filadelfia Sellars invita ad essere pazienti e da New York de Aenlle avverte che “à nuttata” passerà forse prima del previsto. Da Londra, Breedon ha un atteggiamento più sfumato: due anni fa – rammenta – le banche erano alla ricerca della crescita , ora perseguono, invece, la qualità. Se si vuole investire nel bancario, aggiunge, si vada sul sicuro se si punta su UBS e Crédit Suisse in Svizzera, Sydbank e Swedbank in Scandinavia, Bbva in Spagna e Société Générale in Francia. Sottolinea alcune determinati di contesto che rendono appetibili le banche svizzere, scandinave e francesi- soprattutto la struttura e l’andamento demografico. Mette anche in risalto la capacità delle banche indicate in quanto gestori di investimento. Questi elementi le rendono comparativamente più resistenti. Anche all’orso.&lt;br /&gt;Non ama pronunciarsi sulle banche italiane: il settore è ancora in movimento, la demografia non incoraggia, il quadro politico (specialmente in tema di capacità di realizzare una riforma della previdenza efficace) rende quanto meno perplessi. Per un flemmatico britannico è già sbottonarsi troppo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117506191529598945?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117506191529598945/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117506191529598945' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117506191529598945'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117506191529598945'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/03/banche-alla-prova-di-un-toro-un-po.html' title='BANCHE ALLA PROVA DI UN TORO UN PO&apos; SFIATATO'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117488889420866334</id><published>2007-03-26T00:01:00.000-07:00</published><updated>2007-03-26T00:01:34.260-07:00</updated><title type='text'>D’ALEMA ALLE PRESE CON I DANNI DEL TERRORISMO</title><content type='html'>L’altro Dioscuro della coalizione è Massimo D’Alema- Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri. A differenza di Rutelli (la cui visibilità è in gran parte dovuta al suo ruolo a Palazzo Chigi e di leader teodem), D’Alema è sempre in volo, come lo fu il Segretario di Stato Usa Foster Dulles (alla cui predilezione – volare – è stato intitolato l’aeroporto internazionale di Washington D.C., la capitale federale): D’Alema spera che prima o poi un aeroporto (meglio ancora un hub) immortalizzi il suo nome. A D’Alema non piace essere chiamato Vice Presidente per due motivi: da un canto, è sempre stato il primo della classe (anche alla Normale di Pisa che dovette abbandonare per la passione politica); da un altro, in Asia il titolo “Vice President” si presta ad ambiguità- per i coreani vuol dire Presidente del Vizio (ossia supremo coordinatore di case di tolleranza e del gioco d’azzardo), mentre , con lo spirito puritano che contraddistingue i veri ex-post-neo comunisti, lui dal vizio è sempre stato lontanissimo.&lt;br /&gt;Dato che gli augùri affermano che prima o poi sarà di nuovo a Palazzo Chigi (ma non da Vice), nelle sue letture aeree predilige temi che hanno a che fare, al tempo stesso, con la politica estera ed con l’economia. Uno degli argomenti preferiti riguarda le implicazioni e finanziarie del terrorismo internazionale. Ha trovato molto utile il saggio "The Consequences of Terrorism for Financial Markets: What Do We Know?" (“Le conseguenze del terrorismo per i mercati finanziari: cosa ne sappiamo?) di George Andrea Karolyi della Ohio State University, ricevuto in versione preliminare non dall’Ambasciatore italiano a Washington ma da un suo amico di Dayton, Ohio. Il lavoro è una rassegna aggiornata di quanto sappiamo e, soprattutto, di quanto non sappiamo a proposito delle conseguenze del terrorismo sui mercati finanziari internazionali. Lo studio analizza gli strumenti analitici impiegati e ne mostra i limiti: da un canto, riguardano principalmente i rischi di attacchi; da un altro, la loro base statistica è troppo limitata per potere essere utilizzati sotto il profilo operativo .In gran misura, poi, riguardano gli Usa dopo l’11 settembre 2001.&lt;br /&gt;Di grande interesse anche "Optimal Liability for Terrorism" (“Strategie ottimali nei confronti del terrorismo internazionale”) di Darius Lakdawalla e Erc L. Talley pubblicato come Nber Working Paper N. 12578 – ancora una volta ricevuto non tramite la nostra Ambasciata a Washington ma da un amico a New York. Nel lavoro, vengono utilizzate le metodiche della statistica probabilistica per individuare meccanismi economici atti a minimizzare i rischi di terrorismo ed i relativi danni. Troppo complicato, pensa, per le nostre feluche. Urgono corsi (all’Istituto diplomatico) in statistica probabilistica ed anche in economia della criminalità e del terrorismo sul tipo di quelli che vengono fatti da anni alla Scuola del Ministero dell’Interno ed alla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione. Un po’ di coordinamento , ragazzi.&lt;br /&gt;Lo ha appassionato, infine, “The Eurasian Growth Paradox" (“Il paradosso della crescita dell’Eurosia”) di Anders Aslund e Nazgul Jenish , pubblicato dal tedesco Institute for International Economics Working Paper No. 06-5 ed ancora una volta avuto per canali privati, non per quelli diplomatici. Lo studio, molto quantitativo, dimostra che dal 2000 i Paesi post-comunisti del Caucaso e dell’Asia centrale hanno avuto tassi di crescita molto più elevati (4 punti percentuali l’anno) di quelli dell’Europa centrale. Ciò è dovuto principalmente ai drastici tagli alla spesa pubblica di parte corrente. Quando sarà di nuovo a Palazzo Chigi, gliene dirà a TPS.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117488889420866334?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117488889420866334/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117488889420866334' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117488889420866334'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117488889420866334'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/03/dalema-alle-prese-con-i-danni-del.html' title='D’ALEMA ALLE PRESE CON I DANNI DEL TERRORISMO'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117488880771236395</id><published>2007-03-25T23:58:00.000-07:00</published><updated>2007-03-28T00:03:45.613-07:00</updated><title type='text'>COME RIORDINARE LE AUTHORITY (da Il Domenicale del 24 marzo)</title><content type='html'>Sta per iniziare in Senato il dibattito del disegno di legge sul riordino delle Autorità indipendenti di regolazione, vigilanza e garanzia dei mercati, in gergo giornalistico chiamate Authority, varato circa un mese e mezzo fa dal Consiglio dei Ministri. Il Governo Prodi – occorre riconoscerlo - ha resistito alla tentazione (ed alle pressioni) di includere un (più o meno) lungo comma su questa materia nel maxi-emendamento alla legge finanziaria ed ha scelto la strada del disegno di legge. E’ un percorso appropriato perché consentirà di migliorare il testo durante l’iter parlamentare. E’ auspicabile che sia un miglioramento bipartisan (o che si dia almeno ascolto all’opposizione) poiché si è alle prese con una materia che coinvolge gran parte del sistema economico.&lt;br /&gt;Prima di entrare nel merito del ddl, però, è bene che il Parlamento tenga presente che ci sono due visioni differenti di interpretare cosa è un’Authority all’interno di un’area come l’Ue (ed ancor più nell’unione monetaria) in cui, in molti terreni (si pensi alla concorrenza), regole ed istituzioni nazionali devono convivere con regole ed istituzione sopranazionali, evitando di sovrapporsi le une alle altre causando costi elevati per tutti i soggetti coinvolti e frenando, quindi, produttività e competività. Lo descrive con efficacia Simon Deakin della Università di Cambridge (Regno Unito) in un saggio pubblicato l’estate scorsa sull’European Law Journal (per il testo integrale, cfr. Vol. 12, No. 4, pp. 440-454). Da un lato, c’è il modello anglossassone di federalismo competitivo : lo Stato che ha le Authority più efficienti (e meno ingombranti) è quello che cresce meglio e di più, come documenta, tra l’altro, con ricchezza di dati empirici un lavoro della Banca mondiale (Il World Bank Policy Research Working Paper No. 3623) apparso nell’estate 2005. C’è, poi, il modello dell’Europa continentale che, secondo Deakin, si basa sul “concetto, interamente europeo, di armonizzazione riflessiva” – ossia di mutuo riconoscimento di regolazione e di authority. Ciò comporta pure un processo, di apprendimento e miglioramento graduale che consente di evitare alcune rozzezze delle authority dei singoli Stati dell’Unione (negli Usa). E’ interessante notare che nel diritto societario europeo, il primo modello sta gradualmente entrando nel secondo e che tale processo ha avuto un’accelerazione dall’ampliamento dell’Ue da 15 a 27 Stati membri. Non è unicamente congettura che le Authority dei singoli Stati europei di domani (per la quali si programma con il ddl di oggi) ed ancora di più le Authority comunitarie si avvicineranno sempre più ad un modello competitivo atlantico (come, peraltro, già sta avvenendo in materia di mercati finanziari e di Borse).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ddl comporta senza dubbio una semplificazione dell’architettura delle Authority all’italiana, unitamente ad una uniformazione della loro normativa e delle procedure per le nomine dei loro componenti che dovrebbero essere di evidenza pubblica (quindi trasparenti) e caratterizzate da un indirizzo di governo fortemente temperato dall’esigenza di un consenso bipartisan (la maggioranza di due terzi) in Parlamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non risolve, però, il nodo di fondo di quale modello sia stato scelto , esplicitamente o implicitamente. Un nodo ora molto più importante di quanto vennero istituite negli Anni 90 le prime Authority , allora essenzialmente concepite in via strumentale come veicolo per le privatizzazioni. Adesso (si pensi a vicende recenti come quella della fusione Autostrade –Abertis) l’interazione competitiva tra regolazione europea e nazionale è sempre più pregnante. Si pensi, ad esempio, all’istituenda Autorità dei trasporti (immersa nel contesto europeo). Certe parti del ddl , ad esempio la ripartizione delle competenze tra Banca d’Italia e Consob, hanno il sapore del compromesso per la difesa di competenze del passato. Altri articoli – la agonia prevista per l’Isvap e la Covip, campi in cui da lustri si sarebbe potuto pensare a meccanismi di riassicurazione tali da non gravare su Pantalone (quali la Pension benefits corporation Usa) – guardano più a ieri che a domani. In Parlamento c’è ancora strada da fare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117488880771236395?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117488880771236395/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117488880771236395' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117488880771236395'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117488880771236395'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/03/come-riordinare-le-authority-da-il.html' title='COME RIORDINARE LE AUTHORITY (da Il Domenicale del 24 marzo)'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117446084831196850</id><published>2007-03-21T01:06:00.000-07:00</published><updated>2007-03-21T01:07:28.540-07:00</updated><title type='text'>QUANDO IL DOPING INFORMATICO METTE IL MERCATO A RISCHIO</title><content type='html'>L’avvertimento da Wall Street è giunto per molti  all’improvviso (Contrarian lo aveva pronosticato già in gennaio individuando come le Cassandre americane avessero all’inizio dell’anno identificato le determinanti scattate in questi ultimi giorni). Molti commentatori si sono soffermati negli aspetti più superficiali di quanto avvenuto il mercoledì nero 14 marzo, e nei giorni immediatamente successivi. I commentatori europei si sono naturalmente chiesti se ed in che misura il contagio si espanderà alle piazze europee (colpite poco più di due settimane prima dalla correzione della Borsa cinese e dai suoi effetti sui mercati del resto del mondo). La lettura corrente è che sta implodendo il mercato delle ipoteche immobiliari Usa , a ragione della eccessiva facilità con cui finanziarie e banche locali (non le primarie) hanno concesso mutui sino al 95% del prezzo di un immobile (in un mercato in cui le valorizzazioni dell’edilizia residenziale sono cresciute del 102% tra il 1997 ed il 2006 e correvano ancora al 13,2% nel quarto trimestre del 2005) a mutuatari poco affidabili. Ciò ha provocato insolvenze (particolarmente marcate in alcuni Stati dell’Unione) e messo in crisi le due finanziarie pubbliche (Fannie Mae e Freddie Mac, nel gergo americano) che garantiscono (con un complesso sistema di ri-assicurazioni) i mutui e le hanno indotte a consigliare maggiore prudenza.&lt;br /&gt; Le news si spargono velocemente (ci ricorda José Ponzalo Rangel della New York University mostrandoci un suo lavoro ancora inedito – lo sta aggiornando dopo gli avvenimenti di questi giorni) ed accentuano la volatilità, specialmente se arrivano all’improvviso. La volatilità (e le tensioni) dovrebbero essere di breve periodo – aggiungono Holger Kfrat e Morgen Steffensen, due docenti di ricerca operativa e alta matematica applicata ai mercati finanziari , in cattedra rispettivamente a Kaiserlautern e a Copenhagen. Lo provano i loro studi su scelte di portafoglio che, nel costruire un giardinetto di titoli – tengono conto anche dell’inclusione di obbligazioni ed azioni di imprese a rischio e del contagio da andamenti esterni (ossia di altri mercati). In effetti modelli come quelli elaborati di Kraft e Steffensen vengono utilizzati dalle società di gestione del risparmio (specialmente di quelle Usa che paiono fidarsi più dei grafici prodotti dai computer che del fiuto).&lt;br /&gt; Il tallone di Achille è proprio questo. Lo dice una vecchia volpe di Wall Street , come Floyd Norris , non un uomo di accademia e ricerca ma columnist di finanza per un centinaio di quotidiani americani, asiatici ed europei. L’eccessivo ruolo dato a modellistica sofisticata fa dimenticare due elementi: a) molti modelli dei mercati finanziari si basano sull’ipotesi implicita di costanza dei fundamentals ; b) pochissimi tengono conto del diffondersi di comportamenti anomali specialmente in aziende non quotate. Il punto a) è alla base di un saggio in corso di completamento di Henry Kaufman che a 80 anni (e dopo aver guidato per 30 anni alla guida di Salomon Brothers) ha creato una nuova boutique finanziaria.&lt;br /&gt;In effetti, dietro la bolla immobiliare negli Usa (e forse non solo) si celano operazioni che hanno reso torbide le acque del mercato (anche se Wall Street le tiene a distanza). Norris racconta il caso di Attachmate, azienda non quotate ma che grazie all’invenzione di un nuovo software ha preso a prestito (secondo Standard &amp; Poor) ben 775 milioni di dollari (il doppio dei suoi ricavi annuali), dando in garanzia immobili. La metà del prestito è stata destinata a servire indebitamento e l’altra metà a pagare dividendi (ed attirare nuovi finanziamenti). La modellistica che plasma il comportamento di Attachmate (e altri) incoraggia una propensione al rischio molto elevata, specialmente per un settore maturo (come l’informatica finanziata sul mattone). Un’analisi di Goldman Sachs, dell’Università di Francoforte e della Università Goethem basata su dati francesi, rivela comportamenti analoghi in Europa. Anche gli immobiliaristi perbene fanno cilecca.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117446084831196850?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117446084831196850/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117446084831196850' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117446084831196850'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117446084831196850'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/03/quando-il-doping-informatico-mette-il.html' title='QUANDO IL DOPING INFORMATICO METTE IL MERCATO A RISCHIO'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117432958714185746</id><published>2007-03-19T12:38:00.000-07:00</published><updated>2007-03-19T12:39:47.553-07:00</updated><title type='text'>TASSE IL CORAGGIO DI COPIARE IL MODELLO BERLUSCONI</title><content type='html'>Saprà il Vice Ministro per l’Economia e le Finanze, Vincenzo Visco, cogliere il momento magico che il Fato gli offre su un piatto d’argento? Ascolterà i consigli del suo amico di sempre (nonché frequente compagno di cene domenicali), Pier Luigi Ciocca, il quale in un saggio brillante di un paio di lustri fa (“Disoccupazione di fine secolo”, Boringhieri) dimostra come l’alta pressione fiscale danneggia produttività, competitività ed occupazione? E contrasta, quindi, con quegli “obiettivi di Lisbona” di rilancio dell’economia a cui l’Ue e molti suoi colleghi di Governo (a cominciare dal suo Ministro Tomaso Padoa-Schioppa, TPS) si sono impegnati. Le previsioni al 2008 prodotte dai 20 maggiori istituti econometrici internazionali il 9 marzo confermano che stiamo diventando di nuovo la tartaruga d’Europa.&lt;br /&gt; Il momento magico è rappresentato non solo dall’inatteso aumento delle entrate tributarie dell’amministrazione centrale dello Stato (riconosciuto dallo stesso Visco come valvola per alleggerire il carico fiscale) ma anche dai dati della Conferservizi sull’andamento dei bilanci delle maggiori municipalizzate. In sintesi, il 70% delle municipalizzate ha i conti in forma splendida (a tale forma contribuiscono, senza dubbio, sussidi espliciti ed impliciti, specialmente alle aziende di trasporto e di acqua): nel 2005 – ultimo anno per il quale sono disponibili bilanci consuntivi – si è riscontrato un aumento record (37%) degli utili di esercizio rispetto all’anno precedente. Indicatori finanziari come il Roe (tasso di redditività contabile sull’investimento di mezzi propri) mostrano che specialmente le multiservizi (il cui Reo è il 5,3%) sono in buona salute. Tasche gonfie, quindi, sia per l’amministrazione centrale sia per gli enti locali. Ciò rende difficile comprendere gli aumenti tributari comminati negli ultimi tempi (vedi Il Tempo del 19 febbraio). Rende, invece, fattibile  ridurre quello che, secondo l’Ocse, è diventato la pressione fiscale tra i più elevati del mondo (all’ultima conta ci superava solo la Francia che nel 2007 l’Italia supererà vincendo il non ambito record di avere il fisco più pesante e più complicato). Lo stesso Prodi mormora di possibili ritocchi all’Ici sulla prima casa.&lt;br /&gt;Come procedere? Si possono proporre tre principi di base per tornare ad una fiscalità in linea con quella di Paesi maturi:&lt;br /&gt;·        In primo luogo, disboscare la selva tributaria che con la vera e propria giungla degli adempimenti rende impossibile essere in regola pure ai contribuenti più desiderosi di comportarsi da cittadini esemplari. E’ urgente che il Vice Ministro emetta regole (applicabili pure alle autonomie locali) per semplificare gli adempimenti. In caso contrario – lo documentano lavori di Benno Torgler (Yale) e Friederich Schneider di cui è certamente a conoscenza- ci potrebbe essere un calo del gettito già nel 2007: la giungla fa perdere la strada pure ai più seri ed ai più onesti.&lt;br /&gt;·        In secondo luogo, ritoccare al ribasso le imposte sui redditi delle persone fisiche e giuridiche. Per motivi ideologici, il Governo non vorrà tornare ai moduli delle riforme allestite dall’Esecutivo che lo precedette. Sarà ancor meno disposto a considerare una “flat tax” (aliquota unica) . Occorre però ridurre il numero delle aliquote, ampliare la “no tax area” (il reddito al di sotto del quale non si pagano imposte) e ridurre quelle più alte.&lt;br /&gt;·        Abolire subito quella che nel resto del mondo viene chiamata la “death tax”- tassa sulla morte. Un’analisi comparata dell’Istituto Tedesco di Studi di Economia del Lavoro, Iza (Iza Discussion Paper N. 2578), non certo composto da liberisti sfrenati, dimostra che l’Italia è uno dei pochi Paesi a mantenere questo balzello. L’economista Timor Kuran, aggiunte che chi di death tax ferisce, di death tax perisce (almeno sotto il profilo economico – finanziario ): la prova storica sarebbe il declino dei Paesi dell’Islam (dove esiste un sistema complicatissimo di imposte di successione).&lt;br /&gt;·&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117432958714185746?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117432958714185746/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117432958714185746' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117432958714185746'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117432958714185746'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/03/tasse-il-coraggio-di-copiare-il.html' title='TASSE IL CORAGGIO DI COPIARE IL MODELLO BERLUSCONI'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117415303732478351</id><published>2007-03-17T11:35:00.000-07:00</published><updated>2007-03-17T11:37:17.753-07:00</updated><title type='text'>RUTELLI TRA LE ARTI E LA FILANTROPIA</title><content type='html'>Il Vice Presidente del Consiglio Francesco Rutelli (in Palombelli) è uno dei due Dioscuri della coalizione , ma soprattutto uomo di mille virtù e tanti cappelli. Nasce radicale ed ambientalista ma con il passare degli anni si impannella sempre meno sino a diventare il leader dei teodem della Margherita (il floreale fa bene all’ambiente). E’ anche il numero due (a mezzadria con Massimo D’Alema) di un Governo che , come diceva una canzonetta d’epoca a proposito della torre di Pisa (uno dei monumenti a cui è preposto quando indossa il cappello di Ministro per i Beni e le Attività Culturali) pende, pende sempre più, ma non cade mai. Da Vice Presidente del Consiglio ha pure responsabilità specifiche per il turismo.&lt;br /&gt; I beni culturali ed il turismo hanno radici profonde nella sua famiglia: chiunque visita Palermo e ammira il Politeama apprende che la magnifica quadriga che ne corona la cupola è lavoro di un suo pro-zio scultore. A cui è intitolata una strada presso Largo Cardinal Consalvi (Segretario di Stato di Pio IX e grande negoziatore al Congresso di Vienna)- il tocco teo , quindi, è ben radicato, ma quello dem è più recente.&lt;br /&gt; Con il cappello di Vice Presidente del Consiglio e leader teodem , Rutelli ha una grande visibilità. Un po’ meno come Ministro per i Beni e le Attività Culturali. Non tutti hanno gradito alcune nuove opere d’arte (a suo dire) con cui ritiene di avere abbellito Roma quando era sindaco della capitale – prima tra tutte la teca (con fontana psicodelica) per l’Ara Pacis. Ciò è ingiusto ed ingeneroso in quanto al dicastero a cui è preposto si dedica molto più di quanto non appaia: è riuscito, lavorando in silenzio, a far ripristinare buona parte del fondo unico per lo spettacolo.&lt;br /&gt; Lo aiutano le sue letture. Sul suo comodino, tiene sempre una copia del “Journal of Cultural Economics” di cui legge qualche saggio prima di addormentarsi. Rilegge spesso un lavoro di alcuni anni fa di Timothy King su “Patronage and Market in the Creation of Opera before the Institution of Intellectural Property” (“Filantropia e mercato nella creazione dell’opera lirica prima dell’istituzione della proprietà intellettuale) – rassegna sintetica ma esauriente dei vari modi di finanziare la musa più bizzarra e più altera (per l’appunto l’opera). Timothy è un liberista (andrebbe tanto d’accordo con Emma Bonino) ma ammette che il finanziamento pubblico (da parte del principe) ha dato molti più capolavori di quello privato, anche l’esperienza dell’Italia tra il 1810 ed il 1840 (quando l’opera fu interamente guidata dal mercato) può ingenerare qualche dubbio. Interessante la tesi esposta da Antonio Cognata , professore di economia all’Università di Palermo e Sovrintende del Massimo della capitale siciliana, in “Note stonate: il finanziamento pubblico dei teatri lirici”: è a favore di sostegno indiretto tramiti sgravi tributari per minimizzare l’influenza della politica e della pubblica amministrazione. Tuttavia l’analisi quantitativa più recente - "Corporate Structure and the Financial Support Of U.S. Symphony Orchestras" (“Struttura societaria ed il supporto finanziario delle orchestre sinfoniche Usa”) di Frederic M. Schrer della Università di Harvard, appena apparsa come KSG Working Paper No. RWP07-002, sottolinea come il livello di supporto è fortemente correlato alle dimensioni aziendali ed al reddito del territorio . Quindi resterebbero in piedi solo quelle nelle zone più ricche. In un paese, come l’Italia, di piccole e medie imprese (poco abituate alla filantropia) solo una manciata di teatri nelle maggiori città . E la società stessa perderebbe la propria memoria, come sostiene un saggio teorico di Luca Anderlini ( della Geogetowon University) appena apparso come Cowles Foundation Discussion Paper No. 1601.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117415303732478351?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117415303732478351/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117415303732478351' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117415303732478351'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117415303732478351'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/03/rutelli-tra-le-arti-e-la-filantropia.html' title='RUTELLI TRA LE ARTI E LA FILANTROPIA'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117402855149577742</id><published>2007-03-16T01:00:00.000-07:00</published><updated>2007-03-16T01:02:31.776-07:00</updated><title type='text'>LA SFIDA DEI WERTHER</title><content type='html'>Il giovane (23 anni) Werther si innamora della ventenne Charlotte , promessa sposa, però, al suo migliore amico Albert (25 anni). Sempre più isolato in una piccola città borghese e pettegola della Germania di inizio Ottocento, si autoconsuma sino al gesto estremo: suicidarsi con le pistole dategli dallo stesso Albert (consapevole della situazione). Con l’apporto di una cooperativa di librettisti, Massenet ha tratto dal romanzo epistolare di Goethe un dramma in musica di rara efficacia, ancora oggi (a 115 anni dal debutto) di successo. In questa stagione, in Italia se ne confrontano tre allestimenti: uno (molto semplice) in teatri di provincia e gli altri due all’Opera di Roma (sino al 14 marzo) ed al San Carlo di Napoli (dal 17 al 26 maggio). Sono due riprese di edizioni dell’inizio degli Anni 90, in coincidenza con il centenario. Quella del San Carlo si è vista su diversi palcoscenici (di recente a Francoforte).&lt;br /&gt; Si tratta di due letture molto differenti. Quella romana (regia di Alberto Fassini ripresa da Joseph Francioni Lee) giustappone la solitudine di Werther (sino al passo estremo) ad un ambiente bigotto descritta nei minimi particolari con scene grandiose e tradizionali (ma molto belle). La direzione di Alain Lombard è lirica , ma curata sotto il profilo timbrico e con una preziosità sfumata dal sapore liberty. Giuseppe Filianoti è tanto come attore quanto come cantante il Werther ideale : fervido, ardente, ma anche commosso ed incantato non va mai al di sotto del mezzoforte. Accanto a lui Beatrice Uria Manzon , bella e passionale, nonché in grado di splendere nelle tonalità gravi.&lt;br /&gt; L’edizione napoletana, offre un Werther stilizzato (e molto sensuale) in cui i due protagonisti sono in scena già nella sinfonia (che precede l’apertura del sipario), interpretata come premonizione tragicissima del percorso al suicidio. La regia di Decker e le scene di Gussman non sono descrittive (come a Roma) ma allusive ; l’accento è sugli stati d’animo . A differenza di Filianoti (un bari-tenore dal repertorio già vastissimo), José Bros è specializzato nei ruoli “belcantistici”; il suo è un Werther struggente e dalla vocalità spericolata (ma mai volgare) . Non facile essere sexy (come vuole Decker) per Sonia Ganassi, la cui Charlotte si gioca interamente sull’abilità vocale. Daniel Oren deve temperare il suo innato verdismo per cogliere la delicata ma complessa scrittura orchestrale di Massenet in cui , su un impianto lirico, si avverte l’influenza di Wagner nei motivi ricorrenti, nel cromatismo e nel contenuto armonico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Werther dramma lirico in tre atti di E. Blau, P. Millier e G. Hartmann , musica di Jules Massenet&lt;br /&gt;Edizione Romana (in scena sino al 14 marzo)&lt;br /&gt;Regia: Joseph Franconi Lee dall’originale di Alberto Fassini&lt;br /&gt;Scene e Costumi : Pasquale Grossi&lt;br /&gt;Direzione d’orchestra . Alain Lombard.&lt;br /&gt;Protagonisti: Giuseppe Filianoti, Beatrice Uria Monzon, Natale De Carolis&lt;br /&gt;Edizione Napoletana ( dal 17 al 26 maggio)&lt;br /&gt;Regia: Willy Decker&lt;br /&gt;Scene e Costumi: Wolfgang Gussman&lt;br /&gt;Direzione d’orchestra: Daniel Oren&lt;br /&gt;Protagonisti: José Bros, Sonia Ganassi, Albert Schagidullin.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117402855149577742?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117402855149577742/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117402855149577742' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117402855149577742'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117402855149577742'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/03/la-sfida-dei-werther.html' title='LA SFIDA DEI WERTHER'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117398445229212002</id><published>2007-03-15T12:45:00.000-07:00</published><updated>2007-03-15T12:47:32.650-07:00</updated><title type='text'>RIPRENDERE A CRESCERE CON GIOIA</title><content type='html'>Nella metà degli Anni Ottanta , il Giappone era ancora nell’ultima fase di una crescita rapida e tumultuosa a cui avrebbe fatto seguito oltre un decennio di stagnazione economica. Il prodotto interno lordo (pil)  aumentava anno dopo anno con tassi che rasentavano le due cifre. Sul “Wall Street Journal” uscì un lungo articolo di un economista d’azienda dell’Impero del Sol Levante intitolato, non senza una punta di polemica, “Konatabe, GNP!” (“Vai al diavolo, pil”- ma in giapponese l’espressione è molto più violenta e volgare e fa riferimento a quella parte del basso schiena dove raramente batte il sole). In breve, l’articolo sosteneva che poiché il fine anche costituzionale dell’Impero era, ed è, il “perseguimento della felicità”, occorre misurarne la crescita non in termini di aumento del valore aggiunto di beni e servizi e della sua consueta ripartizione tra consumi e risparmi/investimenti ma in termini di incremento della felicità sia pubblica sia privata. Tanto più che tecniche di indagine socio-economica e psicologica (quali quelle delle “valutazioni contingenti”) di frequente applicazione nell’analisi costi benefici ne rendevano fattibile la misurazione. La felicità avrebbe fatto da traino al pil. Non viceversa.&lt;br /&gt;   Più o meno nello stesso periodo – ricordiamolo – le cosche giapponesi vinsero un ricorso alla Corte Suprema contro una legge che le metteva fuori legge e prospettava un regime carcerario durissimo: i loro avvocati sostennero, con successo, che i servizi da loro offerti (sesso, gioco d’azzardo, droga) non venivano forniti da altri ed erano (e sono) in grande richiesta; rappresentavano, quindi, diritti costituzionalmente garantiti per il “perseguimento della felicità”. &lt;br /&gt;  Allora l’”economia della felicità” non aveva ancora raggiunto il rango di una disciplina vera e propria, con cattedre ad essa attribuite e pure Premi Nobel tra i suoi cultori. Si era agli inizi. O meglio ai prolegomeni. Mahbub-ul-Haq, a lungo dirigente della Banca Mondiale, e successivamente Ministro della Programmazione del Pakistan, prima di andare alla guida del Programma per lo Sviluppo delle Nazioni Unite, aveva fondato l’Human Development Center e pubblicava ogni anno un “Human Development Report”, corredato da appositi indicatori (nonché indici compositi) di sviluppo umano che facesse da contraltare al “World Development Report” della Banca Mondiale. Richard Jolly, allora Vice Direttore generale dell’Unicef, proponeva l’utilizzazione di indicatori di sviluppo umano per la valutazione dei progetti come integrazioni di quelli dell’analisi costi benefici (ed in certi casi come loro alternativa). Oggi, basta ciccare su &lt;a href="http://www.google.com/"&gt;www.google.com&lt;/a&gt;  la locuzione “economics of happiness” e si ottengono oltre 1.700 voci.&lt;br /&gt;  Non si è più ad uno stadio meramente pionieristico. Anche se c’è ancora molta strada da fare prima di giungere ad una manualistica puntuale con tecniche condivise per il calcolo della felicità  in termini sia micro-economici sia soprattutto macro-economici, non mancano lavori accessibili anche al pubblico che non ha preparazione matematico-formale. Questi lavori analizzano gli effetti economici della felicità e di converso il ruolo della felicità nel plasmare politiche economiche. Tra i più utili vale la pena citare il libro di Bruno Frey e Alois Stutzer “Happiness and Economics; how the economy and the institutions affect human well-being”, “Felicità ed economia; come l’economia e le istituzioni incidono sul benessere umano” Princeton University Press, 2002. Bruno Frey – ricordiamolo – è noto in Italia per i suoi studi teorici ed empirici in tema di economia delle arti sceniche (in particolare di quella musa bizzarra ed altera che è l’opera lirica), nonché di economia del terrorismo e nell’anti-terrorismo; economista di vasti interessi è diventato titolare della cattedra di “economia della felicità” all’Università di Zurigo. Un nesso tra lo studio delle arti sceniche, del terrorismo e della felicità c’è ed è molto forte: si ha, comunque, a che fare  con l’analisi economica dei sentimenti e con l’interazione tra comportamenti economici (sia micro sia macro) e sentimenti- campo a cui ha dato apporti di grande spessore, negli ultimi dieci anni, Jon Elster ed in cui la strumentazione dell’economia deve essere coniugata con quelle della psicologia e della sociologia. Tra i lavori in italiano (nonché basati su studi ed esperienze italiane) di rilievo il libro Luigino Bruni e Stefano Zamagni “Economia civile, equità, felicità pubblica” , Il Mulino 2004.&lt;br /&gt; Sulla scorta del lavoro di Bruno Frey e Alois Stutzer , il Cancelliere dello Scacchiere britannico, ha fatto riferimento ai paradigmi della “nuova economia della felicità”  in un paio delle relazioni di presentazione, al Parlamento di Westminister, del bilancio di previsione, un documento analogo al nostro Dpef . A convincere il flemmatico inglese non è stato solo il dotto libro di Frey e Stutzer, due svizzeri un po’ pedanti, ma anche e soprattutto le quantizzazioni di Andrew Oswald dell’Università di Warwick e di  Andrew Clarck del Cnr francese in un interessante saggio dal titolo “un metodo statistico semplice per misurare gli effetti della vita che incidono sulla felicità”. Oswald è lieto di mandarne copia telematica a chi glielo chiede   &lt;a href="mailto:a.j.oswald@warwick.ac.uk"&gt;a.j.oswald@warwick.ac.uk&lt;/a&gt;. Con il “metodo statistico semplice” si quantizza ad esempio che una vita di coppia ben vissuta ed ovviamente basata sul matrimonio (non su qualche sorta di Pacs) vale € 90.000 euro l’anno di felicità economica. Il divorzio equivale ad una perdita di felicità economica per ben € 270.000 l’anno (sino a quando gli interessati non costruiscono, su nuovi  matrimoni, nuove felici vite di coppia). La morte del coniuge, invece, causa una perdita di felicità economica che, in certi casi, sfiora i € 200.000 l’anno nei primi tempi dopo l’avvenimento per ridursi via via che passano gli anni. Il valore, in termini di felicità economica, della perdita del lavoro varia notevolmente su base regionale (in funzione delle opportunità dal lato della domanda e delle rigidità da quello dell’offerta).&lt;br /&gt; E le pensioni? Oswald e Clarck stanno lavorando a quantizzare quanto andare in quiescenza vale in termini di aumento o perdita di felicità, individuale e nazionale. Li ha battuti sui tempi Kerwin Kofi Charles della Università del Michigan che a fine luglio ha pubblicato un voluminoso studio dal titolo: “La pensione deprime? Incentivi a restare sul mercato del lavoro ed il benessere psicologico nell’ultima fase della vita”. Charles è generoso: lo invia, per pochi dollari di spese postali, a chi (senza dirlo al suo editore) gli scrive a &lt;a href="mailto:kcharles@unimich.edu"&gt;kcharles@unimich.edu&lt;/a&gt; . Il lavoro consiste in un raffinato modello econometrico dell’interazione tra vita attiva, vita da pensionato, benessere psicologico e felicità (e dei suoi effetti su aggregati e politiche). L’analisi empirica riguarda tre campioni: coorti di sessantenni e settantenni (negli Usa l’età della pensione non è obbligatoria) andati a riposo all’inizio degli Anni Novanta e coorti, sempre di sessantenni e di settantenni, in pensione dall’inizio degli Anni Ottanta. Dopo pagine e pagine di algoritmi e statistiche, le conclusioni: la pensione deprime chi ce la ha, danneggiando sia l’individuo sia il Paese. “La ricerca economica non se ne è accorta perché ha posto l’accento sulle cause non sulle conseguenze della decisione di andare in pensione”. Lo sanno, però, nella lontana Singapore, dove chiunque fa un giro turistico della città Stato, viene informato dalla guida sulle misure che vengono prese per mantenere gli anziani “attivi e mentalmente e fisicamente sani”: ginnastica in tutti i quartieri, protezione dell’ambiente e giardinaggio, cura dei bambini in età pre-scolare, supporto a fare i compiti per quelli che vanno a scuola, assistenza ai disabili (loro coetanei o meno), gestione di biblioteche, impieghi part-time nel terziario (favoritissimi i fast food)  e via discorrendo.&lt;br /&gt; E’ in termini di “nuova economia della felicità”, ma forse il Ministro Damiano non lo sa, che deve essere letto un importante studio curato, per l’Isfol, da Giovanna Linfante e Alessandro Scassellati su “Prolungamento della vita attiva e politica del lavoro”.  In Italia meno del 15% di coloro tra i 60 ed i 64 anni e meno del 40 di coloro tra i 55 ed i 59 anni (i livelli attuali) restano attivi (ossia lavorano e producono); la situazione è drammatica non solo per il mantenimento del grado di prosperità raggiunto e per la spesa sociale , nonché per il crescente divario inter ed intra generazione in termini di reddito e benessere, ma anche e soprattutto se misurata su parametri di felicità individuale .&lt;br /&gt; Tra le altre applicazioni recenti, interessante il dibattito su tassazione  progressiva e felicità (sia pubblica sia privata)  che ha contrapposto tra l’altro due esperti americani di rango di scienza delle finanze come Thomas Griffith e Diane M. Ring. Importante , e molto attuale, l’indagine empirica condotta da Ruud Muffles (Università di Tilburg), Bruce Headey e Mark Wooden (ambedue dell’Università di Melbourne) sull’impatto del benessere economico in termini di felicità in Australia , Germania, Gran Bretagna, Paesi Bassi ed Ungheria. L’indagine (basata sulle inchieste periodiche sui consumi delle famiglie effettuate dagli uffici statistici dei cinque Paesi) individua un tratto comune nei cinque Paesi (per molti aspetti distinti e distanti in termini di sistema economico e di reddito-pro-capite): le spese per beni di consumo durevole contano almeno quanto i flussi di reddito in termini di felicità. Inoltre (altro tratto comune) cambiamenti in livelli di ricchezza, di reddito e di consumo producono mutamenti relativamente modesti in termini di soddisfazione, ossia di felicità.&lt;br /&gt;   E’ un tema solo da Paesi e società che hanno raggiunto livelli di reddito di reddito e di consumo tali da poter fare fronte alle loro esigenze di base? Non proprio. Così come un quarto di secolo fa, i contributi alla costruzione degli indici di sviluppo umano sono venuti in gran parte da economisti e sociologi dei Paesi invia di sviluppo, ancora una volta apporti teorici all’economia della felicità vengono da studiosi di economia, sociologia e psicologia (materia fondante della disciplina) di lande lontane, spesso ancora del tutto ignoti in Europa e negli Usa. Un esempio è Viswanatha Sankara Rama Subramanian che ha pubblicato pochi mesi  fa, in India,  un saggio molto stimolante (disponibile, in Europa, unicamente sul web o rivolgendosi a &lt;a href="mailto:drvsrs@hotmail.com"&gt;drvsrs@hotmail.com&lt;/a&gt; ) sullo sviluppo (e sulla gestione) della felicità come pre-requisito per la crescita economica, o per accelerarne i tempi.&lt;br /&gt;  Si possono applicare alcuni paradigmi dell’economia delle felicità alla situazione economica italiana? Vediamone un paio di esempi prima di lanciare una provocazione. Innanzitutto, altrove ho offerto una spiegazione dell’andamento economico italiano negli ultimi dieci anni non solamente in termini del contesto internazionale e delle politiche di forte aumento della pressione fiscale (sette punti punti percentuali del pil) attuate nella legislatura 1996-2001 dai quattro Governi di sinistra allora succedutesi proprio mentre si restringevano anche i freni monetari. E’ in gioco anche l’economia della felicità: il tenore di vita viene misurato ed avvertito in termini di reddito spendibile pro-capite, che in un Paese caratterizzato da marcato invecchiamento e  demografia stazionaria (sarebbe calante senza l’apporto degli immigrati), aumenta anche quando il pil ristagna. Pertanto, se le nostre prospettive sono (come documentato da Albert Ando, Mit, e da Sergio Nicoletti Altimari, Bce, in un lavoro commissionato e pubblicato dalla Banca d’Italia) di un declino della popolazione italiana da 55 milioni nel 2005 a 25 milioni alla fine del secolo, ci accontentiamo e ci accontenteremo  di un pil a crescita rasoterra perché comunque il reddito pro-capite mostrerà leggeri aumenti. Una spiegazione analoga può essere offerta al dibattito in corso ormai da due anni sulle poche ore di lavoro effettivo svolte dagli europei (e dagli italiani in particolare) relativamente a quelle effettuate dagli americani: in un contesto di reddito pro-capite comparativamente elevato, “il salario di riserva” per l’ora aggiuntiva di lavoro (ossia quello si richiede per lavorare un’ora in più) diventa elevato, perché tale diventa la disutilità della fatica. Già alla fine degli Anni Ottanta, Luca Meldolesi scriveva “Mezzogiorno con gioia!” per indicare che i nodi dello sviluppo meridionale si sarebbero potuti affrontare unicamente mettendo nel cassetto la melanconia mediterranea e prendendoli di petto “con gioia”.&lt;br /&gt;   La provocazione: dato l’ultimo Dpef , ed ancora di più la legge finanziaria, sono state all’economia della tristezza e la mestizia è riuscita a dominare pure la scampagnata casertana (nonostante la Reggia del Vanvitelli e la mozzarella di bufala), perché l’opposizione non lancia un contro-Dpef ed una contro finanziaria elaborata in termini di economia della felicità che abbia come tema di fondo “cresciamo, produciamo ed arricchiamoci con gioia”?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117398445229212002?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117398445229212002/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117398445229212002' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117398445229212002'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117398445229212002'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/03/riprendere-crescere-con-gioia.html' title='RIPRENDERE A CRESCERE CON GIOIA'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117395416710083161</id><published>2007-03-15T04:21:00.000-07:00</published><updated>2007-03-15T04:22:47.466-07:00</updated><title type='text'>LE DOMANDE IN CERCA DI RISPOSTA SU F2i</title><content type='html'>Sono passati circa due mesi da quando è stata annunciata la nascita, come sgr, del nuovo fondo italiano per le infrastrutture, F2i . E’ sorto da una costola della Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) con l’apporto della Cariplo, della Fondazione Mps, della Fondazione Crt, della Fondazione Carisbo, oltre che delle due principali banche del paese, Intesa Sanpaolo e Unicredit e da due sponsor internazionali di rango,  Lehman Brothers e Merrill Lynch. Del nuovo Fondo, però, si sa ancora molto poco. Non esiste, tra l’altro, un sito web che fornisca i dati di base; cercando sulla rete anzi si rischia di incappare in un fondo quasi omonimo, diretto però solamente a fare investimenti immobiliari in Aquitania.&lt;br /&gt; Le domande a cui il sito web dovrebbe rispondere sono molteplici. E non riguardano tanto le perplessità, sollevate da alcuni economisti, secondo cui si tratterebbe di una nuova Iri “en travesti”, secondo la tradizione delle commedie in musica dell’Italia della fine del Settecento. Se ed in che misura, sarà una nuova Iri dipende dalle risposte che verranno date a interrogativi tecnici. In primo luogo, occorre sapere di quali infrastrutture si prenderà carico – se di quelle della “legge obiettivo” (di cui tuttavia vuole occuparsi il Ministro Di Pietro ed ha pieno titolo per farlo) o di altre; senza dubbio, il Presidente e l’Amministratore Delegato di F2i hanno letto e meditato il saggio di Alice Rivlin , a lungo alla guida del Congressional Budget Office Usa, sulle trappole dell’infrastrutturazione in Paesi maturi – sarebbe bene conoscerne cosa ne hanno dedotto. In secondo luogo, non è chiaro se si utilizzeranno Special Purpose Vehicles (Spv), uno strumento finanziario ad hoc, per ciascuna iniziativa oppure per ciascun comparto e se la tecnica utilizzata sarà il BOO (Build, Own, Operate) o il BOOT (Build. Own, Operate, Transfer): le implicazioni sono molto differenti in materia di regolazione e di terminazione di tariffe, pedaggi e simili in quanto, nella seconda ipotesi, dopo un lasso di tempo concordato l’opera viene trasferita all’amministrazione pubblica.&lt;br /&gt; Nessuno ha precisato quale sarà l’analisi finanziaria ed economica che verrà effettuata. Senza dubbio, l’Ing. Gamberale è a conoscenza dello studio fatto a cavallo tra la fine degli Anni 80 e l’inizio degli Anni 90 dell’analisi finanziaria ed economica in Stet (la sua Alma Mater). Lo commissionò a valutatori indipendenti (che lavorarono a lungo con la struttura Stet) il Ministro delle Partecipazioni dell’epoca , Carlo Fracanzani. Il risultato fu che analisi economica non veniva proprio fatta e che l’analisi finanziaria era rudimentale – dato che si contava sul fatto di essere in posizione di monopolio e di potere avere una forte voce in capitolo in materia di tariffe. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti del Tevere . Sarebbe bene precisare se le infrastrutture (da finanziarie) verranno viste come un investimento in capitale fisico e finanziario oppure come uno strumento di politica economica oppure ancora come una finestra di opportunità. Dalla risposta a questa domanda dipende quali tecniche finanziarie ed economiche adottare. Potrebbe essere utile che F21 segua l’esempio dei cugini francesi, tedeschi e britannici con la pubblicazione di un manualetto.&lt;br /&gt;Infine, perché la Cdp è in F21? Per dare una garanzia pubblica? Per orientare le scelte operative presso obiettivi di politica economica? Per catturare utili e dividendi (se sono elevati)? Per incidere sull’allestimento dei progetti. Giuliano Amato, uomo di cultura storica oltre che giuridica ed economica, ama raccontare come e perché il potere politico (del Regno delle Due Sicilie) intervenne nel disegno tecnico-ingegneristico del primo caso di finanza di progetto in Italia (la ferrovia Napoli-Portici): il Re chiese che il tracciato proposto venisse cambiato per evitare di fare un tunnel , non per motivi ambientalistici, ma poiché “là posseno tocca’ e’ femmine!: E questo apporto che l’Ing. Gamberale si aspetta dalla Cdp?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117395416710083161?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117395416710083161/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117395416710083161' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117395416710083161'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117395416710083161'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/03/le-domande-in-cerca-di-risposta-su-f2i.html' title='LE DOMANDE IN CERCA DI RISPOSTA SU F2i'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117385683284155911</id><published>2007-03-14T01:19:00.000-07:00</published><updated>2007-03-14T01:20:32.893-07:00</updated><title type='text'>IN CINA PIU' LIBERTA' IMPRESA E MENO DI STAMPA</title><content type='html'>IN CINA PIU’ LIBERTA’ D’IMPRESA E MENO DI STAMPA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I cinesi sono sempre stati pessimi lettori di Karl Marx. Lo sottolinea spesso uno dei maggiori studiosi italiani del marxismo, Luciano Pellicani, il quale rileva anche quanto breve sia stata l’esperienza comunista in Cina – appena 25 anni- dal 1950 al 1975 – e sempre nel solco predeterminato della celeste burocrazia imperiale. Pochi hanno visto il nesso tra la correzione della bolla dell’azionario a Shangai) e le profonde modifiche di assetto istituzionale varate attorno al 10 marzo. Anche dopo la correzione, l’ indice Ssea dell’azionario cinese espone pur sempre un aumento della valorizzazione del 9% dall’inizio del 2007, mentre lo Sseb , relativo unicamente alla multinazionali, ne mostra una ben del 30% nell’arco delle stesse settimane . Tra le riforme strutturali quella di cui più si parla sulla stampa internazionale è la normativa sulla proprietà privata. In effetti, occorre conoscere il complesso sistema legislativo cinese per apprezzare quanto avvenuto il 10 marzo: la norma (di rango costituzionale è, quindi, valida in tutte le province) era stata già varata oltre un anno fa (unitamente a quella che ora consente agli imprenditori l’iscrizione al partito comunista). Ora si è completato il processo con l’approvazione, all’unanimità, da parte dei 3000 componenti del Congresso Nazionale del Popolo (l’organo supremo del partito). Imprenditori cinesi affermano che ciò non poteva non avvenire in quanto due terzi del pil è prodotto dal settore privato. In pratica, la normativa consente il diritto di proprietà ai privati e non solo allo Stato (come nella costituzione del 1950): la statizzazione della proprietà, però, continua ad essere la regola nel vasto settore agricolo dove ai contadini è permesso solo un fitto trentennale della terra o restare braccianti di aziende pubbliche oppure ancora componenti di cooperative. La bolla azionaria avrebbe reso difficile la transizione al nuovo (pur se incompleto) sistema. Ciò è un indizio che nella correzione ci sia stato lo zampino della banca centrale.&lt;br /&gt; Un altro (ed ancora più forte) indizio è l’annuncio a mercati chiusi, il week-end del 10-11 marzo, della creazione di una agenzia per il collocamento delle riserve in valuta estera (l’equivalente di oltre 1000 miliardi di euro). Il modello è quello della Temasek Holdings di Singapore che gestisce con successo un portafoglio equivalente a 70 miliardi di euro in una vasta gamma di valute ed in impieghi in quattro continenti. L’enfasi – afferma una nota riservata di J.P. Morgan , che ha avuto non secondario un ruolo nella costituzione del fondo- sarà su attività finanziarie che hanno come sottostante il settore dell’energia. Altre indiscrezioni puntano sulla diversificazione delle riserve (più spazio all’euro ed allo yen e meno al dollaro) e sulla ricerca (almeno nella prima fase) di investimenti a ricavi poco differiti nel tempo ed ad alti Roi e Roe. Una Borsa drogata avrebbe indebolito il programma di fare diventare l’agenzia un protagonista della finanza internazionale. Non manca chi suggerisce un eventuale interesse nell’agenzia per l’Alitalia , ma si tratta di voci poco attendibili non solo perché per la compagnia aerea una gara è già in corso ma soprattutto in quanto nella fase iniziale gli impieghi dei cinesi saranno molto prudenziali.&lt;br /&gt;Nei tre avvenimenti economici di queste settimane (la correzione di Borsa, la legge sulla proprietà, la costituzione dell’agenzia/fondo) risultano a tutto tondo le contraddizione con l’ideologia marxista ancora ufficialmente alla base della politica cinese. Nei manoscritti economici e filosofici del 1844, Marx affermava che la proprietà privata ci ha reso così stupidi da portarci ad un continuo stato di ubriachezza. Nel 1842, aveva scritto un saggio sulla libertà di stampa come strumento di vigilanza e controllo da parte del popolo e dimostrazione della stima del popolo in se stesso. In Cina, la legge sulla proprietà ed il varo del maxifondo ha coinciso – ma chi se ne è accorto? – con norme più dure su libertà di stampa, specialmente in materia di religione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117385683284155911?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117385683284155911/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117385683284155911' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117385683284155911'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117385683284155911'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/03/in-cina-piu-liberta-impresa-e-meno-di.html' title='IN CINA PIU&apos; LIBERTA&apos; IMPRESA E MENO DI STAMPA'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117385666193548203</id><published>2007-03-14T01:16:00.000-07:00</published><updated>2007-03-14T01:17:42.220-07:00</updated><title type='text'>DOPO LA CRISI I FONDI USA VANNO IN GERMANIA</title><content type='html'>&lt;span&gt;Dopo la correzione delle piazze finanziarie di fine febbraio (iniziata in Cina ma diffusasi, nel giro di pochi giorni, al mercato mondiale), si è tornati ad una fase di relativa calma. Avevamo indicato già in gennaio come la quiete stesse per annunciare una tempesta e documentato, a metà febbraio, come le Borse asiatiche stessero alla ricerca di una maggiore efficienza. Oltre al riaggiustamento a Shangai – ha del patologico un aumento del 150% degli indici di Borsa, avvertivano da tempo a Bedlam Asset Management , una boutique finanziaria di Londra - , la correzione ha avuto un’altra implicazione di rilievo: la caduta delle quotazioni (nonostante un utile complessivi di 24,5 miliardi di dollari, quasi 20 miliardi di euro, nel 2006) delle tre maggiori banche d’investimento, Goldman Sachs, Merrill Lynch e Morgan Stanley. Sono penalizzati soprattutto i loro titoli derivati in quanto si è sparsa l’impressione che il loro management non sia stato in grado di prevedere quanto bolliva in pentola e di re-indirizzare gli impieghi prima della caduta – durissimi a riguardo i commenti di Moody’s Investor Service nella newsletter ai maggiori clienti.&lt;br /&gt; La correzione non ha portato un riorientamento verso l’immobiliare (come avvenne nel 2000-2001) . L’Economist Intelligence Unit ha pubblicato il 12 marzo il suo rapporto trimestrale sul settore ; in 10 dei 20 paesi dell’indagine c’è una marcata decelerazione dell’aumento dei prezzi nel comparto – in Australia, Germania, Giappone la valorizzazione dell’edilizia residenziale è in leggera contrazione; a Hong-Kong si assiste ad una vera e propria contrazione. Inoltre, sul fondale di dove stando andando i mercati, c’è la previsione di un rallentamento della crescita dei profitti delle s.pa. – specialmente negli Usa – che rende il quadro complessivo più incerto con un conseguente aumento della volatilità.&lt;br /&gt;Un aspetto interessante è, invece, come le società di gestione del risparmio (s.g.r.) americane si stanno indirizzando verso quel Vecchio Continente in passato abituate a considerare semplicemente vecchio. L’oggetto della loro attenzione è principalmente la Germania, e le s.p.a. tedesche, sia quelle delle telecomunicazioni – molto appetite le azioni Deutsche Telekom in fase di profonda riorganizzazione- sia quelle dei comparti dell’energia e dell’ambiente. Tira molto il farmaceutico, specialmente svizzero e tedesco, ed il lusso (nonché la cura della persona). In questo campo, appare, nelle raccomandazioni appena formulate da Merrill Lynch, l’italiana Luxottica, accanto alle francesi L’Oréal, LMVH, Dior. Il lusso e la cura della persona vengono visti come i rami che potranno sostenere la Borsa francese anche in un fase (come l’attuale) in cui ci saranno le elezioni presidenziali ed, a ruota, quelle per il rinnovo dell’Assemblea Nazionale.&lt;br /&gt; &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117385666193548203?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117385666193548203/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117385666193548203' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117385666193548203'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117385666193548203'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/03/dopo-la-crisi-i-fondi-usa-vanno-in.html' title='DOPO LA CRISI I FONDI USA VANNO IN GERMANIA'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117359992118157362</id><published>2007-03-10T23:57:00.000-08:00</published><updated>2007-03-10T23:58:41.230-08:00</updated><title type='text'>PAOLO FERRERO CERCA DI FARE I CONTI CON I COSTI DELL'ESCLUSIONE SOCIALE</title><content type='html'>Ci sono voluti oltre dieci anni perché l’Ue si interessasse all’inclusione sociale e la includesse tra gli obiettivi prioritari dei fondi strutturali. Al momento del cosiddetto “spacchettamento” dei Ministeri, non è stato deciso chi dovesse, a livello centrale, occuparsene. Ma il Ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero, è ben convinto di poter fare valere le sue ragioni ed ottenere che nella quota dei fondi per l’inclusione sociale il dicastero da lui guidato abbia voce in capitolo. Non siamo ancora ad una disputa sulle competenze con il Ministro del Lavoro Cesare Damiano, certo invece che i fondi siano affare unicamente suo e delle Regioni. Tuttavia, mentre si profilano differenze di punti di vista all’orizzonte, Ferrero affila le armi.&lt;br /&gt; In bella vista sulla sua scrivania troneggia il fascicolo della Review of Income and Wealth dello scorso settembre in cui compare un saggio importante di Satya Chakravarty dell’Istituto centrale di statistica dell’India su come misurare l’esclusione sociale. L’aspetto interessante è che nella lontana Inda l’esclusione venga misurata facendo riscorso non solo a dati del grande Paese asiatico ma anche dell’Ue ed in particolare dell’Italia (dove sono stati studi – il Ministro non lo sapeva – ritenuti, nel resto del mondo esemplari ). L’approccio piace a Ferrero – gli garba meno che il lavoro non gli stato segnalato dai suoi uffici ma da un amico economista, valdese come lui: l’esclusione viene classificata in varie categorie sulla base del functioning , ossia del concetto di Amartya Sen di capacitazione ad operare nella società ed ad accrescere il proprio potenziale.&lt;br /&gt; Nello stesso fascicolo, compare un saggio di due tra gli economisti di punta del centro studi della Banca Mondiale, Martin Ravallion e Michael Lokshin. Il loro obiettivo è analogo a quello che Ferrero vorrebbe diventasse politica di governo: definire soglie di povertà al di sotto delle quali intervenire con assistenza e supporto. Il lavoro teorico di Ravallion e Lokshin viene corredato da un caso di studio relativo alla Russia dove l’eterogeneità è tale che è difficile giungere a misure trasparenti. Conclusione un po’ amara per chi vuole rifondare (in un modo o nell’altro) il comunismo.&lt;br /&gt;  Molto utile, invece, ancora nel fascicolo della Review of Income and Wealth, lo studio di due socio-economisti dell’Università Cattolica di Lovanio, André Decoster e Erwing Ooghe in vista dello sviluppo di un indice per effettuare comparazioni di benessere che siano rubuste. E’ un raffinato lavoro statistico che viene spedito al Ministero dell’Economia e delle Finanze perché ne tengano conto anche nelle politiche tributarie (troppo pesanti per i poveri). Viene anche inviato all’Isfol (Istituto per lo sviluppo della formazione dei lavoratori) , sotto la vigilanza del suo dicastero (a mezzadria con quello guidato da Cesare Damiano), perché i ricercatori dell’ente mettano a punto qualcosa di analogo.&lt;br /&gt; La materia, ritiene, è tanto più urgente in quanto un’analisi di Vivek H. Dehajia e Yiagadeesen Sami della Carleton University (nella lontana California) pubblicata in Europa come CESifo working paper n. 1746 suggerisce che ci sono indicazioni secondo cui l’armonizzazione delle regole e condizioni di lavoro in Europa stanno causando un livellamento verso il basso a ragione del processo d’integrazione economica. L’analisi ( basata su dati 1980-2001 per l’Ue a 15) non è conclusiva ma tale da destare preoccupazione&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117359992118157362?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117359992118157362/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117359992118157362' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117359992118157362'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117359992118157362'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/03/paolo-ferrero-cerca-di-fare-i-conti.html' title='PAOLO FERRERO CERCA DI FARE I CONTI CON I COSTI DELL&apos;ESCLUSIONE SOCIALE'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117359983664752387</id><published>2007-03-10T23:56:00.000-08:00</published><updated>2007-03-10T23:57:16.996-08:00</updated><title type='text'>FOLLINI, CAVALLO DI TROIA O TRADITORE da IL DOMENICALE del 10 marzo</title><content type='html'>Il “Prodi Bis” sta per decollare. Grazie al voto determinante (al Senato) di Marco Follini. Quali sono le implicazioni per la politica economica. In primo luogo, il superamento della crisi parlamentare di metà febbraio non vuole dire che è stata risolta la crisi politica di una maggioranza fin troppo composita ed unita in gran misura dalla paura che in caso di elezioni anticipate , adesso il 60% degli italiani voterebbe per i loro avversari. La crisi politica avviene in una fase in cui è in atto una leggera ripresa che sta avvenendo al traino della crescita internazione; nel quarto trimestre il pil Usa è cresciuto al tasso del 3,4% e nel Regno Unito del 3% rispetto allo stesso periodo di 12 mesi prima e quindi anche il pil italiano ha mostrato segni di espansione - 2,9% (inferiore alla media Ue) rispetto al quarto trimestre 2005. I 20 maggiori istituti econometrici internazionali (tutti privati e nessuno italiano) ammoniscono che il tasso annuo di aumento del pil sta scivolando dal 2% del 2006 all’1,3% nel 2007 (vero e proprio fanalino di coda dell’area dell’euro e che una delle determinanti è il drenaggio di risorse produttive operato con la legge finanziaria). Inoltre, come indicato dalla tempesta sui mercati asiatici, le piazze finanziarie internazionali sono in fibrillazione.&lt;br /&gt;Eloquente il rapporto Ocse “Going for growth 2007”, un ponderoso volume di circa 300 pagine in vendita a metà marzo al prezzo di 60 euro (ma che gli abbonati alle pubblicazioni dell’organizzazione possono consultare on line dal 13 febbraio): il documento plaude alle “timide” liberalizzazioni attuate negli ultimi mesi del 2006 nel nostro Paese ed incoraggia a fare di più in questo campo (nonché a farlo presto) ma sottolinea l’urgenza di una drastica riforma della previdenza nonché l’esigenza di a) rendere più flessibile il mercato del lavoro per ridurre la disoccupazione ed aumentare i tassi di partecipazione di coloro in età di lavoro alla forza lavoro (quindi estendere la Legge Biagi, non diluirla); b) aumentare la produttività accentuando la liberalizzazione del mercato dei prodotti e dei servizi; c) migliorare il capitale umano a livello non solo delle università ma anche della scuola secondaria; d) alzare il livello della ricerca scientifica e g) ridurre il fardello del debito pubblico con un programma aggressivo di privatizzazioni tanto più che la ricognizione dello situazione patrimoniale dello Stato, (condotta al termine della precedente legislatura) evidenziava un “valore residuo” (ancora in mano di Ministeri ed enti vari) pari a circa il 130-140% del pil e “valorizzazione di medio periodo” (in grado di essere collocata sul mercato) per un controvalore di 400 miliardi di euro.&lt;br /&gt;Queste proposte non sono differenti da quelle emerse nelle ultimi anni dal laboratorio culturale (la Fondazione Formiche) creato da Follini ; sono state presentate spesso nella rivista della Fondazione in scritti di autori di chiara matrice cattolico liberale. Su temi come le liberalizzazioni, l’alta velocità, la riforma della previdenza, la produzione energetica, Follini non può non essere intransigente (in linea con quanto proposto della rivista). Ciò vuol dire rafforzare in senso liberale quei 12 punti stilati dal sinedrio dell’Unione sull’onda della sconfitta al Senato. Nei confronti del dodecalogo, però, i Cobas e molti esponenti della sinistra radicale (non necessariamente sindacalisti) si sono espressi in modo nettamente negativo, annunciando pure iniziative di piazza. Cobas e sinistra vedono Follini come il “cavallo di Troia” di un “berlusconismo” che snaturerebbe quanto concordato nella “fabbrica del programma”. Per Mastella, Dini, e i riformisti e volenterosi dell’Ulivo, il suo arrivo è un riequilibrio essenziale per modernizzare il Paese. Queste due letture contrastanti non potranno non acuire le tensioni nella traballante maggioranza e renderne inevitabile l’implosione. Insomma, il bacio di Marco Follini si presenta per il Prodi bis come quello della donna-ragno delle fantasticherie di un detenuto nel romanzo di Manuel Puig (e del film di Hector Babenco). Un bacio che nei prossimi due-tre mesi darà pulsioni, emozioni, tensioni, tremori e timori alla politica italiana (in posizioni e contorsioni sempre più complicate) ma che alla fine non potrà non portare all’implosione del sinedrio alla guida dei partiti dell’Unione. Principalmente e soprattutto, sotto il profilo della politica economica. Dato che in mondo dove tutti corrono, chi cammina sta fermo, quanto prima si sciolgono i nodi (e ci si mette sulla rotta giusta) tanto meglio è.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117359983664752387?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117359983664752387/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117359983664752387' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117359983664752387'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117359983664752387'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/03/follini-cavallo-di-troia-o-traditore.html' title='FOLLINI, CAVALLO DI TROIA O TRADITORE da IL DOMENICALE del 10 marzo'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117351891774110838</id><published>2007-03-10T01:28:00.000-08:00</published><updated>2007-03-10T01:28:37.800-08:00</updated><title type='text'>IL PRODI BIS E LA PREVIDENZA</title><content type='html'>La riforma della previdenza è uno dei primi punti all’ordine del giorno del Prodi-bis. E’ inclusa nel dodecalogo che, secondo il Presidente del Consiglio, dovrebbe essere la stella polare della politica legislativa dell’Esecutivo. Lo chiede, a gran voce, l’Unione Europea (Ue), in particolare l’Eurogruppo , ossia i Ministri economici e finanziari dell’area dell’euro. E’ al centro del capitolo sull’Italia del volume “Going for growth 2007” che l’Ocse mette in vendita l’8 marzo. E’ anche , però, il tema sul quale i sindacati (od almeno parte della triplice ed i Cobas) si mostrano maggiormente agguerriti e lanciano proclami che sembrano intimare il licenziamento dell’Esecutivo oppure uno sfratto di Prodi da Palazzo Chigi in caso non prevalgano le loro tesi.&lt;br /&gt;Se la partita viene vista con gli occhiali di un economista ed in termini di teoria dei giochi, il nodo potrebbe essere meno difficile da sbrogliare di quanto non paia dalle tensioni verbali di questi ultimi giorni. Un fallimento in questo campo sarebbe dannoso per tutti i principali giocatori: per Prodi in prima persona che vedrebbe smentito un aspetto portante del programma; per l’Esecutivo nel suo complesso (che correrebbe il rischio di un nuovo declassamento dei titoli del debito pubblico); per la Cgil che tanto (e più degli altri maggiori sindacati) si è impegnata per la creazione del Prodi bis; per l’insieme della parte sindacale che nel memorandum di intesa firmato prima del varo della finanziaria si è impegnata a quella revisione dei coefficienti (contro cui molti dei loro esponenti oggi abbagliano). Il diavolo, però, si annida nei dettagli. Da un lato, è possibile che, all’interno della sinistra, le posizioni si siano così incancrenite nelle ultime settimane da portare ad irrigidimenti tali da fare saltare un accordo per molti aspetti già in bozza. Da un altro, è forte la tentazione di fare pagare il costo dell’accordo (essenzialmente dovuto alla richiesta, considerata irrinunciabile dai sindacati, di modificare la legge Maroni in termini di età minima per accesso agli assegni previdenziali) a chi non è tra i giocatori al tavolo dove si decide la partita. La tentazione diventerebbe ancora più forte se – come si legge in una delle bozze che circolano nel Palazzo – l’intesa sulla previdenza sarebbe mini (smussamento dello scalone che in base alla legge Maroni porterebbe a 60 anni dall’anno prossimo l’età minima della pensione) ma verrebbe accompagnata da un accordo maxi sugli ammortizzatori (specialmente sulla consistenza dell’indennità di disoccupazione). I computer del Ministero del Lavoro e della Ragioneria Generale dello Stato sono al lavoro per le quantificazioni. Le prime stime sono da far accapponare la pelle. Il suggerimento che circola a Palazzo non è molto innovativo: ridurre la spesa in conto capitale (Di Pietro stia vigile!) per colmare il buco immediato e sperare nella benevolenza del Fato per il futuro.&lt;br /&gt;Come uscire da quello che potrebbe essere un vicolo cieco senza porne il peso sulle spalle di tutti (una riduzione del programma di infrastrutture ridurrebbe la produttività del Paese , colpendo in particolare le imprese)? Ripartire dal programma delineato su Il Tempo in novembre:a) aumentare l’età della pensione (con eccezioni per i lavori davvero usuranti); b) introdurre subito il meccanismo contributivo (estendendo a tutti le tecniche di computo pro-quota); c) applicare i nuovi coefficienti di calcolo delle spettanze (proposti dal Nucleo di valutazione della spesa previdenziale oltre sei mesi fa per tenere conto dell’allungamento delle aspettative di vita; d) aumentare le pensioni minime ed agganciarne l’evoluzione all’ andamento dei salari (come prima del 1992); e) prevedere un indicizzazione più forte per gli ultra 75enni (a ragione delle pi alte spese per la cura della persona in cui si incorre in tarda età I risparmi sulle voci a), b) e c) di cui oggi beneficiano, di norma, chi ha redditi alti o medio alti, servirebbero a finanziare le voce d) ed e) , dirette invece a chi è in condizioni di vero disagio. Tutti i giocatori salverebbero la faccia. E non si accollerebbero oneri a chi non è al tavolo verde.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117351891774110838?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117351891774110838/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117351891774110838' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117351891774110838'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117351891774110838'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/03/il-prodi-bis-e-la-previdenza.html' title='IL PRODI BIS E LA PREVIDENZA'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117351876663430146</id><published>2007-03-10T01:25:00.000-08:00</published><updated>2007-03-10T01:26:06.696-08:00</updated><title type='text'>NORMA, RETRO ED IN NOTTURNO</title><content type='html'>“Norma” è il capolavoro di Vincenzo Bellini. L’edizione che si replica a Catania sino al 18 marzo e che dal 16 al 30 dicembre sarà sul palcoscenico del Massimo di Palermo è importante innanzitutto come primo esempio di collaborazione dei due maggiori teatri siciliani. L’allestimento ha  debuttato con 9 repliche di tutto esaurito e grande successo di critica in Giappone ed approda adesso in quella meravigliosa scatola acustica che è il Massimo Bellini della città etnea.&lt;br /&gt; Nel lavoro pulsioni nazional- risorgimentali si fondono con l’intreccio passionale e con l’amicizia tra le due protagoniste femminili. “Norma” è l’apoteosi del canto puro nella sua espressione sia lirica sia tragica. Ad un’orchestrazione semplice (quasi elementare) si giustappone una solennità statica ed un canto puro e lineare, caratterizzato da una ricca vena melodica tanto che lo stesso Richard Wagner la paragonò alla tragedia greca. Le difficoltà di esecuzione sono, quindi, principalmente vocali.&lt;br /&gt;L’orchestra non è tra le migliori ma la mano di Giuliano Carella (specialista di questo repertorio) la tiene efficacemente in pugno e fa risaltare la semplicità della scrittura. Per Dmitra Theodossiou questa Norma rappresenta un coronamento di carriera; dopo vari tentativi con esiti misti, svetta in ruolo terrificante per l’ampiezza di registro che richiede; la sua è una Norma altamente drammatica (alla Callas o alla Verret) piuttosto che romantica (alla Caballé). Il successo e gli applausi hanno arriso anche a Nidia Palacios, un’Adalgisa intesa. Carlo Ventre è tanto generoso con la voce quanto infingardo (sino alla scena finale) con le due protagoniste. Riccardo Zanallato un Oroverso di maniera. Insignificanti i caratteristi nei ruoli minori.&lt;br /&gt;Alla buona realizzazione musicale, fa riscontro una regia ed una scenografia iper-tradizionali con l’azione scenica sempre di notte presente e nei momenti chiave una comparsa nella parte della morte. Può piacere al grande pubblico ma da una coproduzione tra i due maggiori teatri siciliani ci si sarebbe aspettato un pizzico di innovazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Norma , tragedia lirica in due atti di Felice Romani musica di Vincenzo Bellini&lt;br /&gt;Regia. Walter Pagliaro&lt;br /&gt;Scene e Costumi: Alberto Verso&lt;br /&gt;Direttore: Giuliano Carella&lt;br /&gt;Protagonisti: Dmitra Theodossiou, Nidia Palacio, Carlo Ventre, Riccardo Zanellato&lt;br /&gt;Al Teatro Massimo Bellini di Catania sino al 18 marzo. Al Teatro Massimo di Palermo dal 16 al 30 dicembre. Una tournée in Giappone di 9 repliche ed altre allo stadio di progetto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117351876663430146?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117351876663430146/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117351876663430146' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117351876663430146'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117351876663430146'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/03/norma-retro-ed-in-notturno.html' title='NORMA, RETRO ED IN NOTTURNO'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117351870062446425</id><published>2007-03-10T01:23:00.000-08:00</published><updated>2007-03-10T01:25:00.776-08:00</updated><title type='text'>LIQUIDITA' MONDIALE, TASSE E PARADISI TRIBUTARI-</title><content type='html'>Dove va la liquidità mondiale? Se lo chiedono in molti perché , nonostante sia in corso un animato dibattito non solo accademico ma anche professionale (ossia tra esperti di mercati) sul significato del termine, quale che sia la definizione la crescita della base monetaria in senso lato (M3 in gergo) è in rapido aumento. Nell’area dell’euro ed in Gran Bretagna sta crescendo a tassi superiori a quelli dell’incremento del pil . A livello mondiale, se si tiene conto della liquidità immessa dal disavanzo delle partite correnti Usa, nel 2003-2005 la liquidità è cresciuta del 20% l’anno – il tasso più elevato segnato dal 1974-75. L’anno scorso c’è stata una decelerazione. Tuttavia, tenendo conto di azioni ed obbligazioni detenute dalla Federal Reserve Usa, la crescita è stata circa del 10%. Secondo un’altra misura, a detta del settimanale “The Economist” del 10 febbraio, se si mettono nel computo anche le riserve in valuta estera , negli ultimi quattro anni la crescita della liquidità sarebbe stata del 18% - e forse anche di più (includendo il carry trade) innescato dai bassi tassi d’interesse giapponese.&lt;br /&gt; Come mai si chiede Raghram Rajan della Università di Chicago a tale aumento della liquidità non corrisponde un aumento degli investimenti reali? La sua risposta è che la stima degli investimenti è errata per difetto in quanto non tiene conto dell’investimento in capitale umano. Ad essere bastian contrari, una spiegazione più completa di quella di Rajan è che gli aggravi tributari (specialmente nell’area dell’euro) hanno incoraggiato investimenti finanziari dove il fisco si sfugge più facilmente (materie prime, arte, debito dei paesi in via di sviluppo, obbligazioni corporate di bassa classificazione) nonché una vera e propria fuga verso i paradisi fiscali.&lt;br /&gt; Un’analisi della Università del Michigan e della Università del Connecticut esamina sulla base di un campione rappresentativo della cinquantina di Paesi considerati Paradisi fiscali come si diventa parte del gruppo: non solo si tratta di Paese che tendono ad essere di piccole dimensioni ed alto reddito ma di norma sono ben governati ed hanno una regolazione leggera e semplice ma efficace. Lo studio afferma che “per un paese la cui popolazione è meno di un milione , le probabilità di entrare nel club dei Paradisi fiscali cresce dal 24% al 63% se la qualità della governance migliora dal livello di quella del Brasile al livello di quella del Portogallo”.&lt;br /&gt;  Cosa fare? Da tempo l’Ocse sta combattendo una battaglia contro i Paradisi fiscali sottolineando che essi forniscono una concorrenza tributaria ingiusta. Gli Usa e l’Ue sono stati i motori di tale battaglia. Ora , però, la posizione americana sta cambiando: meglio cercare di collaborare che combattere ad armi impari. Un chiaro mutamento di strategia è in un saggio nell’ultimo fascicolo dello Harvard International Law Journal. Si dice che sia ispirata dalla Security and Exchange Commission (dove spira aria nuova in materia) : il punto operativo di base consiste nell’autorizzare la compravendita sul mercato Usa , anche da parte di sim straniere, di titoli di imprese e di Paesi che non hanno una regolazione finanziaria considerata alla pari con quella americana. Il principio giuridico sarebbe quello della substituted compliance , ossia di essere alle prese (sino a prova contraria, e , naturalmente, potendo fare azioni nei confronti di frodi) con regimi accettabili. Ciò, secondo William McDonough (a lungo Presidente del Public Companies Accounting Oversight Board, organo di vigilanza della contabilità della s.p.a.) , non sarebbe mirato solo ai Paradisi fiscali ma anche ai paesi dell’Ue: li incoraggerebbe a migliorare la loro regolazione ed ad abbassare la loro pressione tributaria.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117351870062446425?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117351870062446425/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117351870062446425' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117351870062446425'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117351870062446425'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/03/liquidita-mondiale-tasse-e-paradisi.html' title='LIQUIDITA&apos; MONDIALE, TASSE E PARADISI TRIBUTARI-'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117351853448582338</id><published>2007-03-10T01:21:00.000-08:00</published><updated>2007-03-10T01:22:14.546-08:00</updated><title type='text'>QUANTO E0 DURO ESSERE ALLA GUIDA DI UNA BANCA CENTRALE</title><content type='html'>Il Giappone è, ormai, da oltre dieci anni, il bello addormentato del Bacino del Pacifico e, quindi, dell’economia internazionale. Mentre l’Impero del Sol Levante cresceva a tassi a due cifre negli anni 70 ed 80, gli anni  90 hanno caratterizzato un lungo letargo da cui ha cominciato a risalire la china verso il 2005. L’anno scorso il pil è aumentato del 2,1% e per il 2007 i 20 maggiori centri econometrici internazionali stimano una crescita dell’1,9% - caratteristica di un’economia matura e sempre migliore dell’1,3% che i medesimi istituti attribuiscono all’Italia.&lt;br /&gt;Un’interessante analisi dell’economia giapponese è stata prodotto dall’Accademia Russa delle Scienze a metà febbraio. Il testo integrale è disponibile solo in cirillico, ma se ne può chiedere all’economista che ha guidato la squadra (Ivan Kitov – &lt;a href="mailto:ikitov@mail.ru"&gt;ikitov@mail.ru&lt;/a&gt; ) una sintesi in inglese. Il lavoro merita di essere letto per due motivi: uno intrinseco (l’Accademia russa ha messo a punto un nuovo modello dinamico dell’andamento macro-economico del Giappone e fornisce stime della crescita del pil per i prossimi dieci anni); uno politico (è indice dell’attenzione che la Russia rivolge al Bacino del Pacifico). E’ significativo vedere come nelle proiezioni del modello russo, nonostante la ripresa degli ultimi anni, la deflazione resti in agguato.&lt;br /&gt;Uno studio molto più approfondito viene dall’Università di Sidney (è il CLPE Research Paper n 01-1 del 2007). Pur se ne è autore uno specialista di diritto commerciale giapponese, Luke R. Nottage , è ai confini tra giurisprudenza ed economia. Analizza in modo dettagliato se e come la corporate governance  nipponica è cambiata negli ultimi quindici anni . L’attenzione è rivolta specialmente al settore delle banche e delle finanziarie (i cui problemi hanno innescato negli Anni 90 una crisi che dai comparti specifici si è estesa alla macro-economia). Il titolo dello studio è eloquente “Nulla di nuovo sul fonte nord-occidentale? Interpretare la retorica e la realtà della governance aziendale giapponese”. Il lavoro esamina minuziosamente le riforme (e la giurisprudenza) che hanno portato al nuovo Codice di diritto societario del 2005- una modernizzazione significativa in quando il Codice sino ad allora in vigore era stata varato nel 1899 e si basava sulla normativa societaria tedesca della seconda metà dell’Ottocento, mentre il Codice del 2005 si ispira alla normativa americana. Inoltre , il nuovo Codice è corredato da un commentario ufficiale in inglese (di grande aiuto per chi opera nel Bello Addormentato). Scavando, però, nella prassi (vertenze, sentenze) ci si accorge che il cambiamento è molto più graduale di quanto non sembri. C’è un aspetto incoraggiante: il dibattito sulla Corporate Social Responsibility diventato molto intenso nel Sol Levante.&lt;br /&gt;A spiegare la lentezza del cambiamento è unto uno studio di settore (l’industria cinematografica) curato da un giurista italiano che insegna a Osford, Federico Varese e pubblicato negli Oxford Legal Research Papers.Vi ricordate i film giapponesi che incantarono il mondo intero negli Anni 60? Come mai sono spariti o quanto meno diventati molto rari? La responsabilità è di autori ed attori? Nella “storia segreta del cinema giapponese”, Varese documenta, con tecniche economico-finanziarie, oltre che giuridiche., come  il declino di qualità sia dovuto al crescente coinvolgimento finanziario dei Yakuza (la criminalità organizzata) nell’assetto societario del comparto: vengono prodotti sempre più film di gangster e su gangster (con una buona dose di porno-soft) che rispecchiano gli interessi (e forse la vita) dei finanziatori. Sono a loro immagine e somiglianza e parlano di cose loro. Ma allontanano il pubblico.&lt;br /&gt;  La mafia, quindi, non fa bene al cinema e potrebbe argomentarsi non giova neanche agli altri comparti in cui mette in dito- quanto meno poiché ne frena il cambiamento e la modernizzazione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117351853448582338?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117351853448582338/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117351853448582338' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117351853448582338'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117351853448582338'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/03/quanto-e0-duro-essere-alla-guida-di.html' title='QUANTO E0 DURO ESSERE ALLA GUIDA DI UNA BANCA CENTRALE'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117351844397749413</id><published>2007-03-10T01:19:00.000-08:00</published><updated>2007-03-10T01:20:44.050-08:00</updated><title type='text'>GIAPPONE RISCHIO DEFLAZIONE DOPO IL RISVEGLIO</title><content type='html'>Il Giappone è, ormai, da oltre dieci anni, il bello addormentato del Bacino del Pacifico e, quindi, dell’economia internazionale. Mentre l’Impero del Sol Levante cresceva a tassi a due cifre negli anni 70 ed 80, gli anni  90 hanno caratterizzato un lungo letargo da cui ha cominciato a risalire la china verso il 2005. L’anno scorso il pil è aumentato del 2,1% e per il 2007 i 20 maggiori centri econometrici internazionali stimano una crescita dell’1,9% - caratteristica di un’economia matura e sempre migliore dell’1,3% che i medesimi istituti attribuiscono all’Italia.&lt;br /&gt;Un’interessante analisi dell’economia giapponese è stata prodotto dall’Accademia Russa delle Scienze a metà febbraio. Il testo integrale è disponibile solo in cirillico, ma se ne può chiedere all’economista che ha guidato la squadra (Ivan Kitov – &lt;a href="mailto:ikitov@mail.ru"&gt;ikitov@mail.ru&lt;/a&gt; ) una sintesi in inglese. Il lavoro merita di essere letto per due motivi: uno intrinseco (l’Accademia russa ha messo a punto un nuovo modello dinamico dell’andamento macro-economico del Giappone e fornisce stime della crescita del pil per i prossimi dieci anni); uno politico (è indice dell’attenzione che la Russia rivolge al Bacino del Pacifico). E’ significativo vedere come nelle proiezioni del modello russo, nonostante la ripresa degli ultimi anni, la deflazione resti in agguato.&lt;br /&gt;Uno studio molto più approfondito viene dall’Università di Sidney (è il CLPE Research Paper n 01-1 del 2007). Pur se ne è autore uno specialista di diritto commerciale giapponese, Luke R. Nottage , è ai confini tra giurisprudenza ed economia. Analizza in modo dettagliato se e come la corporate governance  nipponica è cambiata negli ultimi quindici anni . L’attenzione è rivolta specialmente al settore delle banche e delle finanziarie (i cui problemi hanno innescato negli Anni 90 una crisi che dai comparti specifici si è estesa alla macro-economia). Il titolo dello studio è eloquente “Nulla di nuovo sul fonte nord-occidentale? Interpretare la retorica e la realtà della governance aziendale giapponese”. Il lavoro esamina minuziosamente le riforme (e la giurisprudenza) che hanno portato al nuovo Codice di diritto societario del 2005- una modernizzazione significativa in quando il Codice sino ad allora in vigore era stata varato nel 1899 e si basava sulla normativa societaria tedesca della seconda metà dell’Ottocento, mentre il Codice del 2005 si ispira alla normativa americana. Inoltre , il nuovo Codice è corredato da un commentario ufficiale in inglese (di grande aiuto per chi opera nel Bello Addormentato). Scavando, però, nella prassi (vertenze, sentenze) ci si accorge che il cambiamento è molto più graduale di quanto non sembri. C’è un aspetto incoraggiante: il dibattito sulla Corporate Social Responsibility diventato molto intenso nel Sol Levante.&lt;br /&gt;A spiegare la lentezza del cambiamento è unto uno studio di settore (l’industria cinematografica) curato da un giurista italiano che insegna a Osford, Federico Varese e pubblicato negli Oxford Legal Research Papers.Vi ricordate i film giapponesi che incantarono il mondo intero negli Anni 60? Come mai sono spariti o quanto meno diventati molto rari? La responsabilità è di autori ed attori? Nella “storia segreta del cinema giapponese”, Varese documenta, con tecniche economico-finanziarie, oltre che giuridiche., come  il declino di qualità sia dovuto al crescente coinvolgimento finanziario dei Yakuza (la criminalità organizzata) nell’assetto societario del comparto: vengono prodotti sempre più film di gangster e su gangster (con una buona dose di porno-soft) che rispecchiano gli interessi (e forse la vita) dei finanziatori. Sono a loro immagine e somiglianza e parlano di cose loro. Ma allontanano il pubblico.&lt;br /&gt;  La mafia, quindi, non fa bene al cinema e potrebbe argomentarsi non giova neanche agli altri comparti in cui mette in dito- quanto meno poiché ne frena il cambiamento e la modernizzazione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117351844397749413?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117351844397749413/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117351844397749413' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117351844397749413'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117351844397749413'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/03/giappone-rischio-deflazione-dopo-il.html' title='GIAPPONE RISCHIO DEFLAZIONE DOPO IL RISVEGLIO'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117351836603153627</id><published>2007-03-10T01:17:00.000-08:00</published><updated>2007-03-10T01:19:26.353-08:00</updated><title type='text'>L'ECONOMIA AI TEMPI DELL'UNIONE</title><content type='html'>La politica economica in salsa bolognese La sequenza di quella che possiamo chiamare la “Prodeconomics” (ossia la politica economica del Governo guidato da Romano Prodi) prevedeva una fase orientata al risanamento dei conti pubblici (presentati come lasciati in uno stato disastroso dal precedente Governo Berlusconi) seguita da una fase di riforme atte ad accelerare la crescita economica. Un anticipo di tale fase di riforme veniva dato in estate con il cosiddetto “decreto Bersani” che riguardava alcune misure davvero minute (la più importante il tentativo di aprire leggermente e gradualmente il mercato dei taxi e delle auto a noleggio con conducente). Venivano annunciate, nel Documento di Programmazione Economica e Finanziaria (Dpef) della scorsa estate riforme dai contenuti non specificati in materia di previdenza, sanità, pubblico impiego ed ammodernamento delle infrastrutture. Di queste riforme non si è trattato nella legge finanziaria e, con l’eccezione di quelle del pubblico impiego (oggetto di un protocollo con i sindacati), ancora oggi non è dato conoscerne i lineamenti.&lt;br /&gt; I dati più recenti sull’andamento delle entrate, ed in particolare quelli sulla riduzione del fabbisogno dei conti pubblici registrata nel 2006 (-41% rispetto al livello di fine 2005) dimostrano che senza l’onerosissimo spacchettamento dei Ministeri ed i rimborsi Iva (a seguito di una sentenza della Corte di Giustizia Europea) verosimilmente l’indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni sarebbe stato prossimo al 3% del pil- od anche al di sotto di tale parametro. Di conseguenza il forte aumento della pressione tributaria varato con l’ultima finanziaria non sarebbe stato necessario. Ciò solleva interessanti interrogativi non solo sulla “battaglia dei conti pubblici” lanciata con un notevole allarmismo dall’attuale maggioranza sin dallo scorso maggio ma anche e soprattutto su alcuni aspetti di alcuni aspetti della politica fisco-monetaria dell’Italia nell’unione monetaria..&lt;br /&gt; Sorprende che non ne ha fatto riferimento a tali aspetti il Presidente del Consiglio Romano Prodi, da giovane assiduo avventore della bolognesissima Birreria Lamma,a Via dell’Inferno, là sotto le bolognesissime due Torri – dove purtroppo ora c’è un negozio di giochi elettronici. Che c’entra l’autorevole Birreria Lamma (pluridecorata da generazioni di studenti e professorini) con i nostri conti pubblici e la nostra economia? Circa 45 anni fa, l’allora giovane, smilzo, (quasi) sobrio (e non ancora Premio Nobel) Robert Mundell vergò su un tovagliolo di carta di quella Birreria un teorema che sarebbe divenuto il punto centrale di un saggio fondamentale pubblicato sull’American Economic Review. Allora Mundell viveva nella città felsinea in quanto Fullbright Professor alla Johns Hopkins University. Il saggio contiene una dimostrazione matematica dei nessi tra politica fisco-monetaria ed economia reale in una fase in cui si vuole tenere l’inflazione sotto controllo e ravvivare la crescita. Ebbe tanto successo che Arthur Okun , testa d’uovo liberal della Brooking Institution, parlò di “politica economica in salsa bolognese”. In breve, il teorema di Mundell suggerisce asimmetria tra politica monetaria (diretta a contenere l’inflazione) e politica di bilancio (mirata a sostenere la crescita), sottolineando l’esigenza di perizia nel tener conto del time lag (lasso temporale tra misure ed effetti), più immediato in materia di moneta che di bilancio. E’ la politica seguita, in gran misura, negli Anni Ottanta dai Governi Spadolini e Craxi (come sottolineato in una raccolta di saggi recentemente curata da Gennaro Acquaviva e Piero Crateri): il Ministro del Tesoro Beniamino Andreatta, maestro di Romani Prodi, la aveva metabolizzata.&lt;br /&gt; Dalla storia economica (utile per comprendere la cronaca) arriviamo ai problemi sul tappeto, applicando il teorema di Mundell ad un contesto in cui il principe non ha più lo scettro della politica monetaria ma è solo una delle tanti voci in capitolo in quanto componente del Consiglio della Banca centrale europea (Bce). In primo luogo, il teorema pare dare ragione a chi sostiene che l’incremento del gettito è frutto delle misure tributarie del passato non di innamoramento degli italiani nei confronti del fisco dal maggio-giugno scorso, come pare dire il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze Vincenzo Visco. L’aver aggiunto ad una politica monetaria restrittiva una politica di bilancio ancor più restrittiva minaccia, secondo il teorema di Mundell, di accelerare il rallentamento dell’economia reale: da un tasso di crescita dell’1,7% nel 2006, si potrebbe andare nel 2007 al di sotto dello 0,9% come già stanno dicendo una dozzina di Cassandre econometriche. La principessa troiana, ricordiamolo, aveva ragione. Anche se non conosceva né la Birreria Lamma né la politica economica in salsa bolognese.&lt;br /&gt;  Che fare? Una riduzione generale delle aliquote (come suggerito da alcuni) non avrebbe effetti immediati , proprio a ragione del time lag (oltre che dei tempi tecnici dell’amministrazione finanziaria). Si potrebbe o andare verso una riduzione selettiva (a favore di investimenti) od al virtuosismo di Andreatta nel temperare “competenza”e “cassa”. Nel Palazzo se ne è consapevoli e si punta principalmente sulle liberalizzazioni e le privatizzazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le liberalizzazioni e le privatizzazioni Le prime sono state sino ad ora molto modeste. E le seconde riguardano essenzialmente il futuro dell’Alitalia. Poco significative quelle relative agli orari di apertura dei barbieri, alla possibilità di vendere benzina nei supermercati e simili. La parte più importante riguarda i servizi pubblici locali, argomento vicino alla qualità della vita di tutti noi e non affrontato nella legislatura precedente, nonostante i ripetuti tentativi del Ministro delle Attività Produttive Antonio Marzano.. Il ddl – che va sotto il nome di “legge Lanzillotta” dal nome del Ministro che ne ha predisposto il testo – prevede la privatizzazione di trasporti, gas, acqua, nettezza urbana e via discorrendo ed indica procedure d’asta perché tale privatizzazione avvenga in modo efficiente e trasparente. Quotidianamente, i siti web di alcuni partiti della maggioranza (quelli appartenenti alla sinistra radicale) si scagliano contro il ddl: particolarmente duro il sito di “Attac” che lo considera uno strumento per cedere beni pubblici (dal punto di vista giuridico) o sociali (dal punto di vista economico) ad un non meglio definito “padronato”. Severe anche le posizioni di una corrente Ds e di alcuni esponenti della stessa Margherita.&lt;br /&gt;Nelle consultazioni tra Governo centrale ed autonomie locali, nessuno ha sollevato due temi di grande rilievo: a) l’interazione tra privatizzazioni e liberalizzazioni e b) il quadro europeo. In primo luogo, occorre evitare di ripetere l’errore degli Anni Novanta quando le privatizzazioni di grandi gruppi a partecipazione statale venne effettuata prima di un quadro ben definito di liberalizzazioni. Ne conseguirono distorsioni di cui l’Italia pagherà il costo per anni: la grande industria privata non colse l’occasione per ammodernarsi e diventare più competitiva ma si contese la rendita (principalmente nelle telecomunicazioni e nelle autostrade). Liberalizzare i servizi pubblici locali è ancora più arduo, ma è fattibile, come provano, da anni studi di Banca mondiale; specialmente nel settore dei trasporti si possono mettere in concorrenza varie modalità ed incentivare (non disincentivare come si è fatto a Roma) iniziative private (di miglior qualità e più alto prezzo) in concorrenza con bus e metropolitane pubbliche. In materia, c’è un assordante silenzio, anche da parte delle associazioni dei consumatori che dovrebbero mostrare dinamismo e fantasia.&lt;br /&gt; In secondo luogo, occorre ricordare che il padre delle municipalizzate, Giovanni Montemartini, vedeva nei servizi pubblici locali una fonte di utili (per gli enti locali) con i quali finanziare l’assistenza ed altre esigenze della collettività. Si era in età giolittiana e poco ritengono che si debba tornare a questa concezione. Tuttavia, si devono portare i sussidi (specialmente nel comparto trasporti) alla media europea. Altrimenti non solo avremmo occhiatacce e censure nell’Ue, ma salterebbe il patto di stabilità interno. Con conseguenze gravi sul rating del nostro debito pubblico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Alitalia La vendita dell’Alitalia è non solo la maggiore privatizzazione in campo ma anche, al tempo stesso, il surrogato e l’asse portante di una politica industriale che non c’è. Chi ha avuto il tempo, il modo e soprattutto la pazienza, di studiare la maxi-finanziaria di 35.000 miliardi  nelle 370 pagine e 1365 commi del documento si accorge che la politica industria è il grande assente di una legge in cui si trova di tutto e di più. Ci si aspettava una politica industriale da Pierluigi Bersani, anche a soprattutto in quanto, dopo essere stata per un paio di lustri accusata di dirigismo, essa viene riabilitata alla grande in una rassegna appena pubblicata dalla Banca mondiale nel World Bank Policy Research Working Paper No. 3839 Dalla rassegna, si deduce che , pur se l’intervento pubblico fa spesso cilecca, un quadro generale di sviluppo, quello che un tempo si chiamava la programmazione indicativa, può essere utile soprattutto in un tessuto manifatturiero dove predominano le piccole e le medie imprese. E’ uno spunto interessante specialmente in un contesto in cui la politica industriale ha sovente riguardato le grandi imprese ed utilizzato strumenti come la rottamazione e le agevolazioni a segmenti specifici (quali i decoder per il digitale terrestre). Strada, peraltro, riaffermata nella legge finanziaria.&lt;br /&gt;  Il pensatoio del Ministero dell’economia e delle finanza, l’Isae, ha appena pubblicato uno studio (Isae working paper n. 75) che non sembra avere destato attenzione a Via Veneto o , se lo ha fatto, non abbastanza perché se ne tenesse conto nella legge finanziaria. Il lavoro contiene una prima valutazione quantitativa dell’impatto del fondo di garanzia per il credito agevolato alle piccole e medie imprese. Vengono condotti numerosi test econometrici per raffrontare i risultati aziendali delle imprese che hanno avuto accesso al fondo con le altre. La conclusione è che l’impatto è stato positivo, ma modesto a ragione della ristretta base in conto capitale del fondo e della eccessiva selettività. C’era, quindi, su un piatto d’argento l’occasione di fare della politica industriale efficiente ed efficace.&lt;br /&gt; Invece, la gara Alitalia rappresenta l’atto di politica industriale (e del manifatturiero ad alta tecnologia) che caratterizzerà la legislatura, o quanto meno il Governo Prodi. Nel Palazzo, in merito alla gara si respira un’aria non molto differente da quella che aleggiava ai tempi del “gioco dell’Opa” in cui era in palio il controllo della Telecom – il principale evento di politica industriale del periodo del Governo D’Alema. Molti i punti in comune: posizione dominante in molti segmenti del mercato, alta tecnologia, possibilità di convergenza con altri comparti. La differenza principale è che i conti Telecom apparivano buoni (nonostante la forte leva finanziaria) mentre l’Alitalia è in un rosso così profondo che secondo alcuni economisti e giuristi, si sarebbero dovuti, da tempo, portare i libri in tribunale.&lt;br /&gt; L’essenza del parallelismo sta in un aspetto tecnico-procedurale della gara poco  notato tanto dai giornali quanto dall’opposizione o da quelle componenti della maggioranza che non gradiscono un rafforzamento del gruppo di stretti collaboratori e collaterali del Presidente del Consiglio. Specialmente dopo l’apparente ritiro Air France-Klm e le presentazione (tra le 11 espressioni d’interesse pervenute il 29 gennaio) di alcune proposte priva di consistenza , la gara si presenta come lo strumento per dare a Prodi la forza politica che oggi non ha. Quindi, una denazionalizzazione all’insegna della “politique d’abord” piuttosto che di sani principi di economicità.&lt;br /&gt;Una lettura attenta del bando relativo alla richiesta di intenzione di acquisto mostra che è in corso non un’asta ma di un beauty contest – il termine tecnico con il quale vengono definite le gare per commesse pubbliche o vendite a privati di beni sotto il controllo dello Stato quando vengono effettuate tramite una procedura di spogli successivo. La procedura è mirata ad individuare , tra gli aspiranti acquirenti, quello con i requisiti e la proposta (sia tecnica sia finanziaria) che più si avvicinano all’idea che la stazione appaltante ha di quanto sia da considerarsi ottimale. La “bellezza” in palio viene definita a poco a poco, specialmente quando si ha a che fare con un bene o servizio di cui è difficile descrivere le caratteristiche. Ciò è frequente nel caso di beni o servizi con una forte componente immateriali (come l’umts e la telefonia mobile) dove è difficile stendere un capitolato dettagliato dotato di un computo metrico puntuale. Per l’Alitalia, si è scelto il beauty contest invece che l’asta o per  la difficoltà di redigere un capitolato dettagliato o per la volontà di dare un ampio margine di manovra alla commissione di aggiudicazione oppure ancora per varie combinazioni di queste determinanti. A pensare male si fa peccato, ma spesso si coglie nel segno. Viste le cordate che si profilano, ed il ruolo di banche e finanziarie collaterali a questo o a quel gruppo politico , non occorre essere maligni per ritenere che il desiderio di avere un ampio margine di scelta sia entrato nella decisione di effettuare un beauty contest invece di una vera e propria asta.&lt;br /&gt;Riprenderemo a crescere ?  Il Ministro dell’Economia e delle Finanze Tomaso Padoa-Schioppa ha detto che grazie alle misure adottate (essenzialmente le miniriforme di luglio e di fine gennaio), la crescita del pil aumenterà dello 0,5% l’anno rispetto ad uno scenario senza riforme. Un bel salto direbbero i suoi ex-colleghi Bce Rafael Gomez e Pablo-Hernandez de Cos che hanno appena pubblicato un saggio (Bce working paper n. 670) sul potenziale di aumento del pil in economie mature. Lo confermano la sezione italiana del modello econometrico della Bce, le cui specifiche sono state pubblicate in gennaio in un lavoro di Elena Angelini, Antonello d’Agostino e Peter Mcadam come working paper  della Banca n.660  ed il modello pubblicato (in versione preliminare) a fine 2006 da  Daniel Gros, Presidente del Ceps e Ansgar Belke dell’Università di Hohenheim come Iza working paper n. 254. Sono documenti che hanno il vantaggio della trasparenza e di essere disponibili su Internet. Il primo è un modello aggregato di stampo neo-keynesiano. Il secondo, invece, è un modello strutturale (ossia della struttura di produzione); nella versione pubblicata riguarda l’interazione tra politica monetaria, andamento dei prezzi dell’edilizia residenziale e riforme del mercato del lavoro.&lt;br /&gt;  Sulla scorta di questi elementi quantitativi, si giunge alle conclusioni seguenti:&lt;br /&gt;1.     I 20 maggiori istituti econometrici privati stimano per l’area dell’euro nel 2007, un aumento medio del pil tra l’1,7% ed il 2,3%, mentre quello dell’Italia oscillerebbe tra lo 0,8% e l’,7%., a ragione in gran misura della stangata fiscale. La sezione italiana del modello Bce giunge a esiti analoghi. In breve, le mini-riforme possono avvantaggiare alcune categorie (a danno di altre) ma non incidono sugli andamenti macro-economici (mentre vi incide – e come!- la stangata.&lt;br /&gt;2.     Un programma di riforme effettive – che modifichi la previdenza (rivedendo l’età minima per andare in pensione ed adeguando il grado di copertura all’aspettativa di vita) e liberalizzi ulteriormente il mercato del lavoro – potrebbe invece avere effetti positivi sulla crescita. Oltre al modello strutturale Gros-Belke lo afferma un altro lavoro della Bce (il working paper n. 666).&lt;br /&gt;   Se l’Esecutivo dispone di altri dati (che smentiscono la Bce e  il Ceps) li metta su Internet con adeguati dettagli analitici ed informativi in modo che se ne possa discutere con i numeri alla mano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117351836603153627?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117351836603153627/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117351836603153627' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117351836603153627'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117351836603153627'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/03/leconomia-ai-tempi-dellunione.html' title='L&apos;ECONOMIA AI TEMPI DELL&apos;UNIONE'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117294063927689863</id><published>2007-03-03T08:49:00.000-08:00</published><updated>2007-03-03T08:50:40.133-08:00</updated><title type='text'>UN’ALTRA LENTA MA IRREFRENABILE AGONIA (da Il Domenicale del 3 marzo)</title><content type='html'>Albert Hirschmann , in un libro di culto della sinistra riformista (“Come far passare le riforme”, ed.italiana Il Mulino, Bologna 1990, ed. originale Usa Twentieth Centtury Fund, New York, 1963) traccia un percorso secondo il quale la “la valutazione condivisa” è il filo di Arianna per fare non solo approvare ma soprattutto attuare riforme che siano efficienti, efficaci e durature . Altrimenti, c’è il rischio di cadere nell’effimero, e di innescare contraccolpi, irrigidimenti dell’esistente , il ripristino del passato sotto nuove forme e guise.&lt;br /&gt;E’ libro che merita di essere riletto (e meditato) in questi giorni in cui, per ua singolare coincidenza, le Poste emettono un francobollo per celebrare i 50 anni dall’istituzione della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione (Sspa) ed alcuni commi (580-586) della legge finanziaria sopprimono l’istituto “a far data dal 31 marzo 2007”, scadenza spostata al 15 giugno nella conversione in legge del decreto legge “Mille proroghe”. In suo luogo, nasce un’Agenzia per la formazione di cui faranno parte anche l’Istituto diplomatico, la Scuola superiore di economia e finanza e la Scuola superiore del Ministero dell’interno (tali Scuole, tuttavia, mantengono la loro autonomia amministrativa). L’Agenzia, dotata di personalità ed autonomia giuridica, avrebbe tre compiti: a) accreditamento di istituti pubblici e privati per la formazione di personale (a tutti i livelli della Pa)- tale formazione verrebbe svolta in seguito a gare; b) ricerca, sviluppo e sperimentazione in materia di formazione ed ammodernamento della Pa; c) reclutamento e formazione dei dirigenti della Pa. Tutti questi aspetti sono allo studio di una Commissione ministeriale e dovrebbe essere oggetto di un regolamento governativo che potrebbe anche modificare leggi pre-esistenti (tranne quella che lo contempla). Il regolamento dovrebbe essere emesso entro metà giugno (dopo avere il concerto dei Ministeri degli Affari Esteri, dell’Economia e delle Finanze e dell’Interno, nonché il parere del Consiglio di Stato).&lt;br /&gt;Ci sono implicazioni di breve e medio-lungo periodo.&lt;br /&gt;  Se il regolamento non viene emesso in tempo o non viene varato un decreto legge per un regime transitorio, c’è il pericolo che si blocchino le attività in corso alla Sspa. Tra queste: a) il corso concorso per 150 dirigenti (il primo in sette anni), b) il settimo corso di formazione iniziale per 50 dirigenti, c) un vasto programma (finanziato anche dall’Unione Europea) di master e corsi vari mirato a fare sì che le amministrazioni del Mezzogiorno siano in grado di utilizzare a pieno e bene le risorse dei fondi strutturali del periodo 2007-2013, c) numerosi programmi di formazione per le Asl ; e via discorrendo. C’è urgenza, però, non solo di formulare il regolamento ma che il processo sia “condiviso”, per ripetere il messaggio di Albert Hirschmann e discusso ampliamente tra varie scuole di pensiero.&lt;br /&gt;Nel medio-lungo periodo, un nodo importante è chi formulerà i programmi di formazione e ne coordinerà, monitorerà e valuterà l’attuazione. Adesso, .anche in base alla prassi di analoghi istituti stranieri, ciò è il compito di una tentina di “docenti stabili” (in effetti con incarichi normalmente a due anni) provenienti dalle università, dalla magistratura e dalla alta dirigenza pubblica , un “melting pot” originale con professionalità complementari. Sino al 1997, il corpo docente “stabile” è stato scelto con procedure di evidenza pubblica in cui i selezionatori hanno sempre avuto cura anche di equilibrare differenti sensibilità di visione politico-sociale. La legge finanziaria è silente su questo punto. Una dirigenza pubblica formata da “esperti” con incarichi a breve termine e con una visione prevalentemente di parte può condizionare chiunque vinca le elezioni ed abbia responsabilità di governo; ciò dovrebbe preoccupare sia l’opposizione sia la maggioranza. E’ conunque essenziale che il Presidente dell’Agenzia in analogia con quanto previsto per cariche analoghe abbia il gradimento di due terzi delle pertinenti commissioni parlamentari.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117294063927689863?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117294063927689863/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117294063927689863' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117294063927689863'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117294063927689863'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/03/unaltra-lenta-ma-irrefrenabile-agonia.html' title='UN’ALTRA LENTA MA IRREFRENABILE AGONIA (da Il Domenicale del 3 marzo)'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117291575986766956</id><published>2007-03-03T01:54:00.000-08:00</published><updated>2007-03-03T01:55:59.920-08:00</updated><title type='text'>IL SAGGIO DI BARUCI VA DI TRAVERSO A TPS</title><content type='html'>“La Pérouse” , ristorante tanto elegante quanto discreto, al n. 51 di Quai des Grands-Augustins di Parigi ha da qualche mese un nuovo chef. Il Ministro dell’Economia e delle Finanze , Tommaso Padoa-Schioppa, ne apprezza le ricette e confida che , con la nuova guida in cucina, il ristorante torni ai fasti di quando, nelle sue piccole ed intime salette (specialmente quelle al primo piano), vi andavano a cena Hugo, Proust, Romain e Simenon con le loro compagne (ovviamente quando, avendo fatto carriera, non avevano difficoltà a saldare conti espressamente concepiti perché i suoi tavoli fossero e siano esclusivi). Lo ha sempre considerato superiore a “La Tour d’Argent”. Il nuovo chef promette di emulare il grandissimo Garnier (solo un’omonimia con l’architetto de l’Opéra) degli Anni 70: magnifici il “marbre de foie de canard et de fillet d'Anvers”', accompagnato da Aloxe-Corton e la . “sole la pérouse' accompagnata da Meursault Clos de la Baronne. Superbi i sorbetti.&lt;br /&gt;Tra un piatto e l’altro, però, anche nei fine settimane sulla riva della Senna (altro aspetto affascinante de “La Pérouse”), le preoccupazioni italiane gli sono ben presenti. Lo ha allietato un libro di Ezio Paolo Reggia, che di mestiere non fa l’economista, ma l’assicuratore (è amministratore delegato del Gruppo Cattolica) :”Quote di pensiero” – ossia riflessioni un po’ in libertà sul mondo delle assicurazioni, scritte con arguzia e raffronti accattivanti. Da un lato, vorrebbe scriverne uno così anche lui (sulle sue varie esperienze professionali e personali) quando potrà finalmente andare anche lui a riposo (di pensioni ne ha già un paio) . Da un altro lo fa entrare in un mondo di cui ha competenza quel Ministro dello Sviluppo Economico che gli ha portato via più di un terzo del dicastero. Da un terzo, infine, al pari del nuovo chef de La Pérouse il libro mostra che le assicurazioni non sono quella foresta pietrificata (di cui parla il suo omologo) ma un comparto in cui si sta aprendo (come scrive) Ezio Paolo Reggia “un’epopea nuova”, “costruita sull’orientamento all’assicurato sia in chiave di creazione di valore sia come modalità di differenziazione e di posizionamento delle singole compagnie”. Proprio quella concorrenza da lui predicata per tanti anni dalle colonne del “Corriere della Sera”.&lt;br /&gt; Sul quotidiano milanese – ricorda- predicava anche  le privatizzazione. Il saggio di Emilio Barucci e Federico Pierobon (“Le privatizzazioni in Italia”) gli turbano le raffinatezze del nuovo chef de La Pérouse. Gli rammentano che “l’unico progetto organico” è stato approvato dal Consiglio dei Ministri del 30 dicembre 2002, che con il Dpef dello scorso luglio si è era impegnato a presentare una “valutazione delle opzioni strategiche per le future dismissioni” (ancora da redigere) e che mettendo sul mercato anche una piccola parte del patrimonio dello Stato e degli enti locali si potrebbe abbattere in misura significativa il debito pubblico.&lt;br /&gt; Questo gli apre un’altra spina nel fianco (proprio mentre sta per gustare la versione del dolce îles flottantes del nuovo chef): i suoi ex- colleghi (o meglio ex-subordinati) alla Bce Richard Morris , Hedwig Ongena e Ludger Schuknecht hanno appena pubblicato (ECB Occasional Paper n. 47) un saggio in cui l’attuazione della riforma del patto di crescita e stabilità viene dichiarata “meno che soddisfacente”. Non ce la hanno solo con lui, naturalmente. Ma la mancanza di riforme (specialmente delle pensioni -  naturalmente degli altri) è nel mirino. Unitamente ad una non troppo esplicita richiesta di azione. Come è bello il Lungosenna dai divanetti de “La Pérouse”!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117291575986766956?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117291575986766956/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117291575986766956' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117291575986766956'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117291575986766956'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/03/il-saggio-di-baruci-va-di-traverso-tps.html' title='IL SAGGIO DI BARUCI VA DI TRAVERSO A TPS'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117291561340993319</id><published>2007-03-03T01:49:00.000-08:00</published><updated>2007-03-03T01:53:33.816-08:00</updated><title type='text'>SI PREPARA IL PRODI BIS E RINASCONO LE PARTECIPAZIONI STATALI</title><content type='html'>Mentre, superato il voto di fiducia al Senato, sta per nascere un Governo Prodi-bis, fotocopia del primo, pochi si sono accorti (in quanto l’attenzione era puntata sul quadro politico), che nella minestra riscaldata ha un ruolo cruciale un ingrediente che non appare nel “dodecalogo” di intesa del sinedrio della maggioranza: la rinascita di quelle partecipazioni statali di cui proprio Romano Prodi è stato per decenni fine maestro. Sembravano accantonate con la chiusura dell’apposito dicastero e le privatizzazioni degli ultimi tre lustri. Invece, eccole pronte a diventare l’architrave non solo di un’economia mista all’italiana ma anche il supporto di un Presidente del Consiglio privo di un proprio partito (ad eccezione di quello dell’industria di Stato del tempo che fu).&lt;br /&gt;I due cardini del rilancio e della nuova edizione delle partecipazioni statali sono: a) l’Alitalia e b) la Cassa Depositi e Prestiti, Cdp- due dossier su cui si è lavorato tanto mentre si contavano i voti per la fiducia al Senato.&lt;br /&gt;Vediamo, in primo luogo, l’Alitalia. Prodi aveva annunciato un’asta che avrebbe aperto la strada ad un’Opa totalitaria (ed ad una completa privatizzazione). Già in dicembre, letto il bando, ItaliaOggi ha rivelato che non si trattava di un’asta ma di una gara a spogli successivi (in lessico tecnico beauty contest) che lasciava ampio margine di discrezionalità alla stazione appaltante (i due timonieri sono il grintoso Prodi ed il timido Padoa-Schioppa). Dopo la nomina dei nuovi vertici della compagnia, sta affiorando un nuovo schema: un aumento di capitale (necessitato dalla bassa valorizzazione di mercato della flotta) che non verrebbe sottoscritto dal Tesoro ma dal vincitore del beauty contest (ad un prezzo pure inferiore al nominale) che  otterrebbe in cambio di essere sollevato dall’obbligo di Opa. Ne nascerebbe un conglomerato (o kombinat o chaebold) che, a seconda del vincitore, potrebbe avere interessi interessi anche nel settore bancario od in quello editoriale.&lt;br /&gt;Andiamo adesso alla Cdp (80 miliardi di euro di liquidità e 2 miliardi di euro di utile lordo nel 2006), nata 150 anni fa, in età cavouriana, “quale luogo di fede pubblica”per raccogliere depositi e finanziare gli enti locali (consigliandoli sui loro investimenti in opere pubbliche). Negli ultimi anni, è diventata una spa ed il 30% del cui capitale è detenuto dalle fondazioni bancarie; ha una vasta gamma di partecipazioni in imprese in via di privatizzazione – tra cui tranche di Enel ed Eni-; la finanza di progetto per infrastrutture – tramite F2i; e via discorrendo). Ovviamente, ha cominciato ad emettere titoli (Emtm, European medium terms notes) sul mercato europeo, e non solo. Si è adeguata alla sentenza della Banca centrale europea secondo cui è un istituto di credito a tutti gli effetti. Lo schema è di farla evolvere in una banca di sviluppo. Sono allo studio variazioni sul tema di due modelli(la Caisse de dépôts et consignations francese e la Kfw tedesca): la Caisse è in pratica uscita dal finanziamento di infrastrutture ed industrie (e la sua attività principali riguarda le pensioni integrative dei francesi) e la Kfw ha una forte struttura federale. Nessuno per il momento pensa di fare diventare la Cdp un nuovo fornitore di fondi pensione (ne esistono già circa 500) o di cederne parte del capitale (e della struttura di controllo) alle Regioni. Si profila una versione bigger &amp;amp; better (più grande e più bella, direbbero gli americani) degli istituti di credito speciale di un tempo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117291561340993319?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117291561340993319/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117291561340993319' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117291561340993319'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117291561340993319'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/03/si-prepara-il-prodi-bis-e-rinascono-le.html' title='SI PREPARA IL PRODI BIS E RINASCONO LE PARTECIPAZIONI STATALI'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117282296858173410</id><published>2007-03-02T00:08:00.000-08:00</published><updated>2007-03-02T00:09:28.860-08:00</updated><title type='text'>CRISI POLITICA (SUPERATA?) E CRESCITA DELL'ECONOMIA</title><content type='html'>Il voto di fiducia al Senato ha superato la crisi apertasi in Parlamento ma non la crisi politica in corso: nonostante il dodecalogo presentato da Prodi come strumento sia di accordo tra le varie componenti della maggioranza sia di rilancio dell’azione di governo, permangono differenze molte profonde su elementi chiave specialmente della politica economica e sociale: previdenza, alta velocità, privatizzazioni, liberalizzazioni. Inoltre, il voto di Marco Follini determinante al Senato può accentuare le tensioni. Il dodecalogo di Prodi presenta molte differenze con le proposte  emerse nelle ultimi anni dal laboratorio culturale (la Fondazione Formiche) creato da Follini e presentate nella rivista della Fondazione. Su temi come le liberalizzazioni, l’alta velocità, la riforma della previdenza, la produzione energetica, Follini non può non essere intransigente (in linea con quanto proposto dalla rivista). Nei confronti del dodecalogo, poi, i Cobas e molti esponenti della sinistra radicale (non necessariamente sindacalisti) si sono espressi in modo nettamente negativo, annunciando pure iniziative di piazza. Cobas e sinistra vedono Follini come il “cavallo di Troia” di un “berlusconismo” che snaturerebbe quanto concordato nella “fabbrica del programma”. Per Mastella, Dini, e i riformisti e volenterosi dell’Ulivo, il suo arrivo è un riequilibrio all’interno della coalizione. Queste due letture contrastanti non potranno non acuire le tensioni nella traballante maggioranza in un momento economico molto delicato&lt;br /&gt;In primo luogo, in corso una leggera ripresa al traino della crescita internazione; nel quarto trimestre il pil Usa è cresciuto al tasso del 3,4% e nel Regno Unito del 3% rispetto allo stesso periodo di 12 mesi prima e quindi  anche il pil italiano ha mostrato segni di espansione - 2,9% (inferiore alla media Ue) rispetto al quarto trimestre 2005. Seguendo un metodo statistico che lo stesso Istat indica come tale da fornire solo indicazioni preliminari si giunge ad una crescita del 2% nel 2006 ed a previsioni (del Governo Prodi) della possibilità di una crescita analoga nel 2007. Le “quick estimates” vengono sovente rivedute profondamente (pure negli Usa) quando si dispone dei dati definitivi. In secondo luogo, dato il lag temporale tra una politica (specialmente in materia di bilancio pubblico) ed i suoi effetti, il merito va al Governo ed al Parlamento che hanno varato le finanziarie 2004-2004. Soprattutto, però, all’ultima tornata (la sera del 28 febbraio), i 20 maggiori istituti econometrici internazionali (tutti privati e nessuno italiano) ammonivano che il tasso annuo di aumento del pil sta scivolando dal 2% del 2006 all’1,3% nel 2007 (vero e proprio fanalino di coda dell’area dell’euro e che una delle determinanti è il drenaggio di risorse produttive operato con la legge finanziaria.&lt;br /&gt;Ancora più eloquente il rapporto Ocse “Going for growth 2007”, un ponderoso volume di circa 300 pagine in vendita tra due settimane al prezzo di 60 euro Il documento plaude alle “timide” liberalizzazioni ed incoraggia a fare di più in questo campo (nonché a farlo presto); sottolinea inoltre l’urgenza di una drastica riforma della previdenza. In caso contrario – avverte la “scheda Italia” del volume – si andrebbe di nuovo verso tassi di crescita rasoterra. Quindi, non c’è da festeggiare e da stare allegri. L’esame comparato condotto dal Segretariato dell’Organizzazione individua quattro punti cardinali per una strategia di crescita: a) rendere più flessibile il mercato del lavoro per ridurre la disoccupazione ed aumentare i tassi di partecipazione di coloro in età di lavoro alla forza lavoro (quindi estendere la Legge Biagi, non diluirla); b) riformare la previdenza, c) aumentare la produttività accentuando la liberalizzazione del mercato dei prodotti e dei servizi; d) migliorare il capitale umano a livello non solo delle università ma anche della scuola secondaria; e) alzare il livello della ricerca scientifica. Il fardello del debito pubblico peserà sulla crescita futura. La ricognizione dello situazione patrimoniale dello Stato, condotta al termine della precedente legislatura evidenziava un “valore residuo” (ancora in mano di Ministeri ed enti vari) pari a circa il 130-140% del pil, rispetto ad uno stock di debito pubblico pari allo 106% del pil? Una parte consistente di queste attività veniva detta “valorizzazione di medio periodo” in grado, pertanto, di essere collocata sul mercato per un controvalore di 400 miliardi di euro nel giro di pochi anni (meno di un lustro). Indicazioni analoghe  a supporto di riforme e privatizzazioni sono venute da Fmi e da Bce. Altre stime econometriche sono ancora più pessimiste e mettono l’accento sull’incertezza che riduce la propensione al consumo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117282296858173410?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117282296858173410/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117282296858173410' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117282296858173410'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117282296858173410'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/03/crisi-politica-superata-e-crescita.html' title='CRISI POLITICA (SUPERATA?) E CRESCITA DELL&apos;ECONOMIA'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117276912666117077</id><published>2007-03-01T09:11:00.000-08:00</published><updated>2007-03-01T09:12:06.723-08:00</updated><title type='text'>RIDURRE LA PRESSIONE FISCALE SERVE PIU' DI UNA SUPERBANCA</title><content type='html'>Nonostante la crisi di governo, il piano va, silenziosamente, avanti all’insegna del . “Zitti, zitti; piano,piano; senza fare alcun rumore”, come nel terzetto che apre lo sfavillante finale del “Barbiere di Siviglia” di Gioacchino Rossini. Sta per nascere una maxi banca di sviluppo tramite una graduale trasformazione della Cassa Depositi e Presititi (Cdp- 80 miliardi di euro di liquidità e 2 miliardi di euro di utile lordo nel 2006). Se ne parla solo tra pochi addetti ai lavori, mentre il tema meriterebbe un dibattito più vasto. La Cdp è nata 150 anni fa, in età cavouriana, “quale luogo di fede pubblica”per raccogliere depositi e finanziare gli enti locali (consigliandoli sui loro investimenti in opere pubbliche). E’ attività che continua a fare. Egregiamente. Negli ultimi anni, tuttavia, è cambiata tanto la sua natura (è diventata una spa, il 30% del cui capitale è detenuto dalle fondazioni bancarie) quanto la sua missione (una vasta gamma di partecipazioni in imprese in via di privatizzazione – tra cui tranche di Enel ed Eni-; la finanza di progetto per infrastrutture – tramite F2i; e via discorrendo). Ovviamente, ha cominciato ad emettere titoli (Emtm, European medium terms notes) sul mercato europeo, e non solo. Lo scorso novembre, la Banca centrale europea ha sentenziato che la Cdp è un istituto di credito a tutti gli effetti ed gli ha dato due mesi per mettersi in regola. Cosa che la Cdp ha disciplinatamente e prontamente fatto.&lt;br /&gt;Ma di che tipologia di istituto di credito si tratta? Diventerebbe una banca di sviluppo – si dice – ma nessuna delle controparti europee (dalla Caisse de dépôts et consignations francese alla Kfw tedesca) sembra calzarle. Sono allo studio variazioni sul tema di questi due modelli; la Caisse, però, è in pratica uscita dal finanziamento di infrastrutture ed industrie (e la sua attività principali riguarda le pensioni integrative dei francesi) e la Kfw ha una forte struttura federale. Nessuno per il momento pensa di fare diventare la Cdp un nuovo fornitore di fondi pensione (ne esistono già circa 500 mentre ne basterebbero una dozzina ben funzionanti) o di cederne parte del capitale (e della struttura di controllo) alle Regioni.&lt;br /&gt;Mentre numerose auguste menti si interrogano su quale dovrebbero essere le caratteristiche di una maxi-banca di sviluppo all’italiana, vale la pena chiedersi se tale progetto è davvero prioritario per rimettere immoto l’anemica crescita del Paese. Sul sentiero della ripresina in atto c’è quella che verdianamente potrebbe essere chiamata “l’orma spietata” del forte aumento della pressione tributaria, reso ancora più incisivo (ai fini della frenata) dalla giungla delle aliquote e degli adempimenti (di cui a Il Tempo del 19 febbraio): i 20 maggiori istituti econometrici internazionali (tutti privati e nessuno italiano) ammoniscono che il tasso annuo di aumento del pil del 2% del 2006 (ottenuto grazie alle politiche del 2004-2005) sta scivolando come documentato su Il Tempo del 24 febbraio ai livelli più bassi in Europa (a ragione del drenaggio di risorse produttive operato con la legge finanziaria).&lt;br /&gt;In Italia non sono mancate banche e banchette di sviluppo: da quelle grandi come l’Imi e la Cassa per il Mezzogiorno e quelle piccole come gli istituti di credito speciale (Cir, Irfis, Isveimer). Si era in un’Italia in gran misura chiusa al mercato internazionale (specialmente nel credito); quali che siano stati allora i benefici delle banche di sviluppo in quella fase, hanno comunque rappresentato un costo per Pantalone. Ed un costo (più o meno occulto) rischia di comportare la nuova banca di sviluppo. Nascerebbero inevitabilmente, poi, questioni più o meno complesse a livello europeo come paiono suggerire un saggio apparso di recente sul Journal of Industrial Economics ed uno studio di due economiste italiane pubblicato dal prestigioso periodico “Manchester School”.&lt;br /&gt;Non sarebbe più semplice , e meno oneroso, ritoccare (al ribasso) la pressione fiscale e fare svolgere al mercato la sua funzione di allocatore di risorse?.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117276912666117077?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117276912666117077/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117276912666117077' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117276912666117077'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117276912666117077'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/03/ridurre-la-pressione-fiscale-serve-piu.html' title='RIDURRE LA PRESSIONE FISCALE SERVE PIU&apos; DI UNA SUPERBANCA'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117276879356068376</id><published>2007-03-01T09:04:00.000-08:00</published><updated>2007-03-01T09:06:33.850-08:00</updated><title type='text'>I PRIMI 400 ANNI DI ORFEO</title><content type='html'>In questi giorni (per l’esattezza il 24 febbraio) ricorrono 400 anni dalla prima esecuzione de “L’Orfeo” di Claudio Monteverdi, la più antica opera lirica rimasta integra, nonché simile a quanto si compone ancora adesso per il teatro in musica. Con “L’Orfeo”, Monteverdi fuse il madrigale con la danza in un nuovo stile di recitativo cantato (e drammatico)- un linguaggio musicale in cui la musica, pur seguendo il testo, lo interpretava e drammatizzava (il “recitar cantando”). L’orchestrazione acquistò un proprio canone basato sulla differenziazione tra strumenti “fondamentali” (chitarre, arpa, liuto, cembalo) e strumenti “ornamentali” (principalmente archi e fiati); il contrappunto del basso continuo collega i due universi. Non solo, ma gli strumenti, e la strumentazione, danno spessore al dramma e caratterizzano i personaggi. Con queste innovazioni, si aprirono nuove prospettive per il teatro in musica: uscì dalle corti principesche per diventare spettacolo commerciale.&lt;br /&gt;I 400 anni de “L’Orfeo” vengono celebrati in tutti il mondo. In Italia, due sole iniziative: a) una versione di Concerto Italiano, guidato da Rinaldo Alessandrini, lanciata a Roma (in forma di concerto) ed ora in giro per Belgio, Francia e Spagna prima di approdare di nuovo in Italia (alla settimana chigiana, in luglio a Siena) e b) una realizzazione scenica a Cremona per una sola sera, il 12 maggio, con l’orchestra barocca di Venezia diretta da Andrea Marcon e la regia di Andrea Cigni.&lt;br /&gt;Il libretto di Alessandro Striggio segue in gran misura il mito greco: il poeta e cantore Orfeo ammaestra non solo gli animali feroci ma anche la morte, riesce a ottenere dagli Dei di riportare in vita l’amata Euridice per perderla di nuovo in quanto si volta a guardarla prima di lasciare l’Oltretomba. In Monteverdi a sconfiggere la morte non è solo la musica ma anche la fede (sia nella persona amata sia nell’Alto). Orfeo non viene sbranato dalle furie come nel mito ma diventa una costellazione che può guardare l’amata senza però avere le gioie coniugali.&lt;br /&gt;Di lusso la realizzazione orchestrale del Concerto Italiano, basata su strumenti originali seicenteschi come la tiorba, l’arciliuto e le regale, oltre che i cembalo , l’organo ed un magnifico gruppo di fiati ed ottoni; meno smaltati gli archi (tra cui violini piccoli alla francese). Tra le voci, spiccano l’Orfeo vellutato di Furio Zanasi, Sara Mingardo nel doppio ruolo di Messaggera e Speranza e Sergio Foresti, un Caronte a tutto tondo (oltre che varie parti minori).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Orfeo- favola in musica di Alessandro Striggio , musica di Claudio Monteverdi&lt;br /&gt;Direttore Alessandro Alessandrini&lt;br /&gt;Protagonisti: Furio Zanasi, Sara Mingardo, Sergio Foresti, Anna Simboli.&lt;br /&gt;Dopo l’esordio romano, è a Bruges, in tournée in Spagna, al Festival di Musica Barocca a Beaune in Francia ed alla Settimana Chigiana a Siena.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117276879356068376?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117276879356068376/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117276879356068376' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117276879356068376'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117276879356068376'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/03/i-primi-400-anni-di-orfeo.html' title='I PRIMI 400 ANNI DI ORFEO'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117238927860962715</id><published>2007-02-24T23:40:00.000-08:00</published><updated>2007-02-24T23:41:18.663-08:00</updated><title type='text'>L'ORFEO, FAVOLA IN MUSICA</title><content type='html'>MONTEVERDI L’ORFEO F. Zanasi, S.Mingardo, S. Foresti, A. Simboli, M.Piccinini, L. Dordolo. Concerto Italiano direttore Rinaldo Alessandrini.&lt;br /&gt;Roma, Teatro Olimpico, 22 febbraio 2007 (nell’ambito della stagione dell’Accademia Filarmonica Romana).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Italia è avara rispetto al prodotto più di ogni altro riconosciuto, nel resto del mondo, come l’essenza del “made in Italy”: l’opera lirica. Il 24 febbraio 1607, nel salone del Palazzo degli Specchi di Mantova, avvenne la prima esecuzione de “L’Orfeo”, la cui quarto centenario viene ricordato in tutto il mondo. Con “L’Orfeo”, Monteverdi fuse il madrigale con la danza in un nuovo stile di recitativo cantato (e drammatico)- un linguaggio musicale in cui la musica, pur seguendo il testo, lo interpretava e drammatizzava (il “recitar cantando”). L’orchestrazione acquistò un proprio canone basato sulla differenziazione tra strumenti “fondamentali” (chitarre, arpa, liuto, cembalo) e strumenti “ornamentali” (principalmente archi e fiati); il contrappunto del basso continuo collega i due universi. Non solo, ma gli strumenti, e la strumentazione, danno spessore al dramma e caratterizzano i personaggi. Con queste innovazioni, si aprirono nuove prospettive per il teatro in musica: uscì dalle corti principesche per diventare spettacolo commerciale. Nacque l’opera come la conosciamo ancora oggi.&lt;br /&gt;In Italia, due sole iniziative: a) una versione di Concerto Italiano, guidato da Rinaldo Alessandrini, lanciata a Roma (in forma di concerto) ed ora in giro per Belgio, Francia e Spagna prima di approdare di nuovo nel nostro Paese (alla settimana chigiana, in luglio a Siena) e b) una realizzazione scenica a Cremona per una sola sera, il 12 maggio, con l’orchestra barocca di Venezia diretta da Andrea Marcon e la regia di Andrea Cigni.&lt;br /&gt;Di lusso la realizzazione orchestrale del Concerto Italiano, basata su strumenti originali seicenteschi come la tiorba, l’arciliuto e le regale, oltre che i cembalo , l’organo ed un magnifico gruppo di fiati ed ottoni; meno smaglianti gli archi (tra cui violini piccoli alla francese) che tal volta sembravano avare difficoltà a seguire i tempi, piuttosto rapidi (ma, ritengo, giustificatamene tali), dati da Alessandrini all’esecuzione – proprio al fine di non fare calare quella tensione drammatica che caratterizza la scrittura di Monteverdi rispetto a quella di suoi contemporanei come Giuseppe Romano, Emilio de’ Cavalieri e Jacopo Peri. Tra le voci, spicca l’Orfeo vellutato di Furio Zanasi; dopo avere iniziato la carriera (in gran misura rivolta al repertorio antico e barocco) come basso, è adesso un maturo baritono di agilità, specialmente affascinante nel legato. Sara Mingardo, nel doppio ruolo di Messaggera e Speranza, è la vera deuteragostina (ancor più Anna Simboli, nel doppio ruolo di Euridice e Proserpina). A venti anni dal debutto nel ruolo di Fidalma ne “Il matrimonio segreto” è uno dei mezzosoprani più versatili nel barocco. Rigorosa nelle scelte ha mantenuto la freschezza di un quarto di secolo fa e fornisce una lettura tanto drammatica della Messaggera quanto dolcissima della Speranza che , novello Virgilio, accompagna Orfeo nell’Oltretomba. Il basso Sergio Foresti, un Caronte a tutto tondo e dà calore e colore a varie parti minori.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117238927860962715?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117238927860962715/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117238927860962715' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117238927860962715'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117238927860962715'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/lorfeo-favola-in-musica.html' title='L&apos;ORFEO, FAVOLA IN MUSICA'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117238918580494460</id><published>2007-02-24T23:38:00.000-08:00</published><updated>2007-02-24T23:39:45.856-08:00</updated><title type='text'>LE INCOMPIUTE DI PRODI CHE CI LASCIANO A PIEDI</title><content type='html'>Il Governo della giungla tributaria (vedi Il Tempo del 19 febbraio) se ne va non in seguito ad un incidente parlamentare ma perché il sinedrio della sinistra pare in disaccordo su tutti. I sondaggi dicono che il 60% degli italiani sono lieti che l’esperienza di questo Esecutivo non prosegua ulteriormente e non arrechi altri danni. Tuttavia, ci sono alcune cose essenziali da realizzare per evitare che – come da ieri sera  dicono i 20 maggiori istituti econometrici internazionali (tutti privati, nessuno italiano) – la ripresina non venga strozzata. Per impedire, cioè, che dalla crescita del pil del 2% realizzata nel 2006 (frutto delle politiche del 2002-2005) non si passi ad un aumento dell’1,7% (la media delle previsioni dei 20 istituti) o si vada addirittura al rasoterra di cui già parlano sei istituti del gruppo (sondato settimanalmente da chi si interessa di economia e finanza) e che ci farebbe diventare la palla di piombo dell’area dell’euro.&lt;br /&gt; In primo luogo, occorre infondere fiducia e speranza. Lo ripete l’economista svizzero Bruno Frey (titolare a Zurigo della cattedra di economia della felicità): senza fiducia e speranza (navigando invece nell’incertezza) diminuiscono investimenti e consumi e ci si danneggia dal lato sia della domanda sia della produzione. Non potrebbe certo dare fiducia e speranza Romano Prodi se emergesse con un Governo fotocopia. Può però farlo annunciando di restare in carica unicamente le pochissime settimane destinate a completare attività molto avanzate (quali la conversione in legge dei decreti sugli illeciti contabili, le “mille prororoghe”e Basilea 2). E di uscire, poi, di scena.&lt;br /&gt; Senza il completamento di queste conversioni in legge, gli imbroglioni fruirebbero del colpo di spugna previsto nella legga finanziaria, resterebbe il balzello dei 10 euro su analisi e visite specialistiche, si bloccherebbero i concorsi per dirigente nella Pa (assieme a molti altri), e saremmo le pecore nere internazionali in materia di standards contabili. A questi elementi essenziali , si dovrebbe aggiungere almeno una proposta di riforma della previdenza sulla base del lavoro già fatto dall’apposita commissione ministeriale e tale da evitare un ulteriore declassamento del nostro debito pubblico. Tale declassamento compro comporterebbe, per la seconda volta, in pochi mesi, un impoverimento di tutte le famiglie italiane (specialmente di quelle a reddito fisso e tenore di vita medio che investono principalmente in titoli di Stato).&lt;br /&gt; Fatte queste poche cose, meglio passare le mani. O ad un altro Governo o agli elettori. Soprattutto occorre evitare di effettuare ulteriori mosse su temi delicati (Alitalia, Snam, Cassa Depositi e Prestiti, Telecom-Telefonica, Abertis) dove l’attività dell’Esecutivo viene giudicata controversa dai più generosi e dai meglio intenzionati. E dannosamente all’insegna delle ingerenze dagli altri (che sono in maggioranza).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117238918580494460?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117238918580494460/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117238918580494460' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117238918580494460'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117238918580494460'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/le-incompiute-di-prodi-che-ci-lasciano.html' title='LE INCOMPIUTE DI PRODI CHE CI LASCIANO A PIEDI'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117238905783361953</id><published>2007-02-24T23:36:00.000-08:00</published><updated>2007-02-24T23:37:38.116-08:00</updated><title type='text'>LEVI ESTASIATO DAL POTERE DELLE NEWS</title><content type='html'>Riccardo Franco Levi (Ricky per gli amici e per gli ex-colleghi del giornalismo militante) è, in parallelo, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e Portavoce del Premier Romano Prodi , ruolo svolto, nella precedente legislatura, da Paolo Bonaiuti, anche lui proveniente dal mondo della carta stampata dove si inseguono le news. A differenza del suo predecessore, Ricky Levi non si considera unicamente un giornalista: ha una specializzazione in commercio internazionale e a Bruxelles ha presieduto il comitato dei consiglieri economici del Presidente della Commissione europea (sempre Romano Prodi). Si chiede, quindi, le notizie possano essere utili non solo ad una migliore comunicazione dell’Esecutivo (ed a migliorarne l’immagine) ma anche come strumento di politica economica. A riguardo, a Palazzo, ha trovato un volume di un anno fa pubblicato proprio dalla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione (parte integrante della Presidenza del Consiglio) su “I media, la pubblica amministrazione e l’economia” a cui ha collaborato anche il Premio Nobel Lawrence Klein.&lt;br /&gt; Tra i lavori più recenti, lo ha appassionato uno studio di Nir Jaimavich (Stanford) e Sergio Rebelo (Northwestern) :"Can News About the Future Drive the Business Cycle?" (“Può l’informazione giornalistica sul futuro muovere il ciclo economico”, Nber workinfg paper W12537) . Il lavoro presenta un interesse immediato che dovrebbe interessare i dicasteri economici ed i loro titolari: il modello proposto genera crescita economica in risposta a buone notizie sull’andamento della produttività totale dei fattori e di investimenti specifici al cambiamento tecnologico. Il modello ha tre elementi chiave: la variabilità nell’utilizzazione del capitale, un effetto di ricchezza (di breve periodo) sull’occupazione e i costi di aggiustamento agli investimenti. Quindi, se presentiamo un futuro roseo, l’andamento economico migliorerà. Jaimavich e Rebelo dicono anche che se i giornali, la Tv ed anche Internet mostrano un futuro nero, il compito della politica economica (di incoraggiare la crescita) diventa più arduo.&lt;br /&gt; La riprova si ha in un altro lavoro, che riporta Ricky Levi all’inizio della sua carriera, quando vestiva i panni del giornalista finanziario. E’ uno studio effettuato all’interno del servizio studi della Banca centrale europea (Bce) da Magnus Andersson  e Lars Jul Hansen (due economisti in servizio all’Eurotower). L’analisi riguarda in particolare quali news muovono il mercato del reddito fisso l’area dell’euro (tema molto importante per un Governo attento ai giudizi delle agenzie di rating). Utilizzando dati nell’arco di tempo 1999-2005, giunge alla conclusione che il mercato obbligazionario europeo reagisce alle news buone o cattive che siano di quello americano: in generale il loro contenuto viene incorporato nelle valorizzazioni in meno di cinque minuti. Il mercato obbligazionario europeo è particolarmente reattivo alle news sull’andamento dell’occupazione (e di converso sui tassi di disoccupazione). Occorre enfatizzarlo al Ministro del Lavoro Cesare Damiano?&lt;br /&gt; Questi risultati vanno tarati per tenere conto del fenomeno chiamato, dagli economisti, media bias , secondo cui lettori e telespettatori decodificano le news secondo le loro preferenze politiche e sociali. Jeremy Burke (Duke University) ha appena prodotto un saggio in materia ; verrà pubblicato tra un paio di mesi. E’ un affondo nei confronti del prime time televisivo che si adegua, di massima, a quanto vuole vedere ed ascoltare chi ha in mano il telecomando.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117238905783361953?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117238905783361953/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117238905783361953' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117238905783361953'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117238905783361953'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/levi-estasiato-dal-potere-delle-news.html' title='LEVI ESTASIATO DAL POTERE DELLE NEWS'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117221880507561569</id><published>2007-02-23T00:19:00.000-08:00</published><updated>2007-02-23T00:20:05.160-08:00</updated><title type='text'>IL DECLINO (E LA NUOVA ASCESA) DELL'HIGH TECH</title><content type='html'>Siamo alla vigilia di una svolta in materia di quotazioni high tech sulle maggiori Borse? Vale la pena chiederselo analizzando a fondo alcune tendenze recenti. Indubbiamente non siamo alla sbornia (ovvero, in termini più eleganti, esuberanza irrazionale) quando, nel 1995-2000, imperava il trading on line , specialmente per l’high tech, ed anche in Italia si compravano e vendevano azioni (senza grande formazione in materia finanziaria) guardando con occhio il pc (per le quotazioni) e l’altro l’acqua della pentola (per giudicare si doveva buttare la pasta , nonché tenendo il bambino in braccio. Allora, nel giro di un lustro, per il comparto high tech il rapporto quotazioni:utili (price:earning ratio) passò a livello mondiale da 10 a circa 50. La bolla – lo sappiamo – è esplosa ed il tonfo delle high tech è stato appena frenato dalla ripresa degli indici generali degli ultimi anni – il 22% a livello mondiale dal 30 dicembre 2005, accompagnati per di più di bassa volatilità – attorno all’11% . Sono specialmente cauti i fondi istituzionali , come risulta da uno studio di Ajay Khorama (Georgia Institute of Technology), Henry Servaes (London Business School), Lei Wedge (University of South Florida), appena pubblicato a Londra come CEPR Discussion Paper n. 5931: bruciatisi una volta, non hanno voglio di tornare a rischiare una seconda. Luca Anderlini e Roger Lagunoff (ambedue a Georgetown University a Washingon D.C.), con Dino Gerardi (Università di Yale) ricordano come la memoria sociale, ossia di gruppo, sia duratura, nel Cowles Foundation Discussion Paper N. 1601.&lt;br /&gt; Nel contempo il rapporto quotazione:utile è tornato a 20, in sostanza allineato alla media mondiale per tutti i comparti dell’azionario. E, tra gli esperti del settore, si sta diffondendo l’impressione che sia troppo basso. Philippe Gijeles della Banque Fortis (in Belgio) sostiene che le azioni di Intel e Oracle, ad esempio, vengono scambiate a rapporti quotazioni:utili notevolmente inferiori al loro potenziale. Stuart O’Gorman, dell’Henderson Global Technology Fund, afferma che l’introduzione di nuovi prodotti come Vista (l’ultimo sistema operativo di Microsoft) stimolerà il mercato per i personal computer e per i chips. Si potrebbe continuare a citare opinioni di esperti del mercato. L’analisi più significativa (e poco nota in Italia) è quella commissionata dal World Infornation Technology and Services Alliance : indica che la spesa totale per investimenti del comparto nel 2007 dovrebbe raggiungere i 3200 miliardi di dollari (poco meno di 3000 miliardi di euro) rispetto ai 2100 miliardi di dollari (circa 1700 miliardi di euro) calcolati nel 2001. Quindi, nonostante la fine della bolla, si è continuato, e si continua, alla grande ad investire nel settore. Aspetto interessante è come l’aumento della spesa sia soprattutto nel Bacino del Pacifico (un incremento del 10% atteso nel 2007) rispetto all’Europa (8%) ed al Nord America (6%). Si pensi che Tencent Holdings ha il 70 del mercato degli sms in Cina; gran parte dei suoi ricavi derivano da giochi per sms (anche d’azzardo) ma potranno aumentare molto rapidamente a ragione della diffusione della pubblicità per Internet e per cellulare in quello che fu il Celesto Impero.&lt;br /&gt; Questa tendenza – pochi lo sanno – sta interessando il servizio studi della Banca centrale europea. Uno studio interno di due suoi funzionari, Roberto De Santis e Melanine Lürmann, esamina gli squilibri mondiali e i flussi netti internazionali in portafoglio in un vasto numero di paesi nell’arco di tempo 1970-2003. Non riguarda specificatamente l’high tech ma se ne possono tirare conclusioni interessante per le prospettive sia di sviluppo e di produzione sia di mercato per l’high tecn specialmente nel Bacino del Pacifico.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117221880507561569?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117221880507561569/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117221880507561569' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117221880507561569'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117221880507561569'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/il-declino-e-la-nuova-ascesa-dellhigh.html' title='IL DECLINO (E LA NUOVA ASCESA) DELL&apos;HIGH TECH'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117221865668739647</id><published>2007-02-23T00:17:00.000-08:00</published><updated>2007-02-23T00:17:36.746-08:00</updated><title type='text'>LA GIUNGLA DELLE TASSE</title><content type='html'>La fiera delle tassa è diventata, in Italia, una giungla. Spieghiamoci: nell’età dell’integrazione economica internazionale molte imprese ed un numero crescente di famiglie ed anche di individui possono scegliere di quale Paese essere “soggetto tributario”; naturalmente, quando ne hanno facoltà, optano per quello più conveniente (in termini di oneri e corrispettivi). Per questo motivo, ad esempio, l’elenco di quelli che l’Ocse chiama “Paradisi fiscali” supera ormai i 50 Stati e i cosiddetti “nomadi tributari” (persone, specialmente pensionati o redditieri oppure ancora artisti, che non vivono in nessuno Stato per più di quattro mesi l’anno al fine di non essere “residente tributario” da nessuna parte) sono alcune decine di migliaia. All’interno degli stessi Usa (dove la tassazione, principalmente indiretta, dei singoli Stati dell’Unione è significativa), la leva delle basse tasse e delle buone infrastrutture viene utilizzata per attirare imprese innovative e famiglie affluenti in aree considerate in via di sviluppo. Il Premio Nobel Douglas North ha dimostrato che questa leva è stata la molla della rapida crescita del Sud (nonostante le distruzioni della Guerra di Secessione). La fiera delle tasse è parte di una competizione per molti aspetti salutare: quanto più ci si da un buon sistema tributario tanto più si cresce.&lt;br /&gt; Da noi, invece, basta guardare i dati pubblicati sul sito &lt;a href="http://www.finanze.it/"&gt;www.finanze.it&lt;/a&gt; il 15 febbraio per accorgersi che alla fiera abbiamo sostituito (grazie in gran misura all’ultima finanziaria) una giungla in cui è impossibile orientarsi od anche soltanto aggirarsi. I dati riguardano le addizionali Irpef messe atto (secondo il disegno di TPS e Visco) dagli oltre 8000 comuni d’Italia: un comune su due ha aumentato l’addizionale , l’incremento medio è stato del 50%, ma si arriva anche al 600% e si potranno aggiungere “imposte di scopo”, finalizzate ad un obiettivo specifico (per ammodernare il foro boario o il teatro locale oppure rattoppare le strade ed acquistare qualche autobus in più). A rendere il nodo ancora più complicato (ove mai ce ne fosse bisogno), si sono appesantiti gli adempimenti per enti locali, contribuenti e sostituti di imposta . Una marea di problemi operativi restano nel limbo (ad esempio per chi cambia lavoro durante l’esercizio fiscale) e da barocca l’architettura tributaria diventa rococò, all’insegna, però, del chi ci azzecca è fortunato (tali e tanti sono i dubbi applicativi ed i problemi insoluti). Facile prevedere vero e proprio caos per contribuenti, contabili, commercialisti e c.a.f. Al record di essere il Paese con il fisco più pesante abbiamo aggiunto quello di essere quello con la selva tributaria più densa e più nera. Non bisogna necessariamente vergognarsene. Ma non si può neanche esserne orgogliosi.&lt;br /&gt; Come uscire? Nel breve periodo, c’è poco da fare: occorre sperare in un decreto che semplifichi gli adempimenti (anche perché la giungla tributaria si associa a tracolla del gettito). Nel medio e lungo, invece, si deve dare una sterzata in direzione di un sano federalismo fiscale competitivo che sia, però, una fiera con tutte le regole del caso (come il gioco di famiglia che caratterizza le serate attorno al Natale) non un suk. Il punto focale potrebbero essere le 21 Regioni e Province autonome non gli 8000 comuni.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117221865668739647?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117221865668739647/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117221865668739647' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117221865668739647'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117221865668739647'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/la-giungla-delle-tasse.html' title='LA GIUNGLA DELLE TASSE'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117221860208816118</id><published>2007-02-23T00:16:00.000-08:00</published><updated>2007-02-23T00:16:42.163-08:00</updated><title type='text'>SE LE BORSE VOLTANO LE SPALLE</title><content type='html'>La festa delle Borse continua. E la frenata dei listini di ieri va interpretata come una semplice correzione all’interno all’interno di un trend decisamente favorevole. Nonostante il forte aumento delle quotazioni dello Stock Exchange (dall’inizio del 2006 il FTSE 100 è cresciuto del 30% circa se espresso in dollari e del 13% se espresso in sterline) e dei mercati mondiali in generale (Il Morgan Stanley Capital International World Index ha segnato un aumento del 90% negli ultimi quattro anni), nei primi mesi del 2006 i risparmiatori del Regno Unito hanno più che raddoppiato il collocamento netto in fondi comuni d’investimento rispetto allo stesso periodo del 2005. Le alte quotazioni, quindi, non frenano (inducendo a pensare che si sia raggiunta una vetta difficilmente superabile) ma incoraggiano a pensare che si può arrivare ancora molto più in su.&lt;br /&gt;Un quadro analogo (e più marcato) si ha da un esame delle Borse asiatiche. Bursa Malaysia e il Philippines Stock Exchange hanno raddoppiato la loro capitalizzazione negli ultimi 12 mesi. Hanno seguito lo stesso percorso quattro degli altri cinque principali mercati del Sud Asiatico. Complessivamente, i loro indici hanno superato del 14% la media ponderata per la regione computata nel Morgan Stanley Capital International’s Asia-Pacific Index. E’ una festa che può continuare senza battuta di arresto o senza contraccolpi? Occorre porsi la domanda perché nella regione ormai mediamente un’azione vende ad un prezzi pari a 76 volte gli utili registrati nel 2005 – il triplo del rapporto prezzo:utili prevalente in Europa ed il 60% di più di quello registrato nel mercato americano (dove, come è noto, la Federal Reserve vede da mesi segni di surriscaldamento). Il quadro è anche caratterizzato da massicce transazioni di derivati: nella sola Hong-Kong nel 2006 sono state effettuate 7,1 miliardo di compravendite di derivati al giorno. E’ su questo fondale che si stanno fondando nuove alleanze di cui ancora si parla poco in Europa: ad esempio, il New York Stock Exchange (NYSE) sta negoziando l’acquisto del 20% del National Stock Exchange of India e sta finalizzando un’alleanza con il giapponese Kabuto-cho.&lt;br /&gt; E’ un esuberanza razionale? Od invece irrazionale, come la chiamò Robert Shiller in un fortunato libro del 1999, proprio alla vigilia della svolta del 2000-2001? Se lo chiede, tra gli altri, Jorma Korhonen , da alcuni mesi alla guida del Fidelity International Fund (un fondo azionario di 6 miliardi di dollari, attorno a 4.5 miliardi di euro che opera in tutti i principali mercati). Per Korhonen, la sfida consiste nell’effettuare investimenti che riescano a rendere anche in un contesto di riduzione generalizzata delle valorizzazioni. L’accento è sui titoli delle compagnie nel settore dell’energia (e soprattutto sui loro derivati) nella convinzione che, nonostante il recente forte ribasso delle quotazioni del greggio, i problemi dell’offerta di energia sono di lungo periodo tanto negli Usa quanto in Europa: negli Stati Uniti, secondo Korhonen, non si cominceranno a risolvere prima del 2009, mentre nell’Ue occorrerà aspettare molto di più.&lt;br /&gt; Altri derivati che stanno attirando attenzione (non da parte di Korhonen ma di altri gestori di risparmio) sono i cosiddetti “derivati economici”, titoli il cui sottostante sono previsioni macro-econometriche. Sono relativamente recenti: operano dal 2002. Uno studio della Bilkent University e della University of Pennsylvania mostra che hanno dato vita ad un mercato molto ben calibrato e tale da attutire i rischi. Altri derivati interessanti – sostiene uno studio delle Università del Texas e di Hong Kong – sono quelli che includono, come sottostante, le previsioni atmosferiche ; negli ultimi anni hanno dato buona prova. Gli ombrelli , quindi, ci sono. Basta saperli aprire quando si vedono le prime nuvole.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117221860208816118?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117221860208816118/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117221860208816118' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117221860208816118'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117221860208816118'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/se-le-borse-voltano-le-spalle.html' title='SE LE BORSE VOLTANO LE SPALLE'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117221851928138194</id><published>2007-02-23T00:14:00.000-08:00</published><updated>2007-02-23T00:15:19.346-08:00</updated><title type='text'>LE BORSE ASIATICHE VANNO IN CERCA DI EFFICIENZA</title><content type='html'>I mercati finanziari asiatici sono quelli che dall’inizio del 2006 hanno dato le soddisfazioni maggiori a chi vi ha investito : i due principali indici della Borsa cinese (il Ssea e il Sseb in dollari) sono cresciuti rispettivamente del 160% e del 190% in meno di 14 mesi. Nello stesso periodo, quelli della Borsa indiana sono aumentati del 50%, in Indonesia, Malesia e Pakistan gli incrementi sono stati rispettivamente del 63%, 49% e 18%. Anche mercati relativamente maturi (quindi, non sulla spinta di essere piazze nuove e per questo affascinanti) vanno bene: prendendo come base il 1 gennaio 2006, l’aumento degli indici in Hong Kong, Singapore, e Taiwan è stato il 35%, il 47% ed il 19%. Contenuti gli incrementi in mercati molto maturi come Tokyo (7%) e Seul (12%).&lt;br /&gt;Tuttavia , le soddisfazioni – dicono gli esperti – potrebbero essere di breve e medio periodo, mentre migliorando l’efficienza e condividendo i rischi, esse potrebbero diventare durature. E’ questo, ad esempio , il parere di Benoît Mercereau, autore di un saggio pubblicato dal Fondi monetario (IMF Working Paper  N. 06/267). Il lavoro esamina come l’integrazione finanziaria in Asia (e nel più vasto Bacino del Pacifico) potrebbe ridurre i rischi. La prima parte dello studio è un’analisi quantitativa in cui si dimostra che, nonostante le impressioni superficiali secondo cui l’area è molto integrata (tanto che un gruppo di Paesi sta anche pensando ad una moneta comune ad immagine e somiglianza dell’euro), tale integrazione è modesta principalmente a ragione dei controlli sui capitale ancora in vigore. Ciò aumenta la volatilità dei mercati . Tuttavia, uno dei protagonisti del mercato dell’area (la Cina) non pare certo pronta ad allentare le briglie ai movimenti di capitale.&lt;br /&gt;Seguendo un percorso differente arrivano a conclusione analoghe Swati Ghosh e Ernesto Revilla della Banca mondiale nel World Bank Policy Research Paper n. 4129. Esaminano l’efficienza relativa dei mercati azionari in base ai nuovi dati relativi ai costi di transazione ed alle informazioni rese disponibili dalle imprese quotate. L’analisi riguarda 60 paesi nel periodo 2000-2004. Approfondiscono le determinanti dei costi di transazione e l’assetto istituzionale (da quello regolamentare alle prassi operative). Da questa analisi concludono che i mercati finanziari asiatici (nonostante i successi impressionanti) hanno ancora molta strada da fare. Giungono, poi, ad un decalogo specifico e puntuale per le autorità politiche e per le autorità di regolazione sul percorso per migliorare l’efficienza. Il primo stadio riguarda la corporate governance (e la pertinente trasparenza). Senza progressi sostanziali in tema di corporate governance, il miglioramento dell’infrastruttura istituzionale potrà incidere solamente in misura limitata. L’obiettivo complessivo deve essere, da un lato, una maggiore apertura e, dall’altro, i base più vasta e maggiormente diversificata di investitori.&lt;br /&gt; Una diversificazione degli strumenti monetari (specialmente per le transazioni e le riserve) potrebbe contribuire alla maggiore qualità dei mercati finanziari asiatici. Gunther Schnabl della Università di Lipsia esprime scetticismo in un lavoro appena pubblicato dal CESifo (la joint venture tra il Center for European Studies di Londra e l’Ifo il più importante istituto tedesco di ricerca economica) come Working Paper n. 1873. Lo studio ricorda come prima della crisi asiatica del 1986 il dollaro è stato, al tempo stesso, la principale ancora e valuta di riserva in Estremo Oriente. A ragione di mercati di capitali ancora arretrati (secondo Schnabl) ed il limitato ruolo internazionale delle loro valute , i Paesi dell’Asia orientale (con l’eccezione del Giappone) continueranno a stabilizzare i tassi di cambio con controlli sui movimenti di capitale ed ad accumulare riserve internazionali. Una serie di stime econometriche indicano un graduale e continuo aumento dello yen come valuta di riserva in molti Paesi dell’Asia orientale. Mentre il ruolo dell’euro come valuta di riserva (in Asia) resta ancora incerto e lontano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117221851928138194?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117221851928138194/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117221851928138194' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117221851928138194'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117221851928138194'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/le-borse-asiatiche-vanno-in-cerca-di.html' title='LE BORSE ASIATICHE VANNO IN CERCA DI EFFICIENZA'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117221844333512923</id><published>2007-02-23T00:13:00.000-08:00</published><updated>2007-02-23T00:14:03.386-08:00</updated><title type='text'>IL RUVIDO BORIS</title><content type='html'>A Bologna è in scena, sino al 3 marzo quello che i musicologi chiamano l’”Ur-Boris” (la prima versione – 1868-69- del “Boris Godunov” di Modest Musorgskij ). In cosa differisce dalle altre più frequentemente rappresentate? In primo luogo, è breve : in sette rapide scene tratta di un delitto politico (di Boris per diventare Zar al posto del legittimo erede) e termina con un nuovo delitto politico (di un giovane monaco che assume l’identità dell’ucciso per sconfiggere lo Zar, con un’armata di bojardi, polacchi e lituani , e diventare , a propria volta , un usurpatore). Quindi, la tragedia dell’ascesa e del crollo della dittatura. Non contiene l’intreccio d’amore, il balletto, gli intrighi dei gesuiti, il pianto dell’innocente sulla Russia continuamente insanguinata e gli altri ingredienti della seconda versione del 1874. In secondo luogo, l’’”Ur-Boris” a Bologna propone l’orchestrazione originale del compositore non uno dei numerosi rifacimenti (di Rimisky Korsakov, di Pavel Lamm , di Boris Asaf’ev , di Dmitri Šoštacovic, con l’intervento anche di Igor Stravinskij)- tutti originati dal fatto che Musorgskij era un autodidatta e orchestrava le singole scene mantenendo inalterata la scrittura a penna delle parti vocali. All’orchestrazione originale si è tornati circa 30 anni fa grazie all’edizione critica di David Lloyd-Jones ed al suo trionfò al Metropolitan di New York ed a quella ancora più recente di Michael Rot (seguita a Bologna). E’un’orchestrazione cupa e grezza ma di grande intensità drammaticità (nel suo impiego di scarsi mezzi per giungere a ritmi ed armonie complesse , nonché al continuo orchestrale ed al declamato su cui stava lavorando negli stessi anni Wagner). I ghiottoni possono confrontarla con quella di Šoštacovic (a Reggio Emilia il 3 ed il 4 marzo nell’ambito di una tournée di un teatro moscovita).&lt;br /&gt;Il successo dell’allestimento si deve, innanzitutto, alla lettura datane da Daniele Gatti alla guida dell’orchestra del Comunale ed alla bravura del coro diretto da Paolo Vero. Nella scrittura ruvida e tragica dell”Ur-Boris”, il popolo diventa il vero deuteragonista dello Zar. Di buon livello le voci (in gran misura specialisti dei ruoli); in una compagnia per lo più russa – Vladimir Vaneev ha interpretato Boris oltre 200 volte – in questa occasione i tenori – specialmente Vsevolod Grinov e Maxim Paster – sono all’altezza dei bassi.&lt;br /&gt; La regia di Toni Servillo accentua la tragedia intima di Boris. Eliminati i Cremino ed i San Basilio di cartapesta, l’azione si svolge in una scena unica con molti praticabili da cui emergono i vari quadri come miniature. Ma, perché, in un lavoro che complessivamente dura meno di due ore, interrompere l’azione con un intervallo che fa inevitabilmente cadere l’intensità drammatica?&lt;br /&gt;“Boris Godunov” sette quadri di Modest Musorgskij&lt;br /&gt;Regia: Toni Servillo&lt;br /&gt;Scene: Toni Servillo e Daniele Spisa&lt;br /&gt;Costumi: Ortensia De Francesco&lt;br /&gt;Direzione d’orchestra: Daniele Gatti&lt;br /&gt;Protagonisti: Vladimir Vaneev, Dmitri Ageev, Vsevold Grivnov, Alexander Meliga, Maxim Paster, Elena Monti, Debora Veronesi.&lt;br /&gt;Al Teatro Comunale di Bologna sino al 3 marzo. Un differente allestimento è in scena a Reggio Emilia il 3 ed il 4 marzo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117221844333512923?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117221844333512923/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117221844333512923' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117221844333512923'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117221844333512923'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/il-ruvido-boris.html' title='IL RUVIDO BORIS'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117221836785458532</id><published>2007-02-23T00:11:00.000-08:00</published><updated>2007-02-23T00:12:47.913-08:00</updated><title type='text'>LA CRESCITA DELL’ECONOMIA REALE E LA CRISI DI GOVERNO</title><content type='html'>La crisi politica in corso (e sulla cui durata e sui cui sbocchi è difficile fare previsioni). In primo luogo, giunge in una fase in cui è in corso una leggera ripresa che sta avvenendo al traino della crescita internazione; nel quarto trimestre il pil Usa è cresciuto al tasso del 3,4% e nel Regno Unito del 3% rispetto allo stesso periodo di 12 mesi prima e quindi  anche il pil italiano ha mostrato segni di espansione - 2,9% (inferiore alla media Ue) rispetto al quarto trimestre 2005. Seguendo un metodo statistico che lo stesso Istat indica come tale da fornire solo indicazioni preliminari si giunge ad una crescita del 2% nel 2006 ed a previsioni (del Governo Prodi) della possibilità di una crescita analoga nel 2007. In primo luogo, le “quick estimates” vengono sovente rivedute profondamente (pure negli Usa) quando si dispone dei dati definitivi. In secondo luogo, dato il lag temporale tra una politica (specialmente in materia di bilancio pubblico) ed i suoi effetti, il merito va al Governo ed al Parlamento che hanno varato le finanziarie 2004-2004. Soprattutto, però, all’ultima tornata (la sera del 21 febbraio), i 20 maggiori istituti econometrici internazionali (tutti privati e nessuno italiano) ammonivano che il tasso annuo di aumento del pil sta scivolando dal 2% del 2006 all’1,3% nel 2007 (vero e proprio fanalino di coda dell’area dell’euro e che una delle determinanti è il drenaggio di risorse produttive operato con la legge finanziaria.&lt;br /&gt;Ancora più eloquente il rapporto Ocse “Going for growth 2007”, un ponderoso volume di circa 300 pagine in vendita solo tra qualche settimana al prezzo di 60 euro (chi li paga i 60 euro ha accesso all’edizione integrale on line sin da ora). Il documento plaude alle “timide” liberalizzazioni ed incoraggia a fare di più in questo campo (nonché a farlo presto); sottolinea inoltre l’urgenza di una drastica riforma della previdenza. In caso contrario – avverte la “scheda Italia” del volume – si andrebbe di nuovo verso tassi di crescita rasoterra. Quindi, non c’è da festeggiare e da stare allegri. L’esame comparato condotto dal Segretariato dell’Organizzazione individua quattro punti cardinali per una strategia di crescita: a) rendere più flessibile il mercato del lavoro per ridurre la disoccupazione ed aumentare i tassi di partecipazione di coloro in età di lavoro alla forza lavoro (quindi estendere la Legge Biagi, non diluirla); b) riformare la previdenza, c) aumentare la produttività accentuando la liberalizzazione del mercato dei prodotti e dei servizi; d) migliorare il capitale umano a livello non solo delle università ma anche della scuola secondaria; e) alzare il livello della ricerca scientifica. Il fardello del debito pubblico peserà sulla crescita futura. La ricognizione dello situazione patrimoniale dello Stato, condotta al termine della precedente legislatura evidenziava un “valore residuo” (ancora in mano di Ministeri ed enti vari) pari a circa il 130-140% del pil, rispetto ad uno stock di debito pubblico pari allo 106% del pil? Una parte consistente di queste attività veniva detta “valorizzazione di medio periodo” in grado, pertanto, di essere collocata sul mercato per un controvalore di 400 miliardi di euro nel giro di pochi anni (meno di un lustro). Indicazioni analoghe  a supporto di riforme e privatizzazioni sono venute da Fmi e da Bce. Portare avanti riforme e privatizzazioni di questa portata richiedono un Governo autorevole con un programma se del caso essenziale (e limitato a pochi punti) . Altre stime econometriche sono ancora più pessimiste ; mettono l’accento sull’incertezza che riduce la propensione sia al consumo sia l’investimento ed indice negativamente dunque tanto sulla domanda aggregata quanto sull’offerta. Secondo queste stime , si scivolerebbe non dal 2% (preliminare) indicato per il 2006 ma su meno dello 0,9% nel 2007. Rendendo ancora più difficile portare avanti quelle riforme che comportano costi per attutire difficoltà sociali di breve termine ed avere il consenso minimo per realizzarle.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117221836785458532?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117221836785458532/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117221836785458532' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117221836785458532'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117221836785458532'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/la-crescita-delleconomia-reale-e-la.html' title='LA CRESCITA DELL’ECONOMIA REALE E LA CRISI DI GOVERNO'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117172537893839907</id><published>2007-02-17T07:15:00.000-08:00</published><updated>2007-02-17T07:16:19.186-08:00</updated><title type='text'>4OO ANNI E UN SOLO LUMICINO</title><content type='html'>Da Il Domenicale del 17 febbraio&lt;br /&gt; Il 24 febbraio ricorrono 400 anni dalla prima esecuzione, nel salone degli specchi del Palazzo Ducale di Mantova, de “L’Orfeo” di Claudio Monteverdi, la prima opera lirica rimasta integra e simile a quanto si scrive e si compone anche adesso. C’erano state esperienze precedenti (di pochi anni) principalmente per iniziativa della “camerata fiorentina”, ma – come documenta Anna Maria Monterosso- Vacchelli in un saggio fondamentale sulla nascita dell’opera come genere teatrale e musicale - “L’Orfeo” se ne stacca “per ricchezza di inventiva, bellezza musicale potenza drammatica”. Nikolaus Harnoncourt precisa acutamente che, prima de “L’Orfeo”, i lavori di Emilio dè’ Cavalieri, Ottavio Rinuccini, Jacopo Peri , si basavano principalmente su una declamazione con accompagnamento di strumenti a corda. Con “L’Orfeo”, Monteverdi fuse il madrigale con la danza in un nuovo stile di recitativo cantato (e drammatico); ciò aprì la strada ad un nuovo linguaggio musicale (per l’appunto quello dell’opera lirica) in cui la musica, pur seguendo il testo, lo interpretava e drammatizzava. Altro aspetto di grande rilievo: con “L’Orfeo” l’orchestrazione acquista un proprio canone basato sulla differenziazione tra strumenti “fondamentali” (chitaranne, arpa, liuto, cembalo) e strumenti “ornamentali” (principalmente archi e fiuti); il contrappunto del basso continuo collega i due universi. Non solo, ma gli strumenti, e la strumentazione, danno spessore al dramma e caratterizzano i personaggi: l’arpa accompagna il personaggio di Orfeo; il flauto, il liuto, il cembalo i pastori; il trombone ed altri strumenti a fiato gli Dei dell’Oltretomba. Con queste, ed altre innovazioni, si aprono nuove prospettive per il teatro in musica che, in aggiunta, esce dalle corti principesche e diventa spettacolo commerciale.&lt;br /&gt;I 400 anni de “L’Orfeo” vengono celebrati in tutti il mondo: il 24 febbraio alla Staatsoper di Berlino viene presentato un nuovo allestimento, curato da Trisha Brown e René Jacobs, che sarà questa estate elemento centrale del Festival di Aix en Provence; un programma di celebrazioni (recite, seminari, convegni) è in calendario a Montpellier ; la britannica Opera North ed il Teatro dell’Opera di Oslo lanciano una grande nuova edizione in co-produzione con il Glimmerglass Festival americano; in numerosi Paesi viene riproposta sia in DvD sia soprattutto nei canali televisivi analogici (e gratuito) il film dell’opera con la regia di Jean-Pierre Ponnelle e la concertazione di Nikolaus Harnoncourt.&lt;br /&gt;L’elenco potrebbe continuare in quanto pure in alcuni Paesi asiatici, nonché in Australia, viene celebrato, con i 400 anni de “L’Orfeo”, l’inizio del teatro d’opera- un genere nato italiano, rimasto inconfondibilmente italiano sino a tempi recentissimi ed ancora considerato all’estero come il più efficace ambasciatore dell’Italia e del “made in Italy”. Eppure proprio nel nostro Paese, i 400 de l’”Orfeo”, vengono se non ignorati, trascurati. Il titolo non figura nei programmi né delle maggiori (e sovvenzionatissime) fondazioni lirico sinfoniche né dei teatri “di tradizione” (anche essi finanziati da Pantalone).&lt;br /&gt; La sola iniziativa di rilievo è quella di Concerto Italiano, guidato da Rinaldo Alessandrini. A 20 anni dalla sua fondazione, l’ensemble si è imposto tra i complessi  che hanno rivoluzionato i criteri d'esecuzione della musica antica, a partire dal repertorio madrigalistico – e monteverdiano in particolare – fino a quello orchestrale e operistico per il repertorio settecentesco. Concerto Italiano presenterà un nuovo allestimento de “L’Orfeo” il 22 febbraio a Roma al Teatro Olimpico su iniziativa dell’Accademia Filarmonica Romana. Lo porterà, poi, a Bruges il 24 febbraio (in coincidenza con altre iniziative nella data del 400nario). Segue una tournée in Spagna (dove il 400nario desta più interesse che in Italia), la partecipazione al Festival di Musica Barocca di Beaune in Borgogna e l’approdo (ancora per solo una o due serate) al piccolo Teatro dei Rozzi nel quadro della Settimana Chigiana organizzata dalla locale Accademia.&lt;br /&gt; Poco. Troppo poco. L’occasione avrebbe potuto innescare non solo più frequenti rappresentazioni del lavoro di Monteverdi (l’ultima tournée di rilievo in vari teatri “di tradizione”, ossia senza toccare le grandi piazze, è stata organizzata un lustro fa dall’Accademia Bizantina diretta da Ottavio Dantone) ma anche dibattiti sul mito di Orfeo e riprese di opere moderne (“L’Orfeide” di Malipiero, “Les malheurs d’Orphée” di Milhaud, ad esempio) ad esso ispirate.&lt;br /&gt; E’ stata, invece, il motore per rimettere in pista un’altra opera importante (e poco rappresentata in Italia) “Orfeo e Euridice” con cui  Christoph Willibald Gluck nel 1762, Gluck effettuò una vera e propria riforma del teatro in musica fondendo i mezzi espressivi (parola, musica, danza, mimo) al servizio della verità scenica. Per l’allestimento (lanciato a Ravenna e sino al 18 febbraio in tournée a Modena, Reggio Emilia, Ferrara e Pisa) è stata creata una compagnia ad hoc , formata interamente da giovani e giovanissimi. In sintonia con le convenzioni della seconda metà del Settecento (che imponevano un lieto fine) Euridice, morta una seconda volta in quanto Orfeo si è voltato a guardarla nel labirinto che dall’Oltretomba porta sulla terra, risorge in quanto il lamento del marito Orfeo intenerisce il Dio Amore.&lt;br /&gt; Graham Vick (regista) cura con grande attenzione la recitazione e la fusione tra solisti, cori e corpo di ballo. I costumi sono moderni (pantaloni e camice di lino in varie sfumature del bianco con l’eccezione di una giacca rosso fiammante per il Dio Amore). L’atmosfera giovanile stride, però, con l’impianto scenico: i cinque luoghi dell’azione (un boschetto di allori, il fiume che porta all’Oltretomba, i campi Elisi, il labirinto per uscire dal regno della morte, un “magnifico tempio dedicato a Amore”) vengono sostituiti da una serie di lastre analoghe a quelle del museo dell’Olocausto di Berlino. In aggiunta, i campi Elisi (e le danze che vi si svolgono) assomigliano più ad un orgiastico manicomio che ad un luogo di delizie. In breve, un’impostazione registica e scenografica discutibile. Claudio Astronio concerta con bacchetta asciutta l’orchestra barocca di Bolzano. Il peso vocale dello spettacolo è sul protagonista e sul coro. Il ruolo di Orfeo, concepito per un castrato (ma ora interpretato da mezzo soprani e contralti), è affidato ad un controtenore , nuovo per le scene italiane: Razec François Bitar. Ha un bel timbro, un fraseggio accattivante ed abilità nel gestire il volume; nonostante qualche difficoltà di dizione, costruisce un Orfeo al tempo stesso dolce e virile. Efficace il coro diretto da Elena Sartori. Interessanti promesse Marta Vandoni Iorio (Euridice) e Roberta Frameglia (il Dio Amore). Un’altra edizione, ma solo in versione di concerto, dell’”Orfeo ed Euridice” di Gluck verrà presentata , con la bacchetta di Riccardo Muti, il 28 ed il 29 aprile all’inizio del Maggio Musicale fiorentino.&lt;br /&gt; Torniamo a “L’Orfeo” di Monteverdi , che in Italia solo pochi fortunati potranno ascoltare nell’edizione diretta da Rinaldo Alessandrini. Le differenze da Gluck (e da altri) non sono solamente di scrittura musicale (tra il lavoro monteverdiano e quello di Gluck trascorrono circa 160 anni) ma di concezione del mito. In ambedue si basa sul potere dell’arte (in specie della musica) non solo di ammaestrare le fiere ma anche di sublimare gli individui sino a sconfiggere la morte corporale: è tema frequente del teatro in musica (si pensi al mozartiano “Flauro magico” od alla deliziosa opera per bambini di Menotti “Help, help, the globolinks” spesso rappresentata negli Usa). In Monteverdi (maestro di Cappella della Basilica di San Marco e religioso), però, il mito ha anche un’altra dimensione: a sconfiggere la morte non è solo la musica ma anche la fede (sia minuscola, nella persona amata: sia maiuscola, nell’Alto). Nel mito greco, Orfeo tradendo la fede non solo perde Euridice, ma viene sbranato dalle furie. Pure ai tempi di Monteverdi, il lieto fine era di prammatica: Euridice, però, non ritorna in vita, Orfeo diventa una costellazione che può guardarla senza però avere le gioie coniugali. Una eterna penitenza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117172537893839907?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117172537893839907/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117172537893839907' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117172537893839907'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117172537893839907'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/4oo-anni-e-un-solo-lumicino.html' title='4OO ANNI E UN SOLO LUMICINO'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117170285912594589</id><published>2007-02-17T00:58:00.000-08:00</published><updated>2007-02-17T01:00:59.403-08:00</updated><title type='text'>MARIO DRAGHI STUDIA IL RAFFORZAMENTO DELL'EURO</title><content type='html'>Il Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, non nasconde di avere letto con qualche preoccupazione il più recente lavoro dell’Economist Intelligence Unit (Eiu) – i cui punti salienti sono stati riassunti sul settimanale britannico – in merito allo strisciante apprezzamento dell’Euro-lira (ossia dell’euro in circolazione in Italia) in termini di tasso di cambio effettivo (calcolato sulla base dei costi comparati del lavoro). Il lavoro prende come base il 1993 (quando è iniziato il percorso verso l’unione monetaria): da allora l’euro-lira si è apprezzato del 30% mentre l’eruo-marco (ed i suoi satelliti) si sono deprezzati del 10%. L’apprezzamento è leggero, ma nel lungo periodo non è sostenibile; anzi, minaccia non solo la quota dell’export italiano sul commercio mondiale ed europeo (aspetti colti dalle periodiche geremiadi dell’Ice ) ma la tenuta stessa di molti settori produttivi del paese.&lt;br /&gt; Lo sorprende che il fenomeno non viene colto nella sezione italiana del modello econometrico della Banca centrale europea, le cui specifiche sono state recentemente pubblicato in un lavoro di Elena Angelini, Antonello d’Agostino e Peter Mcadam come working paper n.660 della Bce. Non ne tratta neanche un altro lavoro uscito dal ventre pensante (il servizio studi) dell’Eurotower: lo studio di Rafael Gomez e di Pablo Hernandez de Cos sulle caratteristiche delle economie mature (come quella dell’Italia), specialmente in termini di crescita del pil.&lt;br /&gt; A riprova dell’analisi dell’Eiu, e con fondamenta teoriche ed empiriche, c’è uno studio pubblicato da Sandra Eickmeieri del servizio studi della Bundesbank pubblicato nell’ultimo fascicolo del Journal of Comparative Economiocs. Il lavoro riguarda – è vero -  i nuovi Stati membri dell’Ue che aspirano a diventare soci del club dell’unione monetaria. Utilizza , però, un modello strutturale – non la solita minestra macroeconomica di stampo neokeynesiana – ed analizza gli shocks potenziali (e gli apprezzamenti/deprezzamenti striscianti). Rappresenta un po’ una sfida per il servizio studi della Banca centrale di cui è alla guida).&lt;br /&gt;Qualcosa di analogo ha messo in piedi il suo grande amico Daniel Gros, Presidente del Ceps, in un lavoro con Ansgar Belke dell’Università di Hohenheim – Lo studio, pubblicato (per il momento) in versione preliminare cone Iza working paper n. 254, esamina l’interazione tra politica monetaria, andamento dei prezzi dell’edilizia residenziale e riforme del mercato del lavoro. In breve, la politica monetaria Bce viene vista nei suoi aspetti strutturali (la valorizzazione delle case e le riforme del mercato del lavoro). Le conclusioni possono dare un dispiacere a Romano Prodi, che pur si dichiara amico di Daniel Gros (anche se lo tratta come un nipotaccio talvolta impertinente): senza riforme strutturali in Italia (il lavoro dice a tutto tondo che quelle appena fatte equivalgono all’aspirina), la divergenza tra la struttura di produzione del Belpaese e quella della Germania (e del gruppo dei paesi dell’area dell’euro ad essa più legai) divergerà sempre di più. Con conseguenze devastanti.&lt;br /&gt;A tal implicazione – che cruccio per il Governatore!- non si rivolge affatto un altro lavoro recente della Bce (il working paper n. 656) in cui Rolf Strauch e Manfred Kremer esaminano i nodi del debito pubblico e dei tassi d’interesse a lungo termine in Germania, Italia ed Usa. Appartiene alla serie delle lamentazioni su quanto poco si faccia a Roma e dintorni per ridurre lo stock di debito pubblico e sull’inevitabile crescita del differenziale tra i tassi d’interesse nostrani e quelli altrui. Tuttavia, non sfiora neanche i nodi strutturali.&lt;br /&gt;Ad essi comunque non dà alcun peso la politica di comunicazione della Bce. Lo ribadiscono tre specialisti dell’economia dell’informazione- Helen Berger, Jacob De Haan, Jan Egbert Sturm in un approfondito studio appena pubblicato, in Germania, come Cefiso working paper n. 1625. Draghi se lo mettere nella 24 ore per il suo prossimo viaggio a Francoforte.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117170285912594589?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117170285912594589/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117170285912594589' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117170285912594589'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117170285912594589'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/mario-draghi-studia-il-rafforzamento.html' title='MARIO DRAGHI STUDIA IL RAFFORZAMENTO DELL&apos;EURO'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117161067464646930</id><published>2007-02-15T23:24:00.000-08:00</published><updated>2007-02-15T23:24:39.556-08:00</updated><title type='text'>PUCCINI RICOMINCIA DA TRE</title><content type='html'>“Il Trittico” di Giacomo Puccini comprende tre atti unici complementari e contrastanti: “Il tabarro”, un grand-guignol di passione, sesso, e sangue nel proletariato parigino all’inizio del Novecento; “Suor Angelica” (per sole voci femminili), tragedia di una maternità occultata al mondo in un convento alla fine del Seicento; e “Gianni Schicchi”, farsa dalla comicità irresistibile nella Firenze del Duecento. Viene raramente rappresentato integralmente in quanto richiede un organico orchestrale molto vasto, un doppio coro (di cui uno di voci bianche) e circa 30 solisti . E’ un poema sinfonico-teatrale in tre movimenti; un “agitato” (“Il tabarro”), un “largo” (“Suor Angelica”) ed uno “scherzo” (“Gianni Schicchi”) . Nel primo e nel terzo, si avvertono echi di tango e di valzer (“Il tabarro”) e di slow-fox e jazz (“Gianni Schicchi”). Nel secondo (“Suor Angelica”) si percepisce, invece, il sinfonismo post-wagneriano e si sfiora l’atonalità. Mentre ne “Il tabarro” il verismo scivola in espressionismo, la partitura di “Suor Angelica” si ispira al lirismo religioso e quella di “Gianni Schicchi” guarda al “Falstaff” verdiano ma anticipa Prokofiev, Stravinskij e Janaceck. Nella scrittura vocale, lanciata verso l’avvenire, il declamato ha, come contrappunto, la polifonia.&lt;br /&gt;L’allestimento inaugurato a Modena è uno sforzo congiunto di sette teatri. Sino al 25 febbraio è in scena in Emilia (dopo Modena, Piacenza e Ferrara) ed in autunno lo si vedrà a Pisa, Lucca, Livorno e Bolzano. La regia di Cristina Pezzoli e le scene ed i costumi di Giacomo Andrico e Gianluca Falaschi sono tradizionali: anche grazie all’ottima dizione di gran parte dei cantanti, il pubblico può seguire i dettagli del dramma, della tragedia e della farsa. Unica novità: avere ambientato i tre atti nel 1910-20 (o giù di lì) , ossia quando vennero scritti.&lt;br /&gt;L’orchestra della Fondazione Arturo Toscanini, guidata da Julian Reynolds, ed i due cori si cimentano bene con la complessa partitura. Diseguali le voci (inevitabile quando si ha a fare con 30 solisti) . Su tutti emerge Amarilli Nizza protagonista dei tre lavori (una scommessa fatta, negli ultimi lustri, quasi soltanto da Renata Scotto, Mirella Freni e Daniela Dessì). Dà prova di una estensione di registro vastissima – dal soprano drammatico de “Il tabarro” a due tipologie differenti di soprano lirico (“spinto” e “leggero”) negli altri due atti. Spiccano anche Alberto Mastromarino, Rubens Pellizzari e Anna Maria Chiuri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Trittico – un dramma, una tragedia ed una farsa di Giacomo Puccini su libretti di Giuseppe Adami e Giovacchino Forzano.&lt;br /&gt;Regia: Cristina Pezzoli&lt;br /&gt;Scene: Giacomo Andrico&lt;br /&gt;Costumi Gianluca Falaschi&lt;br /&gt;Protagonisti: Amarilli Nizza, Anna Maria Chiuri, Alberto Mastromarino, Rubens Pellizzari.&lt;br /&gt;Dopo il debutto a Modena, Sarà a Piacenza (15-18 febbraio) e a Ferrara (23 – 25 febbraio) , nonché, in autunno, a Pisa, Lucca, Livorno e Bolzano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117161067464646930?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117161067464646930/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117161067464646930' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117161067464646930'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117161067464646930'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/puccini-ricomincia-da-tre.html' title='PUCCINI RICOMINCIA DA TRE'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117161057541209414</id><published>2007-02-15T23:21:00.000-08:00</published><updated>2007-02-15T23:22:55.766-08:00</updated><title type='text'>TROPPA QUIETE IN BORSA: TORNA IN AUGE IL BENE RIFUGIO</title><content type='html'>Tutto è tranquillo e placido. Si potrebbe dire , parafrasando l’aria che apre il finale del mozartiano Nozze di Figaro. Lo afferma il Vix (l’indicatore di volatilità dei mercati di Standard &amp; Poor che viene calcolato in base alle opzioni relative a circa 500 titoli): è adesso ai livelli più bassi (e più stabili) dal 1994. Lo suggeriscono altri elementi: l’ultimo numero della newsletter Invest Tech Market Analyst ricorda che gli ultimi quattro anni sono stati il secondo periodo più lungo della storia della Borsa Usa in cui Standard &amp;amp; Poor non ha accusato una correzione superiore al 10%n (il più lungo sono stati 72 mesi negli Anni ’90) e che per oltre 180 giorni il Dow Jones non ha segnato un decremento superiore al 2% in una sola giornata. Tuttavia, ci sono i bastian contrari – non solo gli estensori questa rubrica- i quali ritengono che la quiete è durata sin troppo a lungo. Il numero di febbraio della Elliot Wave Financial Worries è denso di preoccupazioni: quando il ritmo del cuore è perfettamente regolare – afferma con un’analogia eloquente ed inquietante -, sovente si scatena un improvviso infarto.&lt;br /&gt; Quindi, proprio per il timore della tempesta , molti operatori cominciano a guardare con interesse a beni rifugio. Interessante a riguardo un lavoro, ancora inedito, che viene dal Trinità College dell’Università di Dublino, città che, ricordiamolo, è diventata una delle piazze finanziarie emergenti. L’analisi, curata da Dirk Baur e Brian Lucey (lieti di inviarla a chi li ricambia con osservazioni tecniche : e.mail baurd:tcd.ie ) contiene una premessa teorica (sul metallo giallo come strumento per attutire i rischi dei mercati finanziari) ed un’analisi empirica di tre mercati (l’americano, il britannico ed il tedesco) in cui confronta i rendimenti del collocamento in oro rispetto a quelli in azioni ed obbligazioni. I risultati sono, in sintesi, i seguenti: a) l’oro è un equilibratore nei confronti del mercato azionario; b) l’oro è un efficace bene rifugio rispetto a mercati azionari solo dopo un forte shock sull’azionario; c) l’oro è un rifugio sicuro unicamente nei 15 giorni di mercato dopo che si è verificato lo shock (in altri termini, se lo si detiene troppo a lungo ci si rimette). A titolo indicativo, le quotazioni dell’oro nell’ultimo anno sono aumentate del 13,5% , mentre il Msci (l’indice di Morgan Stanley dei mercati mondiali) è cresciuto del 20%.&lt;br /&gt; Altro bene rifugio (se non si considera l’edilizia di cui si sono esaminate di recente le tendenze in questa rubrica) è l’investimento in opere d’arte (tele, statue). L’arte antica è ormai protetta in quasi tutti i Paesi e possono acquistarla e venderla solamente i musei e le fondazioni culturali. L’arte moderna ha un numero limitato di estimatori, pronti a scommettervi anche come investimento. La novità è che a differenza dei lingotti d’oro, gli indicatori delle quotazioni di tele e statue (specialmente di quelle americane degli ultimi 50 anni) ha ripreso a salire in modo vorticoso. Prendiamo l’indice più noto – il Moses Mei Fine Art Index (Mmfai): si basa su quotazioni d’asta ed è anche disponibile per settori e mercati specifici. L’aggregato Mmfai ha segnato una vera e propria bolla tra il 1985 ed il 1990 (quando cresceva a tassi del 30% l’anno in parallelo con le incertezze del mercato azionario che portarono alla correzione del 1987). L’anno scorso ha segnato un aumento del 55% nel comparto della pittura e scultura americana contemporanea. Sarebbe errato, però, guardare ad solo mercato. Nell’aggregato di è al di sotto del 20%. Tuttavia, il Mmfai cresce, nell’aggregato, al 20% l’anno da cinque anni. Non siamo alla bolla vera e propria (la si ha, affermano gli esperti di questo mercato) quando si supera la barriera del 30% l’anno. Siamo, però, ad una chiara indicazione di operatori alla ricerca di investimenti alternativi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117161057541209414?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117161057541209414/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117161057541209414' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117161057541209414'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117161057541209414'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/troppa-quiete-in-borsa-torna-in-auge.html' title='TROPPA QUIETE IN BORSA: TORNA IN AUGE IL BENE RIFUGIO'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117135468854589910</id><published>2007-02-13T00:16:00.000-08:00</published><updated>2007-02-13T00:18:08.626-08:00</updated><title type='text'>LA NUOVA IRI DIETRO F2I</title><content type='html'>Sta decollando un nuovo fondo per finanziare infrastrutture pubbliche facendo ricorso a capitali privati: si chiama F2i. I suoi soci iniziali sono la Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), UniCredit, le Fondazioni bancarie, il Fondo dei Geometri; si annunciano soci esteri. Si tratterà, si chiedono in molti, di una nuova Iri, innescata dalle perplessità, anche europee, in materia di partecipazioni della Cdp in società di recente privatizzazione nel ramo elettrico? Oppure, dello strumento per dare finalmente corpo alla finanza di progetto. E’ stata varata una normativa apposita (aggiornata di recente) ed una unità tecnica presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef), nel cui ambito è stata creata (alcuni anni fa) Ispa  (ossia Infrastrutture Spa), i cui esiti sono stati inferiori alle attese. La Scuola superiore della pubblica amministrazione (Sspa) sta realizzando 48 corsi specialistici in queste materie per le Pa, specialmente di quelle a livello locale (Regioni, Province, Comuni) dove le restrizioni ai trasferimenti di finanza pubblica sta suscitando un forte interesse in forme di partnership con il settore privato.&lt;br /&gt; Esistono indubbiamente rischi che il nuovo strumento possa venire distorto per finalità di salvataggio di aziende decotte tramite la loro partecipazione, con la garanzia dello Stato o di Enti locali, alla realizzazione e gestione di infrastrutture di poca utilità. Tuttavia, se operano efficacemente, i fondi chiusi per le infrastrutture rendono bene anche sotto il profilo strettamente privatistico; ossia, portano dividendi di tutto rispetto a chi li sottoscrive. Ad esempio, il bilancio consuntivo 2006 del Tata Infrastructure Fund di Mumbai espone un utile lordo (prima di tasse, dividenti ed ammortamenti) del 62% e il Sundaran Bnp Paribas Select MidCap Fund uno addirittura del 92%. Indubbiamente si è alle prese con economie emergenti a rapida crescita (come quella dell’India). Un’analisi del servizio studi della Banca centrale europea suggerisce che in economia mature (come quella dell’Italia), i rendimenti saranno molto più contenuti. Ci si dovrebbe accontentare di un Saggio di rendimento interno (Sir) finanziario superiore al 10% - da assumere come livello di soglia.&lt;br /&gt;  Gli italiani sono stati tra i precursori della finanza di progetto – basti pensare alla ferrovia Napoli-Portici finanziata da banche belghe quando il Re delle Due Sicilie in persona mise bocca sul tracciato. Soprattutto non mancano esperienze analoghe in  altri Paesi.&lt;br /&gt;In primo luogo, si possono trarre lezioni utili dalle attività della Banca mondiale dalla sua creazione nel 1944 alla fine degli Anni 80 (quando l’enfasi passò dal finanziamento di progetti alla lotta alla povertà). La provvista della Banca proviene interamente dal mercato dei capitali. Le sue obbligazioni hanno la classificazione più alta (da parte delle agenzie di rating) a ragione della qualità dei progetti e del rigore con cui venivano valutati. F2i potrebbe trarre utili indicazioni dalle sperimentazioni di analisi di progetti con la tecnica delle opzioni reali effettuate , in Italia, dal Mef, dal Ministero delle Comunicazioni , già introdotta in fondi analoghi di altri Paesi europei.&lt;br /&gt;In secondo luogo, F2i deve equilibrare prudenza con innovazione. In Australia ed ora negli Usa (nonché in Argentina e Bolivia), fondi analoghi hanno concluso, o stanno concludendo contratti di acquisto o di leasing a lungo termine di infrastrutture di grande rilievo (tra cui il Pennsylvania “turnpike” presentata, quando nel lontano 1940 venne inaugurata, coma la superautostrada più avanzata al mondo ed ora in esigenza di ammodernamento). Sono iniziative che hanno attratto pure gruppi di private equity ma che richiedono un’analisi finanziaria molto accurata.&lt;br /&gt;In terzo luogo, soprattutto, la nuova Iri davvero in agguato potrebbe essere l’Alitalia se vi resta una partecipazione di capitale pubblico.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117135468854589910?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117135468854589910/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117135468854589910' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117135468854589910'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117135468854589910'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/la-nuova-iri-dietro-f2i.html' title='LA NUOVA IRI DIETRO F2I'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117135440652798070</id><published>2007-02-13T00:12:00.000-08:00</published><updated>2007-02-13T00:13:26.580-08:00</updated><title type='text'>DAMIANO CERCA RISPOSTE SUL PRECARIATO</title><content type='html'>Occorre tornare alla seconda metà degli Anni 80 ed alla prima degli Anni 90 (ai tempi in cui il dicastero era guidato da Gianni De Michelis e Franco Marini) perché il Ministro del Lavoro fosse al centro della politica economica. Adesso, il futuro della Prodeconomics ha come perno Cesare Damiano. Non solo per la sua tenacia di tradizione valdese ma perché i veri temi caldi sono la previdenza e la regolamentazione del mercato del lavoro.&lt;br /&gt;Tanto sul primo quanto sul secondo, Daniamo cerca idee e strumenti dentro e fuori il Ministero. Ha trovato molto utile lo studio dell’Ocse “Comparing the Pension Promises of 30 OECD Countries" (“Raffrontare le promesse previdenziali nei 30 Paesi Ocse” curato da Monika Queisser e Edward Whitehouse e pubblicato nell’ultimo numero della  International Social Security Review,). A differenza delle prediche, più o meno inutili, della Commissione Europea, lo studio adotta un approccio micro-economico per raffrontare le prestazioni previdenziali (al netto di tasse e contributi) sulla base della normativa in vigore nel 2002: allora la media per un lavoratore Ocse era pari a circa il 70 degli ultimi redditi netti. L’Italia, quindi, non era così distante dalla media, come affermano certi riformatori ad oltranza. Il Ministro ha, inoltre, importato il modello econometrico messo a punto dall’Employment Benefit Research Institute (Ebri) Usa per misurare quale è un tasso di sostituzione adeguato (tra reddito da lavoro e pensione); il modello è illustrato in un saggio di Jack Vanderhei pubblicato come Ebri Issue Brief n. 297 nell’autunno 2006, ma pare che nessuno al Ministero (neanche all’apposito Nucleo di valutazione della spesa previdenziale) ne sappia nulla. E’ l’arma segreta che, con l’ausilio di alcuni giovani esperti, utilizzerà nei confronti del tagliapensioni TPS (tra un viaggio e l’altro a Parigi del titolare del dicastero dell’economia e delle finanze).&lt;br /&gt; Più difficile quella ormai chiamata “la battaglia del diritto del lavoro”. Difficile pensare ad un’abrogazione delle legge Biagi quando, anche grazie ad essa, il tasso di disoccupazione (soprattutto nel Mezzogiorno) è giunto ai minimi degli ultimi 5 lustri. Ancora più arduo sostenere gli appelli della sinistra radicale in favore di una riduzione degli orari di lavoro (all’insegna del vecchio slogan “meno ore più lavoro per tutti): un lavoro del Fondo monetario (Imf working paper n.2459) dimostra che i lavoratori francesi non sono affatto lieti della settimana lavorativa di 35 ore adottata Oltralpe ed uno studio dell’istituto tedesco sui problemi del lavoro (IZA Discussion Paper No. 2404) prova che sono i lavoratori stessi, soprattutto i più giovani, a preferire una maggiore flessibilità. Il nodo, quindi, è come debellare il precariato non voluto. Uno studio di tre luminari dell’economia del lavoro , Michael Burda dell’Università di Berlino, Daniel Hamarmesh dell’Università di Harvard e Philip Wel della Libera Università di Bruxelles - IZA Discussion Paper No. 2270- gli fornisce idee: utilizzando dati per la Germania, l’Italia, l’Olanda e gli Usa nel periodo 1985-2003, lo studio dimostra che gli americani lavorano molto di più degli europei tanto nel mercato quanto aggiungendo alle ore di lavoro nel mercato quelle dedicate alle faccende domestiche (anche ad orari insoliti). Da lavoratore instancabile pensa che la risposta è in analisi come questa: un eccesso di regolazione ad apparente tutela dei lavoratori è come il Prozac (lo dice in un saggio brillante di fine 2006 Etienne Wasmer dell’Observatoire Français de Conjonctures Economique).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117135440652798070?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117135440652798070/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117135440652798070' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117135440652798070'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117135440652798070'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/damiano-cerca-risposte-sul-precariato.html' title='DAMIANO CERCA RISPOSTE SUL PRECARIATO'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117135432541458314</id><published>2007-02-13T00:11:00.000-08:00</published><updated>2007-02-13T00:12:05.480-08:00</updated><title type='text'>PRIVATIZZARE AL PIU' PRESTO PER RIPRENDERE A CRESCERE</title><content type='html'>All’ultima tornata, i 20 maggiori istituti econometrici (tutti privati e nessuno italiano) hanno indicato un forte rallentamento dell’economia italiana: da un tasso di crescita dell’1,8% nel 2006 si passa ad uno dell’1,2% nel 2007 (e secondo un terzo dei 20 istituti ad uno inferiore allo 0,9%), mentre in media l’area dell’euro (pur frenata dalla palla al piede dell’Italia) crescerebbe del 2% . Simulazioni con la sezione italiana del modello Bce (Banca centrale europea) attribuiscono, in gran misura, il rallentamento all’aumento del carico tributario ed al peso del debito pubblico, nonché all’incertezza che caratterizza la politica economica e la stabilità stessa del Governo.&lt;br /&gt; Cosa fare per rilanciare la crescita (dato gli effetti del carico tributario si avvertiranno almeno per tre-quattro anni)? La strada da riprendere è quella delle privatizzazioni. A p. 161 del Dpef, 2006-2011 dello scorso luglio si affermava che l’Esecutivo appena giunto in carica non poteva“fornire una quantificazione, perché in assenza di operazioni già pianificane dal precedente Governo occorre prima procedere ad una valutazione delle opzioni strategiche relative alle dismissioni del patrimonio residuo dello Stato”. Non solo si è ancora in attesa della “valutazione”, ma uno degli ultimi documenti della precedente legislatura prevedeva la cessione di ulteriori quote di Enel, Eni e Finmeccanica nonché della  Rai e le Poste. Nel solo 2006 si sarebbero ottenuti 30 miliardi di euro e nel 2007 si sarebbe veleggiato verso 50 miliardi di euro. Se si fosse solamente seguito questo orientamento non ci sarebbe stata alcuna esigenza di manovra di finanza pubblica e si sarebbe anche scalfito in misura non marginale lo stock di debito pubblico.&lt;br /&gt; Inoltre, nell’ultima fase della XIV legislatura si è provveduto, per la prima volta, ad una ricognizione del valore delle attività dello Stato valutate a prezzi di mercato. Tale ricognizione, che è stata discussa in Parlamento e, quindi, disponibile a tutti gli interessati negli atti di Camera e Senato, evidenziava un “valore residuo” pari a circa il 130-140% del pil, rispetto ad uno stock di debito pubblico pari allo 106% del pil. Una parte consistente di queste attività veniva detta “valorizzazione di medio periodo” in grado, pertanto, di essere collocata sul mercato per un controvalore di 400 miliardi di euro nel giro di pochi anni (meno di un lustro). Ciò indica che all’inizio di questa legislatura c’era ampio spazio per una politica attiva di privatizzazioni (tale da poter, nel medio termine, abbattere in misura significativa il peso dello stock del debito pubblico sull’andamento dell’economia). Anche senza fare ricorso a nessuno strumento di finanza straordinaria.&lt;br /&gt; Oltre ai  “big” (Enel, Eni, Poste, Rai) c’è il vasto comparto dei servizi pubblici locali. Tanto più che dalla seconda metà degli Anni 90, la “gestione diretta” da parte di Province e Comuni è stata sostituita da una progressiva trasformazione in municipalizzate dotate di personalità giuridica e spesso organizzate in s.p.a.: nel 1997 solo 57 municipalizzate erano s.p.a., mentre ne erano 448 alla fine del 2002, 650 alla fine del 2003 e 710 nel 2004. Tuttavia, appena 24 di tale totale è passato sotto controllo di privati, nel 24% circa il capitale privato è presente ma minoritario e nel 73% l’ente locale mantiene il controllo totale. Molti enti locali sono restii a privatizzare: gli utili delle municipalizzate (spesso monopoli) sono una fonte di finanziamento (pure di spese di parte corrente) a cui ricorrono anche per finanziare le loro spese correnti. Il Governo ha presentato un ddl (contestatissimo all’interno della propria maggioranza , tanto che vi è stato stralciato l’intero settore idrico).&lt;br /&gt; Con questi dati alla mano, i ritardi della pubblicazione della “valutazione” annunciata in luglio sono incomprensibile. Ed il silenzio di Romano Prodi e Tomaso Padoa-Schioppa davvero assordante.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117135432541458314?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117135432541458314/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117135432541458314' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117135432541458314'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117135432541458314'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/privatizzare-al-piu-presto-per.html' title='PRIVATIZZARE AL PIU&apos; PRESTO PER RIPRENDERE A CRESCERE'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117135421784280837</id><published>2007-02-13T00:07:00.000-08:00</published><updated>2007-02-13T00:10:18.090-08:00</updated><title type='text'>ITALIA-INDIA :GLI AFFARI ADESSO VANNO A BOMBAY</title><content type='html'>Non è scontato che, al ritorno della maximissione in India, politici (una dozzina), barracuda-esperti al loro seguito (un centinaio), imprenditori (circa 400) e giornalisti (un’ottantina) indosseranno il turbante (se uomini) ed il sari (se donne). E’ certo, però, che i mille (o giù di lì) saranno tutti entusiasti di “mother India” (così la chiamavano i “gentlemen from overseas” e così era intitolato un celebre film indiano degli Anni 60) e delle enormi opportunità che offre al business italiano.&lt;br /&gt; Per il momento, però, gli affari pare li facciano gli indiani (anche a spese nostre). Il rapporto congiunto dell’Ambasciata d’Italia e dell’Ufficio Ice nel grande paese – documento che pochi missionari si sono presi la briga di studiare - ricorda l’apertura al commercio mondiale dell’India (ed il vasto deficit , ora pari al 2,2% del pil, uno dei maggiori dei Paesi emergenti) e sottolinea che l’Italia da anni mantiene il nono posto come cliente per le esportazioni indiane ma all’ultima conta è passata dal 18simo al 20simo posto come fornitore dell’India. Il saldo resta negativo per l’Italia. Andiamo meglio come investitori diretti (sesti in graduatoria tra i paesi industriali che aprono impianti in India) e come trasferitori di tecnologia (quinti in graduatoria in termini di accordi approvati). Gli investimenti diretti ed i trasferimenti di tecnologia – insegnano i testi di economia – di norma beneficiano il paese ricevente più che il paese inviante.&lt;br /&gt;Indubbiamente, operare nella Borsa indiana fa gola- o meglio faceva gola: dall’inizio del 2006 il suo indice principale è aumentato del 55% - 60% (a seconda che lo si computi in rupie od in dollari). Tuttavia , uno dei maggiori esperti , Radhika Pandey, sottolinea non solo come tale aumento si debba principalmente a fondi istituzionali d’investimento esteri (ben 500), pronti a scappare al primo fruscio, e mette in guardia nei confronti una regolamentazione piuttosto lasca, tale da innescare una forte volatilità . Secondo un saggio di tre tra i nomi più noti di Morgan Stanley, apparso sull’ultimo numero del Journal of Applied Corporate Finance, si naviga addirittura in un mare di incertezza e di rischio.&lt;br /&gt;A minacciare la Borsa e, secondo alcuni, la sostenibilità del tasso di crescita, c’è il tarlo dell’inflazione. Gli indici calcolati dall’Istituto centrale di statistica non lo mostrano affatto : l’aumento dei prezzi al consumo è appena l’1%. Tuttavia, molti prezzi (ad esempio, le locazioni) sono controllati. Un’analisi della Banca mondiale mostra che nell’ultimo lustro i prezzi alla produzione sono cresciuti ad un tasso annuo superiore al 10%: dato che molti prezzi al consumo sono controllati, si avvertono già scarsità (ed in pratica si attuano forme di razionamento). Prima o poi , si avvertiranno tensioni (ove non lacerazioni).&lt;br /&gt; Nel contempo, chi può compra all’estero. La Tata Steel, un braccio di un conglomerato familiare di lunga e ricca tradizione, ha acquistato di un sol colpo la Corus , una della maggiori imprese siderurgiche anglo-olandesi. E’ stata una mossa astuta: al tempo stesso, Tata Steel ottiene tecnologia europea (molto più avanzata di quella indiana) e si apre una porta nel mercato europeo, superando le barriere tariffarie e non tariffarie in vigore nell’Ue. Inoltre, in una prospettiva pluriennale, vi colloca l’aumento di valorizzazione ottenuto sulla Borsa indiana negli ultimi anni.&lt;br /&gt; Il panorama, quindi, è molto più variegato di quanto mostrino rapide interviste televisive e corrispondenze. E’ possibile che i mille , partiti per comprare, tornino, in parte, comprati. Che grazie alla forte liquidità da utilizzare prima che il vento cambi gli indiani si comprino la Telecom, la Fiat od anche l’Alitalia. La globalizzazione , ragazzi, è piena di sorprese.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117135421784280837?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117135421784280837/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117135421784280837' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117135421784280837'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117135421784280837'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/italia-india-gli-affari-adesso-vanno.html' title='ITALIA-INDIA :GLI AFFARI ADESSO VANNO A BOMBAY'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117092187791043586</id><published>2007-02-08T00:03:00.000-08:00</published><updated>2007-02-08T00:04:37.963-08:00</updated><title type='text'>ORFEO TRA LE LASTRE GRIGIE</title><content type='html'>Il mito di Orfeo ha interessato poeti e musicisti. Ricorrono il 24 febbraio, ad esempio, i 400 anni dalla “prima” dell’opera di Monteverdi .E’ in questo contesto che si situa il nuovo allestimento del lavoro con cui nel 1762, Gluck effettuò una vera e propria riforma del teatro in musica fondendo tutti i mezzi espressivi (parola, musica, danza, mimo) al servizio della verità scenica. Per l’allestimento (lanciato a Ravenna e sino al 18 febbraio in tournée a Modena, Reggio Emilia, Ferrara e Pisa) è stata creata una compagnia ad hoc , formata interamente da giovani. L’intreccio è noto: il poeta e cantore Orfeo affascina non solo le fiere ma anche i custodi dell’Oltretomba e li convince a fare resuscitare la propria moglie Euridice, a condizione che non si rivolti a guardarla sino a quando la coppia non sarà di nuovo sulla terra; il giovane disobbedisce ed Euridice muore una seconda volta. Nella versione di Gluck (in linea con le convenzioni dell’epoca che imponevano un lieto fine) il lamento di Orfeo intenerisce il Dio Amore che fa risorgere Eurodice. Quindi, un all’inferno e ritorno, come era intitolato un romanzo Usa da cui venne tratto un celebre film, ancora di tanto in tanto in televisione.&lt;br /&gt; Graham Vick cura con grande attenzione la recitazione e la fusione tra solisti, cori e corpo di ballo. I costumi sono moderni (pantaloni e camice di lino in varie sfumature del bianco con l’eccezione di una giacca rosso fiammante per il Dio Amore). L’impianto scenico è fisso: i cinque luoghi dell’azione (un boschetto di allori, il fiume verso l’Oltretomba, i campi Elisi, il labirinto per uscire dall’Ade, un “magnifico tempio dedicato a Amore”) diventano una serie di lastre grigie analoghe a quelle del museo dell’Olocausto di Berlino. I campi Elisi (e le danze che vi si svolgono) assomigliano più ad un orgiastico manicomio che ad un luogo di delizie.&lt;br /&gt; Di livello, gli aspetti musicali. Claudio Astronio concerta con bacchetta asciutta l’orchestra barocca di Bolzano. Il peso vocale dello spettacolo è sul protagonista e sul coro. Il ruolo di Orfeo, concepito per un castrato (ora interpretato da mezzo soprani e contralti), è affidato ad un controtenore : Razec François Bitar. Ha un bel timbro, un fraseggio accattivante ed abilità nel gestire il volume; nonostante qualche difficoltà di dizione, costruisce un Orfeo al tempo stesso dolce e virile. Efficace il coro diretto da Elena Sartori. Interessanti promesse Marta Vandoni Iorio (Euridice) e Roberta Frameglia (il Dio Amore).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Orfeo ed Euridice azione teatrale per musica in tre atti libretto di Ranieri de’ Calzabigi musica di Christoph Willibald Gluck regia di Graham Vickcoreografie di Ron Howellscene e costumi di Tim Northam  direttore Claudio Astronio Protagonisti Razek-François Bitar, Marta Vandoni Iorio, Roberta Frameglia Orchestra Barocca di Bolzano “Harmonices Mundi”Coro “Voci Barocche” del Teatro Alighieri di Ravenna Nuovo allestimento del Teatro Alighieri di Ravenna, in coproduzione con il Teatro Comunale di Modena, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Teatro Comunale di Ferrara, Teatro Verdi di Pisa . In tournée sino al 18 febbraio&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117092187791043586?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117092187791043586/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117092187791043586' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117092187791043586'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117092187791043586'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/orfeo-tra-le-lastre-grigie.html' title='ORFEO TRA LE LASTRE GRIGIE'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117092165384568436</id><published>2007-02-07T23:59:00.000-08:00</published><updated>2007-02-08T00:00:53.956-08:00</updated><title type='text'>SPECULARE SULLE MONETE RENDE ANCHE NELL'EPOCA DELL'EURO</title><content type='html'>Nell’epoca dell’integrazione economica internazionale e delle grandi unione monetarie (se ne sta progettando una nel Sud-Est asiatico analoga a quella messa in atto tra 13 Stati dell’Ue), le speculazioni valutarie esistono ancora. Vale, quindi, la pena chiedersi come funzionano e quanto rendono. In primo luogo, un lavoro di due economisti italiani (Guglielmo Maria Caporale e Mario Cerrato, ambedue, però, in servizio in atenei londinesi) scava nei rapporti tra mercato nero delle valute e tassi ufficiali di cambio in sei paesi emergenti (Itan, India, Indonesia, Corea del Sud, Pakistan e Tailandia) con un apparato statistico raffinato: l’analisi di serie temporali discusse tra gruppi di esperti eterogenei (per verificare l’esistenza o meno di una relazione di lungo periodo tra il cambio al nero e quello ufficiale); l’analisi di un premio costante sul mercato nero; le risposte dinamiche, sia sul mercato nero sia su quello ufficiale, a shock improvvisi nel mercato monetario mondiale o regionale. Le conclusioni principali sono due: da un lato, i controlli sui movimenti di capitale (in vigore, pur se in varia misura, nei sei Paesi) e l’aspettativa di svalutazioni ufficiali di questa o quella moneta sono le due determinanti che più incidono sul premio di cui fruisce il mercato nero delle valute e sulla costanza del differenziale tra cambio al nero e cambio ufficiale; da un altro, nel lungo periodo (man mano che aumenta l’effettiva apertura delle economie) il premio si sta erodendo (ossia cambio al nero e cambio ufficiale si stanno avvicinando).&lt;br /&gt; Diminuisce, quindi, la tentazione di effettuare speculazioni sul mercato dei cambi? Non proprio, un’analisi dell’Economist intellegence unit (Eiu), i cui punti salienti sono stati ripresi nel settimanale britannico indica che dall’inizio degli Anni Novanta ad oggi, in parallelo con la creazione dell’unione monetaria , il tasso di cambio effettivo dell’euro-lira (ossia dell’euro emesso in Italia ed in circolazione nel nostro Paese) si è apprezzato del 40% rispetto a quello dell’euro-marco (ossia dell’euro emesso ed in circolazione in Germania e nei Paesi più strettamente legati alla Repubblica Federale) in termini di parità di potere d’acquisto e di costo del lavoro. Un lavoro della Northwestern University e della Duke University (per quanto molto teorico e, quindi, astratto) non solo induce a ritenere che (contrariamente a quanto si insegna nelle università e si scrive su gran parte della stampa) la speculazione valutaria esiste anche nell’area dell’euro e che ci sono modi e maniere per ottenervi rendimenti, anche apprezzabili. Il segreto sta nell’acquistare derivati (delle monete) a termine – l’esempio più semplice è l’acquisto di obbligazioni tedesche invece di obbligazioni italiane , ambedue in euro, scommettendo sull’apprezzamento, prima o poi, delle prime rispetto alle seconde. L’analisi rivela che c’è un segmento del mercato dei derivati dedicato a questa tipologia di transazioni. Due sono le strategie prevalenti seguite da chi vi opera. Una strategia, la più diffusa, consiste nel vendere a termine titoli il cui sottostante è una valuta e  che portano un premio a termine e nell’acquistare a termine titoli , invece, scontati a termine. Un’altra, più raffinata, fa perno su una strumentazione di regressioni statistiche per prevedere il guadagno di vendere a termine. Ambedue le strategie comportano una Sharpe ratio elevata: la Sharpe ratio (dal nome del Nobel per l’Economia del 1990) è una misura della performance di un portafoglio di titoli – esprime il rendimento del portafoglio al netto del rendimento non rischioso (ad esempio, il rendistato classificato AAA e a breve scadenza). Tuttavia, nel caso nelle speculazioni valutarie (specialmente nell’ambito di un’unione monetaria) non rappresenta una finestra di opportunità di profitto poiché esistono micro-frizioni che operano contro gli operatori man mano che essi aumentano la loro posizione in una valuta invece che in un’altra. In certi casi, anche a fronte di una Sharpe ratio media positiva (quindi, molto attraente), quella marginale può essere prossima allo zero. E rendere, quindi, futile il tentativo di speculazione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117092165384568436?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117092165384568436/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117092165384568436' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117092165384568436'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117092165384568436'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/speculare-sulle-monete-rende-anche.html' title='SPECULARE SULLE MONETE RENDE ANCHE NELL&apos;EPOCA DELL&apos;EURO'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117092150889846190</id><published>2007-02-07T23:58:00.000-08:00</published><updated>2007-02-07T23:58:28.960-08:00</updated><title type='text'>I TASSI USA BERNANKE E LA FRECCIA DEL TEMPO</title><content type='html'>TASSI USA, BERNANKE E LA “FRECCIA DEL TEMPO”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Circa un anno fa, Ben Bernanke è diventato Presidente della Federal Reserve Board ed ha preso l’eredità (non certo leggera) di Alan Greenspan alla guida dell’autorità monetaria americana. Molto parco nel concedere interviste, ha, tuttavia, fatto capire sin dal primo giorno in carica che la politica della moneta negli Usa avrà obiettivi espliciti, chiari e trasparenti – uno stile molto differente da quello che ha caratterizzato Greenspan nei molti anni in cui è rimasto al timone della Fed, nel palazzone in stile tardo-fascista in quel di Constitution Ave., N.W. di Washington D.C. Negli ultimi 12 mesi, tuttavia, gli obiettivi dell’autorità monetaria Usa si sono dovuti interpretare indirettamente- ad esempio, dai movimenti dei tassi d’interesse (tenuti stabili alla riunione di fine gennaio del Comitato per le Operazioni sul Mercato Aperto – l’autorità di governo della Fed) - piuttosto che in seguito a dichiarazioni esplicite di Bernanke. Probabilmente, tali chiarimenti ci saranno quando, il 15 febbraio, il Presidente della Fed dovrà presentarsi di fronte alla Commissione per i Servizi Finanziari della Camera dei Rappresentanti, il cui Presidente Barney Frank non lo ama affatto: una settimana sì ed una no, lo accusa di essere all’origine di una politica monetaria che sta ampliando le differenze di redditi e mantenendo elevato il tasso di disoccupazione.&lt;br /&gt;Queste accuse hanno una base quantitativa fragile: nonostante i timori di un rallentamento, il pil americano cresce ad un tasso annuo del 3,5%; il tasso annuale d’inflazione è diminuito dal 3,4% di un anno fa al 2,4% all’ultima conta, al 2% previsto per l’intero 2007; al 4,5% della forza lavoro il tasso di disoccupazione è tra i più bassi dei Paesi sviluppati (nell’area dell’euro è al 7,5%).&lt;br /&gt;Permane, però, il mistero del silenzio di Bernanke. Tanto più l’attuale Presidente della Fed deve, in gran misura, la sua fama ad un libro a sei mani con Adam Posen e Frederisc Mishkin Inflation targeting (Mirare all’inflazione) nella cui introduzione si precisava che alla fine del XX secolo, sconfitto il comunismo ed indeboliti gli Stati dall’integrazione economica internazionale, il contenimento esplicito dell’inflazione sarebbe dovuto essere l’obiettivo principale delle politiche economiche, soprattutto della politica della moneta. E’ anche noto (almeno nella Washington-che-sa) che da tempo i modelli econometrici della Fed stanno effettuando simulazioni degli effetti sull’economia reale di un inflation targeting tra l’1% ed il 2% l’anno (analogo, quindi, a quello della Bce). Tale targeting riguarda, naturalmente, solo il nocciolo duro dei prezzi; esclude quelli dei prodotti agricoli e dell’energia , soggetti ad un elevato tasso di volatilità.&lt;br /&gt;La spiegazione del silenzio di Bernanke è probabilmente in un altro saggio, noto solamente agli specialisti: un lavoro giovanile in cui nel 1983 (Irreversibility, uncertainty and cyclical investment pubblicato nel Quarterly Journal of Economics) in cui si espongono i principi della teoria dell’incertezza e delle opzioni reali alla base, in Italia, del libro di Giuseppe Pennisi e Pasquale Lucio Scandizzo Valutare l’incertezza (Giappichelli, 2003). In un contesto di incertezza (come quello che domina l’economia internazionale in questi anni) occorre fare uso sapiente della freccia del tempo, ossia sapere aspettare con pazienza al fine di raccogliere informazioni e far scoccare l’arco al momento in cui più ampia è la finestra di opportunità offerta dal bersaglio. E’ interessante notare che a conclusioni analoghe è arrivato Nicholas Bloom dell’Università di Stanford in un lavoro inedito ma leggibile on line (The impact of uncertainty shocks: firm level estimation and a 9/11 simulation in www/stanford.edu/-nbloom). Dato che anche la politica e l’economia italiana viaggiano nell’incertezza, occorre chiedersi se Prodi, TPS e i loro boys fanno uso di strumentazione di questo genere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117092150889846190?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117092150889846190/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117092150889846190' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117092150889846190'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117092150889846190'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/i-tassi-usa-bernanke-e-la-freccia-del.html' title='I TASSI USA BERNANKE E LA FRECCIA DEL TEMPO'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117092142656270425</id><published>2007-02-07T23:55:00.000-08:00</published><updated>2007-02-07T23:57:06.826-08:00</updated><title type='text'>ALITALIA ORA SI FACCIA SUL SERIO</title><content type='html'>Ad una notizia accolta con esuberanza apparentemente eccessiva, i giornalisti si chiedono chi c’è dietro e gli economisti cosa c’è sotto. Sono due domande legittime e complementari. La news in questione riguarda la gara, o più precisamente il beauty contest per Alitalia, un’azienda che- lo ha ripetuto l’Ambasciatore americano a Roma- negli Stati Uniti sarebbe già sotto procedura di fallimento. La prima fase del beauty contest per l’Alitalia si è svolta con una procedura che farebbe arricciare il naso a tutti coloro che si sono mai occupati di gare internazionali: si poteva esprimere interesse (ed entrare in lizza) senza sborsare un solo euro. Chi scrive, e la portiere dello stabile in cui vive, non hanno presentato “dichiarazioni di interesse” unicamente per non essere oggetto delle risate dei condomini. In breve, in queste condizioni 11 offerenti non rappresentano un successo, ma uno smacco – anche in quanto (lo ha notato la stampa estera specializzata nel settore) non ha mosso paglia nessuna grande aerolinea internazionale (pur se un paio sono non tanto scopertamente dietro coloro che il 29 gennaio hanno risposto all’invito a farsi avanti).&lt;br /&gt; La partecipazione era appetitosa in quanto – lo hanno a tutto tondo il Ministro dei Trasporti, Bianchi, ed il Presidente della Camera, Bertinotti, e lo hanno lasciato intendere varie frasi di Tps (nome in gergo del Ministro dell’Economia e delle Finanze – non è affatto certo che la privatizzazione sarà completa e totale. Anzi, sino a risanamento compiuto, è probabile che Pantalone resti azionisti e garantisca (con le tasse e le imposte degli italiani) la liquidità per risanare e ristrutturare (mantenendo la pace sindacale). Nella procedura del beauty contest si annida, in effetti, un Iri con le ali, molto più insidioso dell’Iri per le opere pubbliche che (come si è visto su Il Tempo del 29 gennaio) potrebbe essere sotto il mantello di F2i.&lt;br /&gt; In effetti, quando si tratterà di mettere sul piatto i 3 miliardi di euro che servirebbero per acquistare Alitalia si vedrà quanti degli 11 saranno ancora in gara. Probabilmente tra 2 e 4 che come ipotizza (forse malignamente) qualche procuratore sarebbero d’accordo nel fare il bello ed il cattivo tempo nell’Iri con le ali (che potrebbe diventare , nella nostalgia di più di uno dei personaggi i cui nomi ricorrono da cinque lustri in questa ed in vicende analoghe, un conglomerato con interessi in molti altri rami, compresa l’editoria).&lt;br /&gt;Si tratta solo di congetture di economisti con una certa dimestichezza con la politica industriale dell’Italia dagli Anni 70 ad oggi. Sarebbero da scartarsi in uno  scenario secondo cui da allora, il settore (pubblico e privato) sarebbe cambiato ed è ora composto unicamente di anime pie. Dato che le “dramatis personae” (i personaggi in scena e soprattutto quelli dietro le quinte, così ben individuati nelle cronache dei giornali) sono sempre gli stessi (e che né da Loreto né da Padova giungono comunicati di conversioni in massa), l’idea dell’Iri con le ali non è affatto da scartare.&lt;br /&gt; La si dovrebbe accantonare (e fare ammenda di aver nutrito cattivi pensieri) soltanto se il Presidente del Consiglio Romano Prodi e il Ministro dell’Economie e delle Finanze TPS dessero una sferzata al beauty contest. Annunciassero, in breve, che si è trattato unicamente di una procedura per individuare candidati potenziali da fare seguire , prima, da una prequalificazione vera e propria (una “fee” cospicua per acquistarne il bando e la dimostrazione di capacità tecniche e finanziarie per poter rilanciare, senza un euro dei contribuenti, la malconcia compagnia) e, poi, da un’asta alla Vickrey (il primo aggiudicato deve pagare il prezzo del secondo) con un dettagliato capitolato tecnico e finanziario, l’unica in grado di massimizzare efficienza e minimizzare collusione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117092142656270425?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117092142656270425/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117092142656270425' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117092142656270425'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117092142656270425'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/alitalia-ora-si-faccia-sul-serio.html' title='ALITALIA ORA SI FACCIA SUL SERIO'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117083366144437772</id><published>2007-02-06T23:33:00.000-08:00</published><updated>2007-02-06T23:34:21.726-08:00</updated><title type='text'>TASSI USA, BERNANKE E LA "FRECCIA DEL TEMPO"</title><content type='html'>Circa un anno fa, Ben Bernanke è diventato Presidente della Federal Reserve Board ed ha preso l’eredità (non certo leggera) di Alan Greenspan alla guida dell’autorità monetaria americana. Molto parco nel concedere interviste, ha, tuttavia, fatto capire sin dal primo giorno in carica che la politica della moneta negli Usa avrà obiettivi espliciti, chiari e trasparenti – uno stile molto differente da quello che ha caratterizzato Greenspan nei molti anni in cui è rimasto al timone della Fed, nel palazzone in stile tardo-fascista in quel di Constitution Ave., N.W. di Washington D.C. Negli ultimi 12 mesi, tuttavia, gli obiettivi dell’autorità monetaria Usa si sono dovuti interpretare indirettamente- ad esempio, dai movimenti dei tassi d’interesse (tenuti stabili alla riunione di fine gennaio del Comitato per le Operazioni sul Mercato Aperto – l’autorità di governo della Fed) - piuttosto che in seguito a dichiarazioni esplicite di Bernanke. Probabilmente, tali chiarimenti ci saranno quando, il 15 febbraio, il Presidente della Fed dovrà presentarsi di fronte alla Commissione per i Servizi Finanziari della Camera dei Rappresentanti, il cui Presidente Barney Frank non lo ama affatto: una settimana sì ed una no, lo accusa di essere all’origine di una politica monetaria che sta ampliando le differenze di redditi e mantenendo elevato il tasso di disoccupazione.&lt;br /&gt; Queste accuse hanno una base quantitativa fragile: nonostante i timori di un rallentamento, il pil americano cresce ad un tasso annuo del 3,5%; il tasso annuale  d’inflazione è diminuito dal 3,4% di un anno fa al 2,4% all’ultima conta, al 2% previsto per l’intero 2007; al 4,5% della forza lavoro il tasso di disoccupazione è tra i più bassi dei Paesi sviluppati (nell’area dell’euro è al 7,5%).&lt;br /&gt; Permane, però, il mistero del silenzio di Bernanke. Tanto più l’attuale Presidente della Fed deve, in gran misura, la sua fama ad un libro a sei mani con Adam Posen e Frederisc Mishkin Inflation targeting (Mirare all’inflazione) nella cui introduzione si precisava che alla fine del XX secolo, sconfitto il comunismo ed indeboliti gli Stati dall’integrazione economica internazionale, il contenimento esplicito dell’inflazione sarebbe dovuto essere l’obiettivo principale delle politiche economiche, soprattutto della politica della moneta. E’ anche noto (almeno nella Washington-che-sa) che da tempo i modelli econometrici della Fed stanno effettuando simulazioni degli effetti sull’economia reale di un inflation targeting tra l’1% ed il 2% l’anno (analogo, quindi, a quello della Bce). Tale targeting riguarda, naturalmente, solo il nocciolo duro dei prezzi; esclude quelli dei prodotti agricoli e dell’energia , soggetti ad un elevato tasso di volatilità.&lt;br /&gt; La spiegazione del silenzio di Bernanke è probabilmente in un altro saggio, noto solamente agli specialisti: un lavoro giovanile in cui nel 1983 (Irreversibility, uncertainty and cyclical investment pubblicato nel Quarterly Journal of Economics) in cui si espongono i principi della teoria dell’incertezza e delle opzioni reali alla base, in Italia, del libro di Giuseppe Pennisi e Pasquale Lucio Scandizzo Valutare l’incertezza (Giappichelli, 2003). In un contesto di incertezza (come quello che domina l’economia internazionale in questi anni) occorre fare uso sapiente della freccia del tempo, ossia sapere aspettare con pazienza al fine di raccogliere informazioni e far scoccare l’arco al momento in cui più ampia è la finestra di opportunità offerta dal bersaglio. E’ interessante notare che a conclusioni analoghe è arrivato Nicholas Bloom dell’Università di Stanford in un lavoro inedito ma leggibile on line (The impact of uncertainty shocks: firm level estimation and a 9/11 simulation in www/stanford.edu/-nbloom). Dato che anche la politica e l’economia italiana viaggiano nell’incertezza, occorre chiedersi se Prodi, TPS e i loro boys fanno uso di strumentazione di questo genere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117083366144437772?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117083366144437772/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117083366144437772' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117083366144437772'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117083366144437772'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/tassi-usa-bernanke-e-la-freccia-del.html' title='TASSI USA, BERNANKE E LA &quot;FRECCIA DEL TEMPO&quot;'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117057754902138489</id><published>2007-02-04T00:24:00.000-08:00</published><updated>2007-02-04T00:25:49.130-08:00</updated><title type='text'>TRA AUTHORITY CHE PULLULANO E NOMINE CHE DANZANO</title><content type='html'>La lotta agli sprechi è uno dei temi di fondo della Agenda di Caserta e del conseguente Albero del Programma . Già il manifesto programmatico dell’Unione elaborato della fabbrica nei pressi di Bologna (considerato da Romano Prodi come la Stella Polare della propria azione di governo) prevedeva una mappatura e razionalizzazione delle Authority, con la chiusura di doppioni. Tuttavia, man mano che si avvicina la stagione delle nomine non si parla più né di mappatura né di razionalizzazione ma se ne creano altre. Ad esempio, la legge finanziaria prevede (grazie al maxiemendamento Governativo approvato all’ultim’ora senza discussione) la creazione di un’Agenzia per la Formazione: dopo 50 anni di onorato servizio viene mandata in pensione la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione e viene creato un ente di diritto pubblico essenzialmente con funzione regolatorie ed erogatorie (ad istituto dall’ente medesimo accreditati). Un disegno di legge governativo, poi, creerebbe un’Agenzia per la cooperazione allo sviluppo, altro ente erogatorio che, senza regole e controlli della Pa, incanalerebbe i flussi finanziari per i Paesi poveri secondo criteri ancora da definire. Delle due Agenzie, comunque, si sa poco o nulla (quali saranno i loro organi di governo, come verranno nominati i loro organi esecutivi, da dove verrà il loro personale, quali saranno le loro modalità operative e via discorrendo). Nel buio e nebbia che le circonda è legittimo ricordare che a pensare male si fa peccato,ma spesso ci si azzecca. Nella migliore delle ipotesi, si tratta di “jobs for the boys”, incarichi per amici ed amichetti. Nella peggiore, visti i precedenti in materia di erogazioni per la formazione e per la cooperazione (due ricchi capitoli della Tangentopoli dell’inizio degli Anni 90) , si possono immaginare gli sviluppi più pittoreschi e più picareschi.&lt;br /&gt;In effetti, sino ad ora, oltre alle nuove Agenzie ricordate, l’Esecutivo, in questo campo, ha solo ampliato l’organico dell’Agcom e dell’Authority sulla Privacy in attesa che nuove Authority complichino la mappatura di chi-fa-cosa nel BelPaese. Ne viene già annunciata una nuova di zecca per i Trasporti.&lt;br /&gt;Non è stata fatta alcuna riflessione sui costi e sui benefici delle Authoriy già esistenti: come mai nonostante l’Agcom e l’Authority sulla Privacy, in Italia hanno prosperato centri privati di intercettazioni per anni ed anni? A che servono la Covip ed il Mefop se i fondi pensione non decollano? E via discorrendo- o meglio chiedendo. In secondo luogo, occorrerebbe esaminare l’intreccio tra Authority europee e nazionali: anche quando sembrano andare d’amore e d’accordo nelle procedure e nei giudizi di merito– e non è sempre il caso – spesso fanno le stesse cose, con onerose duplicazioni di personale e di regolamenti e pronunce (che vanno a pesare sulle aziende). Bisogna poi chiedersi a chi giovi il pullulare, anzi la vera e propria inflazione, di Authority e simili (secondo alcuni calcoli, l’Italia entrata tardi in questo campo, adesso ne ha quattro volte il numero di quelle in funzione, a livello federale, negli Stati Uniti d’America). Un elemento utile alla riflessione potrebbero essere gli studi effettuati negli ultimi anni nel Paese dove le Alte Autorità (così venivano chiamate) hanno avuto, se non origine, maggior lustro e maggiori diffusione: la Francia. Che un ripensamento sia in atto lo indicano analisi sull’innovazione nella Pa (dovrebbe essere uno dei frutti delle Authorities) pubblicati su “Les note blues de Bercy”, il Ministero dell’Economia e delle Finanze.&lt;br /&gt;E per le nomine per gli incarichi più elevati (direttori generali e simili) perché non affidarsi, come fanno i britannici, a “head hunters” professionisti invece che ai compagnucci (non necessariamente della parrocchietta)?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117057754902138489?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117057754902138489/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117057754902138489' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117057754902138489'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117057754902138489'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/tra-authority-che-pullulano-e-nomine.html' title='TRA AUTHORITY CHE PULLULANO E NOMINE CHE DANZANO'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117057726456212886</id><published>2007-02-04T00:20:00.000-08:00</published><updated>2007-02-04T00:21:04.623-08:00</updated><title type='text'>PIETRO FASSINO SI PREPARA ALLA SECONDA FASE DELLA PRODECONOMICS</title><content type='html'>Pietro Fassino sa che per il Governo , e per il suo partito, la “seconda fase” della Prodecomincs è una carta essenziale. Se verrà giocata bene, e gli italiani ne avvertiranno che i suoi benefici superano i costi di cui si stanno sobbarcando a ragione della finanziaria, potrà dare lunga vita all’Esecutivo e costituire il contesto entro cui fare nascere il Partito democratico (Pd). Se, invece, la seconda fase fa cilecca, non restare che un “farewell” al Governo ed un “sayonara” al Pd.&lt;br /&gt;Due sono per Fassino i temi economici centrali: le privatizzazioni e l’andamento dell’occupazione. Le prime dipendono, in gran misura, dall’asta Alitalia (un’operazione piena di trabocchetti) e della privatizzazione dei servizi pubblici locali (altro compito niente affatto facile, soprattutto se inserito in un quadro di liberalizzazioni). In materia di occupazione, occorre dimostrare che non si perde lo slancio iniziato nella scorsa legislatura ma ne migliora, al tempo stesso, la qualità.&lt;br /&gt;In tema di privatizzazione, ha letto con attenzione "Privatization in Western Europe: Stylized Facts, Outcomes, and Open Issues" (“Privatizzazioni in Europa occidentale: fatti stilizzati, risultati e problematiche”) di Bernardo Bortolotti e Valentina Micella della Fondazione Enrico Mattei ; che lo ha pubblicato come working paper N. 124.06. Il lavoro passa in rassegna oltre 4000 operazioni di privatizzazione tra il 1997 ed il 2004 (che hanno portato più di 1.350 miliardi di dollari nelle casse degli Stati). Lo studio analizza le determinanti e sottolinea come si siano privilegiati gli effetti di breve periodo ( fare affluire risorse all’erario) piuttosto che le implicazioni di medio e lungo periodo in materia di efficienza, efficacia, produttività e competitività internazionale. In molti casi – pensa Fassino – le privatizzazioni sono state colte dalle imprese manifatturiere e dalle banche non come un’occasione di rilancio ma come il modo di sedersi sulla rendita degli ex-monopoli (specialmente nel campo dei trasporti e delle telecomunicazioni). E’ una trappola in cui non dovrà cadere la seconda fase della Prodeconomics.&lt;br /&gt;In materia di occupazione e lavoro, nonché di previdenza (l’osso duro di queste settimane) su tutta l’Europa , e soprattutto nell’area dell’euro, si staglia il fantasma dell’invecchiamento demografico, quale dipinto in un interessante studio interno della Banca centrale europea, curato da Angela Maddaloni, Alberto Musso, Philipp C. Rother , Melanie Ward-Warmenginder e Thomas Westermann. Mentre di solito si pone l’accento sulle sue conseguenze finanziarie (in termini, ad esempio, di spese per le pensioni e per la salute), l’analisi Bce quantizza il rallentamento della crescita del pil conseguente l’invecchiamento e le modifiche nel panorama finanziario, nonché, quindi, le implicazioni occupazionali. Un saggio di Piotr Zientara dell’Università di Danzica apparso sull’ultimo numero di “Economic Affairs” , la rivista ultraliberista britannica di cui Fassino è attento lettore, sottolinea come nei Paesi anglosassoni e nordici dell’Ue, dove il mercato del lavoro è flessibile, si è riusciti ad effettuare una transizione dal manifatturiero al terziario, l’occupazione è cresciuta ed è di buona qualità, mentre in Francia, Germania ed Italia, il settore manifatturiero resta centrale, anche a ragione del ruolo dei sindacati; i tassi di disoccupazione permangono elevati ; si decelera la trasformazione high tech del tessuto produttivo: come farlo capire ai compagni che vogliono fare marcia indietro rispetto alla Legge Biagi?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117057726456212886?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117057726456212886/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117057726456212886' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117057726456212886'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117057726456212886'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/pietro-fassino-si-prepara-alla-seconda.html' title='PIETRO FASSINO SI PREPARA ALLA SECONDA FASE DELLA PRODECONOMICS'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117057711213958418</id><published>2007-02-04T00:16:00.000-08:00</published><updated>2007-02-04T00:18:32.473-08:00</updated><title type='text'>COME E’ LUGUBRE QUESTO  ORFEO</title><content type='html'>Ho spesso criticato il vasto, forse, eccessivo numero di nuovi allestimenti di una stessa opera (nel caso specifico il “Falstaff” di Verdi) nell’arco di pochi mesi. Quindi non si può non elogiare l’iniziativa dei teatri di Ravenna, Modena, Reggio Emilia, Ferrara e Pisa di mettere insieme le loro risorse per produrre una nuova edizione di “Orfeo e Euridice” di Gluck, opera del 1762 raramente rappresentata in Italia. Ci avrebbe fatto maggiormente piacere se avessero allestito uno dei lavori più importanti del teatro in musica: “L’Orfeo” di Claudio Monteverdi, di cui il 24 febbraio ricorrono i 400 anni dalla prima. Rispetto alle celebrazioni e rappresentazioni in tutto il mondo, da noi ci dobbiamo accontentare di poche esecuzioni in forma di concerto.&lt;br /&gt;La co-produzione romagnola, emiliana e toscana (che ha buone speranze di viaggiare anche all’estero e di tornare sulle scene italiane in autunno) pone l’accento sul carattere giovanile della vicenda del poeta e cantore, Orfeo, che sfida due volte la morte per far tornare in vita la propria moglie Euridice ed è in ciò assistito dal Dio Amore. La regia di Graham Vick cura la recitazione e la fusione tra solisti, cori e corpo di ballo. I costumi sono freschi e moderni (pantaloni e camice di lino in varie sfumature del bianco con l’eccezione di una giacca rosso fiammante per il Dio Amore). L’impianto scenico, però, è lugubre: le cinque scene (un boschetto di allori, il fiume che porta all’Oltretomba, i campi Elisi, il labirinto per uscire dal regno della morte, un “magnifico tempio dedicato a Amore”) sono sostituite da pareti grigie e da un’atmosfera funeraria. I campi Elisi (e le danze che vi si svolgono), poi, hanno il piglio di triste manicomio dove si consumano meste orgiette.&lt;br /&gt;Nettamente migliore il versante musicale. Claudio Astronio concerta con bacchetta asciutta (senza inutili fronzoli e fioriture) l’orchestra barocca di Bolzano. Una vera scoperta il protagonista. Il ruolo di Orfeo, concepito per un castrato è affidato ad un controtenore , Razec François Bitar, dotato di un bel timbro, un fraseggio accattivante ed abilità nel gestire il volume.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Orfeo ed Euridice&lt;br /&gt;azione teatrale per musica in tre atti&lt;br /&gt;libretto di Ranieri de’ Calzabigi&lt;br /&gt;musica di Christoph Willibald Gluck&lt;br /&gt;regia di Graham Vick&lt;br /&gt;coreografie di Ron Howell&lt;br /&gt;scene e costumi di Tim Northam&lt;br /&gt;direttore Claudio Astronio&lt;br /&gt;Protagonisti Razek-François Bitar, Marta Vandoni Iorio, Roberta Frameglia Orchestra Barocca di Bolzano “Harmonices Mundi”&lt;br /&gt;Coro “Voci Barocche” del Teatro Alighieri di Ravenna&lt;br /&gt;Nuovo allestimento del Teatro Alighieri di Ravenna, in coproduzione con il Teatro Comunale di Modena, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Teatro Comunale di Ferrara, Teatro Verdi di Pisa . In tournée sino al 18 febbraio&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117057711213958418?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117057711213958418/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117057711213958418' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117057711213958418'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117057711213958418'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/come-e-lugubre-questo-orfeo.html' title='COME E’ LUGUBRE QUESTO  ORFEO'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117040497560999599</id><published>2007-02-02T00:28:00.000-08:00</published><updated>2007-02-02T00:29:35.966-08:00</updated><title type='text'>CORPORATE SOCIAL RESPONSIBILITY, L’ITALIA E’ AI VERTICI</title><content type='html'>Le imprese italiane sono tra le prime in graduatoria. Ma nessuno (o quasi) lo sa. E quindi nel Paese della melanconia mediterranea, delle lamentazioni e nelle geremiadi non se ne parla anche se si tra di news di cui essere orgogliosi. Di cosa si tratta? Di un’analisi comparata effettuata dalla European Alliance on Social Corporate Responsibility (Scr), un’associazione private , con base a Bruxelles, che raggruppa oltre 2000 aziende e ne classifica prodotti e, soprattutto, risultati in termini di Scr. La Scr – sottolinea Stefano Zamagni dell’Università di Bologna , ed ascoltatissimo consigliere del Presidente del Consiglio Romano Prodi – non deve essere confusa con la “filantropia sociale”, ossia con la devoluzione di parte degli utili a fini di cultura e di assistenza sociale. La Scr non riguarda gli utili ma il modo di fare imprese, i processi interni, la trasparenza l’impegno di tutti gli addetti quale che sia la posizione gerarchica di ciascuno di loro.&lt;br /&gt; Per toccare con mano il ruolo della Scr del mondo, si prenda uno studio della Università di Amsterdam (ancora inedito ma destinato ad essere pubblicato nel prossimo numero del periodico Business and Society : prende in esame i bilanci e le comunicazioni sociali delle 250 multinazionali più importanti dell’indice Global di Fortune negli ultimi dieci anni e conclude che l’informazione è migliorata in misura significativa non solo sugli aspetti ambientali e sociali delle loro attività ma anche e soprattutto sull’incidenza in materia di occupazione, tenori di vita e sviluppo dei territori dove operano.&lt;br /&gt; Veniamo all’Ue. La European Alliance on Scr ha appena pubblicato una cartografia dell’Unione Europea a 25 in cui si assegnano punteggi alle imprese dei vari Paesi in tema di cinque grandi comparti di attività di Scr (nonché delle misure specifiche in cui la Scr viene declinata). L’obiettivo è quello di fare diventare il Continente un polo di eccellenza in termini di Scr: la competizione e l’emulazione tra paesi ed imprese è diretta a questo scopo. In tutte e cinque le categorie, l’Italia è, con la Francia e la Germania (ed i Paesi ad essa più vicini –Austria esclusa) , in testa alla classifica. Uno studio dell’Alliance inoltre sostiene che la Scr rende : le aziende con il primato della Scr , nel 53% sono anche quelle più innovative e nel 62% quelle che meglio catturato benefici chiamati intangibili dagli economisti (pace sociale interna, credibilità esterna, alta reputazione).&lt;br /&gt;Presso la Commissione Ue ha destato particolare interesse il bilancio sociale presentato da Italia Lavoro Spa, la società per azioni del Tesoro (ma indirizzata dai Ministeri del Lavoro e della Solidarietà Sociale) nata, inizialmente, per rilevare (ampliandoli) i compiti un tempo affidati alla Gepi di assorbire , in modo produttivo, esuberi di aziende in difficoltà e trasformatasi gradualmente in agenzia per il supporto tecnico e professionale ai Centri per l’Impiego. Il documento (in traduzione in inglese) è stato discusso in una giornata seminariale a Bruxelles ; presenta una metodologia di calcolo innovativa e soprattutto trasparente per stimate il Valore aggiunto sociale (Vas) delle attività della impresa (nel caso in questo è pari a 10 volte l’utile finanziario societario). La metodologia di calcolo (che è stata elaborata nell’arco di cinque anni da un gruppo di lavoro interno all’azienda con il supporto di un paio di economisti del mondo universitario) è stata considerata esemplare dal Direttore Generale competente della Commissione Europea ed è ipotizzabile che verrà , prima o poi, incorporata in una delle direttive europee sulla Scr. E’ un episodio forse modesto nel complesso panorama di interazione Italia-Ue . Rappresenta, tuttavia, un’indicazione utile e positiva. Specialmente in un contesto in cui le news su Italia-Ue ed imprese sembrano riguardare procedimenti per veri o presunti aiuti di Stato che turberebbero la concorrenza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117040497560999599?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117040497560999599/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117040497560999599' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117040497560999599'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117040497560999599'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/corporate-social-responsibility.html' title='CORPORATE SOCIAL RESPONSIBILITY, L’ITALIA E’ AI VERTICI'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117034107006394682</id><published>2007-02-01T06:32:00.000-08:00</published><updated>2007-02-01T06:44:30.796-08:00</updated><title type='text'>JUNK BONDS ALLE STELLE: C’E’ DAVVERO IL RISCHIO BOLLA?</title><content type='html'>L’Economist Intelligence Unit (Eiu) ha messo in guardia i suoi abbonati , in un voluminoso rapporto (i cui punti salienti, però, vengono ripresi nel settimanale londinese), nei confronti degli andamenti del mercato obbligazionario nel 2007. La tesi di base è che le obbligazioni in generale, ed i junk bonds in particolare, hanno valorizzazioni eccessive (rispetto a quelle che dovrebbero essere le quotazioni di mercato) a ragione di alcune determinanti di medio periodo. In primo luogo, i risparmiatori e, quel che più conta i fondi pensione, sono diventati più prudenti dopo la scossa avuta dal crollo delle Borse nel 2000-2001; quindi, dirigono la domanda verso il reddito fisso. In secondo luogo, sul mercato finanziario i grandi operatori non sono più gli americani, tendenzialmente propensi al rischio, ma le banche centrali asiatiche, tradizionalmente molto caute. In terzo luogo, occorre tener presente la vertiginosa crescita del mercato dei derivati del debito , tanto pubblico quanto corporate, che offre agli investitori una vasta gamma di titoli tra cui scegliere (a secondo della loro inclinazione a rischio). Secondo l’Eiu, tutto ciò ha creato un clima di esuberanza attorno ai bonds: basterebbe un piccolo spillo – un rallentamento dell’economia mondiale e qualche insolvenza pi– per sgonfiare la bolla. Gli hedge funds, questa volta, non correrebbero in supporto dei cugini perché hanno le loro difficoltà. A conclusioni analoghe arriva uno studio della Cardozo Legal Studies (riservato ai clienti dello studio) in cui si prende spunto dal relativo disinteresse di inventori stranieri nei riguardi di collocamenti in portafoglio a Wall Street (in quanto ormai la regolamentazione e la trasparenza del mercato finanziario Usa non è più esemplare nel contesto internazionale)&lt;br /&gt; Queste analisi stridono con altri studi o solamente con altri punti di vista di osservatori privilegiati. Ad esempio, Insight Investment Management, sempre di Londra, sottolinea che di recente, ossia alla vigilia dell’ingresso del paese nell’Ue, c’è stata una vera e propria corsa all’acquisto di un’emissione di obbligazioni di un’impresa siderurgica bulgara ad un tasso fisso del 12%: l’emissione era di 325 milioni di euro , mentre gli utili per il 2006 dell’impresa in questione sono stimati a meno di 30 milioni di euro, con la conseguenza che il rischio pare, utilizzando criteri di sana analisi finanziaria, non indifferente. Nel 2006, secondo Fund Market Information, le vendite di corporate bonds ad alto rendimento hanno raggiunto 1.7 miliardi di euro (rispetto a 864 milioni di euro nel 2005), quelle obbligazioni di grado relativamente basso sono aumentate del 45% rispetto all’anno precedente e quelli di bonds di grado bassissimo hanno totalizzato 38 miliardi di euro. Merrill Lynch aggiunge che quelli i junk bonds hanno, sul mercato europeo, rendimenti appena di 2,3 punti percentuali superiori al rendistato (la media ponderata dei rendimenti dei titoli di Stato), rispetto ai 16,5 punti percentuali censiti nel 2001. Chi li compra correrebbe adesso un rischio contenuto e calcolato: nel 2006 le insolvenze relative al mercato dei junk bonds sono state appena il 2% rispetto al 22% nel 2001, secondo un’analisi di Moody’s Investor Service . Nello stesso documento Moody’s afferma che si può guardare al comparto con relativa fiducia particolarmente in Europa e soprattutto nell’area dell’euro (in quanto ha buone prospettive di crescita nel 2007- 2,7% secondo la Bce) e nei paesi di nuova adesione all’Ue , come la Bulgaria (il cui tasso di crescita viene stimato al 5,8% per l’anno in corso). Moody’s stima un leggero aumento delle insolvenze (nel 2007 toccherebbero il 2,8% del mercato), non tale però da spaventare gli operatori e di essere la puntura di spillo da fare esplodere la bolla.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117034107006394682?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117034107006394682/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117034107006394682' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117034107006394682'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117034107006394682'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/junk-bonds-alle-stelle-ce-davvero-il.html' title='JUNK BONDS ALLE STELLE: C’E’ DAVVERO IL RISCHIO BOLLA?'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117034031036170047</id><published>2007-02-01T06:31:00.000-08:00</published><updated>2007-02-01T06:31:50.466-08:00</updated><title type='text'>LE PANTERE GRIGIE ITALIANE SONO IN FORMA</title><content type='html'>Nella fascia di età tra i 55 ed i 64 anni, gli italiani sono i più ricchi tra gli europei: li battono solo gli svizzeri notoriamente parsimoniosi ( e ben avveduti nella loro scelta di investimenti). Sono anche, però, coloro meno inclini al collocamento dei propri averi nel mercato finanziario; nelle classifiche, li seguono solamente gli spagnoli ed i greci. Questi (ed altri dati) si ricavano da una vasta ricerca su salute, invecchiamento e pensionamento in Europa (in gergo, Share, ossia Survey of Health, Ageing and Reteriment in Europe) che stanno conducendo diverse Università dell’Ue ed i cui esiti complessivi saranno disponibili tra alcuni mesi. Interessanti alcuni numeri che contraddicono l’impressione secondo cui i neo-pensionati hanno un tracollo della loro ricchezza. Ciò avverrà, molto verosimilmente, per le future generazioni. Almeno per ora, soprattutto in Italia, le pantere grigie tengono bene. Secondo i dati di Share, ad esempio, la ricchezza mediana netta delle famiglie italiane assomma a 155.500 euro; quelle il cui capofamiglia ha meno di 55 anni non tocca i 140.000 euro, mentre quelle i cui capo famiglia hanno tra i 55 ed i 59 anni e tra i 60 ed i 64 anni vengono stimate, rispettivamente, in 225.500 euro e 206.400 euro. Resta superiore alla mediana per tutte le età sino ai 70 anni (tra i 65 ed i 70 anni ammonta a 172.000 euro) per crollare, però, dopo gli 80 anni (quando si aggira sugli 80.000 euro netto). La ricchezza delle famiglie italiane (a parità di potere d’acquista calcolata secondo le metodologie e procedure Eurostat superi) del 20-30% circa quella computata da Share per le famiglie scandinave e di un soffio quella delle famiglie francesi e britanniche .&lt;br /&gt;In tutti i Paesi dell’indagine, la casa in proprietà è una delle componenti più importanti della ricchezza netta delle famiglie. Il 75% delle famiglie italiane è proprietaria della residenza in cui abita (tassi più alti si hanno soltanto in Grecia e Spagna , rispettivamente l’84% e l’86%). Una caratteristica, però, delle famiglie italiane (specialmente delle classi di età più anziane) è la bassa incidenza (naturalmente negativa) dei mutui sull’abitazione; in media incidono solamente sul 5,2% in Italia , rispetto al 40% nei Paesi scandinavi ed al 44% in Svizzera. In Italia, lo stock di investimenti finanziari sono pari ad appena 5.300 euro per famiglia . Decresce rapidamente: in pratica, gli ottantenni nostrani non hanno quasi alcuno investimento finanziario. Inoltre, la ricchezza finanziaria è investita in modo molto prudenziale: solo tra il 10% ed il 20% è in attività considerate a rischio e, nonostante il boom della Borsa dalla seconda metà degli Anni Novanta, appena il 4% delle famiglie il cui capo ha più di 55 anni detiene azioni. La differenza con la Svezia (40%), la Danimarca (30%), la Svizzera (25%) e le stesse Francia e Germania (15% e 13%) è abissale. C’è un altro aspetto: rispondendo a domande specifiche dell’indagine Share, le famiglie italiane anziane sono quelle in Europa che accumulano di più per lasciare un’eredità ai figli. I dati di dettaglio sono eloquenti: in questo campo ci superano solamente i greci ed i tedeschi.&lt;br /&gt;Cosa suggeriscono queste analisi in termini di prospettive future di sviluppo dei mercati finanziari e di prodotti specifici per gli anziani? Share non entra in questo campo: appare, tuttavia, evidente che forme di fondi pensione a capitalizzazione (se ben organizzate e gestite) possono essere un veicolo. Non lo è, però, la frammentazione dei fondi pensioni in oltre 470 strumenti (tra vecchio e nuovo tipo), il collocamento delle loro attività finanziaria specialmente in titoli di stato e il trasferimento forzoso all’ Inps di parte della ricchezza (il tfr accumulato) faticosamente accumulata.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117034031036170047?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117034031036170047/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117034031036170047' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117034031036170047'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117034031036170047'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/le-pantere-grigie-italiane-sono-in.html' title='LE PANTERE GRIGIE ITALIANE SONO IN FORMA'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117033998576761411</id><published>2007-02-01T06:25:00.000-08:00</published><updated>2007-02-01T06:26:25.903-08:00</updated><title type='text'>LE MINILIBERALIZZAZIONI NON DANNO SPRINT</title><content type='html'>Il Ministro dell’Economia e delle Finanze Tomaso Padoa-Schioppa (TPS per i giornalisti e gli amici) ha detto che il pacchetto di miniriforme varato dal Governo il 25 gennaio (e mirato in gran misura a fare pagare il costo delle liberalizzazioni alle categorie che si sono espresse, e si esprimono, contro il centro-sinistra) farà aumentare la crescita del pil dello 0,5% l’anno . Un bel salto (se si mantiene nel medio periodo) direbbero i suoi ex-colleghi Bce Rafael Gomez e Pablo-Hernandez de Cos che hanno appena pubblicato un saggio (Bce working paper n. 670) sul potenziale di aumento del pil in economie mature. TPS, però, non ha, sino ad ora, portato un’evidenza quantitativa a supporto della sua affermazione. Non è un econometrico di professione, ma il Ministero alla sua guida dispone di un modello che potrebbe fornire alcune risposte.&lt;br /&gt;Non potendo fare riferimento a questo strumento,ci siamo rivolti alla sezione italiana del modello econometrico della Bce, le cui specifiche sono state pubblicate un paio di settimane fa in un lavoro di Elena Angelini, Antonello d’Agostino e Peter Mcadam come working paper  della Banca n.660 , nonché al modello pubblicato (in versione preliminare) a fine 2006 da  Daniel Gros, Presidente del Ceps e Ansgar Belke dell’Università di Hohenheim come Iza working paper n. 254. Sono documenti che hanno il vantaggio della trasparenza; inoltre, sono disponibili su Internet. Il primo è un modello aggregato di stampo neo-keynesiano. Il secondo, invece, è un modello strutturale (ossia della struttura di produzione); nella versione pubblicata riguarda l’interazione tra politica monetaria, andamento dei prezzi dell’edilizia residenziale e riforme del mercato del lavoro. Altro elemento importante è l’andamento dei cambi effettivi (non nominali) all’interno dell’area dell’euro: secondo uno studio dell’Economist Intelligence Unit (Eiu) diramato il 26 gennaio, dal 1993 (quando è iniziato il percorso verso l’unione monetaria) ad oggi l’euro-lira si è apprezzato del 30% mentre l’euro-marco (ed i suoi satelliti) si sono deprezzati del 10% in termini di parità di potere d’acquisto e di costi relativi del lavoro per unità di prodotto.&lt;br /&gt;  Sulla scorta di questi tre elementi quantitativi, si giunge alle conclusioni seguenti:&lt;br /&gt;1.     I 20 maggiori istituti econometrici privati stimano per l’area dell’euro nel 2007, un aumento medio del pil tra l’1,7% ed il 2,3%, mentre quello dell’Italia oscillerebbe tra lo 0,8% e l’,7%., a ragione in gran misura della stangata fiscale. La sezione italiana del modello Bce giunge a esiti analoghi. In breve, le mini-riforme possono avvantaggiare alcune categorie (a danno di altre) ma non incidono sugli andamenti macro-economici (mentre vi incide – e come!- la stangata.&lt;br /&gt;2.     Un programma di riforme effettive – che modifichi la previdenza (rivedendo l’età minima per andare in pensione ed adeguando il grado di copertura all’aspettativa di vita) e liberalizzi ulteriormente il mercato del lavoro – potrebbe invece avere effetti positivi sulla crescita. Oltre al modello strutturale Gros-Belke lo afferma un altro lavoro della Bce (il working paper n. 666).&lt;br /&gt;3.     Ciò è tanto più essenziale in quanto l’apprezzamento strisciante dell’euro-lira sta diventando un gravoso freno al potenziale di crescita.&lt;br /&gt;Se TPS dispone di altri dati (che smentiscono la Bce, il Ceps, l’Eiu) li metta su Internet con adeguati dettagli analitici ed informativi in modo che se ne possa discutere con i numeri alla mano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117033998576761411?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117033998576761411/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117033998576761411' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117033998576761411'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117033998576761411'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/le-miniliberalizzazioni-non-danno.html' title='LE MINILIBERALIZZAZIONI NON DANNO SPRINT'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117033990667700007</id><published>2007-02-01T06:24:00.000-08:00</published><updated>2007-02-01T06:25:06.756-08:00</updated><title type='text'>OPERA LIRICA E LINGUAGGIO TELEVISIVO</title><content type='html'>Ci può essere una convergenza tra due mezzi di comunicazione e di espressione così differenti come il linguaggio della televisione e quello dell’opera lirica, ciascuno dei due denso di convenzioni (e tradizioni) molto specifiche? Potrà il primo essere un ingrediente per la conquista di nuovo pubblico di cui è alla caccia la musa bizzarra e altera, come la lirica è stata appropriatamente definita dal musicologo Herbert Lindeberger?&lt;br /&gt; Sono interrogativi che ci si pone assistendo all’edizione de ”La pietra del paragone” di Gioacchino Rossini con cui il Teatro Regio di Parma ha inaugurato la propria stagione ed adesso in scena (sino al 28 gennaio) al Théâtre du Châtelet di Parigi prima una possibile una tournée europea (e non solo) anche a ragione di un allestimento semplice (pur se molto tecnologico). Non è certo la prima volta che televisione e lirica cercano un connubio. L’ultima opera di quello scavezzacollo settantenne che era Igor Stravinskij (il musicista forse più originale del Novecento), “The flood” (“Il diluvio universale”), è stata commissionata da una rete televisiva, la Cbs, con l’intento di essere eseguita soltanto in video ed in bianco e nero (si era nel 1962) con un breve intervallo tra i due divertenti e corti atti per dare spazio alla pubblicità di uno shampoo per capelli, la cui azienda sponsorizzava l’intrapresa. Non sono mancati anche in Italia casi in cui la regia faceva incursione nella strumentazione televisiva: ad esempio, l’allestimento storico (Pesaro, 1984) de “Il viaggio a Reims” di Rossini concepito da Luca Ronconi utilizzava le telecamere all’inizio ed alla fine dell’opera (ma nei restanti nove decimi restava nel linguaggio tradizionale del teatro in musica).&lt;br /&gt; Il lessico televisivo è, invece, alla base ad uno dei maggiori successi del Teatro dell’Opera di Zurigo degli ultimi anni: la messa in scena, ad opera di Jürgen Flimm , dell’oratorio profano di Händel “Il trionfo del tempo e del disinganno”. Concepita per la sala da concerto non per il palcoscenico e programmata a Zurigo essenzialmente per ragioni di economia (richiede un cast di solo quattro cantanti, pur se ciascuno in grado di affrontare una difficilissima scrittura vocale), nonché attorno al virtuosismo di Cecilia Bartoli, venne acclamata con vere e proprie ovazioni la sera della “prima” , il 25 gennaio 2003; da allora viene replicata ogni anno ad un pubblico per lo più giovane, proveniente anche da Francia, Germania ed Austria. E’ l’attualizzazione tramite il lessico televisivo che rende teatrale il messaggio dell’apologo –  quello secondo cui il tempo è galantuomo - e lo fa apprezzare ad un pubblico che raramente sarebbe entrato in teatro piccolo, ma costoso, come quello di Zurigo, per un oratorio del 1707, mai prima del 2003 messo in scena da una compagnia d’opera.&lt;br /&gt;Veniamo adesso a “La pietra del paragone”. E’ una commedia composta per la Scala da un Rossini appena ventenne , snello, di bello aspetto e legato a Maria Marcolini (con qualche anno in più di lui), notoria divoratrice di impresari e di compositori. L’intreccio si articola su una doppia seduzione utilizzando il medesimo stratagemma (il travestimento): nella prima parte, lui seduce lei; nella seconda, dopo un malinteso, lei seduce lui. Il contorno è un mondo di giornalisti arrivisti, poetucoli arroganti, alta borghesia, sicofanti e parassiti, nonché altre coppie che si seducono, si tradiscono e si riconquistano. In breve, la tipica opera agrodolce settecentesca (resa sexy da una partitura rossiniana particolarmente erotica) che è rimasta ignorata dalla metà dell’Ottocento al 1952 (prima ripresa in tempi moderni). Da allora viene rappresentata raramente (pure perché richiede un cast piuttosto vasto). Nelle edizioni di maggior successo (ad esempio quella, con regia di Pier Luigi Pizzi, presentata a Pesaro nel 2002) la vicenda viene portata ai giorni nostri. Nello spettacolo per il Regio di Parma e lo Châtelet di Parigi la regia, la scenografia ed i video di Giorgio Barberio Corsetti e Pierrick Sorin ed i costumi di Christian Taraborrelli vanno ancora oltre: propongono un reality show- ossia  una grande villa dove i giochi sentimentali dei protagonisti avvengono sotto l’occhio vigile di varie telecamere che li proiettano su sei giganti schermi televisivi dove le scene (in miniatura sul palcoscenico) vengono ingrandite e situate su sfondi iper-colorati quali quelli delle televisioni giappponesi. Gli intrecci sentimental-sessuali sono tra quarantenni ad alto reddito; quindi, siamo più vicini all’”Isola dei Famosi” che al “Grande Fratello”. La fantasia dei due registi e le numerose trovate evitano che dopo la prima mezz’ora (delle tre ore e mezzo, intervallo compreso), l’operazione stanchi ed annoi. Il pubblico, invece, ride e visibilmente si diverte. Lo spettacolo è piccante ma, a Parma, mancava della adeguata dose di eros che impasta musica e voci e rese celebre l’allestimento del 2002 a Pesaro. Se ne è aggiunto qualche pizzico in più allo Châtelet e la razione potrebbe venir aumentata in tournée ed in riprese future.&lt;br /&gt;Jean-Cristophe Spinosi concerta con disciplina e finezza. Di livello la recitazione di tutti , nonché la loro dizione; nei recitativi e nei numeri musicali non si perde una sola battuta, nonostante il cast sia internazionale. Tra i protagonisti, giganteggia Sonia Prina: destinata per anni a ruoli maschili nel teatro barocco (a ragione delle tonalità gravi che riesce a raggiungere), dimostra di essere uno dei contralti più versatili su piazza. Michele Pertusi pare perdere smalto; in effetti conserva, di proposito, la voce per la difficile aria finale. Tra gli altri, da segnalare il tenore José Manuel Zapata tenore di agilità con  una vocalità rossiniana ormai piuttosto rara. Tutti – ed è importante – si sentono a loro agio nel “reality show” televisivo a base della “fiction” operistica.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117033990667700007?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117033990667700007/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117033990667700007' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117033990667700007'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117033990667700007'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/opera-lirica-e-linguaggio-televisivo.html' title='OPERA LIRICA E LINGUAGGIO TELEVISIVO'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117033983125184438</id><published>2007-02-01T06:22:00.000-08:00</published><updated>2007-02-01T06:23:51.583-08:00</updated><title type='text'>TRA VISCO E LE TASSE C'E' TANTO JUNG</title><content type='html'>Utilizzando il lessico di uno dei maestri italiani della psicoanalisi, Aldo Carotenuto, c’è un rapporto junghiano tra il Vice Ministro Vincenzo Visco e il fisco, simile all’intreccio di sentimenti analizzati da Jung in “La libido : simboli e trasformazioni”. Introverso di carattere (pare che ogni due domeniche ceni, da circa 45 anni, con i medesimi due amici) diventa estroverso ogni qual volta si parli di tassazione. Scavando nel profondo, junghianamento parlando, si spiega la batteria di nuove tasse ed imposte inserite nel maxi-emendamento di 1.365 commi. Sempre junghianamente, si spiegano i dubbi del Vice Ministro (quali traspaiono dalla letteratura che, un po’ furtivamente, legge).&lt;br /&gt; Ad esempio, lo si è visto con in mano il testo più recente di Rolf Aaberge e di Ugo Colombino (“Designing Optimal Taxes with a Microeconometric Model of Household Labour Supply"- “Allestire tasse ottimani con un modello microeconometrico di offerta di lavoro delle famiglie”) pubblicato in dicembre come IZA Discussion Paper No. 2468. Il lavoro presenta un modello con 78 parametri per tenere conto dell’eterogeneità dei contribuenti ed è in favore di aliquote marginali più basse (di quelle vigenti nel Nord Europa, in particolare in Norvegia- paese su cui è stata condotta l’analisi ) sui livelli di reddito bassi e più alte su quelli elevati. Tuttavia, uno studio di Jens Brochner, Jesper Jensen, Patrik Svensson e Peter Birch Sorensen (“The Dilemmas of Tax Coordination in the Enlarged European Union" , “Il dilemma del coordinamento tributario in un’Unione europea ampliata” apparso tra i CESifo Working Paper Series No. 1859) gli ricorda che nell’Ue , da un lato, la tendenza è verso una minore pressione tributaria in generale (per aumentare la competitività e la produttività) e che nei tentativi di giungere ad un’armonizzazione delle imposte sulle s.p.a. alcuni Paesi, tra cui il nostro, potrebbero risultare perdenti. Un altro lavoro pubblicato in Germania come CESifo Working Paper Series No. 1773 (“Corporate Taxation and Multinational Activity", “Imposte societarie ed attività multinazionali”) da un gruppo di ricerca delle università di Monaco e di Innsbruck presenta, sulla base di dati Ocse dal 1991 al 2001, come l’imposizione tributaria abbia implicazione significative su quegli investimenti dall’estero che l’Italia intende attirare (con agenzie ad hoc) ma che il fisco induce a scappare.&lt;br /&gt; Un vero e proprio colpo basso , junghianamente deprimente (per il Vice Ministro), è lo studio di due economisti spagnoli Javier Diaz Gimenez Josep Pijoan – Mas, considerati di sentimenti socialisti, appena apparso nei titoli del Center for European Policy Research , Discussion Paper No. 5812,( Flat Tax Reforms in the US: A Boon for the Income Poor" , “Una riforma tributaria basata su un’aliquota sola: una vincita per i redditi dei poveri”. Secondo l’analisi econometrica (basata su dati Usa) la flat tax , tanto aborrita dalla sinistra tributaria europea, farebbe sì che coloro ai gradini più bassi della scala dei redditi pagherebbero meno al fisco e avrebbero maggior benessere. Lo conferma uno studio della Banca dei regolamenti internazionali "Recent Fiscal Policy in Selected Industrial Countries" (“Riforme tributarie recenti in paesi industriali”), BIS Working Paper No. 162. Lo studio analizza le riforme tributarie nell’arco di dieci anni in 16 paesi Ocse ; conclude, tra l’altro,  che l’Italia è in grado di stabilizzare il rapporto debito: pil agli elevatissimi livelli attuali, ma non di ridurla in modo significativo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117033983125184438?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117033983125184438/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117033983125184438' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117033983125184438'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117033983125184438'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/tra-visco-e-le-tasse-ce-tanto-jung.html' title='TRA VISCO E LE TASSE C&apos;E&apos; TANTO JUNG'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117031840668893482</id><published>2007-02-01T00:25:00.000-08:00</published><updated>2007-02-01T00:26:46.776-08:00</updated><title type='text'>PER IL GOVERNO PRODI L'ALITALIA E' CIO' CHE FU LA TELECOM PER IL GOVERNO D'ALEMA</title><content type='html'>Le ultime vicende che riguardano il Cda dell’Alitalia (ed in particolare lo scontro in corso mentre si stanno formando nuove cordate) deve indurre a riflettere sulla distrazione relativa dell’opposizione e di molti settori della maggioranza nei confronti della procedura di vendita, la cui prima fase termina tra pochi giorni(29 gennaio). In effetti, la gara Alitalia rappresenta l’atto di politica industriale (e del manifatturiero ad alta tecnologia) che caratterizzerà la legislatura, o quanto meno il Governo Prodi. Nel Palazzo, in merito alla gara si respira un’aria non molto differente da quella che aleggiava ai tempi del “gioco dell’Opa” in cui era in palio il controllo della Telecom – il principale evento di politica industriale del periodo del Governo D’Alema. Molti i punti in comune: posizione dominante in molti segmenti del mercato, alta tecnologia, possibilità di convergenza con altri comparti. La differenza principale è che i conti Telecom apparivano buoni (nonostante la forte leva finanziaria) mentre l’Alitalia è in un rosso così profondo che secondo alcuni economisti e giuristi, si sarebbero dovuti, da tempo, portare i libri in tribunale e fare istanza di fallimento.&lt;br /&gt; L’essenza del parallelismo sta in un aspetto tecnico-procedurale della gara poco  notato tanto dai giornali quanto dall’opposizione o da quelle componenti della maggioranza che non gradiscono un rafforzamento del gruppo di stretti collaboratori e collaterali del Presidente del Consiglio. La gara si presenta come lo strumento per dare a Prodi la forza politica che oggi non ha.&lt;br /&gt;Una lettura attenta del bando relativo alla richiesta di intenzione di acquisto quale disponibile sul sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze mostra che è iniziata non un’asta ma di un beauty contest – il termine tecnico con il quale vengono definite le gare per commesse pubbliche o vendite a privati di beni sotto il controllo dello Stato quando vengono effettuate tramite una procedura di spogli successivo. La procedura è mirata ad individuare , tra gli aspiranti acquirenti, quello con i requisiti e la proposta sia tecnica sia finanziaria che più si avvicinano all’idea che la stazione appaltante ha di quanto sia da considerarsi ottimale. La “bellezza” in palio viene definita a poco a poco, specialmente quando si ha a che fare con un bene o servizio di cui è difficile descrivere le caratteristiche. Ciò è frequente nel caso di beni o servizi con una forte componente immateriali (come l’umts e la telefonia mobile) dove è difficile stendere un capitolato dettagliato dotato di un computo metrico puntuale. Per l’Alitalia, si è scelto il beauty contest invece che l’asta o per  la difficoltà di redigere un capitolato dettagliato o per la volontà di dare un ampio margine di manovra alla commissione di aggiudicazione oppure ancora per varie combinazioni di queste determinanti. A pensare male si fa peccato, ma spesso si coglie nel segno. Viste le cordate che si profilano, ed il ruolo di banche e finanziarie collaterali a questo o a quel gruppo politico, e la posizione di Air France (anche nel quadro di un ravvicinamento franco-italiano e un allentamento dei rapporti con Usa e Gran Bretagna) non occorre essere maligni per ritenere che il desiderio di avere un ampio margine di scelta sia entrato nella decisione di effettuare un beauty contest invece di una vera e propria asta.&lt;br /&gt; Ciò solleva problemi economici e politici. Sotto il profilo di politica industriale il beauty contest potrebbe favorire cordate “corsare”: acquistano, spezzettano e rivendono ad un acquirente che ancora non c’è , o più semplicemente non si conosce. Il “piano di razionalizzazione degli aeroporti” (alto nelle priorità del Ministro dei Trasporti) potrebbe servire a razionalizzare le rotte di cui oggi dispone Alitalia (mantenendo le migliori ed i relativi slots). Sino ad ora né il Governo è l’azienda ha reso noti i dati più importanti (verosimilmente a conoscenza di Air France): gli indicatori di rendimento per le singole rotte. Sotto il profilo politico, i nuovi collateralismi con “piloti coraggiosi” possono ridisegnare i confini all’interno di una maggioranza distratta dalle mozzarelle di bufale di Caserta e porre non un tassello ma un architrave per quel (sino ad ora evanescente) Partito Democratico..&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117031840668893482?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117031840668893482/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117031840668893482' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117031840668893482'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117031840668893482'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/per-il-governo-prodi-lalitalia-e-cio.html' title='PER IL GOVERNO PRODI L&apos;ALITALIA E&apos; CIO&apos; CHE FU LA TELECOM PER IL GOVERNO D&apos;ALEMA'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117031830338304655</id><published>2007-02-01T00:24:00.000-08:00</published><updated>2007-02-01T00:25:03.476-08:00</updated><title type='text'>COME SALVARE PENSIONI E CONTI DELLO STATO</title><content type='html'>Al seminario di Rifondazione Comunista del 18 gennaio sul futuro della previdenza è stato presentato, in effetti, un programma per fare marcia indietro di 12 anni ed azzerare la riforma Dini , ponendo tutto il settore in un solo ente sotto il controllo dei sindacati, dove tramite la triplice la sinistra è ampiamente maggioritaria. Mettere tutte le uova in un solo paniere è un errore, come ben sanno, le madri ed i padri di famiglia. Se i conti di Fondo monetario, Ocse, Istituto internazionale per la sicurezza sociale e Nucleo di valutazione della spesa previdenziale del Ministero del Lavoro si mostrassero più robusti di quelli di Rifondazione, il maxi-ente salterebbe. Non solo con le giga-poltrone ma anche e soprattutto con il futuro di giovani, adulti e vecchi. Se non altro per questa ragione, la diversificazione è una virtù..&lt;br /&gt; Oggi 19 gennaio dalle 14,30 alle 18 questi temi verranno affrontati in un seminario tecnico in Banca d’Italia, a cui parteciperanno tra gli altri esperti del calibro di Guglielmo Weber, Agar Brugiavini, Giuseppe Costa, Franco Peracchi, Tullio Jappelli Mario Padula Dimitris Christelios e Luigi Guiso. Verranno presentati gli esiti di una nuova indagine quantitativa sull’argomento. E’ probabile che smentiscano rifondazione e convalidino le analisi di enti internazionali e dello stesso Palazzo Koch.&lt;br /&gt;Gli indicatori più eloquenti dell’aggravamento sono, da un lato, l’avvicinarsi della “gobba” (quando la spesa per pensioni pubbliche assorbirà circa il 16% del reddito nazionale) e, da un altro, i segni che l’età media di pensionamento effettivo si sta nuovamente abbassando (nel timore di una medicina tardiva ma molto amara). Adesso, quindi, la situazione è peggiore di quanto non fosse uno o due anni fa. Un’alta spesa previdenziale, infatti, comprime gli investimenti (pubblici e privati) ed i loro rendimenti, aumenta il grado di incertezza sul futuro del Paese, accentua le tensioni tra gruppi sociali e tra generazioni.&lt;br /&gt;Si può iniziare ad affrontare il problema con cinque passi da farsi simultaneamente: a) aumentare l’età della pensione (con eccezioni per i lavori davvero usuranti) come hanno deciso, proprio in questi giorni, Germania e Gran Bretagna ed ha fatto la Svezia quando nel 1995 ha introdotto un sistema analogo al nostro; b) applicare subito il meccanismo contributivo (estendendo a tutti le tecniche di computo “pro-quota” quali quelle già in atto per coloro che il primo gennaio 1996 erano occupati e contribuenti di Inps e altri enti previdenziali); c) applicare i nuovi coefficienti di calcolo delle spettanze (proposti dal Nucleo di valutazione della spesa previdenziale oltre otto mesi fà) per tenere conto dell’allungamento delle aspettative di vita; d) aumentare le pensioni minime ed agganciarne l’evoluzione all’andamento dei salari (come prima del 1992); e) prevedere un indicizzazione più forte per gli ultra 75enni (a ragione delle più alte spese per la cura della persona in cui si incorre in tarda età). I risparmi sulle voci a), b) e c) – di cui oggi beneficiano, di norma, chi ha redditi alti o medio alti, potrebbe le voci d) ed e) , dirette invece a chi è in condizioni di vero disagio. Si coniugherebbe efficienza con solidarietà .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci vogliono fantasia e coraggio – doti che pare siano rare nei Palazzi dove impera la sinistra.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117031830338304655?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117031830338304655/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117031830338304655' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117031830338304655'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117031830338304655'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/come-salvare-pensioni-e-conti-dello.html' title='COME SALVARE PENSIONI E CONTI DELLO STATO'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117031820071626010</id><published>2007-02-01T00:22:00.000-08:00</published><updated>2007-02-01T00:23:20.816-08:00</updated><title type='text'>M &amp; f VOLA MA ATTENTI A QUESTI STUDI</title><content type='html'>Si sta avvicinando una sesta ondata (gli esperti ne hanno già classificate cinque) di fusioni e concentrazioni (Mergers and Acquisitions – M&amp;A) nel mondo intero, ed in particolare in Europa. Già il 2006 si è chiuso con un volume di M&amp;amp;A di 3600 miliardi di dollari (circa 3000 miliardi di euro); nell’anno appena iniziato, secondo quattro tra le maggiori banche internazionali (Bank of America, Morgan Stanley, Deutsche Bank e J.P.Morgan Chase) il record toccato nel 2006 verrebbe superato almeno del 10%. Le ragioni sono molteplici: nonostante l’aumento delle valorizzazioni, i rapporti prezzi: utili sono tra i più bassi in un decennio nelle principali Borse (principalmente a Wall Street). I rendimenti sulle obbligazioni sono, invece, quasi rasoterra; la smobilitizzazione del reddito fisso è spesso utilizzata per finanziare M&amp;A; inoltre , secondo stime di Morgan Stanley, le imprese specializzate in acquisti con una forte leva finanziaria hanno 1600 miliardi dollari (quasi 1200 miliardi di euro) da collocare. Queste ed altre cifre sono state sciorinate dalle newsletter del settore nei primi giorni del 2007.&lt;br /&gt;Più interessante di questi dati è un’analisi delle Università di Sheffield e di Tilburg che verrà pubblicata in primavera ma di cui possiamo anticipare i contenuti. L’analisi riguarda i M&amp;A in Europa e cerca di trarre le lezioni dalla quinta ondata, ossia quella di questi ultimi anni. In primo luogo, l’effetto annuncio è stato forte: un aumento di valorizzazione medio dell’8% per le azioni dell’impresa che veniva acquistata ed un incremento positivo pur se contenuto (lo 0,5%) per quella che acquistava. Quindi una creazione di valore fortemente positiva , anche se maggiore per gli azionisti del partner all’apparenza più debole. In secondo luogo, l’ambiente regolatorio ( e di corporate governance) incide nella ripartizione dei benefici del M&amp;amp;A : ad esempio, se una imprese britannica è oggetto di acquisizione la creazione di valore è più elevata rispetto a quando l’oggetto del desiderio è un’imprese dell’Europa continentale, la presenza di un forte azionista di controllo nella compagine dell’azienda acquirente ha un effetti positivo nel Regno Unito ed uno negativo nel continente, dove, in aggiunta, una regolamentazione ancora debole incoraggia strategie opportunistiche quale M&amp;A parziali ed acquisti di rami di azienda invece di Opa totalitarie.&lt;br /&gt; L’analisi riguarda anche gli andamenti a lungo termine, utilizzando una gamma molta ampia (ed innovativa) di indicatori. In primo luogo, dopo una fase iniziale in cui il nuovo soggetto, frutto del M&amp;A , supera la performance della media del settore, si entra in una fase in cui gli indici diminuiscono e ci si assesta sulla media del settore. Non lo spiegano le caratteristiche del M&amp;amp;A (modalità di pagamento, contiguità industriale, sfera geografica di interessi). Nel medio e soprattutto lungo periodo c’è una differenza marcata tra M&amp;A ostili ed amichevoli; nei primi i nodi vengono al pettine, specialmente se imprese molto liquide vanno alla grande nel mercato dei M&amp;A e finiscono per acquistare aziende strutturalmente nei guadi nella speranza di risanarle.&lt;br /&gt; Un aspetto importante è esaminato in uno studio dell’Università di Vienna che apparirà nel prossimo fascicolo del trimestrale Managerial and Decision Economics: gli effetti dei M&amp;A sui rendimenti agli azionisti delle imprese acquisite. Il campione utilizzato riguarda 9733 aziende oggetto di acquisizione negli Anni 80 e 90 (ossia nelle prime quattro ondate) in Paesi sia anglo-sassoni che del resto dell’Ocse. Con l’eccezione del Giappone , la situazione non cambia: dopo i primi 21 giorni un aumento medio delle valorizzazioni dello 0,6%, ma dopo tre anni una perdita media (negli Usa ed in Europa) del 19% , del 16% in Canada, Australia e Nuova Zelanda e del 15% nei quattro paesi scandinavi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117031820071626010?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117031820071626010/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117031820071626010' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117031820071626010'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117031820071626010'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/m-f-vola-ma-attenti-questi-studi.html' title='M &amp; f VOLA MA ATTENTI A QUESTI STUDI'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117031812067301439</id><published>2007-02-01T00:21:00.000-08:00</published><updated>2007-02-01T00:22:00.733-08:00</updated><title type='text'>SALOME' INAUGURA L'OPERA DI ROMA</title><content type='html'>Martedì 16 gennaio, cinquantenario della morte di Arturo Toscanini, il Teatro dell’Opera di Roma ha inaugurato la stagione 2007 dedicando la serata al maestro parmigiano. E’ andata in scena “Salomé”, dramma in un atto (in prosa) di Richard Strauss tratto da un omonimo lavoro per le scene di Oscar Wilde. Pubblico da grandi serate: molti smoking ed abiti lunghi in sala, champagne (italianissimo) per tutti gli spettatori, le allieve del corpo di ballo schierate nel foyer e nella scalinata a fare da madrine. Molta politica e molta editoria in sala per un’opera che, in forma scenica, non si rappresentava a Roma . “Salomé”, soprattutto per una “prima”, comporta un problema: è lavoro sconvolgente ma breve- appena un’ora ed un quarto. Sarebbe ideale accoppiarla o con l’opera di Strauss immediatamente successiva “Elektra” (per apprezzare come Strauss, consapevole delle difficoltà orchestrali e vocali di “Salomé” fece un passo indietro) oppure con “Eine Fiorentine Tragödie” di Alexander von Zemlisky che, dopo l’intervallo, comporterebbe 45 minuti di nuovo sconvolgimento. A Roma si è deciso di fare precedere l’opera da un breve prologo scritto (mutuando da Wilde) da Giorgio Albertazzi , regista dello spettacolo. Si è dato così modo al pubblico di disperdersi in cene grandi e piccole.&lt;br /&gt; La vicenda è nota. Erode brama per la propria figliastra, l’adolescente Salomé, la quale desidera, invece, portare sotto le proprie lenzuola Giovanni Battista, prigioniero della depravata Corte. Il profeta la respinge. Istigata dalla propria madre Erodiade (nei cui confronti della cui perversa immoralità il Battista si è più volte scagliato), chiede al Re la testa del profeta come prezzo per una danza erotica (anticipatrice di ben altre emozioni). Balla nuda ed ottiene quanto richiesto per avvilupparsi in un amplesso carnale ai resti del Battista. Erode, disgustato, la condanna a morte.&lt;br /&gt;L’atto unico di Oscar Wilde è simbolista: il Battista è la nuova etica del futuro, Erode e la sua Corte la corruzione del passato, Salomé è l’unica via comunicativa possibile tra i due mondi. Inoltre, Wilde era gay: la sedicenne Salomé era il sedicenne Alfred Douglas, per il quale finì in prigione. Stephan Kohler, in un acuto saggio, racconta come Strauss restò piuttosto freddo ad una rappresentazione del lavoro di Wilde (con la regia di Maz Reinhard) ma si decide a ridurre il testo a libretto ed a comporre l’opera ammirando un quadro di Gustave Moreau , maestro del decadentismo visionario.  Sfrondato il testo da dialoghi filosofici e da personaggi minori, Salomé, protagonista assoluta, è una figura altamente tragica: aspira a liberarsi da una perversione a lei connaturata come il peccato originale. Poco apprezzata dalla critica alla prima rappresentazione a Dresda nel dicembre 1905, fu un immediato successo di pubblico ; nel solo 1906 era in scena in 90 teatri tedeschi. Vietata, per oscenità, negli Stati Uniti sino al 1920, il suo successo è in parte da attribuirsi al portare in scena temi (dal sesso al sadismo, alla necrofilia) considerati tabù ma soprattutto alla rivoluzione musicale: stratificazione di diversi livelli armonici, ampliamento della tonalità verso la politonalità, l’uso estremo delle dissonanze e gli abili impasti tra le voci (che dal declamato scivolano nel cantabili) ed un organico orchestrale di circa 110 elementi.&lt;br /&gt; Giorgio Albertazzi situa l’azione in una Palestina filtrata attraverso il visivo di Gustave Moreau. E’ una scelta filologicamente corretta in quanto Moreau ispirò Stauss tanto quanto Wilde. Si distanzia dalle interpretazioni più correnti (che stilizzano l’azione, secondo i canoni delle regie tedesche) ma porta in scena in  numero eccessivo di personaggi minori e comparse (in un atto unico che richiede 17 solisti). Ad esempio, perché quattro ballerine attorniano la protagonista nella danza dei sette veli quando dovrebbe essere solo lei a ballare ed eccitare Erode (in una versione recente il Re è così eccitato che mentre Salomé danza fa sesso contemporaneamente con Erodiade ed un giovane schiavo)?&lt;br /&gt; Buona la concertazione di Günther Neuhold, chiamato a sostituire Alain Lombard (ammalato); puntuale e precisa mette in valore la maturità raggiunta dall’orchestra: si pensi alla livida scala del clarinetto nell’introduzione ed ai sì bemolle acutissimi che accompagnano gli spasimi erotici di Salomé durante l’esecuzione del Battista.&lt;br /&gt; Gli applausi sono comunque soprattutto Francesca Patané, soprano drammatico dal registro vastissimo (specialmente nei spericolati “do” e negli acuti) nonché in grado  di danzare togliendosi tutti i sette veli e restando nuda in scena.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Salomé” dramma in musica in un atto di Richard Strauss&lt;br /&gt;Regia: Giorgio Albertazzi&lt;br /&gt;Scene Lorenzo Fonda&lt;br /&gt;Costumi: Elena Mannini&lt;br /&gt;Direzione d’orchestra: Günther Neuhold&lt;br /&gt;Protagonisti: Francesca Patanè, Anooshah Golesorkhi, Reiner Goldberg, Mario Zeffiri&lt;br /&gt;Al Teatro dell’Opera di Roma sino al 23 gennaio. In un differente allestimento, al Teatro alla Scala di Milano dal 6 al 18 marzo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117031812067301439?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117031812067301439/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117031812067301439' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117031812067301439'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117031812067301439'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/salome-inaugura-lopera-di-roma.html' title='SALOME&apos; INAUGURA L&apos;OPERA DI ROMA'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117031796821963310</id><published>2007-02-01T00:17:00.000-08:00</published><updated>2007-02-01T00:19:28.270-08:00</updated><title type='text'>ALITALIA IL CONCORSO DI BELLEZZA NON SI ADDICE ALL'AZIENDA</title><content type='html'>Al conclave di Caserta non si è parlato dell’”affaire Alitalia”, l’atto più importante di politica industriale che il Governo è in procinto di effettuare. Nessuno ha voluto sollevare un tema all’interno della stessa maggioranza. Tornati dalla vacanze e letto il bando (più correttamente si dovrebbe parlare di “procumerent notice”, ossia informativa sulla procedura di vendita che sta per iniziare), si sono accorti che non si lancia l’asta di cui continua a parlare, il Presidente del Consiglio Romano Prodi: quello che sta per iniziare è un “beauty contest” – o “gara di bellezza”, una procedura di spogli successivo per individuare , tra gli aspiranti acquirenti, chi ha i requisiti e la proposta sia tecnica (piano industriale) sia finanziaria (prezzo e modalità di acquisto) che più si avvicinano all’idea che la stazione appaltante ha di quanto sia da considerarsi ottimale. Non c’è nulla di male nell’utilizzare un “beauty contest” per la vendita di un bene controllato dallo Stato. E’ la procedura utilizzata da Francia, Germania ed Italia per la vendita delle licenza utms. E’ stata messa in atto, a casa nostra. una dozzina d’anni fa per la concessione al secondo gestore di telefonia mobile. Il metodo, però, viene utilizzato, principalmente, per beni immateriali (come l’umts e la telefonia mobile) dove è difficile stendere un capitolato dettagliato e , tramite gli spogli, ci si approssima alla rivelazione delle preferenze (e dell’appaltante e dei potenziali acquirenti).&lt;br /&gt; Per l’Alitalia, si è optato per il “beauty contest” invece che per l’asta (ed in particolare per un’asta alla Vickrey, quella che, come documentato su Il Tempo, garantisce la maggiore efficienza in quanto aggiudica a chi offre di più ma paga il prezzo del secondo concorrente) per una di queste due ragioni (e per tutte le loro possibili combinazioni): a) la difficoltà di redigere un capitolato dettagliato; b) la volontà di dare un ampio margine di manovra alla commissione di aggiudicazione. Il primo aspetto è meramente tecnico-professionale. Il secondo, invece, è politico. Ora se ne sono accorti esponenti sia della maggioranza sia dell’opposizione. Ne parleranno a metà settima in una riunione (ma di cui Prodi e TPS non sanno nulla). E’ possibile che prima del 29 gennaio (data in cui scade la prima fase della procedura) vengano chieste spiegazioni su cosa impedisce un’asta in generale (ed una alla Vickrey in particolare) e perché si intende dare un margine di manovra così ampio a chi avrà la responsabilità (con l’aggiudicazione) della maggiore operazione di politica industriale del Paese. L’aspetto è politicamente tanto più grave poiché la procedura è iniziata a Camere chiuse e la sua prima fase terminerà il 29 gennaio – appena otto giorni lavorativi dopo la loro riapertura.&lt;br /&gt; L’aver preso la strada del “beauty contest” invece che dell’asta è stato ben afferrato dai sindacati, o almeno da alcuni di essi (a livello sia confederale sia categoriale): lo sciopero indetto per il 19 gennaio potrebbe avere conseguenze molto più gravi in una procedura di vendita per “beauty contest” che in una per asta. Da un lato potrebbe restringere in misura significativa i contendenti. Dall’altro, il vasto margine di manovra all’appaltante potrebbe mettere a repentaglio alcune caratteristiche che al sindacato premono molto – ruolo di Fiumicino, livelli occupazionali. Lo hanno compreso tanto Lufthansa quanto Air France (due tra i potenziali contendenti) ; si chiedono se ha riaperto la merchant bank di Palzzzo Chigi del tempo-che-fu. Meglio evitare un tormentone e tornare al più presto ad una vera e propria asta. Chiara, semplice e trasparente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117031796821963310?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117031796821963310/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117031796821963310' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117031796821963310'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117031796821963310'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/alitalia-il-concorso-di-bellezza-non.html' title='ALITALIA IL CONCORSO DI BELLEZZA NON SI ADDICE ALL&apos;AZIENDA'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-117031783728655800</id><published>2007-02-01T00:16:00.000-08:00</published><updated>2007-02-01T00:17:17.546-08:00</updated><title type='text'>QUANTO COSTANO LE NON RIFORME</title><content type='html'>Quanto costa all’Italia il fatto che, in conseguenza della scampagnata casertana, il suo Ministro dell’Economia e delle Finanze abbia “perso la faccia” nei confronti dei propri interlocutori internazionali ?A questi ed altri interrogativi si può rispondere con alcune quantizzazioni preliminari. Ai tempi degli scandali Enron e Worldcom, l’econometrica finanziaria americana concluse che il costo “reputazionale” è stato pari a 16 volte il danno finanziario (quale valutato dai tribunali). Indubbiamente, il costo delle promesse non mantenute in materia di riforme non è comparabile a quello degli scandali che, alcuni anni fa, hanno travagliato due delle maggiori corporation Usa. La stima indica, però, che il costo reputazionale supera, in ogni caso, quello economico e finanziario. Prudenzialmente, possiamo dire che aggiunge un buon 50%-100% al costo del secondo.&lt;br /&gt;Veniamo a quest’ultimo. Proprio mentre veniva illustrata la non-agenda di Caserta, i 20 maggiori istituti econometrici privati (tutti stranieri) diramavano (ai propri abbonati) le stime di crescita per il 2007: per l’area dell’euro indicavano un aumento medio del pil tra l’1,7% ed il 2,3%. Fanalino di coda l’Italia delle non riforme : tra lo 0,8% e l’,7%. Esaminando le analisi in dettaglio si ricava che i nove decimi di punto percentuale tra il massimo ed il minimo della forcella è il costo macro-economico delle non-riforme. Aggiungendo l’elemento “reputazionale” si arriva a più di un punto e mezzo di crescita del pil , anzi a circa due punti percentuali. Le non riforme più che dimezzano la crescita. Ben lo sta lo stesso Ministro dell’Economia e delle Finanza, Tomaso Padoa-Schioppa; in passato, nella veste di economista, ha dato contributi importanti sulle conseguenze (negative) delle non riforme nel divario tra “crescita potenziale” e “crescita reale”, ricordando che un’economia matura (come la nostra) ha tutti i numeri perché il suo pil aumenti del 2,5% l’anno. Quando era a Francoforte , componente dell’Esecutivo Bce, li pubblicava quasi ogni settimana su un quotidiano di Milano per pungolare il Governo dell’epoca (di centro-destra) ad essere maggiormente riformatore proprio in quelle materie (previdenza, regolazione sulle imprese, mercato del lavoro) che l’Esecutivo di cui ora fa parte non intende neanche affrontare.&lt;br /&gt;Quasi a mò di beffa alcuni suoi ex-colleghi (Ekkehard Ernst, Gang Gong, Lina Bukeviciute, Willi Semmler) gli hanno fatto trovare sulla scrivania il Bce working paper n. 666, diramato proprio nei giorni della gita in Campania. Il lavoro costruisce modello dinamico intertemporale per stimare, applicandolo a 15 Paesi Ocse, le implicazioni delle riforme. In questa prima tornata, l’accento è sul mercato del lavoro (in breve completare la riforma Biagi non affossarla); nella prossima – ne vedremo delle belle si tratterà di previdenza . La conclusione è chiara: la flessibilità del mercato del lavoro non solo migliora l’efficienza ma riduce la volatilità dei consumi rispetto alla produzione. Vantaggi per tutti, specialmente per i più deboli, a cui le non riforme ci impongono di dire arrivederci.&lt;br /&gt;Non sappiamo se sulla scrivania del Ministro sia anche arrivato l’ultimo numero del Journal of Applied Corporate Finance: due guru di Morgan Stanley esaminano il costo dell’incertezza innescato da riforme annunciate (si pensi ai quattro capitoli chiave del Dpef) e poi accantonate forse per sempre.&lt;br /&gt;Nelle sue frequentazioni parigine, TPS ha probabilmente acquisito dimestichezza con Marc Blondel (per decenni leader di Force Ouvrière, il sindacato riformista). A chi gli faceva notare l’alto peso della scuola sul bilancio dello Stato rispondeva che l’ignoranza costa molto di più. Perché ai fautori delle non riforme, non risponde citando i numeri ricordati. Dal suo scranno ne ha certamente una batteria molto più ampia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-117031783728655800?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/117031783728655800/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=117031783728655800' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117031783728655800'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/117031783728655800'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/02/quanto-costano-le-non-riforme.html' title='QUANTO COSTANO LE NON RIFORME'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-116867501889513474</id><published>2007-01-12T23:55:00.000-08:00</published><updated>2007-01-12T23:56:59.183-08:00</updated><title type='text'>EPIFANI MEDITA SULLE RADICI DI GUICCIARDINI</title><content type='html'>Sempre discreto, sempre gentile e sempre con un tocco di leggera eleganza, il Segretario della Cgil, Gugliemo Epifani, è consapevole di essere il vero azionista di riferimento della coalizione.. Sa di avere scadenze importanti nel 2007: prima tra tutte quella della revisione (non ama parlare di riforma) di alcuni aspetti chiave del sistema previdenziale, del riassetto degli ammortizzatori sociali e dell’adeguamento (o modernizzazione della contrattazione). Le vacanze sono dedicate a studio e letture (anche difficili od amare).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non lo rallegra affatto l’ultimo lavoro di Claus Chnabel (Università di Norimberga) e di Joachin Wagner (Università di Lueneburg) sul “declino persistente del tasso di sindacalizzazione in Germania”: pubblicato come Iza discussion paper n. 2388 si basa su un’analisi empirica dal 1980 al 2004 per i Länder dell’Ovest e dal 1992 al 2004 per quelli dell’Est. La contrazione della sindacalizzazione –affermano - non si spiega con il mutare delle caratteristiche della forza lavoro (a ragione di fenomeni come il progresso tecnologico e l’integrazione economica internazionale) ma con una determinante poco studiata: i sindacati non sembrano essere più in grado di ascoltare le istanze della forza lavoro. Ancora più preoccupante uno studio di Marcello M. Estavao (del Fondo Monetario) che troneggia sulla scrivania del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Tomaso Padoa-Schioppa (TPS per gli amici e per i giornalisti). TPS – è indubbio – lo utilizzerà nelle prossime tornate di negoziati sindacali. L’analisi empirica (Imf working paper n. 06/251) intende rispondere ad una domanda: I francesi sono più o meno felici di quanto non fossero prima dell’introduzione della settimana lavorativa di 35 ore (tema su cui – ricordiamolo – cadde il primo Governo Prodi? La risposta è secca: le “35 ore” piacciono poco in generale e per nulla ad alcune categorie di lavoratori- particolarmente di quelli che la hanno percepita come un vincolo alle loro scelte individuali. C’è stata una vera e propria migrazione di lavoratori verso piccole e medie aziende (dove la normativa sulle “35 ore” non si applica) . L’occupazione è diminuita nelle imprese dove invece l’attuazione della legge è obbligatoria. Ed il tasso generale di disoccupazione non è diminuito ma rimasto tra i più alti d’Europa. Conclusione amara: il sindacato ha sbagliato nell’insistere di trapiantare la normativa in Italia e sbaglierà ancora se vorrà riprendere la battaglia (come insistono alcuni dei suoi colleghi ed associati).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’azionista di riferimento, quindi, rischia di restare con poca voce in capitolo. Alcune idee gli vengono fornite da Richard Freeman di Harvard e di Alex Bryson (del Policy Studies Institute, il pensatoio dei sindacati americani) nello Nber working paper n. W12310. L’esame empirico è limitato alla “voce” del sindacato negli Usa e nel Regno Unito. I sindacati pesano quando i lavoratori non sono free rider , ossia bracconieri che si avvantaggiano delle conquiste del sindacato senza pagarne i costi. Il sistema americano permette tale comportamento opportunistico meno di quanto non lo faccia quello britannico. E’ l’Italia? Epifani tace ,ma pensa al guicciardiniano “particolare” alle radici del Belpaese.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-116867501889513474?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/116867501889513474/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=116867501889513474' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116867501889513474'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116867501889513474'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/01/epifani-medita-sulle-radici-di.html' title='EPIFANI MEDITA SULLE RADICI DI GUICCIARDINI'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-116864335154797957</id><published>2007-01-12T15:08:00.000-08:00</published><updated>2007-01-12T15:09:11.626-08:00</updated><title type='text'>IRIS TRA LIBERTY E ESPRESSIONISMO</title><content type='html'>Una vicenda, al tempo stesso, efferrata e dolce: nell’arco di meno di 12 ore, in un Giappone immaginario, un’adolescente poco più che bambina, Iris, viene rapita, durante una rappresentazione di burattini, da una coppia di giovanotti cinici, il ricco sciupafemmine Osaka ed il tenutario di una casa di tolleranza, Kyoto. Non cede alla brama sessuale di Osaka; quindi, viene esposta nel quartiere dei bordelli di Tokyo. Per la vergogna, si suicida gettandosi in una discarica , dove viene trasfigurata in fiore. Questo l’intreccio dell’opera di Mascagni che nel 1898 coniuga il liberty orientaleggiante e floreale con il grand guignol del verismo più crudo. Grande successo sino a circa 60 anni fa, ora i suoi allestimenti sono rari, specialmente in Italia (anche per difficoltà strumentali e vocali che comporta). Mancava da circa dieci anni. La ripropone una co-produzione dei teatri di Livorno, Pisa, Lucca, Rovigo e Modena e delle fondazioni liriche di Trieste e Bari; questo inverno è in tournée sino al 4 marzo in Toscana, Veneto ed Emilia, in autunno sarà a Trieste e a Bari.&lt;br /&gt;La regia di Fedrico Tiezzi si ispira nel primo atto al teatro giapponese (dal bunraku delle marionette allo ieratico kabuki), mentre nel secondo e nel terzo all’espressionismo (anticipato nella partitura). Il contrasto, stridente, riflette il carattere bifronte del lavoro.&lt;br /&gt;Lukas Karyntos dà una lettura filologica della partitura: viene eseguita integralmente senza i tagli apportati dalla tradizione (lo spettacolo dura poco più di 3 ore, intervalli compresi) e le indicazioni dinamiche e timbriche (molto innovative quando vennero composte) vengono restituite come Mascagni le volle. Ne risulta un’interpretazione moderna in cui si accentuano gli aspetti sinfonici (spesso trascurati rispetto a quelli vocali).&lt;br /&gt;Il cast vocale è buono. Primeggiano i due protagonisti, poco noti al pubblico italiano. In particolare, il giovane coreano Park Sung Kyu è un tenore lirico (in termini tecnici, quasi “di grazia”) che sfoggia un registro molto ampio e si cimenta con destrezza nell’impervio ruolo di Osaka (affidato di recente soprattutto a tenori drammatici o “spinti” a causa della rara disponibilità di vocalità quali intese da Mascagni). Mina Tasca Yamazaki è un soprano drammatico italo-giapponese che esprime efficacemente tanto la dolcezza quanto la tragedia di Iris. In breve, lo spettacolo vale un viaggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Iris-melodramma in tre anni di Luigi Illica musica di Pietro Ma scagni&lt;br /&gt;Regia . Federico Tiezzi&lt;br /&gt;Scene : Pierluigi Bisteri&lt;br /&gt;Costumi:Giovanna Buzzi&lt;br /&gt;Direttore. Lukas Krytinos&lt;br /&gt;Protagonisti: Mina Tasca Yamazaki/Antonia Cifrane, Park Sung Kyu/Tito Beltran, Massimiliano Gagliardo/Massimiliano Valleggi&lt;br /&gt;Dopo le recite al Teatro Verdi di Pisa, in tournée a Rovigo, Lucca e Modena sino al 4 marzo, nonché a Trieste e Bari in autunno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-116864335154797957?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/116864335154797957/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=116864335154797957' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116864335154797957'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116864335154797957'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/01/iris-tra-liberty-e-espressionismo.html' title='IRIS TRA LIBERTY E ESPRESSIONISMO'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-116864324826857462</id><published>2007-01-12T15:07:00.000-08:00</published><updated>2007-01-12T15:07:30.620-08:00</updated><title type='text'>POLITICA FISCALE E MONETARIA IN SALSA BOLOGNESE</title><content type='html'>I dati più recenti sull’andamento delle entrate, ed in particolare quelli sulla riduzione del fabbisogno dei conti pubblici registrata nel 2006 (-41% rispetto al livello di fine 2005) stanno dando luogo ad una vivace polemica sulle loro determinanti e sui meriti (e demeriti) della parti politica – se siano da attribuirsi all’attuale Amministrazione o a quella precedente. E’ una polemica che può contribuire a meglio comprendere alcuni aspetti della politica fisco-monetaria di questo lustro dell’Italia nell’unione monetaria ma che è, a nostro avviso, meno utile di una sulle implicazioni (in termini tanto di conti pubblici quanto di economia reale).&lt;br /&gt;Sorprende che non abbia fatto riferimento a questo punto il Presidente del Consiglio Romano Prodi, da giovane assidue avventore della bolognesissima Birreria Lamma,a Via dell’Inferno, là sotto le due torri – dove purtroppo ora c’è un negozio di giochi elettronici e slot machine. Che c’entra l’autorevole Birreria Lamma (pluridecorata da generazioni di studenti e professorini) con i nostri conti pubblici e la nostra economia reale? Circa 45 anni fa, l’allora giovane, smilzo, (quasi) sobrio (e non ancora Premio Nobel) Robert Mundell vergò, tra una Peroni bionda e l’altra, su un tovagliolo di carta della Birreria un teorema che sarebbe divenuto il punto centrale di un saggio fondamentale pubblicato sull’American Economic Review. Allora Mundell viveva nella città felsinea in quanto Fullbright Professor alla Johns Hopkins University. Il saggio contiene una dimostrazione matematica dei nessi tra politica fisco-monetaria ed economia reale in una fase in cui si vuole tenere l’inflazione sotto controllo e ravvivare la crescita. Ebbe tanto successo che Arthur Okun , testa d’uovo liberal della Brooking Institution, parlò di “politica economica in salsa bolognese” e la propugnò da Presidente del Comitato dei Consiglieri Economici della Casa Bianca. In breve, il teorema di Mundell suggerisce asimmetria tra politica monetaria (diretta a contenere l’inflazione) e politica di bilancio (mirata a sostenere la crescita), sottolineando l’esigenza di perizia nel tener conto del time lag (lasso temporale tra misure ed effetti), più immediato in materia di moneta che di bilancio. E’ la politica seguita, in gran misura, negli Anni Ottanta dai Governi Spadolini e Craxi (come sottolineato in una raccolta di saggi recentemente curata da Gennaro Acquaviva e Piero Crateri e pubblicata dall’editore Marsilio): il Ministro del Tesoro Beniamino Andreatta la aveva metabolizzata e la passò in eredità al suo successore Giovanni Goria.&lt;br /&gt;Dalla storia economica (utile per comprendere la cronaca) arriviamo ai problemi sul tappeto, applicando il teorema di Mundell ad un contesto in cui il principe non ha più lo scettro della politica monetaria ma è solo una delle tanti voci in capitolo. In primo luogo, il teorema pare dare ragione a chi sostiene che l’incremento del gettito è frutto delle misure tributarie del passato non di una conversione degli italiani alla virtù tributaria (od ad innamoramento nei confronti del fisco) avvenuta nel maggio-giugno scorso. Ciò è, però, l’aspetto meno importante: l’aver aggiunto ad una politica monetaria restrittiva una politica di bilancio ancor più restrittiva minaccia, secondo il teorema di Mundell, di accelerare il rallentamento dell’economia reale: da un tasso di crescita dell’1,7% nel 2006, si potrebbe andare nel 2007 al di sotto dello 0,9% come già stanno dicendo una dozzina di Cassandre econometriche. La principessa troiana, però, aveva ragione. Anche se non conosceva né la Birreria Lamma né la politica economica in salsa bolognese.&lt;br /&gt;Che fare? Una riduzione generale delle aliquote (come suggerito da alcuni) non avrebbe effetti immediati , proprio a ragione del time lag (oltre che dei tempi tecnici dell’amministrazione finanziaria). Si potrebbe o andare verso una riduzione selettiva (a favore di investimenti) od al virtuosismo di Andreatta nel temperare “competenza”e “cassa”. Ma, neanche Goria fu un allievo brillante in questo campo- e non aveva a che fare con una sinistra radicale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-116864324826857462?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/116864324826857462/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=116864324826857462' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116864324826857462'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116864324826857462'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/01/politica-fiscale-e-monetaria-in-salsa.html' title='POLITICA FISCALE E MONETARIA IN SALSA BOLOGNESE'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-116864315275587808</id><published>2007-01-12T15:05:00.000-08:00</published><updated>2007-01-12T15:05:53.040-08:00</updated><title type='text'>L'ALITALIA E IL BEAUTY CONTEST MASCHERATO</title><content type='html'>Gli inglesi dicono che beauty lies in the eyes of the beholder , la bellezza è negli occhi di guarda. Gli italiani hanno un proverbio analogo: non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace. Un ventina di anni fa, un fortunato programma televisivo di Enzo Arbore rese famosa una canzonetta che esprimeva lo stesso concetto. Nei prossimi mesi, se si fosse economically correct , si dovrebbe parlare molto della bellezza dell’Alitalia , discussioni destinate a diventare un vero e proprio tormentone. In effetti, una lettura attenta del bando relativo alla richiesta di intenzione di acquisto dell’Alitalia quale disponibile sul sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ci si accorge che è iniziata non un’asta (come viene chiamata con un termine politically correct ma improprio sotto il profilo lessicale) ma di beauty contest – ossia un concorso di bellezza. E’ il termine con il quale vengono definite le gare per commesse pubbliche o vendite a privati di beni sotto il controllo dello Stato effettuate tramite una procedura di spogli successivo per individuare , tra gli aspiranti acquirenti, quello con i requisiti e la proposta sia tecnica (piano industriale) sia finanziaria (prezzo e modalità di acquisto) che più si avvicinano all’idea che la stazione appaltante ha di quanto sia da considerarsi ottimale. Si chiama beauty contest proprio in quanto la bellezza in palio viene definita a poco a poco, specialmente quando si ha a che fare con un bene o servizio di cui è difficile descrivere le caratteristiche. Non soltanto la bellezza risiede negli occhi di chi guarda e dipende da ciò che piace, ma varia a seconda dei contesti storico-sociale: ciò che era considerato avvenente all’epoca di Rubens non lo è affatto oggi. I beauty contests sono la procedura utilizzata da Francia, Germania ed Italia per la vendita delle licenza utms. E’ stata pure messa in atto, a casa nostra. una dozzina d’anni fa per la concessione al secondo gestore di telefonia mobile. In beni immateriali (come l’umts e la telefonia mobile) è difficile stendere un capitolato dettagliato dotato di un computo metrico puntuale. Quindi si va, tramite gli spogli ed indicatori non solo finanziari ed economici ma anche tecnici ed organizzativi), alla rivelazione delle preferenze (e dell’appaltante e dei potenziali acquirenti) ed al loro incontro. Per l’Alitalia, si è scelto il beauty contest invece che per l’asta (in particolare per un’asta alla Vickrey, quella che garantisce la maggiore efficienza) o per la difficoltà di redigere un capitolato dettagliato o per la volontà di dare un ampio margine di manovra alla commissione di aggiudicazione oppure ancora per varie combinazioni di queste determinanti. Sino ad ora nessuno ha mosso una paglia, né da parte dell’opposizione né all’interno della maggioranza. La prima fase della procedura terminerà il 29 gennaio – appena otto giorni lavorativi dopo la riapertura delle Camere- . Cambiare cavallo dopo la chiusura della prima fase sarebbe troppo difficile ed innescherebbe probabilmente vertenze di ogni sorta.&lt;br /&gt;Le implicazioni del beauty contest invece che di un asta sono state ben afferrate da quella parte del sindacato che si sta apponendo allo sciopero proclamato da alcune delle tante sigle e micro-sigle che caratterizzano il settore . Relazioni industriali molto tese, infatti, potrebbero allontanare alcuni potenziali competitori seri dalla gara e favorire cordate corsare contigue a questa o quella parte politica, specialmente cordate che contano sulla benevola discrezionalità dell’appaltante. Tanto più che la bellezza dell’Alitalia non risiede certo nella sua avvenenza complessiva ma sull’attrattiva di alcune rotte del mercato italiano, in sino od ora la compagnia opera in regime di posizione dominante. A volere pensare male potrebbe non essere una coincidenza fortuita che quasi in parallelo con il lancio del beauty contest , si è cominciato a parlare di razionalizzazione degli aeroporti. Ciò potrebbe volere dire razionalizzazione delle rotte- magari in seguito ad uno spezzatino post beauty contest e post Opa prevista dal bando. Un tormentone, o un risiko, a seconda dei punti di vista, che potrebbe dare una nuova mappatura all’industria italiana.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-116864315275587808?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/116864315275587808/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=116864315275587808' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116864315275587808'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116864315275587808'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/01/lalitalia-e-il-beauty-contest.html' title='L&apos;ALITALIA E IL BEAUTY CONTEST MASCHERATO'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-116832441197038399</id><published>2007-01-08T22:32:00.000-08:00</published><updated>2007-01-08T22:33:35.046-08:00</updated><title type='text'>SERVIZI PUBBLICI SENZA GIOCARE A NASCONDINO</title><content type='html'>Tram, autobus, metropolitana, acqua, gas, elettricità; per quasi tutti noi la qualità della vita dipende dall’efficienza e dall’efficacia dei servizi pubblici locali. Un anno fa due pensatoi, distinti e soprattutto distanti, Società Libera e Astrid sottolinearono come nel quindicennio delle privatizzazioni, il loro assetto fosse rimasto essenzialmente immutato rispetto a come, in età giolittiana, lo allestì Giovanni Montemartini, assessore (allora) al Comune di Roma e teorico delle municipalizzate. Il 2007 dovrebbe essere l’anno delle privatizzazioni dei servizi pubblici locali in base ad un disegno di legge approvato a fine novembre dal Consiglio dei Ministri a fine novembre e tra breve all’attenzione della Camere.&lt;br /&gt;Riassumiamone i punti centrali e, quel che più conta, indichiamo come evitarne i trabocchetti. Il ddl prevede a) la proprietà pubblica delle reti e degli altri beni strumentali ; b) l’obbligo, per gli enti locali, di ricorrere a procedure competitive ad evidenza pubblica (ossia aste) per la scelta del gestore di tutti i servizi pubblici locali, ad esclusione del servizio idrico per il quale viene esplicitata una riserva di gestione pubblica; c) la limitazione del ricorso ad affidamenti diretti “specifiche e tassative fattispecie”; d) l’impossibilità di acquisire la gestione di servizi diversi o di estendersi in ambiti territoriali diversi per soggetti già titolari della gestione di servizi pubblici locali non affidati sulla base di gare; e) la limitazione dei casi in cui la gestione del servizio viene assegnata in regime di esclusiva (per favorire, lì dove possibile, la pluralità dell’offerta); f) la possibilità, da parte dei soggetti già affidatari diretti, di concorrere fino al 31 Dicembre 2011 all’affidamento mediante procedura competitiva ; g) l’introduzione di misure a tutela degli utenti: carta dei servizi, valutazione periodica per il permanere dell’affidamento, forme di vigilanza da parte delle Autorità di regolazione settoriali.&lt;br /&gt; Ad una lettura veloce, il testo pare ineccepibile. Ci sono, però, seri trabocchetti:&lt;br /&gt;a)     Il rischio di privatizzare senza liberalizzare, sostituendo il monopolio privato a quello pubblico. Si è caduti già in questa trappola negli Anni Novanta a proposito di alcune grandi privatizzazioni. Gli enti locali dovrebbero (prima di privatizzare) predisporre programmi di liberalizzazione dei servizi (mettendo, ad esempio, in concorrenza tram, autobus e metropolitane con minibus) e criteri per la determinazione e l’aggiornamento delle tariffe.&lt;br /&gt;b)    La necessità di mettere i servizi in condizioni di efficienza ed efficacia prima di porli all’asta. Altrimenti la gara potrebbe attirare principalmente corsari , con danni seri per la collettività. Alcuni grandi comuni hanno proceduto o stanno procedendo a fusioni, per ottenere economie di scala e migliori risultati operativi. Ma l’Italia è costellata da 8000 comuni , spesso minuscoli. Occorre promuovere – e l’Anci ha senza dubbio un ruolo - associazioni consortili di servizi;&lt;br /&gt;c)     Evitare aste al ribasso (rispetto ad una stima predeterminata) od aste al maggior offerente. Ambedue nascondono trappole di cui è costellata l’Italia degli appalti. Come si è visto per Alitalia, il meccanismo per garantirne il raggiungimento ed ottenere, al tempo stesso, la massima trasparenza è  quello in cui tutti le offerte vengono comunicate contemporaneamente in busta sigillata e vince l’offerente con la massima offerta, in cambio, però, del pagamento del secondo prezzo più alto. L’efficienza viene garantita, in quanto il bene viene allocato al compratore che ne dà la massima valutazione e nessuno ha incentivo a fare i bracconieri dichiarando il falso. Quanti Comuni sono in grado di farlo? E’ un urgente un programma di formazione in materia.&lt;br /&gt;d)    Per i servizi di trasporti, infine, occorre un programma (con direttive a livello nazionale non locale) per portare i sussidi a livelli pari alla media di quelli europei (od ad essi vicini) in comparti comparabili.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-116832441197038399?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/116832441197038399/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=116832441197038399' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116832441197038399'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116832441197038399'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/01/servizi-pubblici-senza-giocare.html' title='SERVIZI PUBBLICI SENZA GIOCARE A NASCONDINO'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-116820427328561071</id><published>2007-01-07T13:10:00.000-08:00</published><updated>2007-01-07T13:11:13.390-08:00</updated><title type='text'>LA BAGARRE ATTORNO AL MATTONE RUSSO E DINTORNI</title><content type='html'>Nel 2005, l’Italia era sedicesima in graduatoria in termini di aumenti medi delle valorizzazioni immobiliari. Nel 2006, è venticinquesima. Quindi ha scesa di nove posti nella graduatoria di quanto case, negozi, uffici e mura di ogni sorta e natura diventano ogni anno più cari. Anche in Francia, Spagna ed Olanda è in atto una decelerazione degli aumenti dei prezzi dell’immobiliare. In Germania, dopo avere registrato crescita zero nel 2005, si è avuta nel 2006 una contrazione del 3% - ossia la valorizzazione del mattone comincia a scendere. Vanno invece alla grande nei paesi Baltaci (a Riga, ad esempio, nel 2006 la valorizzazione di beni al sole è aumentata circa del 40%) e nei Paesi di nuova accessione all’Ue (soprattutto in Bulgaria – un salto del 20% tra il 2005 ed il 2006) Questi dati si ricavano dall’inchiesta condotta come di consueto a fine anno dalla s.p.a. britannica Knight Frank Residential Research, una delle maggiori aziende di  consulenza nel settore.&lt;br /&gt; Vengono confermati da studi della Deutsche Bank in cui si mette l’accento sul nesso tra i mercati immobiliari negli Usa ed in Europa. Il rallentamento dell’economia americana (che, secondo alcune stime, potrebbe essere molto brusco) agghiaccerebbe –scrive Eduardo Porter del New Yok Times- l’edilizia. Con contraccolpi inevitabili nel Vecchio Continente. Differente l’analisi dell’Ocse: si sta andando verso un atterraggio morbido rispetto a valori che rappresentavano una vera e propria bolla. Quindi, niente timore: basta tenere allacciate le cinture ed evitare sbalzi troppo forti. In Italia, specificatamente, il deceleramento è anche influenzato da come la finanziaria tratta l’immobiliare e le transizioni immobiliari.&lt;br /&gt; Come si spiega il boom del mattone nei Paesi di recente adesione all’Ue, nonché nelle Federazione Russa (non censita nelle analisi di Knight Frank Residential Research e di cui poco o nulla sembrano sapere tanto alla Deutsche Bank quanto all’Ocse? Le determinanti sono differenti. Per le Repubbliche Baltiche e la Bulgaria, un elemento importante della dinamica del mercato – si ricava da uno studio della Banca centrale europea (Bce)  - il grado di integrazione finanziaria dei nuovi Stati membri con il nucleo originale dell’Ue a 15. Si giunge indirettamente a conclusioni analoghe da uno studio della Banca mondiale che pone l’accento sui flussi commerciali e sui miglioramenti di produttività relativa dei nuovi aderenti al club dell’Ue.&lt;br /&gt; Più complesso il caso della Russia. In primo luogo, mancano dati affidabili, tranne che per Mosca e San Pietroburgo dove gli intermediari immobiliari si sono presi carico di computare indici (in gran parte limitati, però, all’edilizia residenziale). Secondo l’indice più accreditato, l’Irn, a Mosca il prezzo di un appartamento sarebbe mediamente aumentato da 2000 a 3800 euro a metro quadrato (un aumento quasi del 100%) tra la fine del 2005 ed il dicembre 2006. La proprietà immobiliare a destinazione commerciale avrebbe avuto un aumento più contenuto, ma pur sempre del 62%. In secondo luogo, non si è trattato di un travaso di liquidità dall’azionario: negli ultimi 12 mesi, gli indici della Borsa di Mosca sono aumentati del 52% (se computati in rubli) e del 65% (se calcolati in dollari Usa). La determinante principale è il vero e proprio caos nei titoli alla proprietà e la mancanza di un vero e proprio catasto : molti immobili anche di prestigio sono stati trasformati, dopo la rivoluzione del 1917-18, in residenze comuni (con una o due famiglie per stanza ed un bagno ed una cucina ogni 5-6 famiglie) su cui nessuno ha chiaro titolo. Vengono acquistati da fondi immobiliari (a San Pietroburgo ne operano una dozzina, di cui uno proprio della  Deutsche Bank, ed a Mosca una ventina di cui nove cinesi) che rilocano gli abitanti in abitazioni civili in periferia e ristrutturano gli immobili facendoli tornare all’antico splendore- bocconi prelibati quindi per i nuovi ricchi della Federazione oppure per aziende nazionali o straniere. Quanto durerà? Nel 2006, imprese immobiliari russe hanno collocato circa 2.5 miliardi di euro in Ipo primari e secondari e contano su risultati analoghi nel 2007.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-116820427328561071?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/116820427328561071/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=116820427328561071' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116820427328561071'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116820427328561071'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/01/la-bagarre-attorno-al-mattone-russo-e.html' title='LA BAGARRE ATTORNO AL MATTONE RUSSO E DINTORNI'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-116820420160504428</id><published>2007-01-07T13:09:00.000-08:00</published><updated>2007-01-07T13:10:01.703-08:00</updated><title type='text'>L'UTOPIA EUROPEA DEL FARMACO MADE IN ITALY</title><content type='html'>Nel suo ultimo libro (The great escare from hunger and premature death- La grande fuga dalla morte e dalla morte prematura), il Premio Nobel Robert Fogel documenta che negli ultimi 150 la durata della vita umana è aumentata dello 0,22% l’anno per gli uomini e dello 0,24% l’anno per le donne: un americano od un europeo che nasce oggi ha una probabilità su due di arrivare all’età di 120 anni. Altri dati (italiani) sostengono che negli ultimi 50 anni, mediamente la vita umana (nel nostro Paese) è aumentata un mese ogni 4 mesi. Ciò comporta , senza dubbio, serie difficoltà nel rimodulare il nostro stato sociale , ma rappresenta la maggiore conquista dell’uomo (e della scienza) nei 7000 anni da quando i nostri progenitori sono apparsi sulla faccia della terra. E’ stata realizzata in tempi relativamente brevi (150 anni su 7000) grazie all’apporto della ricerca farmaceutica che in Italia è stata particolarmente attiva. Ancora oggi, nonostante il forte ridimensionamento del settore avvenuto in Italia negli ultimi 20 anni, principalmente a ragione dell’acquisizione di nostre imprese leader da parte di multinazionali, le aziende del farmaco finanziano il 94% della ricerca farmaceutica ed il 75% delle sperimentazioni cliniche in Italia ed impiegano in ricerca e sviluppo oltre 6.000 addetti su un totale di circa 75.000 dipendenti.&lt;br /&gt; In Italia il settore farmaceutico è regolamentato. Si tratta di un comparto delicato in cui esigenze di natura pubblicistica e sociale comportano norme tanto in materia di qualità dei prodotti quanto di prezzi. Ogni anno, al momento della formulazione della legge di bilancio si acuiscono le polemiche tra le esigenze pubbliche (quali percepite da Governo e Parlamento) e quelle delle imprese del comparto. Secondo uno studio di Farmindustria, la legge finanziaria implicherebbe un costo aggiuntivo per 2.000 miliardi di euro, specialmente a ragione delle misure specifiche per la riduzione dei prezzi dei farmaci. Il documento (supportato da un’analisi della Università Bocconi) sostiene che i tetti ai prezzi alla farmaceutica convenzionata non hanno frenato la dinamica della spesa sanitaria pubblica, poiché essa dipende essenzialmente da altre voci di spesa. Lo studio propone incentivi tributari, defiscalizzazione delle spese di ricerca ed altri passi. C’è la possibilità non solo di un’ulteriore contrazione del comparto ma di una vera e propria fuga di aziende verso altri lidi, anche in quanto la regolazione italiana sarebbe meno efficiente di quella di altri Paesi e di quella europea in generale.&lt;br /&gt; E’ difficile prendere posizione sui contenuti specifici della polemica (dato i numerosi aspetti tecnici oltre che sociali, economici e finanziari), il dibattito è, però, sintomatico di un problema tema più vasto e più profondo a proposito del quale il Governo di sinistra-centro non riesce a trovare soluzioni: l’accavallarsi di regolazioni (e di autorità di regolazione) a livello europeo, nazionale e in molti casi anche regionale ove non comunale. Esso comporta non una griglia od una maglia ma un vero e proprio labirinto, entro il quale individui, famiglie e aziende hanno difficoltà a districarsi.&lt;br /&gt; Mentre si possono stimare i benefici di una regolazione ad un livello, è difficile dire quali siano quelli di un groviglio di regole ed autorità, grandi e piccole, preposte alla loro formulazione ed alla vigilanza della loro attuazione. Un effetto è certo : ci rimettono le imprese e cittadini e si pongono gravami anche in capo alla pubblica amministrazione. Agganciando il tutto alla regolazione europea (o meglio ancora utilizzando solo quest’ultima), si ridurrebbero costi di transazioni e complicazioni. E si darebbe corpo all’euro come qualcosa di più di una moneta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-116820420160504428?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/116820420160504428/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=116820420160504428' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116820420160504428'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116820420160504428'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/01/lutopia-europea-del-farmaco-made-in.html' title='L&apos;UTOPIA EUROPEA DEL FARMACO MADE IN ITALY'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-116820407350550771</id><published>2007-01-07T13:06:00.000-08:00</published><updated>2007-01-07T13:07:53.880-08:00</updated><title type='text'>GIANNI BAGET BOZZO METTE A FUOCO I POTERI DEBOLI</title><content type='html'>Ormai (suppergiù) ottantenne, Don Gianni Baget Bozzo è stato costretto dalle elezioni a cambiare ruolo: da cappellano della coalizione (di Governo) è diventato cappellano dell’opposizione. Non se la prende più di tanto non solo perché è Natale ma soprattutto in quanto all’opposizione (nei confronti di questo o di quello) si è trovato più volte nella vita . Questa volta è un’opposizione curiosa in quanto a suo parere, il 9-10 aprile, hanno vinto, per un soffio ed a motivo di una legge elettorale malcongegnata, quelli che, in un libro recente e di successo, il saggista economico e giornalista cattolico Giancarlo Galli chiama i “poteri deboli”. Nel libro – intitolato per l’appunto “Poteri deboli; la nuova mappa del capitalismo italiano”- si descrive il crepuscolo dei “poteri forti” (Fiat, Mediobanca, Bankitalia, ad esempio) che hanno inciso sulle particolari caratteristiche del capitalismo italiano senza capitali, ma di relazioni (i “salotti buoni”). Sono proprio quelli i cui giornali hanno appoggiato apertamente la coalizione guidata (più o meno, soggiunge Don Gianni) da Romano Prodi. Non si accorgono di non essere più “forti” e che a loro è succeduta una palude di “poteri deboli” il cui canneto assomiglia ad un labirinto dove i “poteri” si perdono proprio in quanto “deboli”, quando non vengono spiazzati via dalla prima ventata interna od internazionale. L’avventura , breve ed agitata, dei “furbetti del quartierino” –pensa  Don Gianni – è una controprova concreta ed eloquente della tesi di Galli. Nella palude – e su questo punto Don Gianni è pienamente d’accordo con Galli – emerge la Chiesa, il solo “potere forte” ancora esistente in Italia “in quanto depositaria di valori morali consolidati”. Tra gli indizi, ove non prove, apportate per avvalorare questa tesi, gli esiti del referendum sulla procreazione assistita  ed il corteggiamento che anche la sinistra ha fatto alle gerarchie cattoliche, specialmente alla Conferenza Episcopale Italiana (Cei). I politologi, inoltre, affermano che il magro risultato elettorale della Margherita è da attribuirsi del travaso del voto cattolico verso il centro-destra e la sigla “Pacs” viene ormai bisbigliata (quasi che fosse una parolaccia)-.&lt;br /&gt; Questa ipotesi trova conforto in un volume che non tratta di vicende italiane ma, addirittura, del supposto processo di secolarizzazione in Europa nel periodo tra la rivoluzione francese e la Prima Guerra Mondiale. Si tratta di 530 pagine a stampa fitta scritte dallo storico britannico Michael Burleigh, noto principalmente per i suoi lavori sulla Germania nazista (che hanno collezionato premi in vari continenti). E’ notoriamente un bastian contrario (qualità molto apprezzata da Don Gianni) La sua ultima fatica si intitola “Heartly Powers” (“Poteri Terreni”) ed è volta a demolire l’ipotesi consueta secondo la quale in Europa il 19simo secolo è stato quella della secolarizzazione. Nella ricca documentazione posta da Burleigh a supporto della sua tesi la Rivoluzione francese non ha fatto travolto il potere (anche economico) e le funzioni di una Chiesa retrograda. Al contrario è stata la molla di linee di pensiero radicali ma essenzialmente reazionarie. Un esempio è il savoiardo Joseph De Maistre che considerava il Terrore e la Rivoluzione come frutto della Divina Provvidenza; secondo Burleigh, è stato erroneamente interpretato come il precursore del fascismo e del nazismo in quanto la sua linea di pensiero era essenzialmente associata a quella di giacobini di sinistra come Saint Simon. Quindi, una secolarizzazione apparente che ha dato vita a “poteri terreni” molto simili ai “poteri deboli” di Galli.&lt;br /&gt; Il cappellano dell’opposizione si compiace di questi parallelismi . Ma non può non preoccuparsi per le implicazioni – sottolineate sia da Burleigh sia da Galli – della palude dei “poteri deboli” per il futuro economico (e non solo) degli italiani.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-116820407350550771?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/116820407350550771/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=116820407350550771' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116820407350550771'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116820407350550771'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/01/gianni-baget-bozzo-mette-fuoco-i.html' title='GIANNI BAGET BOZZO METTE A FUOCO I POTERI DEBOLI'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-116774071611477076</id><published>2007-01-02T04:24:00.000-08:00</published><updated>2007-01-02T04:25:16.573-08:00</updated><title type='text'>PORTAFOGLI '07: MENO ITALIA PIU' GIAPPONE</title><content type='html'>Dopo un buon  2006, è il momento di pensare al portafoglio per il 2007. Da alcune settimane circolano numerose neewsletter e studi di broker che provano a dare le dritte sugli investimenti vincenti nei prossimi mesi. Non sarebbe saggio basarsi su quelle giunte ad inizio dicembre e scritte sulla base di lavori econometrici e finanziari condotti in novembre . Nouriel Roubini (che ha lasciato prestigiose cattedre accademiche per il mondo della consulenza finanziaria) sottolinea , correttamente, che l’andamento del mercato dei cambi nelle ultime settimane ha cambiato molte percezioni. Catastrofista la sua ; ai clienti della Roubini Global Economics (una boutique finanziaria) dice che nel 2007 gli Usa potrebbero finire in recessione e dovrebbe essere l’Europa a tirare una carretta in cui l’Italia farebbe da freno. Meno mestizia si respira a Constitution Ave., N.W., di Washington D.C. (sede dell’autorità monetaria Usa) : il ciclo economico, ossia il rallentamento – affermano – è in linea con le stime presentate lo scorso luglio.&lt;br /&gt;In questo quadro dell’economia reale, dove guardare per i piazzamenti finanziari? I mercati emergenti sono diventati non solo rischiosi ma anche cari: dall’inizio del 2006, le quotazioni medie sono aumentate del 152% in Peru, dell’82% in Cina, del 58% in Indonesia, Polonia e Russia. Quindi i rapporti prezzi:utili annuali sono alle stelle. Molti operatori si ricordano la recente “sbornia turca”, forte aumento degli indici di Borsa nel 2004 e nel 2005, seguito da una contrazione nel 2006. Dopo tre lustri si sta risvegliando l’interesse per il Giappone anche se il Nikkei è rimasto stabile nel 2006 e l’altro maggiore indice, il Topix ha segnato una contrazione del 4,2% in yen e del 2,7% se espresso in dollari. Le prospettive sono buone per diverse ragioni (analizzate tra l’altro in uno studio Paese di Investec Asset Management): a) in questi 15 anni, molte aziende giapponesi hanno compiuto una vera e propria rivoluzione silenziosa; b) la ristrutturazione interna è stata accompagnata da una riorganizzazione (peraltro molto complicata) di stipendi, salari e retribuzioni accessorie che incentiva la produttività tramite premi annuali individuali; c) il cash flow ed il Roi stanno aumentando progressivamente.&lt;br /&gt; E’ soprattutto all’Europa, però, che si guarda. Interessante un lavoro del Massachussetts Financial Services in cui si pone in rilievo come l’unione monetaria ha innescato un processo di riorganizzazione aziendale, di fusioni e di concentrazioni transfontaliere tale da rendere appetibile l’azionario europeo. Lo studio ha raccomandazioni specifiche: puntare su grandi aziende con grandi nomi visibili sul mercato mondiale. Investire inoltre nei servizi finanziari, nel farmaceutico, nella chimica . I nomi sono i soliti: Crédit Agricole, GlaxoSmithKline, Nestlé, ING. Nessuna impresa italiana viene citata specificatamente, anche a ragione – si dice a Boston, sede del Massachussetts Financial Services – delle incertezze del quadro politico e di aggravi fiscali di cui è difficile calcolare effetti ed implicazioni. Analoga l’analisi che viene a fatta a Causeway Funds Capital Management di Los Angeles: tra i Paesi europei si punta soprattutto alla Germania dove si stanno riducendo le imposte societarie e le regolazioni amministrative. Investimenti consigliati non solo oltre Reno: Royal Bank of Scotland, Sanofi, Aventis, Deutsche Post, France Télecom, Royal Dutch Shell.&lt;br /&gt;Per il Governo italiano, il messaggio è chiaro e forte: non si tratta tanto di creare agenzie e sportelli per attirare investimenti esteri in Italia, ma abbassare l’imposizione fiscale (che sta invece crescendo) e ridurre la regolazione (che si sta invece) avviluppando sempre di più. Bocciatura netta. Anche da chi , come Schroeder Investment Management di Londra, in passato ci ha sempre voluto bene.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-116774071611477076?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/116774071611477076/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=116774071611477076' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116774071611477076'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116774071611477076'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2007/01/portafogli-07-meno-italia-piu-giappone.html' title='PORTAFOGLI &apos;07: MENO ITALIA PIU&apos; GIAPPONE'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-116737570135960963</id><published>2006-12-28T23:00:00.000-08:00</published><updated>2006-12-28T23:01:41.496-08:00</updated><title type='text'>LE PENSIONI E I PACS</title><content type='html'>Non sappiamo se al conclave che si terrà a Caserta il 10-11 gennaio, tra le analisi quantitative a supporto delle proposte di azione di Governo nel 2007 verrà presentato il documento sul nesso tra i Pacs ed il futuro delle pensioni. Tale documento – si dice a Palazzo – esiste ma nessuno ha il coraggio di rivelarne i contenuti e di indicare se verrà presentato o meno nelle riunioni nella Reggia di Caserta.&lt;br /&gt;  Romano Prodi conosce bene la storia degli Stati Uniti d’America. Quindi, il documento non può non ricordare che negli Usa le pensioni di reversibilità vennero introdotte come beneficio (privilegio, in inglese) per i veterani che avevano combattuto nella Guerra di Secessione (quella, per intenderci, immortalata in “Via col vento”). L’ultima pensionata di anzianità (vedova di un generale che aveva sposato quando lei era molto giovane e lui un maturo e baffuto quarantacinquenne) decedette nel 1944-ossia circa 80 anni dopo la fine delle ostilità.&lt;br /&gt; Questo episodio (raccontato in tutti i maggiori testi sull’economia della previdenza sociale) dimostra quanto sia forte il rapporto tra pacs e pensioni. In effetti, coloro che chiedono l’introduzione dei pacs sostengono, in piena buona fede, che i principali nodi che non possono essere risolti facendo ricorso al codice civile riguardano le successioni e soprattutto le pensioni di reversibilità.&lt;br /&gt; Una stima preliminare afferma che nei primi di 20 anni di introduzione, i pacs costerebbero in termini di pensioni di reversibilità, oltre 83 miliardi di euro, pari a 3.500 euro per ogni lavoratore. Solo nell'ultimo anno della stima, il costo totale sarebbe di quasi 8 miliardi in totale, cioè 340 euro per contribuente. E’ un calcolo  approssimato per difetto. Si basa sulla stima Istat della presenza in Italia di 550 mila coppie  di fatto eterosessuali e sulla ipotesi che nessuno faccia il furbetto - titolari di pensione, vedovi o non coniugati, potrebbero senza particolare problemi stipulare un pacs con persone molto più giovani, di qualunque sesso, a cui lasciare la reversibilità, a costo zero per loro, ma altissimo per la collettività.  Se alla stima Istat, si aggiunge il computo fatto dal Presidente onorario dell’Arcigay, il deputato Ds Franco Grillini, le coppie di fatto aspiranti ai pacs sarebbero “almeno due milioni”; gli 83 miliardi diventerebbero, a bocce ferme, circa 400 miliardi (a prezzi costanti 2006) su 20 anni, ossia una manovra di finanza pubblica l’anno equivalente alla metà di quella effettuata dal Governo Prodi con l’ultima finanziaria. Si tenga presente che, secondo diverse associazioni GLBT (Gay, Lesbiche, Bisessuali e Transgender), gli stessi calcoli di Grillini sarebbero un’approssimazione per difetto; dai loro siti web si evince che le coppie di fatto gay sarebbero oltre 3 milioni. Il Presidente di Arcigay, Sergio Lo giudice, vede la prospettiva di “milioni di pacs”.&lt;br /&gt;  Naturalmente, Prodi avrebbe la strada di operare non “a bocce ferme” ma attuando, per finanziare gli oneri aggiuntivi delle pensioni pacs, una riforma della previdenza ben più drastica di quanto sin d’ora immaginato anche delle menti più fervide; ad esempio, portare l’età della pensione a 80 anni (come venne proposto in Olanda per aprire la porta ai pacs) oppure abbassare la pensione pubblica media al 20% dell’ultimo stipendio (come fatto in Gran Bretagna) oppure ancora richiedere almeno 30 anni di contributi (invece dei 15 previsti dalle Convenzioni internazionali del lavoro e dei più severi 20 introdotti in Italia nel 1993) per avere titolo ad una pur minima prestazione previdenziale.&lt;br /&gt;  E’ bene che ce lo dica presto. Mostrando, in piena trasparenza, tutte le cifre a supporto della strategia che propone di adottare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.gay.it/channels/view.php?ID=22077#"&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-116737570135960963?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/116737570135960963/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=116737570135960963' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116737570135960963'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116737570135960963'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2006/12/le-pensioni-e-i-pacs.html' title='LE PENSIONI E I PACS'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-116737529796708404</id><published>2006-12-28T22:54:00.000-08:00</published><updated>2006-12-28T22:54:58.063-08:00</updated><title type='text'>LA FINANZIARIA E I MERCATI</title><content type='html'>Se non ci saranno colpi di scena, l’iter della legge finanziaria più pesante del dopoguerra (22,5 mega per chi vuole scaricarne da Internet le circa 600 pagine, con un articolo di ben 1365 commi) si deve considerare completato. Nel medio periodo – afferma il Governo – la miriade di misure grandi e piccole previste nel complicatissimo articolato (e nei numerosissimi decreti delegati da esso previsto) dovrebbe porre l’Italia sulla corsia della crescita sostenuta con conti pubblici in ordine; lo stesso Governo ammette che per conti pubblici si deve intendere l’indebitamento delle pubbliche amministrazioni rispetto al pil (che nel 2007 dovrebbe scendere al di sotto del 3%). Lo stock di debito pubblico, invece, continuerà a crescere – anche in quanto la maxifinanziaria non gli ha dedicato attenzione. Quali gli effetti a breve termine sull’economia reale e sui mercati?&lt;br /&gt; Un numero crescente di centri econometrici internazionali (quindi, distinti e distanti dalle nostre beghe di bottega) ritengono che il forte aumento della pressione tributaria (unitamente alla crescita del gettito tributario nel 2006, frutto delle misure adottate nel 2003-2005) frenerà la crescita del valore aggiunto e dell’occupazione. Secondo una mezza dozzina d’istituti si passerà da un aumento del pil dell’1,7% nel 2006 ad uno attorno allo 0,9% nel 2007 . Quindi, perderemo il treno di una ripresa europea dalla Germania (il cui pil aumenterebbe quasi del 2%) . Gli effetti sull’occupazione saranno sensibili: a Capitalia si anticipa un aumento molto debole (anche a ragione dei timori suscitati delle minacce di abrogazione delle legge Biagi).&lt;br /&gt; I mercati finanziari italiani, specialmente l’azionario, sono andati egregiamente nel 2006. Il buon andamento continuerà anche nel 2007 e nel 2008? La finanziaria pesante ed il rallentamento dell’economia reale non suggeriscono nulla di buono. Ci sono però indicazioni positive. Un’analisi dell’Università di Dublino, ad esempio, sottolinea come, nell’area dell’euro, l’obbligazionario si muova abbastanza autonomamente delle politiche di bilancio dei singoli Governi e Parlamento dato che il grado di integrazione finanziaria è tale che gli operatori muovono con grande rapidità i loro fondi da un mercato all’altro , all’interno dell’unione monetaria. A conclusioni leggermente differenti giunge, però, un lavoro econometrico del servizio studi della Banca centrale europea. L’analisi riguarda le dinamiche inflazionistiche nell’ambito dell’area dell’euro e tra l’unione monetaria e gli Stati Uniti. L’analisi conclude che la convergenza di tassi d’inflazione di base nell’area dell’euro era in gran misura compiuta già alla metà degli Anni Novanta, anche se restano differenze legate più alle strutture di produzione che alle singole politiche di finanza pubblica. Ciò spiega, perché, gli stessi istituti econometrici che preconizzano un rallentamento dell’economia italiana non prevedono un tasso d’inflazione sostanzialmente differente dalla media della regione dell’unione monetaria. Ciò, però, vuole anche dire che la maxi-finanziaria non ha effetti di rilievo sulla struttura di produzione (come sostiene il Governo) ma rappresenta essenzialmente un aumento del prelievo per effettuare una maxi-redistribuzione di risorse.&lt;br /&gt; Arriviamo, quindi, al vero nodo: come decodificheranno i mercati azionari, tale maxi-redistribuzione? In passato, maxi-redistribuzioni di questa natura non hanno fatto mediamente bene agli indici di Borsa specialmente se spostano risorse da destinazioni ad alto a impieghi a basso rendimento (come sembrano dedurre le prime letture della maxi-finanziaria). L’effetto si avvertirebbe ancora di più ove si utilizzassero , invece degli indici compositi a cui siamo avvezzi, indici basati sui fondamentali, come proposto in uno studio pubblicato su Instituional Investor  che ha destato un vasto ed animato dibattito all’interno de&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-116737529796708404?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/116737529796708404/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=116737529796708404' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116737529796708404'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116737529796708404'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2006/12/la-finanziaria-e-i-mercati.html' title='LA FINANZIARIA E I MERCATI'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-116737520103549746</id><published>2006-12-28T22:52:00.000-08:00</published><updated>2006-12-28T22:53:24.356-08:00</updated><title type='text'>WALL STREET, IL TORO E LE CASSANDRE AMERICANE</title><content type='html'>Il 2006 si chiude con un nuovo record a Wall Street: il Dow Jones ha superato la barriera dei 12,500 punti. Sono ormai quattro anni consecutivi che a fine dicembre l’indice ha un’impennata. Gran parte degli osservatori ritengono che, nonostante il rallentamento in atto nell’economia Usa, il forte squilibrio della bilancia dei pagamenti, il disavanzo dei conti federali ed i contrasti tra Casa Bianca e Congresso, la Borsa americana continuerà a tirare, ed a tirare bene, nel 2007. Grazie in gran misura alla maestria della Federal Reserve che, utilizzando la vasta gamma di strumenti a sua disposizione, saprà pilotare il Paese ed i mercati finanziari verso un atterraggio mobile ed un riequilibrio (in parte già in corso) tra la valorizzazione (sulle piazze internazionali dei cambi) del dollaro, da un lato, e dell’euro e delle monete asiatiche, dall’altro. Da Wall Street, il toro correrebbe sulle altre maggiori Borse , anche e soprattutto su quelle europee.&lt;br /&gt; Non mancano, però, le Cassandre che vedono nero: un brusco atterraggio dell’economia americana, con riflessi molto negativi sull’immobiliare (dove si toccano già con mano) e sui valori mobiliari (tanto l’azionario quanto l’obbligazionario). Cassandra – ricordiamolo – si lamentava ma, tanto nelle tragedie di Eschilo quanto nell’Eneide di Viriglio - aveva indubbiamente ragione: aveva visto con accortezza che il cavallo offerto dai greci come pegno di pace sarebbe stato la fine di Troia.  Tra le Cassandre finanziarie, Ed Yardeni, capo delle strategie finanziarie, di Oak Associates: non ha salutato con un brindisi il nuovo record di Wall Street ma, mesto in volto, ha detto che si tratta di un colpo di coda prima di un vero e proprio squagliarsi di una montagna di valorizzazioni non sostenuta da andamenti reali di produzione e di competitività. Il disgelo avverrebbe verso la metà dell’anno prossimo. Più tecnica la spiegazione presentata da Tobias Levkovich di CitiGroup: la curva dei rendimenti (con una riduzione di quelli dei buoni pluriennali del Tesoro ed un aumento, invece, di quelli a breve) è indicatore eloquente di debolezza e dell’economia reale e della finanza tanto più che i corporate bonds di basso grado sono in caduta libera – segno che l’economia non è sufficientemente robusta da assicurare un cash flow positivo anche ad imprese prive di un’effettiva solidità.&lt;br /&gt;  Ci sono altri due elementi: uno interno (agli Usa) ed uno internazionale. Il primo riguarda l’economia reale e per questo pochi se ne sono accorti a Wall Street: la contraddizione almeno apparente tra utili a doppia cifra annunciati dalle maggiori imprese nei bilanci di previsione per il  2007 – ne ha fatto una buona rassegna Grantham, Mayo , Van Otterloo &amp; Co. – ed il rallentamento della crescita del pil – dal 3.2% nel 2006 al 2,2% nel 2007- previsto dagli stessi istituti pubblici di previsione. Chiunque abbia dimestichezza con tavole input-output e con matrici di contabilità sociale sa che in una fase di decelerazioni gli utili delle major vengono determinati da riduzione dei costi (con riduzione delle attività per fornitori, dipendenti ed indotto in generale) non con espansione della produzione. C’è, quindi, qualcuno che soffre. Interessante, poi, un research paper del servizio ricerca della Cardozo Legal Studies : stanno diminuendo i collocamenti di imprese straniere negli Usa (se non si contano quelli fatti nel corso di “road shows” per bellezza, ossia guardando al mercato di origine). La tendenza non viene spiegata solo dalle regole del Sarbanes-Oxley Act e dai rischi (e dai costi) delle class action . Da un lato, le piazze estere sono diventate più liquide (e si riduce l’esigenza di cercare capitali a Wall Street); da un altro, le autorità americane di regolazione si sono chiuse in una torre eburnea e collaborano meno con le loro controparti meno di quanto sarebbe necessar&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-116737520103549746?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/116737520103549746/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=116737520103549746' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116737520103549746'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116737520103549746'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2006/12/wall-street-il-toro-e-le-cassandre.html' title='WALL STREET, IL TORO E LE CASSANDRE AMERICANE'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-116687051027631028</id><published>2006-12-23T02:40:00.000-08:00</published><updated>2006-12-23T02:41:50.520-08:00</updated><title type='text'>SERGIO D'ANTONI CERCA OTTIMISMO NEL MEZZOGIORNO</title><content type='html'>SERGIO D’ANTONI CERCA  OTTIMISMO AL MEZZOGIORNO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Vice Ministro per il Mezzogiorno, Sergio D’Antoni, ha poco da essere lieto. I suoi predecessori hanno portato a casa una fetta non indifferente di finanziamento per il Sud e le Isole a titolo dei Fondi strutturali europei e la Scuola superiore della pubblica amministrazione sta iniziando un programma di corsi, lunghi e brevi, perché le risorse destinate al Mezzogiorno dall’Ue vengano spese speditamente e bene. I preconsuntivi Istat, però, indicano che dopo una fase (all’inizio del decennio) in cui il pil del Sud e delle Isole cresceva più della media nazionale, adesso ha ricominciato a marcare il passo. Inoltre, tutta la stampa mondiale punta sull’”emergenza Napoli” che ha consentito allo stesso Presidente russo Vladimir Putin di fare dell’ironia di bassa lega sulla “italianità” della criminalità organizzata.&lt;br /&gt; Negli ultimi dieci giorni di ottobre ci sono stati 15 omicidi: Poche settimane prima nella regione 2.713 persone avevano lasciato il carcere grazie all’indulto (1.321 nella sola Napoli). Dopo una serie di convulsi vertici all’inizio di novembre, sono giunti circa 1.400 agenti a rafforzare i 13.500 già in organico nel territorio. Il Ministro dell’Interno Giuliano Amato ha annunciato misure severissime. Avranno effetto? I dati delle ultime settimane sembrano di dire che attorno al Vesuvio la pistola è, e resta, facile.&lt;br /&gt; D’Antoni è uomo di azione ma anche uomo di studi. Ha quindi chiesto al fidato Roberto Gagliardini di individuargli letteratura internazionale appropriata. Un’analisi di Thierry Verdier (Ecole Nationale Ponts et Chaussée) , Antonio Calvò Armengol (Università Autonoma di Barcellona) e Yves Zenou (Institut de Recherche sur l’Economie Industrielle) sottolinea non solo il nesso tra disoccupazione (nel Mezzogiorno è al 14% circa delle forze di lavoro, il doppio della media nazionale, e a Napoli sfiora il 20% ) e delinquenza ma soprattutto che in quartieri caratterizzati da una forte interazione tra pari una strategia basata su sanzioni ed arresti non è efficiente se non accompagnata da altre politiche che tengano conto dell’interazione sociale. Denis Fougère , Francis Kramarz e Julien Pouget (tutti e tre dell’Insee, l’Istat francese) hanno studiato l’interazione tra disoccupazione giovanile (a Napoli tocca il 53%) e criminalità nei 95 dipartimenti in cui è divisa, sotto il profilo amministrativo, la Francia, nel periodo 1990-2000: la disoccupazione giovanile è fortemente correlata a fenomeni malavitosi e, di conseguenza, se non si cura la prima non si possono curare i secondi. Herman Arbak (Università di Lione) aggiunge che la delinquenza prospera tra gruppi con poche abilità e poca istruzione. Maria Giovanna Baccara e Heski Bar Isaac (New York University) mettono in risalto il ruolo dell’informazione (e della sua diffusione all’interno delle organizzazioni criminali) per rendere fenomeni camorristici (&amp; simili) più vulnerabili. Una buona notizia viene da un’analisi quantitativa Usa : uno studio quantitativo bypartisan di Jens Ludwig (Georgetown University, pensatoio Usa di centro destra) e Jeffrey Kling (The Brookings Institution, pensatoio Usa di centro sinistra) conclude che il crimine è molto meno contagioso di quanto non si pensi.&lt;br /&gt; Un’aria positiva si respira, però, in un libretto italiano, uscito qualche mese fa, e di cui pochi si sono accorti (ma non è sfuggito al buon Gagliardini): “Storie interrotte”, curato da Fabrizio Barca (che di Mezzogiorno se ne intende), Leandra D’Antone e Renato quaglia. Un volume singolare: una serie di dialoghi immaginari (quasi sempre incompleti) di grandi meridionalisti del passato (Crispi, Nitti, Menichella, Sturzo, Di Vittorio) con grandi personaggi del passato (da Giuseppe Garibaldi a Gabriele D’Annuzio, da Napoleone Colajanni a Adriano Olivetti, e via discorrendo). I dialoghi sono volutamente incompleti, ma se ne trae la conclusione che “eppur si muove”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-116687051027631028?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/116687051027631028/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=116687051027631028' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116687051027631028'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116687051027631028'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2006/12/sergio-dantoni-cerca-ottimismo-nel.html' title='SERGIO D&apos;ANTONI CERCA OTTIMISMO NEL MEZZOGIORNO'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-116677240337884318</id><published>2006-12-21T23:26:00.000-08:00</published><updated>2006-12-21T23:26:43.593-08:00</updated><title type='text'>LE PENSIONI E LA FASE DUE DEL GOVERNO PRODI</title><content type='html'>Il tema centrale che la legge finanziaria avrebbe dovuto affrontato – le pensioni – non è stato sfiorato in nessuno dei 347 cambiamenti dall’articolato dalla sua presentazione all’inizio di ottobre alla sua approvazione. Non appare, quindi, nelle 360 pagine del documento e in nessuno dei 1.365 commi del suo articolo principale. A dire che sarebbe dovuto essere il tema centrale nella manovra di bilancio non sono né le arcigne organizzazioni internazionali, né le agenzie di rating conosciute per essere senza cuore, né gli economisti usi unicamente ai numeri né l’opposizione notoriamente strillona. E’ stato lo stesso centro-sinistra: nella legge del 1995 ha imposto l’obbligo di rivedere la riforma entro dieci anni sulla base degli andamenti demografici ed economici. Non averci messo mano nel 2005 (perché si avvicinavano le elezioni) è stata una distrazione del centro-destra. Non farlo nel 2006 è stata una distrazione ancora più grave del centro-sinistra perché aveva a disposizione un’analisi molto attenta lasciatagli in eredità dai suoi predecessori.&lt;br /&gt;Inoltre, accantonare i problemi non vuole dire rimuoverli. Non significa neanche restare allo status quo. Se un malato non si cura, aggrava. Gli indicatori più eloquenti dell’aggravamento sono, da un lato, l’avvicinarsi della “gobba” (quando la spesa per pensioni pubbliche assorbirà circa il 16% del reddito nazionale) e, da un altro, i segni che l’età media di pensionamento effettivo si sta nuovamente abbassando (nel timore di una medicina tardiva ma molto amara). Adesso, quindi, la situazione è peggiore di quanto non fosse uno o due anni fa.&lt;br /&gt;I problemi di politica economica accantonati non decadono ma al contrario si ingigantiscono. Oggi cosa fare del futuro delle pensioni è lo scoglio principale a quella “fase due” della Prodeconomics che dovrebbe puntare alla crescita. Un’alta spesa previdenziale, infatti, comprime gli investimenti (pubblici e privati) ed i loro rendimenti, aumenta il grado di incertezza sul futuro del Paese, accentua le tensioni tra gruppi sociali e tra generazioni.&lt;br /&gt;Si può iniziare ad affrontare il problema con cinque passi da farsi simultaneamente: a) aumentare l’età della pensione (con eccezioni per i lavori davvero usuranti) come hanno deciso, proprio in questi giorni, Germania e Gran Bretagna ed ha fatto la Svezia quando nel 1995 ha introdotto un sistema analogo al nostro; b) applicare subito il meccanismo contributivo (estendendo a tutti le tecniche di computo “pro-quota” quali quelle già in atto per coloro che il primo gennaio 1996 erano occupati e contribuenti di Inps e altri enti previdenziali); c) applicare i nuovi coefficienti di calcolo delle spettanze (proposti dal Nucleo di valutazione della spesa previdenziale oltre otto mesi fà) per tenere conto dell’allungamento delle aspettative di vita; d) aumentare le pensioni minime ed agganciarne l’evoluzione all’andamento dei salari (come prima del 1992); e) prevedere un indicizzazione più forte per gli ultra 75enni (a ragione delle più alte spese per la cura della persona in cui si incorre in tarda età). I risparmi sulle voci a), b) e c) – di cui oggi beneficiano, di norma, chi ha redditi alti o medio alti, potrebbe le voci d) ed e) , dirette invece a chi è in condizioni di vero disagio. Si coniugherebbe efficienza con solidarietà . Risolto il nodo previdenziale, ci si potrebbe concentrare sulle liberalizzazioni necessarie ad impedire che il tasso di crescita dell’economia scivoli dall’1,7% nel 2006 a meno dello 0,9% nel 2007 (come previsto da una mezza dozzina dei maggiori centri econometrici internazionali) con conseguenze gravi sotto il profilo del “rating” del nostro debito pubblico.&lt;br /&gt;Tuttavia, anche la modesta ipotesi “tecnica” dell’ufficio studi Inps di portare l’età di pensionamento di vecchiaia delle donne a 62 anni ha avuto un “niet” dalla parte sindacale che fa il bello ed il cattivo tempo in quanto azionista di riferimento della coalizione. E’ un “niet” anche alla “fase due” della “Prodeconomics”. A Natale ci si fa gli auguri per tempi migliori. Verranno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-116677240337884318?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/116677240337884318/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=116677240337884318' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116677240337884318'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116677240337884318'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2006/12/le-pensioni-e-la-fase-due-del-governo.html' title='LE PENSIONI E LA FASE DUE DEL GOVERNO PRODI'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-116651204188305758</id><published>2006-12-18T23:06:00.000-08:00</published><updated>2006-12-18T23:07:38.910-08:00</updated><title type='text'>COSA PUO' FARE L'INPS CON I SOLDI DEL TFR</title><content type='html'>Tra poco si dovrà decidere come l'istituto debba impiegare i fondi che stanno per confluire nelle sue casse. Le ipotesi in gioco sono varie e alcune assolutamente da evitare. Potrebbero però alimentare conti individuali che i lavoratori deciderebbero come investire, sil modello svedese&lt;br /&gt;Giuseppe Pennisi&lt;br /&gt;Gli amici di Eguaglianza &amp; Libertà sanno che non considero buona politica economica e buona politica di finanza pubblica il trasferimento all'Inps delle somme da accantonare a titolo di Tfr. Sotto il profilo contabile si tratta di un prestito forzoso, tale da alleviare un problema "di cassa" dell'Inps ma da aggravare l'indebitamento netto delle nostre pubbliche amministrazioni, rendendo più difficile la nostra posizione con l'Ue. Ove venisse considerato non un prestito forzoso ma un'imposta, si tratta di "un'imposta di scopo" con destinazione pre-definita , un modo di fare politica tributaria che ormai appartiene al passato remoto (come le imposte "capitarie" o sui capi di bestiame).&lt;br /&gt;Tuttavia, è doveroso riconoscere che l'idea di base della Cgil (che ha inizialmente proposto il meccanismo), pur se  errata in base a principi di corretta finanza pubblica (e di netta separazione tra finanza pubblica e finanza privata), aveva una giustificazione razionale: incoraggiare la previdenza integrativa (con lo spauracchio che il Tfr finisse in quella che in un libro di tre lustri fa Giuliano Cazzola definì "la fabbrica delle pensioni", ossia l'Inps) e, al tempo stesso, smussare la "gobba" del prossimo futuro nei conti della previdenza pubblica. In parallelo, altri economisti (come Roberto Pizzuti nel recente Rapporto sullo Stato sociale ed in un articolo su su questa rivista) proponevano uno schema alternativo e, per certi aspetti, liberale: dare ai lavoratori la scelta di fare confluire il Tfr all'Inps purché vincolato a fare aumentare il montante delle loro pensioni pubbliche e, quindi, delle relative annualità. Anche questa idea aveva una sua razionalità: funzionano così i "provident funds" asiatici, i Fondi pensione (sostitutivi della pensione pubblica) di molti paesi dell'America Latina e di alcuni paesi dell'Europa centrale ed orientale).&lt;br /&gt;Tuttavia, come ha scritto Paul Streeten (un economista certamente a sinistra del centro) nella propria autobiografia, ogni volta che viene formulata una buona proposta il ministero ci mette le mani a fini particolaristici. Si sono accesi molti appetiti per coniugare l'idea di limitare trasferimenti dall'erario all'Inps e finanziare infrastrutture od attività meritorie.&lt;br /&gt;Presto governo ed organi dell'Inps dovranno decidere cosa fare delle somme affidate loro (nolenti o volenti) dai lavoratori. C'è chi sostiene che l'Inps dovrebbe collocare le somme in investimenti con il più basso rischio, ossia in titoli di Stato o simili. Sarebbe, a ragione del doppio costo di transazione (le commissioni verrebbero pagate almeno due volte), il modo più costoso per collocare il debito pubblico. C'è chi si avventura su terreni più rischiosi ma (si dice) ad alto rendimento: far diventare l'Inps azionista della nuova Alitalia o il finanziatore (con una combinazione di prestiti e di azioni) di Trenitalia . Se l'Inps sapesse fare il banchiere di investimento sarebbero possibilità da considerare. Ma su quale esperienza può contare la fabbrica delle pensioni per farsi considerare un efficiente ed efficace banchiere di investimento? Sarebbe, ad esempio, in grado di imporre un'"asta alla Vickrey" per la cessione dell'Alitalia o l'azzeramento di stipendi ed altri emulanti agli organi di governo e gestione delle Ferrovie sino a quando queste ultime torneranno in utile ed avranno un alto grado di soddisfazione dai propri clienti?&lt;br /&gt;Vale la pena lavorare sull'idea, rilanciata in questa rivista, di aggiungere le somme a conti individuali che possano o servire a rimpinguare montante e rendite delle pensioni del futuro oppure, come le "premium pension" svedesi, essere investiti , secondo le indicazioni dei lavoratori, in azioni ed obbligazioni tanto direttamente quanto da gestori di risparmio. E' una proposta analoga a quella formulata negli Usa dalla Commissione Presidenziale istituita da George W. Bush nel 2001 e sostenuta da molti economisti americani (e non solo) favorevoli alla libera scelta, al mercato ed al contenimento dell'intervento pubblico. In Italia, troverebbe favorevole il centro destra. Una sinistra che vuol essere intelligente non deve fare la schizzinosa. Deve aprire al più presto un dibattito su cosa la fabbrica delle pensioni farà con i soldi dei lavoratori.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-116651204188305758?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/116651204188305758/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=116651204188305758' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116651204188305758'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116651204188305758'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2006/12/cosa-puo-fare-linps-con-i-soldi-del.html' title='COSA PUO&apos; FARE L&apos;INPS CON I SOLDI DEL TFR'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-116627383256285498</id><published>2006-12-16T04:56:00.000-08:00</published><updated>2006-12-16T04:57:28.360-08:00</updated><title type='text'>L’ASTA ALITALIA PROVA CHE LA “SECONDA FASE” MUORE PRIMA DI NASCERE</title><content type='html'>Da alcune settimane, la maggioranza afferma che dopo una “prima fase” di duro riequilibrio dei conti ci sarebbe stata “una seconda fase” orientata al rilancio dell’economia (già in fase di rallentamento) e basata soprattutto su liberalizzazioni. La privatizzazione dell’Alitalia tramite asta pubblica avrebbe segnato l’inizio di tale “seconda fase”, Se – come afferma un detto contadino - dal mattino si vede che tempo farà nel resto della giornata, l’asta Alitalia non sembra affatto annunciare (almeno a chi si intende di economia del trasporto aereo) una svolta liberale. I nodi centrali sono tre:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;·        Il capitolato A quanto si è dato a sapere ai potenziali acquirenti verranno richiesti requisiti il mantenimento dell’”italianità” e la difesa dei livelli occupazionali. E’ difficile comprendere cosa si intenda per “italianità” (se management italiano, se maggioranza azionaria italiana, se sede legale in Italia, se sedi operative e hub in Italia). Quale che sia il significato appare obsoleto in un mondo in cui – esiste un ricco rapporto dell’Economist Intelligence Unit in materia – gli stessi “campioni europei” della navigazione aerea (ed Alitalia non è nell’elenco) sono troppo piccoli per competere e devono diventare “globali”. In materia di occupazione, poi, American Airlines, Continental Airlines e US Airways (tre major che sono state ad amministrazione controllato ed hanno sfiorato il fallimento) sono tornate a segnare utili (114 milioni di dollari la prima, 95 la seconda ed un mol, margine operativo lordo, del 4,4% la terza) dopo severe cure dimagranti per eliminare forza lavoro diventata pletorica a ragione delle nuove tecnologie. Alcuni tra i maggiori industriali italiani hanno già detto che a loro non calza il saio del buon samaritano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;·        Il sindacato Lo sciopero del 15 dicembre fa pensare che il sindacato preferisca il fallimento e la liquidazione della compagnia (oppure la cessione di alcuni rami di azienda ad imprese o cooperative collaterali) al rilancio. Già due anni fa – secondo fonti delle casemadri sindacali – le favolose buone uscite a tecnici e piloti (ed il galleggiamento a favore di chi era già in pensione) ha, da un lato, frenato la riforma generale delle pensioni (specialmente in materia di tfr) del 2004, danneggiando tutti gli italiani, e bloccato i contatti con Klm e Airfrance; la contropartita sarebbe dovuta essere la pace sindacale per trovare, finalmente, un partner per Alitalia. La stampa internazionale ha commentato ironicamente che dopo la proclamazione dello sciopero del 15 dicembre all’asta non si presenterà che qualche anima pia intenzionata a fare beneficenza. Ma le risorse necessarie (per la beneficenza ) sono tali e tante che dopo qualche mese si tornerà punto a capo. Con il prospetto di licenziamenti di massa ed anche chiusura della compagnia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;·        Il metodo d’asta Il rischio è aggravato dal fatto che pare ci si stia indirizzando verso un metodo d’asta tradizionale (non “aste alla Vickrey”, da nome del Premio Nobel che la formulò, quali ormai prassi in altri Paesi e di cui si è anche fatta qualche esperienza in Italia) o peggio ancora verso un “beauty contest” (ossia punteggi corrispondenti al capitolato) sul tipo dell’asta del 1994 per il secondo gestore di telefonia. Tali metodi possono favorire i corsari, specialmente ma non solo quelli nostrani, che comprano a prezzo di svendita (dato che capitolato e sindacato non incoraggiano contendenti seri) , cedono alcuni rami e buttano a mare il resto (se Pantalone non fornisce nuova linfa in euro contanti).&lt;br /&gt;Le liberalizzazioni, dunque, paiono limitate alle professioni. Mentre in materia di certe industrie si resta tra benefattori (meglio se con i soldi di tutti grazie alle supertasse di Visco) e corsari. Non proprio una prospettiva brillante.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-116627383256285498?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/116627383256285498/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=116627383256285498' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116627383256285498'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116627383256285498'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2006/12/lasta-alitalia-prova-che-la-seconda_16.html' title='L’ASTA ALITALIA PROVA CHE LA “SECONDA FASE” MUORE PRIMA DI NASCERE'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-116619835833154299</id><published>2006-12-15T07:57:00.000-08:00</published><updated>2006-12-15T07:59:18.983-08:00</updated><title type='text'>L'ALITALIA ALL'ASTA ED IL COLLOCAMENTO MODELLO VICKREY</title><content type='html'>Cosa è il fantasma di Vickrey che si aggira nei Palazzi dove si sta mettendo a punto l’asta per mettere in vendita il 30,1% dell’Alitalia a chi è pronto non solo a fare, successivamente, un’Opa totalitaria ma un personale pletorico e con il gusto discreto dello sciopero frequente? Non uno spettro di qualche aristocratico dei tempi antichi – meglio se decapitato ingiustamente in un conflitto rinascimentale - come quelli che si annidano negli anfratti dei manieri britannici, ma un economista nato in Canada (per l’esattezza in British Columbia) nel 1914 e morto nell’ottobre 1996 poco dopo avere ricevuto il Nobel per l’Economia. E’ uno dei padri della scienza delle finanze (ma non sarebbe affatto d’accordo con il nostro Vice Ministro Visco) . Il Nobel lo ha ricevuto sia per i suoi contributi alla teoria pura della tassazione sia per il suo apporto alla metodica delle aste.&lt;br /&gt;In breve, se chi bandisce la gara (in questo caso il Ministero dei Trasporti di concerto con quelli delle Infrastrutture e dell’Economia e forse la stessa Presidenza del Consiglio dei Ministri) ha come obiettivo principale l’efficienza (quale dovrebbe essere nel caso di quella per la nostra malridotta compagnia di bandiera), il teorema analitico e le dimostrazioni empiriche di Vickrey dimostrano che il meccanismo per garantirne il raggiungimento ed ottenere, al tempo stesso, la massima trasparenza è  quello della second-price sealed auction, in cui tutti le offerte vengono comunicate contemporaneamente in busta sigillata. Vince l’offerente con la massima offerta, in cambio, però, del pagamento del secondo prezzo più alto. L’efficienza viene garantita, in quanto il bene viene allocato al compratore che ne dà la massima valutazione e, per giunta, i bidders non hanno incentivo a fare i bracconieri dichiarando il falso. Si evitano bracconieri e corsari, in cerca di prede da acquistare (possibilmente a basso costo), spezzettare e rivendere a pezzi e bocconi. I dettagli vengono illustrati tra  l’altro nel volume curato da Nicola Dimitri, Gustavo Piga Giancarlo Spagnolo Handbook of Procurement Fostering Participation in Competitive Procurement  appena pubblicato dalla Cambridge University Press. Un libro di grande spessore internazionale ( anche se i suoi autori sono tutti italiani) e già riconosciuto tale nelle recensioni apparse sulle maggiori riviste scientifiche mondiali. In Italia non mancano esperti di aste alla Vickrey ; oltre agli autori del volume citato, altri si annidano nelle università ed alla Scuola superiore della pubblica amministrazione (Sspa). Non si sa se verranno coinvolti nella preparazione dell’asta e nella valutazione delle offerte.&lt;br /&gt;Aste di questo tipo, ad esempio, sono previste nella transizione da televisione analogica a digitale terrestre. Naturalmente un’asta alla Vickrey richiede un capitolato acconcio alla messa a punto del quale tecnici e giuristi dovrebbero (secondo le frequentissime dichiarazioni del Presidente del Consiglio Romano Prodi) già essere al lavoro. Un capitolato zeppo di requisiti su italianità e livelli occupazionali restringe i potenziali offerenti (incoraggiando bracconieri e pirati piuttosto che imprese serie dotate della necessaria capacità finanziaria ed industriale), quale che sia il metodo di valutazione delle offerte. Amava sottolinearlo Vickrey nelle serate, a base di dry sherry, che si passavano al caminetto nel suo villino a  Hastings-on-Hudson nei pressi di New York dove insegnava a Columbia University. Si renderebbe più lunga, e più penosa, l’agonia dell’Alitalia. Bracconieri e corsari vengono incoraggiati alla grande dalla sciopero indetto il 15 dicembre: la stampa internazionale lo ho commentato affermando che ormai l’asta appare come una vendita di beneficenza natalizia - di quelle, però, in cui avventurieri si presentano nei panni di pie dame di carità. I sindacati nazionali dovrebbero farlo capire a quelli del trasporto aereo: questa volta danno la zappa sui piedi non solo al resto degli italiani, ma ai loro iscritti, ai cui orizzonti profilano non solo la disoccupazione ma anche enormi difficoltà di re-impiego: nessuno offre lavoro a chi, con un’asta quasi in corso, indebolisce ulteriormente un datore di lavoro già tecnicamente fallito.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-116619835833154299?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/116619835833154299/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=116619835833154299' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116619835833154299'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116619835833154299'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2006/12/lalitalia-allasta-ed-il-collocamento.html' title='L&apos;ALITALIA ALL&apos;ASTA ED IL COLLOCAMENTO MODELLO VICKREY'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-116611978809446700</id><published>2006-12-14T10:08:00.000-08:00</published><updated>2006-12-14T10:09:48.680-08:00</updated><title type='text'>GLI USA E I  SOLDI DI ALLAH</title><content type='html'>Il 14 ed il 15 dicembre, il nuovo Segretario al Tesoro Usa, Henry (Hank per gli amici) Paulson, altri cinque Ministri americani ed il Presidente della Federal Reserve, Ben Beranke, incontreranno le loro controparti cinesi per lo strategico dialogo economico semestrale. L’obiettivo è chiaro: convincere i cinesi a rivalutare (o almeno apprezzare) lo yaun rispetto al dollaro. Se ciò avvenisse – dice Peter Navarro dell’Università della California, autore del libro The coming China wars – farebbe la fine del vaso di coccio tra i vasi di ferro. Uno dei maggiori economisti cinesi, Jianhia Shi, ha diffuso in Internet ad un centinaio di colleghi –metodo TPS, si dice in Italia –un dotto paper econometrico allo scopo provare che una rivalutazione dello yaun provocherebbe una contrazione dell’economia cinese tale da tirarsi dietro il mondo intero. Più convincenti delle argomentazioni di Jianhia Shi sono quello di un editoriale di The Economist : le finalità della missione sono sbagliate perché a ragione delle forti quotazioni del greggio negli ultimi due anni, il cambio del dollaro è retto non tanto delle operazioni della Cina quanto da quelle dei signori dei petrodollari, principalmente del Medio Oriente. The Economist non lo dice, e forse non lo sa perché i suoi redattori non si sono presi la briga di spulciare le statistiche del Fondo monetario: in settembre ben 103 miliardi di titoli di Stato del Governo federale Usa era nelle mani di istituzioni mussulmane di Paesi esportatori di petrolio.&lt;br /&gt; Come si concilia con il divieto del Corano nei confronti della riba, ossia del prestito ad interesse (e le obbligazioni ed altre forme di reddito fisso altro non sono che forme di prestito a interesse)? Sono perplessi anche Zamir Iqbal e Abbas Marikor – direttore della finanza in Banca mondiale il primo e componente del CdA del Fondo monetario il secondo- autori di Islamic Finance: an introduction , edito da John Wiley &amp; Sons dall’inizio di dicembre in libreria. Lo sono ancor di più Wafif Grais e Matteo Pellegrini (Banca mondiale) autori di due working paper (il n. 4052 ed il n. 4053) in corso di pubblicazione.&lt;br /&gt; L’obiettivo di Iqbal e Marikor è divulgativo: fare conoscere un modo di far finanza che nel 2005 copriva 38 Paesi in cui circa 300 istituzioni gestivano 200 miliardi dollari. Quello di Grais e Pellegrini è a mezza strada tra lo scientifico ed il professionale: indagare la corporate governance delle istituzioni della finanza islamica. Iqbal e Marikor illustrano in primo luogo come nell’Islam il profitto sia sacro e, nelle condizioni appropriate trascendente, perché la creazione della ricchezza si estende a tutta la comunità (in breve il moltiplicatore era stato inventato 1400 anni prima di Keynes). Questo è uno dei motivi per cui – come rilevato alcuni mesi fa in questa rubrica – le istituzioni finanziarie islamiche sono state tra le prime a redigere e pubblicare quelli che vengono chiamati i bilanci sociali. In secondo luogo, la riba è vietata perché il profitto comporta rischio ed il reddito fisso, invece, implica proprio il contrario. Per questa ragione, le istituzioni finanziarie islamiche non danno prestiti e non ne prendono ma hanno sviluppato una vasta gamma di tecniche (dalla partecipazione al capitale di rischio a contratti cost plus) in cui creditore e debitore condividono il rischio in nome della sacralità del profitto. Qui entra il ballo la corporate governance : Grais e Pellegrini propongono un metodo basato non solo su trasparenza ma anche e soprattutto su vincoli e controlli, tanto esterni quanto interni. Il metodo , per essere convincente e credibile nel mondo islamico, deve essere coronato da Consigli di vigilanza ispirati alla Sharia (Sharia supervisoy board, Ssb) Il lavoro esplicita la vasta gamma di operazioni consentite in base alla Sharia e la necessità di autorità di regolazione e vigilanza a livello nazionale.&lt;br /&gt; Tutto bello e tutto logico, ma come far quadrare i 103 miliardi di dollari (oggi forse ancora di più) piazzati in buoni del Tesoro Usa. Peccano veniale – affermano gli esperti.IL FANTASMA DI VICKREY&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-116611978809446700?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/116611978809446700/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=116611978809446700' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116611978809446700'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116611978809446700'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2006/12/gli-usa-e-i-soldi-di-allah.html' title='GLI USA E I  SOLDI DI ALLAH'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-116599947915752741</id><published>2006-12-13T00:43:00.000-08:00</published><updated>2006-12-13T00:44:39.243-08:00</updated><title type='text'>I COSTI DELLO SPACCATTAMENTO DEI MINISTERI VENGONO A GALLA</title><content type='html'>Sino ad ora alle domande sui costi reali dello “spacchettamento” dei Ministeri sono state date risposte elusive. Il Ministero dell’Economie e Finanze non ha esibito nessuna analisi quantitativa. Le cifre fornite dalla Presidenza del Consiglio riguardano solamente gli oneri aggiuntivi per stipendi e indennità di Ministri e di uffici di diretta collaborazione con gli organi politici. Ciò è, però, appena una frazione del totale di un’operazione che comporta il trasferimento (da un dicastero ad un altro) di almeno 15.000 dirigenti e funzionari dello Stato. Pare che non si stato fatto alcuna analisi dell’impatto della regolazione, Air (sul tipo di quelle che ora dovrebbero essere la norma prima che venga assunto un provvedimento anche solamente organizzativo) Nessuno, però, ha smentito le stime prodotte all’epoca da Il Tempo secondo cui tenendo conto di effetti esterni, di interdipendenze, di perdite di tempo e di tempi monti, nonché di costi di transazione, lo “spacchettamento” comporta per il 2007 un costo reale alla finanza pubblica pari allo 0,3-0,6% del pil. In breve, senza lo “spacchettamento” ci saremmo potuti risparmiare, in gran misura, le lacrime e sangue della manovrona  ora all’attenzione del Senato.&lt;br /&gt; I nodi, però, stanno venendo al pettine. La ragione dello “spacchettamento” di dicastero per dar vita ad un Governo con 102 poltrone (sottosegretari compresi) è evidente: accontentare un po’ tutte le componenti della variegata coalizione. Sotto il profilo politico, è operazione non solo legittima ma comprensibilissima data l’esigenza di tenere insieme partiti con visioni molto differenti della società e di dare a tutti almeno la possibilità di esprimersi nelle decisioni collegiali di governo.&lt;br /&gt;  Tuttavia, una volta nominati e preso possesso dei loro uffici, i Ministri, anche quelli formalmente “senza portafoglio”, chiedono un borsellino (pure piccolo) e, se non possono averlo (date le ristrettezze della finanza pubblica), vogliono almeno avere voce in capitolo – per poter, se non altro, apparire sui media. Il modo più efficace è ottenere che sia richiesto il proprio “concerto” ad atti (disegni di legge, decreti legislativi, decreti ordinari) la cui competenza primaria è di un collega ma sulla cui materia hanno comunque alcune funzioni. In questi giorni, i giuristi di Palazzo Chigi stanno diventando letteralmente matti per risolvere il nodo del “concerti”. In molte aree l’aumento dei “concerti” è inevitabile (dopo lo “spacchettamento”): ad esempio, un provvedimento in materia di ferrovie veniva in precedenza decretato dal Ministro per le Infrastrutture, ma ora richiede che  il nuovo Ministro delle Infrastrutture (responsabile dei binari e della segnaletica “si concerti” con quello dei Trasporti (responsabile del materiale rotabile), oltre ovviamente con il Ministro dell’Economia e delle Finanze (responsabile per lo stanziamento se necessario), con il Ministro per l’Ambiente ed il Territorio (per gli aspetti ambientali). E via discorrendo. In altre, Ministri con poco da fare chiedono il loro “concerto” su provvedimenti più disparati per i quali le loro materie hanno qualche attinenza. In alcuni casi, ci vogliono ben 15 “concerti” ministeriali per varare un ddl od un decreto.&lt;br /&gt; Negli ultimi anni della Prima Repubblica, il Ministro del Bilancio Paolo Cirino Pomicino aveva tentato di superare il problema (i “concerti” richiesti erano molto meno) con le “conferenze di servizi”: mettere i direttori generali dei vari Ministeri attorno ad un tavolo e risolvere la sostanza per portare poi le carte alla firma per il “concerto” ministeriale. In seguito allo “spacchettamento”, si è arrivati al proliferare  di “conferenze di servizi” inconcludenti (a ragione delle differenze di idee dei danti causa di chi sta attorno al tavolo). Il risultato è l’imperversare della lentocrazia. Con costi anche seri quando si devono prendere decisioni spedite. Non tutti i concerti stonati (come pare essere quello che si profila per questa legislatura) , però, fanno danni. A volte, è meglio non prendere decisioni che fare cantonate (come lo “spacchettamento”). E se si fanno meno leggi e meno decreti, ci guadagna pur sempre l’Italia dove ben 150.000 norm&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-116599947915752741?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/116599947915752741/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=116599947915752741' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116599947915752741'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116599947915752741'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2006/12/i-costi-dello-spaccattamento-dei.html' title='I COSTI DELLO SPACCATTAMENTO DEI MINISTERI VENGONO A GALLA'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-116599934783635433</id><published>2006-12-13T00:41:00.000-08:00</published><updated>2006-12-13T00:42:33.343-08:00</updated><title type='text'>IL 2007 DI GUGLIEMO EPIFANI</title><content type='html'>Sempre discreto, sempre gentile e sempre con un tocco di leggera eleganza, il Segretario della Cgil, Gugliemo Epifani, è consapevole di essere il vero azionista di riferimento della coalizione.. Sa di avere scadenze importanti nel 2007: prima tra tutte quella della revisione (non ama parlare di riforma) di alcuni aspetti chiave del sistema previdenziale, del riassetto degli ammortizzatori sociali e dell’adeguamento (o modernizzazione della contrattazione). Le vacanze sono dedicate a studio e letture (anche difficili od amare).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non lo rallegra affatto l’ultimo lavoro di Claus Chnabel (Università di Norimberga) e di Joachin Wagner (Università di Lueneburg) sul “declino persistente del tasso di sindacalizzazione in Germania”: pubblicato come Iza discussion paper n. 2388 si basa su un’analisi empirica dal 1980 al 2004 per i Länder dell’Ovest e dal 1992 al 2004 per quelli dell’Est. La contrazione della sindacalizzazione –affermano - non si spiega con il mutare delle caratteristiche della forza lavoro (a ragione di fenomeni come il progresso tecnologico e l’integrazione economica internazionale) ma con una determinante poco studiata: i sindacati non sembrano essere più in grado di ascoltare le istanze della forza lavoro. Ancora più preoccupante uno studio di Marcello M. Estavao (del Fondo Monetario) che troneggia sulla scrivania del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Tomaso Padoa-Schioppa (TPS per gli amici e per i giornalisti). TPS – è indubbio – lo utilizzerà nelle prossime tornate di negoziati sindacali. L’analisi empirica (Imf working paper n. 06/251) intende rispondere ad una domanda: I francesi sono più o meno felici di quanto non fossero prima dell’introduzione della settimana lavorativa di 35 ore (tema su cui – ricordiamolo – cadde il primo Governo Prodi? La risposta è secca: le “35 ore” piacciono poco in generale e per nulla ad alcune categorie di lavoratori- particolarmente di quelli che la hanno percepita come un vincolo alle loro scelte individuali. C’è stata una vera e propria migrazione di lavoratori verso piccole e medie aziende (dove la normativa sulle “35 ore” non si applica) . L’occupazione è diminuita nelle imprese dove invece l’attuazione della legge è obbligatoria. Ed il tasso generale di disoccupazione non è diminuito ma rimasto tra i più alti d’Europa. Conclusione amara: il sindacato ha sbagliato nell’insistere di trapiantare la normativa in Italia e sbaglierà ancora se vorrà riprendere la battaglia (come insistono alcuni dei suoi colleghi ed associati).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’azionista di riferimento, quindi, rischia di restare con poca voce in capitolo. Alcune idee gli vengono fornite da Richard Freeman di Harvard e di Alex Bryson (del Policy Studies Institute, il pensatoio dei sindacati americani) nello Nber working paper n. W12310. L’esame empirico è limitato alla “voce” del sindacato negli Usa e nel Regno Unito. I sindacati pesano quando i lavoratori non sono free rider , ossia bracconieri che si avvantaggiano delle conquiste del sindacato senza pagarne i costi. Il sistema americano permette tale comportamento opportunistico meno di quanto non lo faccia quello britannico. E’ l’Italia? Epifani tace ,ma pensa al guicciardiniano “particolare” alle radici del Belpaese.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-116599934783635433?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/116599934783635433/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=116599934783635433' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116599934783635433'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116599934783635433'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2006/12/il-2007-di-gugliemo-epifani.html' title='IL 2007 DI GUGLIEMO EPIFANI'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-116599913058860188</id><published>2006-12-13T00:38:00.000-08:00</published><updated>2006-12-13T00:38:50.700-08:00</updated><title type='text'>CREDITO  E ECONOMIA, FRENATA IN CASA ITALIA</title><content type='html'>CREDITO ED ECONOMIA LA FRENATA IN CASA ITALIANA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da alcune settimane cronisti e chroniqueurs del mondo bancario italiano si interessano quasi esclusivamente alla maxifusione SanPaolo Imi- Intesa ed alle altre, più piccole, operazioni di concentrazioni ed acquisizioni che stanno avvenendo di contorno. In un mondo in cui si cresce o si formano grandi poli, nessuno vuole restare lillipuziano, anche in quanto – lo documentano da lustri le analisi sulla globalizazzione finanziaria – altrimenti si rischia di essere stritolati.&lt;br /&gt;E’ stata rivolta poca attenzione, invece, agli effetti sulle banche di un rallentamento del ciclo economico in termini di rischio, di utili di impresa e di strumentazione disponibile per minimizzare eventuali implicazioni negative. E’ tema che dovrebbe interessare cronisti e chroniqueurs pure e soprattutto in quanto lo stesso Ministero dell’Economia e delle Finanze prevede che il tasso di crescita del Paese passerà dall’1,7% nel 2006 all’1,2% nel 2007 (secondo una mezza dozzina di istituti internazionali di ricerca, come si è visto in questa rubrica, farebbe fatica a toccare lo 0,9%).&lt;br /&gt;Il servizio studi di Bankitalia è consapevole del problema e lo affronta in tre studi. Il primo si basa su un campione di circa 200 banche per un periodo di osservazione di quasi venti anni (dal 1985 al 2002) e, naturalmente, sulla costruzione di un modello econometrico per stilizzarne i comportamenti e derivarne conclusioni utili, in primo luogo, alla vigilanza. Quest’ultima deve tenere gli occhi aperti e le orecchie dritte. Infatti, l’analisi conclude che, mentre in una fase di espansione dell’economia reale, gli accantonamenti prudenziali per eventuali insolvenze (e le insolvenze medesime) sono generalmente bassi, il quadro cambia non appena muta il ciclo economico: si riducono i ricavi degli istituti di credito e si deve cominciare a dare la caccia ai creditori. Tutto ciò, si potrebbe dire, è noto e scontato. Il contributo del lavoro consiste nel quantizzare gli effetti, sulla base di scenari controfattuali alternativi. In breve, un cambiamento di direzione di un punto percentuale nel tasso di crescita del pil modifica il rapporto tra accantonamenti prudenziali e fidi tra lo 0,11 e lo 0,17 (a secondo delle specifiche del modello); il rapporto tra insolvenze e crediti totali muta dello 0,23-0,33. Ciò spiega perché quando l’economia reale tira gli intermediari finanziari utilizzino gli accantonamenti prudenziali per stabilizzare il loro reddito (e fare fronte a tempi bui).&lt;br /&gt;Da un altro lavoro (un’analisi comparata con le banche degli altri Paesi dell’unione monetaria, della Gran Bretagna e degli Stati Uniti), si ricava che il nesso tra utili degli istituti e ciclo economico non è cambiato a ragione dell’introduzione dell’euro. E’ rimasto più forte in Gran Bretagna e negli Stati Uniti che nel continente, a ragione, principalmente, del maggior contenuto anti-ciclico delle prassi degli istituti in materia di accantonamenti prudenziali. Nell’area dell’euro, si è ridotta la dispersione dei profitti tra istituti: il processo di convergenza è molto più avanzato di quanto non sembri ad un esame superficiale. Rispetto agli altri Paesi dell’unione monetaria, l’Italia (con Spagna e Portogallo) si caratterizza in quanto il reddito netto da interessi delle banche è meno reattivo ai movimenti a lungo termine dei tassi e più, invece, a quelli a breve del mercato monetario.&lt;br /&gt;Quale ombrello utilizzare all’approssimarsi di una possibile bufera? Risponde una terza analisi relativa, questa volta, specificatamente alla valutazione del rischio e basata su 5 anni di osservazioni e tecniche come le simulazione di Montecarlo (uno strumento di calcolo delle probabilità), in un contesto in cui (come avviene dal dicembre 2001 nell’area dell’euro) è cresciuta la volatilità. La risposta è che la strumentazione esiste: Ma unicamente gli istituti di maggiori dimensioni hanno le risorse per utilizzarla.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-116599913058860188?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/116599913058860188/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=116599913058860188' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116599913058860188'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116599913058860188'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2006/12/credito-e-economia-frenata-in-casa_13.html' title='CREDITO  E ECONOMIA, FRENATA IN CASA ITALIA'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-116599903138346295</id><published>2006-12-13T00:35:00.000-08:00</published><updated>2006-12-13T00:37:12.356-08:00</updated><title type='text'>LA FED LA BCE E IL CAMBIO DEL DOLLARO</title><content type='html'>Oggi 7 dicembre, Sant’Ambrogio, il Consiglio Bce deve decidere cosa fare in materia di tassi d’interesse (e di cambi-i due temi sono strettamente interconnessi) Quale settimane fa, sulla base di uno studio riservato della Union des Banques Suisses (Ubs), questa rubrica aveva anticipato un’impennata dell’euro nei confronti del dollaro Usa pronosticando che la moneta unica europea sarebbe arrivata ad un tasso di 1,40 greenback prima della fine dell’anno in corso. Venerdì 24 novembre è stata superata la barriera di un tasso 1.30. La settimana successiva, l’euro si è posto nei rispetti del dollaro attorno all’1,32, assestandosi a questo livello. Chi ha vissuto negli Stati Uniti per anni, sa che tradizionalmente il giorno successivo all’ultimo giovedì di novembre (Thanksgiving Day” ossia Giornata del Ringraziamento, una festa familiare importante forse ancora di più del nostro Natale) viene chiamato venerdì nero: i commerci rallentano, i ristoranti sono vuoti ed anche la Borsa ne risente – a ragione del riposo dopo i banchetti a base di tacchino ripieno peakan pie Alcuni osservatori dei mercati dei cambi pongono l’accento su queste determinanti che, con un pizzico di ironia, chiamano tecniche. Ci sono, in effetti, componenti stagionali: a fine anno termina l’esercizio finanziario con la conseguenza che molte banche e molti fondi, specialmente gli hedge funds, chiudono i conti e rivolgono maggiore attenzione alle alchimie dei libri contabili che alla Borsa.&lt;br /&gt;Ci sono, però, dati incontrovertibili : la bilancia commerciale Usa ha segnato, negli ultimi 12 mesi, un disavanzo di 850 miliardi di dollari (quasi il 7% del pil), i maggiori indicatori del ciclo economico americano puntano al rallentamento (l’inizio della costruzione di nuove case ha segnato, in ottobre, un tracollo ad un tasso annuo del 15%) tanto che le ultime previsioni dell’Amministrazione Bush indicano che nel 2007 l’economia degli Stati Uniti crescerà del 2,9% (rispetto a quasi il 3,5% del 2006). A fronte di questi andamenti dell’economia reale, nel palazzone in stile tardo fascista a Constitution Avenue N.W., proprio nel cuore della Washington-che-può (la sede dell’autorità monetaria) è in atto un animato dibattito su quale politica e strategia tenere in materia di tassi d’interesse. Il settimanale The Economist ha dedicato una lunga inchiesta al nesso tra cambio del dollaro (in ribasso) ed economia Usa (in rallentamento). E’ probabile che prima della fine dell’anno, le autorità monetarie americane inizino un’inversione di rotta:ossia una graduale (ma non troppo) riduzione dei tassi per dare ossigeno all’economia. E’ fortemente favorevole a tale mutamento d’accento il nuovo Segretario al Tesoro Henry Paulson jr, in viaggio in Cina, a braccetto con il Presidente della Federal Reserve Ben Bernanke, per tentare di convincere le autorità di Pechino a fare la loro parte nel riassetto del sistema monetario internazionale. Secondo un lavoro inedito di Ewe Ghee Lim del servizio studi del Fondo monetario internazionale si tratta di missione impossibile.&lt;br /&gt; A rendere il quadro ancora più complicato ci sono le vicende dell’economia europea. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo dell’area dell’euro viaggia a tassi a superiori a quel 2% che secondo le direttive impartitesi dalla Banca centrale europea (Bce) dovrebbe essere il tetto massimo al di sopra del quale intervenire. A Kaisertrasse a Francoforte (sede della Bce) le colombe sottolineano che un aumento dei tassi europei (riducendo il divario con quelli Usa) accentuerebbe il deprezzamento del dollaro rispetto all’euro. I falchi sfoderano un dotto lavoro, ancora in cottura, del servizio studi Bce in cui si argomenta che non è il caso di farsi intimorire : alla fine del 2004 , l’euro toccò 1,37 dollari e non penalizzò le esportazioni dei Paesi (Germania in primo luogo) che avevano puntato sull’efficienza delle imprese e sull’ampliamento delle loro quote di mercato mondiale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/28784205-116599903138346295?l=patrikpen.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://patrikpen.blogspot.com/feeds/116599903138346295/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=28784205&amp;postID=116599903138346295' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116599903138346295'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/28784205/posts/default/116599903138346295'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://patrikpen.blogspot.com/2006/12/la-fed-la-bce-e-il-cambio-del-dollaro.html' title='LA FED LA BCE E IL CAMBIO DEL DOLLARO'/><author><name>patrikpen</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15379571171625129559</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-28784205.post-116599891461040395</id><published>2006-12-13T00:34:00.000-08:00</published><updated>2006-12-13T00:35:14.746-08:00</updated><title type='text'>LE AIDE DI ZEFFIRELLI</title><content type='html'>Uscendo dalla rappresentazione dell’”Aida” allestita da Franco Zeffirelli per inaugurare la stagione scaligera 2006-2007, al vostro “chroniqueur”, melomane errante dall’età della pubertà (o giù di lì), non può non tornare il ricordo di un’altra “Aida” delle cinque (o giù di lì) messe in scena dal regista nella sua lunga carriera. Nel  lontano gennaio 1969, ha avuto modo di assistere ad una rappresentazione al Teatro dell’Opera del Cairo – un grazioso teatro all’italiana di 7-800 posti con tre ordini di palchi e barcacce (ossia delle dimensioni del Valle di Roma o del Rossini di Pesaro oppure ancora della Opernhaus di Zurigo). E’ stato distrutto da un incendio all’inizio degli Anni ’70 e ricostruito, con un architettura moderna, negli Anni 80. Il Teatro dell’Opera del Cairo – si sa- non era stato inaugurato dall’opera commissionata, in seguito ad una gara internazionale, per la bisogna (per l’appunto “Aida” di Giuseppe Verdi) ma con “Rigoletto”. La guerra franco-prussiana aveva reso impossibile il trasporto, via mare, di scene e costumi di “Aida” (confezionati a Parigi). La prima impressione che dava il teatro era il suo carattere intimo (ed un’acustica magnifica, ai livelli di  quel prodigio che è il Teatro Massimo Bellini di Catania). Lo stesso palcoscenico era poco profondo e con un boccascena di modeste dimensioni; se sulla scena le masse (coro e comparse) potevano essere una cinquantina, il golfo mistico poteva ospitare 50-60 orchestrali al massimo. Nel gennaio 1969 non si rappresentava “Aida”, ma un allestimento russo di un’opera minore del repertorio tedesco portata in tournée in “Paesi amici” (si era in piena guerra fredda e l’Egitto – pardon, la Repubblica Araba Unita era chiaramente schierata). Una visita, anche una sola, al teatro che la ha commissionata rende immediatamente evidente che l’”Aida” (quale pensata da Verdi) era molto differente da quella della vulgata dei magniloquenti allestimenti correnti. Lo chiarisce la lettura della partitura: un esempio, non si richiedono quattro arpe (od addirittura sei come in “Valchiria” di Wagner ), ma due (di cui una in scena, in modo che i due strumenti possano essere suonati da una sola arpista). “Aida” è, in effetti, un’opera intimista (anche se le scene a due o tre personaggi sono incastonate in momenti corali) . Verdi si era posto su un sentiero non molto differente dal musikdrama wagneriano: flusso orchestrale ininterrotto nelle sette scene , equilibrio mirabile tra golfo mistico e voci, integrazione completa dei ballabili nelle singole scene, impiego del declamato, ed utilizzazione di motivi conduttori in forma non mnemonica ma sintattica (si pensi alle “riprese” del notturno d’archi ascoltato inizialmente nel preludio e ripetuto, con varie modificazioni, in più momenti dell’opera). Zeffirelli ci ha regalato un’”Aida” così concepita nel 2001 ,per il centenario della morte di Verdi. Dal piccolo teatro di Busseto (200-300 posti), la ha portata in giro, per oltre due anni, in piccoli teatri italiani e stranieri.&lt;br /&gt; Molto differente la nuova edizione scaligera (a Milano sino al 12 gennaio ma successivamente pure a Tel Aviv, a Tokio e a Pechino). Utilizzando la tecnologia del nuovo palcoscenico, Zeffirelli  ha realizzato un “colossal” (come atteso dal pubblico) ma  elegante. Dominano pochi colori (l’oro, l’azzurro ed il beige con cui contrastano il rosso scuro dei costumi di Aida ed il nero di quelli dei sacerdoti). Originali le danze, specialmente quelle guerriere e primitive del secondo atto in cui Roberto Bolle supera se stesso. Resta, però, l’intimismo nei duetti e nei terzetti (grazie ad un abile gioco di luci).&lt;br /&gt;Il vero protagonista musicale è Riccardo Chailly alla guida dell’orchestra della Scala. Chailly rivela lati ed aspetti poco noti di una partitura che rappresenta l’apice del melodramma verdiano in quanto ne supera i canoni ed è rivolta verso il futur
